Gaza, il Board of Peace apre al disarmo totale di Hamas. Trump: “Hormuz nuovo territorio Usa”

Gaza, il Board of Peace apre al disarmo totale di Hamas. Trump: “Hormuz nuovo territorio Usa”
Donald Trump e Abbas Araghchi (Foto Ap)

I Pasdaran: “Il nemico è in stato di impotenza”. Board of Peace apre al disarmo totale di Hamas

Il Board of Peace per Gaza sta valutando di abbandonare l’approccio graduale al disarmo di Hamas per adottarne uno di consegna completa delle armi in un’unica fase, al quale seguirebbe il ritiro di Israele dalla Striscia. Il presidente Usa Donald Trump ha pubblicato sul suo social Truth la mappa dello Stretto di Hormuz, con la scritta ‘Nuovo territorio Usa’. Resta alta la polemica sulle parole del ministro della sicurezza nazionale israeliana Ben Gvir, che in un poadcast ha sostenuto la necessità di uccidere “da 30 a 40″ persone a notte a Gaza”, riferito apparentemente ai miliziani di Hamas. “Non commentiamo commenti e dichiarazioni, ma sono lieta di ribadire la nostra posizione: la Ue si aspetta che Israele rispetti tutti i suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale”, afferma una portavoce del Servizio europeo per l’Azione esterna 

Le notizie dal Medio Oriente di oggi martedì 18 agosto
Il Board of Peace per Gaza sta valutando di abbandonare l’approccio graduale al disarmo di Hamas per adottarne uno di consegna completa delle armi in un’unica fase, al quale seguirebbe il ritiro di Israele dalla Striscia. Il presidente Usa Donald Trump ha pubblicato sul suo social Truth la mappa dello Stretto di Hormuz, cin la scritta ‘Nuovo territorio Usa’.
Inizio diretta: 18/08/26 13:53
Fine diretta: 18/08/26 23:29
Teheran nega di aver lanciato missili contro Emirati

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha respinto categoricamente le accuse degli Emirati Arabi Uniti secondo cui l’Iran avrebbe lanciato missili contro il Paese, definendole contrarie al principio del buon vicinato e dannose per gli sforzi in corso volti a rafforzare la fiducia tra gli Stati della regione. Secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Fars, Baghaei ha espresso rammarico per le accuse rivolte alla Repubblica islamica dell’Iran, sottolineando come questo atteggiamento ostacoli gli sforzi per rafforzare la fiducia tra i Paesi della regione e prevenire un ulteriore aumento dell’insicurezza. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha inoltre invitato tutte le parti della regione, tenendo conto della complessità della situazione determinata dalle continue azioni destabilizzanti degli Stati Uniti e di Israele contro la pace e la sicurezza regionale, a evitare accuse infondate contro l’Iran, facendo riferimento anche alla presunta esistenza di precedenti operazioni sotto falsa bandiera.

Emirati sospendono transazioni finanziarie e scambi commerciali con Teheran

Gli Emirati Arabi Uniti hanno sospeso tutte le attività commerciali, gli scambi e le transazioni finanziarie con l’Iran fino a nuovo avviso. E’ quanto si legge in un comunicato del ministero degli Esteri emiratino.

Teheran perde il controllo di Hormuz: 80% transiti lungo rotta omanita

 Nonostante i proclami, l’Iran sta progressivamente perdendo il controllo dello Stretto di Hormuz. Lo rileva la Cnn, riferendo che secondo Kpler, società che monitora il movimento delle navi tramite transponder e dati satellitari, oltre l’80% dei transiti attraverso lo stretto nelle ultime due settimane è avvenuto lungo la rotta omanita, un corridoio di navigazione autorizzato dall’Onu a cui l’Iran si oppone con veemenza.Teheran, sostenendo di avere il controllo dello stretto, ha attaccato decine di navi che tentavano di percorrerlo passando al largo della costa settentrionale dell’Oman. Nonostante i rischi, di recente la maggior parte delle navi ha scelto di ignorare le imposizioni iraniane e di attraversare lo stretto confidando nella protezione delle forze navali statunitensi. “Sembra sempre più evidente che l’Iran abbia perso, almeno in parte, il controllo dello stretto”, ha dichiarato alla Cnn Homayoun Falakshahi, responsabile dell’analisi sul greggio presso Kpler. La situazione è radicalmente diversa rispetto a un mese fa, quando Kpler non registrava praticamente alcun traffico navale lungo la rotta omanita. 

