L’Iran starebbe preparando un’escalation nel conflitto con gli Usa. Lo riporta il Wall Street Journal che riferisce di “un piano segreto dell’Iran per intensificare la guerra”. Secondo quanto riportato alcune informazioni di intelligence suggeriscono un cambiamento strategico da parte dei leader più intransigenti per aumentare i costi per gli Stati Uniti e i loro alleati regionali. Oggi scadono i 60 giorni previsti dal memorandum d’intesa del 17 giugno tra Teheran e Washington.
Punti chiave
- Trump: "False le notizie sulla Abraham Lincoln, è in condizioni eccellenti"
- Guterres: "Teheran e Usa riprendano negoziati, non esiste soluzione militare"
- Kushner: "Con Hamas incontro cordiale, hanno detto le cose giuste"
- Petrolio in rialzo in giorno scadenza tregua Iran-Usa e dopo minacce Trump all'Oman
- Araghchi: "Nulla giustifica attacco a Barzani, è false flag"
- Trump: "Hormuz territorio Usa? È una grande idea"
- Trump: "Oman non si è comportato bene, ma lo gestiremo facilmente"
- Media, Usa-Israele concordi su ritiro Idf da Gaza solo dopo disarmo Hamas
- Media, per Netanyahu primo passo consegna armi Hamas a Isf
- Media, da Kushner e Netanyahu ok per raid mirati a Gaza
Donald Trump ha definito “fake news” le notizie riguardanti le condizioni della portaerei USS Abraham Lincoln, da mesi impiegata nel Golfo Persico. Parlando con i giornalisti nello Studio Ovale, il presidente ha detto di avere avuto notizie secondo le quali la Lincoln, nonostante le numerose testimonianze sul deterioramento delle condizioni di vita durante la lunga missione, sarebbe “tenuta in condizioni eccellenti”. Trump ha rimproverato aspramente una giornalista della Cnn, intimandole di “stare zitta” e definendo i servizi giornalistici dell’emittente sulla questione come “fake news”.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, auspica che l’Iran e gli Stati Uniti riprendano i negoziati di pace e afferma che non esiste una soluzione militare al conflitto. Lo ha riferito il suo portavoce, Stéphane Dujarric, aggiungendo che il segretario generale dell’Onu ritiene inoltre che i due Paesi debbano “attenuare la retorica a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni”.
Con Hamas c’è stato un incontro “molto cordiale”. Lo ha riferito Jared Kushner in un’intervista a Fox News. “Insomma, hanno detto le cose giuste, ma ovviamente è molto, molto difficile fidarsi di un’organizzazione terroristica che ha commesso queste terribili atrocità”, ha affermato l’inviato speciale e genero del presidente Trump, riguardo alla reale volontà di Hamas di raggiungere un accordo di pace. “Tuttavia abbiamo avuto un incontro molto cordiale e loro hanno detto la cosa giusta; quindi daremo loro la possibilità di dimostrare il proprio operato, ma tutto dovrà basarsi su azioni e passi concreti. E spero che sia vero”, ha affermato.
Petrolio in rialzo nel giorno della scadenza della tregua fra Iran e Stati Uniti e in cui Donald Trump ha minacciato di bombardare l’Oman. Il Brent è aumentato del 2,43% a 90,67 dollari al barile, mentre il Wti ha avuto un balzo del 2,63% a 83,61 dollari al barile.
“Nulla giustifica l’attacco sconsiderato all’ufficio del primo ministro Barzani. Gli amici curdi dovrebbero stare in guardia contro le manovre sotto falsa bandiera volte a seminare discordia tra vicini”. Lo scrive su X il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, dopo che un attacco con droni ha colpito l’ufficio personale del premier del Kurdistan iracheno Masrour Barzani e l’abitazione del capo dell’agenzia di sicurezza e intelligence. “Abbiamo protetto i nostri amici curdi da Saddam e da Daesh, e siamo grati per la sicurezza che ci hanno garantito lungo il nostro confine”, ha aggiunto il ministro. Barzani su X aveva scritto: “Sulla base delle informazioni e delle indagini condotte dalla Direzione antiterrorismo, è stato accertato che il mio ufficio personale e la residenza del capo dell’agenzia sono stati oggetto oggi di attacchi iraniani con droni”.
“Credo sia una grande idea”. Così Donald Trump ha risposto a una giornalista che chiedeva dettagli sualla sua proposta di dichiarare lo Stretto di Hormuz territorio Usa. “Lo controlliamo col blocco” navale, “mi piace l’idea di dichiararlo territorio statunitense”, ha detto il presidente parlando nello Studio Ovale.
