Torna ad alzarsi pericolosamente il volume dello scontro fra Usa e Iran in merito allo Stretto di Hormuz. Il presidente americano, Donald Trump, ha pubblicato come provocazione sul suo profilo ‘Truth’ una mappa dello Stretto che collega il Golfo Persico con il Golfo dell’Oman con sotto la scritta “nuovo territorio Usa”. La risposta iraniana non si è fatta attendere. Il viceministro degli Esteri, Kazem Gharibabadi, ha parlato di “illusione” da parte di un “uomo delirante” che sarà “corretta”. Il tycoon ha confermato che – al momento – “non ci sono né sono programmati” colloqui con l’Iran.

Trump poi ha minacciato di bombardare l’Oman reo – a suo dire – di essere vicino a un accordo con l’Iran per la gestione del traffico navale attraverso lo Stretto. A tal proposito alcune fonti hanno spiegato che l’amministrazione americana ha informato direttamente i funzionari omaniti. Nelle ultime ore, per la prima volta dal falso allarme dello scorso giugno, l’allerta missilistica è tornata ad attivarsi negli Emirati Arabi Uniti. Il segnale di pericolo è poi rientrato ma successivamente le autorità di Abu Dhabi hanno fatto sapere di aver rilevato due missili balistici lanciati dall’Iran verso il Paese. Entrambi sono caduti in mare.
Mentre si cerca a fatica la quadratura del cerchio relativamente al braccio di mare conteso Israele ha effettuato un’operazione militare in territorio siriano bombardando un aeroporto militare nel nord-ovest del Paese. Secondo fonti dello Stato ebraico l’attacco alla base mirava a impedire il rafforzamento militare turco nell’area ma Ankara, oltre a condannare il gesto, ha negato la presenza di personale turco all’interno della struttura. Il raid israeliano è stato criticato anche dagli Stati Uniti con l’inviato speciale per la Siria, Tom Barrack, che ha espresso “profonda preoccupazione” per l’accaduto parlando di “un’escalation non necessaria che non contribuisce alla stabilità regionale”. In Siria si trova anche il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi. Il capo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha fatto sapere che, “tramite la collaborazione in corso con l’attuale governo siriano” sono state rinvenute “diverse tonnellate di uranio” in un sito “precedentemente non dichiarato” dal regime di Bashar al-Assad. Sul piano interno infine Netanyahu si è detto “molto soddisfatto” per i risultati delle primarie del Likud, il suo partito. Il più votato è stato il ministro dell’Energia, Eli Cohen. Il primo ministro ha affermato che il Likud otterrà una “grande vittoria” alle elezioni di ottobre. Uno scenario che Netanyahu ha definito come “l’unico modo per impedire” un governo “di sinistra” e “dei partiti arabi”.