Francia annuncia espulsione due diplomatici di Teheran

La Francia espellerà “nei prossimi giorni” due diplomatici iraniani dal Paese. Lo ha reso noto il ministro degli Esteri di Parigi, Jean-Noël Barrot. “Il popolo iraniano, un grande popolo, è la principale vittima di questo periodo di estrema tensione in Medio Oriente, stretto nella morsa tra la sanguinosa repressione delle proteste del gennaio 2026 e gli attentati. È proprio perché la Francia è al fianco del popolo iraniano, sostenendo i suoi artisti, scienziati e ricercatori, che due diplomatici francesi sono stati scandalosamente e deliberatamente aggrediti lo scorso 19 luglio. Avevo annunciato che a questo atto intollerabile sarebbero seguite delle conseguenze. E così è stato”, ha scritto su X.

Araghchi: "Non accettiamo cessate il fuoco vogliamo fine guerra"

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha affermato in una dichiarazione riportata dai media locali che Teheran ha comunicato ai mediatori che “non accetterà un cessate il fuoco”, bensì vuole “la fine definitiva della guerra”. Araqchi ha osservato che Qatar e Pakistan hanno svolto un “ruolo cruciale” nella mediazione tra Iran e Stati Uniti, spiegando che le relazioni tra Teheran e Doha stanno attraversando una fase “molto positiva”. Il ministro degli Esteri iraniano infine ha chiarito che il nuovo approccio alla sicurezza nella regione deve basarsi sul concetto di “sicurezza collettiva”. 

Iran, Ghalibaf attacca Bessent e Hegseth: "Banda di pagliacci"

Duro attacco del presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf, all’amministrazione Usa e in particolare al segretario al Tesoro, Scott Bessent, ed al capo del Pentagono, Pete Hegseth. “Gli americani pensano che stringere di più la presa sull’Iran porterà a concessioni che non erano previste dall’accordo. Bessent e Hegseth sono decisamente fuori luogo. Smettetela di aspettare che questa banda di pagliacci tiri fuori un coniglio dal cappello e rimediate al pasticcio che avete combinato”, ha scritto su X. 

Emirati: "Teheran ha lanciato due missili balistici, sono caduti in mare"

Dopo aver lanciato un’allerta missilistica, poi rientrata, il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha affermato di aver rilevato due missili balistici lanciati dall’Iran verso il Paese. Il primo – viene spiegato – è caduto al di fuori delle acque territoriali, mentre il secondo è caduto all’interno di esse. Il Ministero della Difesa conferma di essere in stato di massima allerta e “pienamente preparato ad affrontare qualsiasi minaccia e a contrastare con fermezza qualsiasi azione volta a minare la sicurezza dello Stato, garantendo così la preservazione della sua sovranità, sicurezza e stabilità, e proteggendo i suoi interessi e le sue capacità nazionali”. Gli Emirati infine esortano la popolazione residente “a informarsi esclusivamente tramite fonti ufficiali del Paese e ad evitare voci e false informazioni”.

Siria, Axios: "Raid di Israele su base aerea per impedire insediamento turco"

Un funzionario israeliano ha affermato ad Axios che l’attacco alla base aerea siriana vicino a Idlib mirava a impedire il rafforzamento militare turco. La notizia è stata smentita da Ankara. Un funzionario turco ha ribattuto sempre ad Axios che non c’era “alcuna presenza turca” nella base pertanto Israele “sta inventando pretesti per bombardare i paesi vicini e destabilizzare la regione”.