“L’Oman non si è comportato molto bene, ma lo gestiremo molto facilmente, come abbiamo fatto con altri Stati”. Lo ha detto Donald Trump, parlando con i giornalisti nello Studio Ovale.
“Tutti concordano sull’obiettivo finale: il completo disarmo di Hamas e della sua leadership, la completa smilitarizzazione di Gaza e solo allora un ritiro totale di Israele. L’andamento dell’incontro è stato positivo”. Lo ha dichiarato una fonte del Board of peace citata da Ynet, dopo l’incontro di circa 4 ore avuto da Benjamin Netanyahu con l’inviato Usa per il Medioriente Jared Kushner, genero di Donald Trump. La fonte ha aggiunto che “entro poche settimane, Hamas dovrà dimostrare con misure reali e concrete che sta effettivamente iniziando a disarmarsi. Non solo sulla carta. Se lo farà, sarà un passo molto positivo. In caso contrario, sarà chiaro a tutti che non intende attuare effettivamente quanto ha firmato. In tal caso Israele avrà il sostegno politico internazionale per agire al fine di disarmare Hamas”.
Ynet riporta ancora che Israele chiede inoltre che l’Idf non si ritiri dalla cosiddetta ‘linea gialla’, che separa l’area sotto il suo controllo nella Striscia di Gaza da quella controllata da Hamas, e che siano in grado di sventare qualsiasi minaccia alle forze armate. La linea gialla non è mai stata definita con precisione. Le forze israeliane l’hanno superata e ora controllano circa il 60% di Gaza. A maggio Netanyahu ha affermato che il passo successivo sarebbe stato quello di arrivare a un controllo del 70%, con Israele che “stringe la morsa” su Hamas “da ogni direzione”.
Nell’incontro di circa 4 ore avuto da Benjamin Netanyahu con l’inviato Usa per il Medioriente Jared Kushner, genero di Donald Trump, il premier israeliano ha chiesto che il primo passo sia la consegna delle armi di Hamas al comandante della Forza Internazionale di Stabilizzazione (Isf) a Gaza, il generale Jasper Jeffers, un’operazione che verrebbe condotta sotto la supervisione Usa. Lo riporta Ynet citando una fonte israeliana, aggiungendo che le parti hanno inoltre concordato che la ricostruzione di Gaza non avrà luogo senza che Hamas proceda al disarmo dell’intera Striscia.
L’incontro di oggi fra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l’inviato Usa Jared Kushner si è concluso con un accordo che consente a Israele di continuare, per il momento, a effettuare attacchi mirati a Gaza, anche se entrambe le parti affermano di voler portare avanti un piano più ampio per la ricostruzione della Striscia. Lo riporta il quotidiano israeliano Haaretz, citando una fonte a conoscenza dei colloqui. L’accordo citato da Haaretz giunge dopo che, all’inizio di questo mese, la leadership politica israeliana aveva ordinato alle forze armate di non effettuare uccisioni mirate a Gaza senza l’approvazione del capo di stato maggiore dell’Idf. Alle truppe era consentito effettuare attacchi non autorizzati solo in caso di pericolo imminente.
L’incontro fra l’inviato Usa Jared Kushner e il premier israeliano Benjamin Netanyahu è durato più di 4 ore, nel corso delle quali il genero di Donald Trump ha invitato Netanyahu a portare avanti il piano di cessate il fuoco per Gaza sostenuto dal presidente Usa, attualmente in fase di stallo, e a “non creare ostacoli”. È quanto riporta la Cnn citando una fonte israeliana a conoscenza dei colloqui. Netanyahu, che all’inizio di questo mese aveva respinto il piano in 15 punti, ha affermato che compiere progressi sul piano sarebbe “problematico” a causa delle imminenti elezioni israeliane previste per la fine di ottobre, ha riferito la fonte alla Cnn. Nel tentativo di conquistare l’elettorato di destra e trovandosi in svantaggio nei ripetuti sondaggi, Netanyahu si è mostrato riluttante a fare concessioni su Gaza prima delle elezioni.
Sempre secondo Cnn, Netanyahu avrebbe invece detto a Kushner e al direttore Board of Peace Nickolay Mladenov che Hamas deve compiere i primi passi. I due hanno incontrato rappresentanti di Hamas in Egitto domenica. Netanyahu ha chiesto che Hamas si disarmi completamente prima che Israele inizi a ritirare le proprie forze dalla Striscia di Gaza, ma Hamas ha affermato di essere disposto a disarmarsi solo se ciò avviene parallelamente a un ritiro graduale delle forze israeliane da Gaza.
