Gilet gialli, Macron ammette: "Collera giusta". E annuncia l'aumento del salario minimo nel 2019

Toni concilianti e 'mea culpa' nel discorso del presidente francese alla nazione

Emmanuel Macron è uscito dal silenzio. In un discorso alla nazione di circa 13 minuti trasmesso in tv dall'Eliseo, in risposta alla contestazione dei gilet gialli che va avanti ormai dalla prima manifestazione del 24 novembre, ha annunciato una serie di misure che il premier Edouard Philippe porterà in Parlamento già a partire da martedì. Aumento di 100 euro del salario minimo, esenzione dall'aumento della tassazione Csg per le pensioni fino a 2mila euro, straordinari defiscalizzati e la richiesta alle imprese di pagare un bonus di fine anno ai lavoratori sono fra i principali provvedimenti annunciati.

Ma non solo, a colpire è il tono conciliante, con una rara ammissione di colpevolezza: "Mi rendo conto che ho fatto male ad alcuni dei francesi con le mie dichiarazioni", ha detto il capo dello Stato. I gilet gialli da un mese non smettono di chiedere 'Macron dimettiti', rimproverandogli spesso di essere "arrogante" e "scollegato" dalla vita dei francesi. "Vedo uno stato di emergenza sociale ed economica, e lo decreto oggi", ha dichiarato con tono solenne davanti alle telecamere.

"Emergono 40 anni di malessere" e "probabilmente da un anno e mezzo a questa parte non abbiamo portato risposte rapide e forti", è il mea culpa di Macron. Ha ammesso che "la collera è giusta in un certo senso, e abbiamo l'opportunità di cambiare". Ma rimane il pugno duro sulle violenze: "Si sono viste "rivendicazioni legittime" ma "la violenza è inammissibile" e "nessuna collera giustifica attacchi ai poliziotti, ai gendarmi, e gli esercizi commerciali non possono essere oggetto di atti di vandalismo".

Dopo avere lasciato per settimane in prima linea il suo primo ministro a gestire la parte pubblica della crisi, Macron ha affrontato i francesi in prima persona. Nelle prime reazioni dei gilet gialli, alcuni dei quali si trovavano per esempio sui plateaux televisivi, le misure sono insufficienti. L'urgenza, per l'esecutivo, è ormai quella di evitare un 'atto quinto' di contestazione nazionale, mentre si rincorrono sui social network gli appelli per una nuova manifestazione il 15 dicembre. Si tratterebbe della quinta giornata di mobilitazione dopo 24 novembre, 1 e 8 dicembre.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata