Da un’ernia all’eutanasia: il calvario dell’attore francese Arnaud Denis

Da un’ernia all’eutanasia: il calvario dell’attore francese Arnaud Denis
Arnaud Denis, foto da Facebook

L’artista, 43 anni, sceglie di morire dopo tre anni di enormi sofferenze iniziate con un intervento chirurgico

Ha pubblicato un lunghissimo post su Facebook per dire basta a quelli che lui definisce “maltrattamenti medici” e annunciare la decisione di ricorrere all’eutanasia. L’attore francese Arnaud Denis è morto in Belgio dopo tre anni di sofferenze insopportabili, iniziate con un intervento chirurgico per un’ernia inguinale e che lo hanno portato, all’età di 43 anni, a preferire la morte alla sua attuale vita.

“Ne ho abbastanza dei maltrattamenti medici. Ho già raccontato ampiamente la mia storia. Tre interminabili anni di deterioramento delle condizioni generali di salute a seguito di un intervento chirurgico per un’ernia nel 2023. Protesi per ernia: scandalo sanitario”. Inizia così il lungo messaggio affidato dall’uomo ai social prima di sottoporsi all’eutanasia il 22 settembre 2026. Un lungo atto d’accusa nei confronti dei medici che prima hanno compiuto errori nell’impianto della protesi e poi di quelli che hanno ignorato o sottovalutato le conseguenze dell’operazione.

L’intervento andato male e l’encefalomielite mialgica

Arnaud Denis elenca tutto quello che ha dovuto sopportare in seguito a quell’intervento: “Sindrome ASIA, dolori invalidanti, gastroparesi, mutilazione sessuale, mutilazione vascolare, malassorbimento, collasso digestivo e muscolare, encefalomielite mialgica, abbandono e negazione medica in Francia”. L’attore e regista teatrale punta il dito non solo contro gli errori commessi durante l’operazione ma denuncia poi tutta una lunga serie di sbagli e inefficienze da parte dei medici e del sistema sanitario: diagnosi errate, esami fatti fare in ritardo, richieste di aiuto inascoltate, assenza di un’assistenza adeguata per i malati.

“A tutti i malati di encefalomielite mialgica, le cui sofferenze vengono negate dal mondo medico in Francia e nel mondo. Si tratta di un’emergenza sanitaria. Questa malattia neurologica invalidante di origine post-infettiva colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Milioni, tra cui giovani e bambini, che sopravvivono costretti a letto al buio, in condizioni deplorevoli”, si legge ancora nel post.

Quella di Arnaud Denis è una forte critica verso i medici, passa per il sistema sanitario francese e quelli internazionali, e arriva fino alla politica. “I governi sono inerti e lasciano i malati senza speranze terapeutiche, in una deplorevole mancanza di assistenza e senza alcuna dignità umana. Quanto ai medici che non credono nella malattia, nonostante sia riconosciuta dall’OMS dal 1969, vergogna su di loro”, scrive l’artista rivolgendo poi un pensiero ad altri malati nella sua situazione, alcuni dei quali anche molto più giovani di lui che a loro volta hanno scelto di ricorrere all’eutanasia. “A tutte le vittime delle protesi per l’ernia, di cui faccio parte, e che sono migliaia a deteriorarsi a poco a poco, oppresse da dolori, infezioni croniche e innumerevoli complicazioni, di cui non si tiene conto”. Vergogna ai chirurghi che abbandonano i propri pazienti con dolori insopportabili nella vita quotidiana, dicendo loro che è «tutto nella loro testa», mentre alcuni sono in invalidità permanente”, sottolinea.

L’eutanasia in Belgio: “Lì finalmente ho ricevuto ascolto”

“Gli studi internazionali sulla qualità della vita collocano l’encefalomielite mialgica tra le peggiori condizioni di vita possibili, tra tutte le malattie croniche”, prosegue l’attore nel lungo post. “Il tasso di suicidio è molto elevato, perché non c’è cura, non c’è assistenza, non c’è ascolto. Ho resistito, a tutti i costi, per tre anni di sofferenze atroci. Ora depongo le armi. È un mio diritto”, afferma. “Almeno in Belgio. E apprezzo la profonda empatia e la delicatezza dell’assistenza medica che ho ricevuto lì. Finalmente ascolto, rispetto per la mia dignità, la mia integrità fisica, la presa in considerazione del mio dolore fisico e morale. In Francia non siamo ancora a questo punto”, aggiunge.

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