Gaza, media: "Cinque morti in attacco israeliano"

Almeno cinque persone, tra cui un minore, sono morte in seguito a un attacco con un drone israeliano contro un caffè nell’area portuale a ovest di Gaza City. Lo riferisce Al Jazeera. La violenza dell’attacco – si legge – avrebbe fatto precipitare in mare diverse persone ferite e alcuni cadaveri. Le operazioni di recupero sono attualmente in corso, riferisce l’emittente. La maggior parte dei feriti, compresi quelli in condizioni critiche, è stata trasferita all’ospedale al-Shifa di Gaza City. 

Fonti regionali, Trump minaccia Oman per possibile accordo con Teheran su Hormuz

Donald Trump ha minacciato di bombardare l’Oman perché infastidito dal fatto che il Paese sia vicino a un accordo con l’Iran per la gestione del traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo hanno riferito all’Associated Press due funzionari della regione, all’indomani della minaccia lanciata dal presidente Usa. I funzionari hanno affermato che l’amministrazione Trump ha comunicato all’Oman la propria contrarietà ad alcuni aspetti dell’accordo non ancora annunciato, tra cui la gestione congiunta iraniano-omanita della rotta di uscita dal passaggio, fondamentale per le forniture globali di petrolio e gas naturale. I funzionari sono stati informati sulla posizione degli Stati Uniti e su come l’amministrazione valuti la posizione dell’Oman.

Emirati, attivate difese aeree per minaccia missilistica

Il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha reso noto che i sistemi di difesa aerea hanno rilevato una minaccia missilistica. “A causa della situazione attuale e delle potenziali minacce missilistiche, cercate immediatamente un luogo sicuro nell’edificio protetto più vicino”, hanno scritto le autorità nel messaggio invitato alla popolazione. Si tratta della prima allerta dal falso allarme dello scorso giugno. L’ultimo allarme missilistico risaliva al mese di maggio. 

Trump sente presidente Emirati su sviluppi regionali

Il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan, e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, hanno avuto un colloquio telefonico. Lo ha reso noto l’agenzia di stampa statale emiratina Wam. Secondo quanto riportato i due leader hanno discusso della cooperazione tra gli Emirati Arabi Uniti e gli Stati Uniti e delle modalità per rafforzare i legami “al fine di servire gli interessi reciproci”. Secondo l’agenzia sono stati anche esaminati gli sviluppi della situazione in Medioriente e sono state “scambiate opinioni” in merito.

Cisgiordania, Idf ammette: "Scritto numeri su fronte palestinesi fermati"

Le Forze di Difesa Israeliane hanno ammesso che, durante un raid militare nel villaggio di Qabatiya, nella Cisgiordania settentrionale avvenuto lunedì, i soldati hanno contrassegnato con dei numeri alcuni sospetti palestinesi arrestati, nonostante avessero precedentemente riconosciuto l’inopportunità di tale pratica. In una dichiarazione al Times of Israel, l’esercito ha affermato che i comandanti hanno sottolineato la gravità della condotta alle truppe coinvolte. Un filmato pubblicato lunedì sui social mostrava un cittadino palestinese che parlava ai media locali con il numero 44 scritto sulla fronte, dopo essere stato interrogato dai soldati israeliani durante il raid. L’uomo ha affermato che le truppe avevano contrassegnato anche altre persone, che erano state a loro volta interrogate, e che i soldati lo avevano avvertito di non prendere parte agli scontri qualora i coloni fossero entrati nel villaggio. Il quotidiano Haaretz ha affermato che diversi palestinesi arrestati e interrogati durante l’operazione avevano dei numeri scritti sulla fronte o in altre parti del corpo. 

Trump: "Non ci sono né sono programmati colloqui con Teheran"

“Non sono in corso né sono programmate trattative o colloqui con la Repubblica Islamica dell’Iran. Il blocco navale rimane pienamente in vigore. Lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo. Tutte le mine marine sono state rimosse o fatte esplodere. Grazie per l’attenzione dedicata a questa questione!”. Lo scrive su Truth il presidente Usa Donald Trump. 

