Le accuse di genocidio israeliano a Gaza non solo sono false, ma rappresentano “la più grande menzogna del secolo”. È stato un discorso di sfida costante quello pronunciato da Benjamin Netanyahu all’Assemblea generale dell’Onu, in cui il premier israeliano ha rivendicato la decisione di andare in guerra con l’Iran. Decine di delegati sono usciti dall’aula in segno di protesta non appena Netanyahu si è avvicinato al podio, come già era avvenuto l’anno scorso.
Contro di loro il leader israeliano si è scagliato non appena ha preso la parola, definendoli “codardi morali”: “Difendendosi, Israele difende anche molti dei Paesi i cui delegati hanno appena lasciato questa sala” e “in realtà voglio che sappiate che molti dei loro leader ci ringraziano persino in privato per aver eliminato le armi nucleari dell’Iran”, “è difficile immaginare un’ipocrisia più sbalorditiva ma è proprio così”, ha accusato. La Missione palestinese presso l’Onu aveva inviato un messaggio a molti dei 193 Stati membri dell’Onu invitandoli a portare il maggior numero possibile di membri del proprio personale nell’aula dell’Assemblea e a “uscire collettivamente dall’aula” non appena fosse stato annunciato l’arrivo del primo ministro israeliano. Netanyahu ha parlato nello stesso giorno in cui a pronunciarsi è stato anche il presidente palestinese Mahmoud Abbas. A differenza del premier israeliano, però, Abu Mazen ha potuto essere presente solo da remoto, con un videomessaggio preregistrato da Ramallah, visto che per il secondo anno gli Usa hanno negato il visto alla delegazione palestinese per recarsi a New York.
“Respingo questa misura punitiva illegale e le motivazioni addotte per giustificarla”, ha esordito Abbas, che ha poi denunciato le politiche di Israele affermando che vanno ben oltre la distruzione della soluzione dei due Stati e minacciano “l’esistenza stessa del popolo palestinese”. Abbas aveva poi invitato la comunità internazionale a non restare in silenzio davanti a Israele. Quando è stato il suo turno, Netanyahu si è mostrato deciso e ha spesso alzato la voce per dare enfasi alle sue parole. Israele “non ha avuto partner migliore” di Donald Trump, ha detto ringraziando il presidente Usa, sostenendo che l’Iran avrebbe “messo in atto le proprie folli fantasie” se Israele e Usa non fossero intervenuti per “salvare la civiltà”. Confermando la sua abitudine di portare con sé oggetti da mostrare durante gli interventi alle Assemblee Onu, Netanyahu ha esibito dal podio un cercapersone come quelli usati per l’attacco israeliano del 2024 in Libano, quando migliaia di pagers esplosero quasi simultaneamente: “Ve li ricordate questi? Di certo Hezbollah se li ricorda”, ha detto.
Ha poi mostrato un dispositivo Starlink, dicendo che lo lasciava per la delegazione iraniana visto che “il regime iraniano spende milioni e miliardi di dollari per censurare internet”. Oltre che contro i delegati che avevano abbandonato l’aula, si è scagliato contro i dimostranti che si sono raccolti davanti al Palazzo di Vetro a New York per protestare contro di lui e li ha definiti “finti manifestanti per i diritti umani”. Durante un corteo pro Palestina e contro Netanyahu prima del discorso del premier israeliano sono stati arrestati Susan Sarandon e altri manifestanti. E ha attaccato anche il sindaco di New York, Zohran Mamdani, definendolo “antisemita”. “Come ha fatto più e più volte, il Primo Ministro Netanyahu ha usato il suo discorso per ripetere menzogne infondate volte a ripulire l’immagine del suo genocidio dei palestinesi”, ha replicato il sindaco di New York. “Eppure – ha sottolineato – nessuna menzogna può cambiare il fatto che egli rimane oggetto di un mandato di arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità”.
“A tutti coloro che diffondono queste menzogne sul mio Paese o sui miei coraggiosi soldati, sia che si trovino in questa sala sia che si trovino nell’ufficio del sindaco antisemita di New York, dico questo: ‘Vergognatevi. Vergognatevi per aver distorto i fatti’”, ha detto Netanyahu. Israele viene accusato di “colonialismo” da paesi come la Francia e il Regno Unito, che “hanno coniato il termine”, ha detto ancora, definendo l’Idf “l’esercito più morale al mondo” e le violenze dei coloni l’opera di una “manciata di giovani delinquenti, circa 150, che lanciano pietre e abbattono ulivi. Di tanto in tanto si scaldano e appiccano qualche incendio”. La breve visita di Netanyahu, giunta mentre in Israele si avvicinano le elezioni a fine ottobre, ha però messo in luce anche il suo isolamento. In questo viaggio non ha incontrato Trump, con il quale i rapporti si sono raffreddati a causa di divergenze su come gestire il conflitto in Iran.