Iran, Pasdaran: "Il nemico non sa cosa fare, è in stato di impotenza"

Il generale di divisione Mostafa Izadi, vicecomandante dei Guardiani della Rivoluzione islamica iraniana (IRGC), ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz è sotto il controllo delle forze iraniane. “Il nemico non sa cosa fare ed è in uno stato di impotenza”, ha affermato Izadi, citato da Al Jazeera.

Iran, Araghchi: "Usa ci supplicano di negoziare a nostre condizioni"

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che l’obiettivo degli Stati Uniti è costringere l’Iran alla resa, ma “non ci arrenderemo”.”Ora l’America ci sta supplicando di negoziare alle nostre condizioni”, ha affermato. Araghchi ha dichiarato che il memorandum d’intesa firmato con gli Stati Uniti conteneva “13 disposizioni a nostro favore e una a loro favore”, accusando Israele di aver fatto tutto il possibile per sabotarne e impedirne l’attuazione. “Abbiamo vinto la guerra e abbiamo vinto anche sul piano diplomatico, costringendo il nemico ad accettare le nostre condizioni”, ha rimarcato, aggiungendo che le capacità militari e operative dell’Iran sul campo di battaglia hanno dato forza alla diplomazia iraniana nei negoziati. 

Teheran risponde a Trump: correggeremo illusione su Hormuz

Kazem Gharibabadi, viceministro degli Esteri iraniano per gli affari giuridici e internazionali, ha risposto al post del presidente degli Stati Uniti Donald Trump con una mappa dello Stretto di Hormuz accompagnata dalla frase ‘nuovo territorio statunitense’. “Così come Trump ha scritto correttamente il nome dell’eterno Golfo Persico, presto la sua illusione riguardo allo Stretto di Hormuz verrà corretta, oppure saremo noi a correggere le illusioni di quest’uomo delirante”, ha scritto Gharibabadi su X.

Qatar aspetta accordo su Hormuz prima di riprendere colloqui con Usa

Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed Al-Ansari, ha fatto sapere che i mediatori stanno aspettando che Oman e Iran raggiungano un accordo bilaterale sullo Stretto di Hormuz prima di riprendere i colloqui più ampi tra Stati Uniti e Iran. Lo riporta Al Arabiya.

Siria, inviato Usa 'preoccupato' per attacco Israele: "Escalation non necessaria"

Tom Barrack, ambasciatore degli Stati Uniti in Turchia e inviato speciale per la Siria, ha scritto su X che Washington è “profondamente preoccupata” per i confermati attacchi aerei israeliani contro la base siriana di Abu Duhur, definendoli “un’escalation non necessaria che non contribuisce alla stabilità regionale”. Il governo del presidente ad interim siriano Ahmad al-Sharaa non ha né “assunto un atteggiamento aggressivo né mantenuto milizie proxy”, ma ha ripetutamente manifestato la propria preferenza per una de-escalation con Israele, ha affermato Barrack. Gli Stati Uniti hanno ospitato in passato, e continueranno a farlo in futuro, colloqui volti a incoraggiare per entrambi i Paesi “un percorso diplomatico invece della frustrazione che sfocia in azioni militari”, ha aggiunto Barrack. 

Israele, Netanyahu: "Molto soddisfatto risultato primarie Likud"

In Israele, il conteggio dei voti per le primarie del Likud, il partito del premier Benjamin Netanyahu, si è concluso con la vittoria del ministro dell’Energia Eli Cohen. Lo riporta il Times of Israel. In una dichiarazione, il partito afferma che il primo ministro Benjamin Netanyahu è “molto soddisfatto” dei risultati e dichiara che il Likud otterrà una “grande vittoria” alle elezioni di ottobre. “Questo è l’unico modo per impedire un governo di sinistra guidato da Eisenkot, Yair Golan, Liberman e dai partiti arabi”, ha detto

Israele, primarie Likud: con 90% voti scrutinati avanti Cohen. Ministri a rischio

In Israele, il ministro dell’Energia Eli Cohen mantiene un ampio vantaggio nelle primarie del Likud, il partito del premier Benjamin Netanyahu, con il 91,2% dei voti scrutinati. Cohen è seguito dal presidente della Knesset Amir Ohana, con una differenza di circa 3.000 voti, a sua volta seguito dal ministro della Giustizia Yariv Levin, la ministra dei Trasporti Miri Regev e il capogruppo della coalizione Ofir Katz. Lo riporta il Times of Israel. Se i risultati attuali saranno confermati, ciò significherebbe che l’incarico degli attuali ministri Ze’ev Elkin, Gila Gamliel, May Golan, Idit Silman e Avi Dichter sarà a rischio a partire da ottobre, insieme ad alcuni deputati del partito. Al voto sono stati chiamati circa 140mila iscritti. 

Iran, Erdogan sente Trump: "Continuare negoziati con Teheran"

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno discusso, in una telefonata, dei rapporti tra Turchia e Stati Uniti e degli sviluppi regionali e globali. Lo riporta il Daily Sabah precisando che Erdogan ha sottolineato la necessità di intensificare gli sforzi diplomatici per allentare le tensioni tra Washington e Teheran. Secondo una dichiarazione della Direzione delle comunicazioni della presidenza turca, Erdogan ha detto a Trump che la Turchia auspica la prosecuzione dei negoziati tra l’Iran e gli Stati Uniti, sottolineando che Ankara avrebbe continuato a sostenere gli sforzi volti a garantire la pace. Inoltre, ha ricordato l’accordo di difesa congiunto firmato con Pakistan e Arabia Saudita, affermando che il patto dimostrava un forte impegno a garantire la stabilità e la sicurezza della regione. 

Idf: "Ucciso combattente Jihad, partecipò ad attacco 7 ottobre"

Un combattente della Jihad islamica palestinese coinvolto nell’attacco del 7 ottobre 2023 e nel rapimento di un ostaggio israeliano è stato ucciso in un attacco nella parte meridionale della Striscia di Gaza questa settimana. Lo ha riferito l’esercito israeliano citato dal Times of Israel. L’attacco condotto domenica a Khan Younis ha ucciso Tareq Anwar Khamis Ra’i, identificato dall’esercito come comandante di una cellula dell’unità logistica della Jihad islamica. Il 7 ottobre, Ra’i aveva fatto irruzione nel kibbutz Be’eri “e preso parte al rapimento di un civile israeliano”, afferma l’Idf, senza specificare chi fosse l’ostaggio.

Gaza, Board of Peace valuta disarmo completo Hamas in unica fase

 Il Board of Peace sta valutando di abbandonare l’approccio graduale al disarmo di Hamas per adottarne uno di consegna completa delle armi in un’unica fase, al quale seguirebbe il ritiro di Israele dalla Striscia. Lo riferisce Ynet. Una fonte del Peace Council ha dichiarato che, in questo modo, il “Vogliamo uno smantellamento completo, senza compromessi sulla questione, e non intendiamo consentire alcun tipo di manovra”, ha detto una fonte del Board Of Peace. Secondo il Times of Israel, il passaggio a un piano di consegna completo delle armi potrebbe essere sufficiente a ottenere il sostegno di Israele, ma rischia di far perdere l’appoggio di Hamas, dopo che il Board of Peace ha trascorso mesi a convincere il gruppo militante ad accettare il piano di disarmo graduale. La tabella di marcia originaria per il disarmo, approvata da Hamas il 30 luglio, divideva in cinque settori il circa 47% della Striscia di Gaza ancora sotto il controllo di Hamas e prevedeva che ciascun settore venisse progressivamente demilitarizzato, ha riferito una fonte al Times of Israel.

© Riproduzione Riservata