Gli Houthi yemeniti hanno rivendicato di aver attaccato una nave militare saudita e altre quattro imbarcazioni che la accompagnavano nel Mar Rosso, al largo della costa di Mokha. “L’operazione di individuazione degli obiettivi è stata condotta con diversi missili balistici e l’attacco è stato preciso e diretto”, ha dichiarato il portavoce delle forze armate del gruppo sciita Yahya Saree, citato da al Mayadeen.
Secondo quanto riferito dal portavoce degli Houthi, il lancio di missili contro le imbarcazioni nei pressi dello stretto strategico di Bab el-Mandab ha causato il capovolgimento e l’incendio delle imbarcazioni stesse. Saree ha inoltre riferito che i ribelli hanno sferrato un attacco con droni contro le forze governative nella provincia centrale di Marib.
“È stata raggiunta un’intesa sulla mappa delle rotte di transito nello Stretto di Hormuz tra Iran e Oman”. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, in una conferenza stampa citata dai media di Teheran. “Ci si chiede perché questo processo si sia protratto così a lungo e quando arriverà a conclusione. Si tratta di una questione molto complessa”, ha spiegato. “Per la prima volta si cerca di elaborare un meccanismo che garantisca sia la sovranità e i diritti sovrani dei due Stati costieri sia il transito sicuro delle navi commerciali attraverso questa via d’acqua”, ha aggiunto.
E’ calato nell’ultima settimana il traffico di navi attraverso lo Stretto di Hormuz. Secondo il sito di monitoraggio MarineTraffic, i transiti sono diminuiti del 19,5% nell’ultima settimana da 118 a 95, con il traffico giornaliero passato da 19 navi dell’11 agosto a sole 3 ieri. Aumenta leggermente, invece, il traffico di Bab el-Mandeb, con gli attraversamenti aumentati del 6,7% a 254 da 238, con 150 navi in entrata nel Mar Rosso e 104 in uscita.
L’Iran ha abbattuto più di 200 “aerei nemici”. Lo ha detto il vice comandante in capo del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, il maggior generale Mostafa Izadi. “Il numero degli aerei nemici che sono stati abbattuti in seguito a questa preziosa mobilitazione della nostra nazione e ai nostri sforzi nei settori della guerra informativa e cognitiva da soli ha superato i 200, e questo movimento ha avuto anche ripercussioni e conseguenze a livello regionale e globale”, ha affermato, come riporta Al Jazeera. Izahi ha descritto il conflitto come una “guerra ibrida”, sostenendo che gli avversari dell’Iran avrebbero cercato di destabilizzare il Paese sia dall’interno sia attraverso operazioni militari. Inoltre, ha respinto le affermazioni secondo cui il conflitto avrebbe indebolito il sistema politico iraniano o frammentato il Paese. “Non solo l’Iran islamico non è stato frammentato, e non solo il sistema islamico non è stato indebolito, ma la Repubblica Islamica ha dimostrato di essere più forte e più determinata di prima in Iran”, ha aggiunto.
Gli israeliani non dovrebbero colpire Gaza perché Hamas ha accettato di deporre le armi dopo l’incontro di ieri in Egitto tra la leadership dell’organizzazione e l’inviato speciale degli Stati Uniti Jared Kushner. Lo ha affermato il presidente americano, Donald Trump, parlando a Fox News.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto le preoccupazioni relative alle scorte di armi dell’esercito, assicurando che gli Usa possiedono ancora ingenti riserve di armi. “Quello che abbiamo usato sono le noccioline”, ha detto Trump a Fox News. “Abbiamo molte armi di livello intermedio”, ha aggiunto.
Gli iraniani “sono bravi giocatori di poker, ma stanno morendo”. Lo ha affermato il presidente americano, Donald Trump, parlando a Fox News. Il tycoon ha aggiunto di non avere una scadenza in merito al termine del conflitto. “Non ho fretta”, ha dichiarato.
Il presidente americano Donald Trump in un’intervista a Fox News ha affermato che gli Stati Uniti “bombarderanno pesantemente” l’Oman se il paese del Golfo si “metterà di mezzo” nel conflitto con l’Iran. Muscat sta infatti tenendo negoziati bilaterali con Teheran in merito alla gestione dello Stretto di Hormuz. “Se l’Oman si mette di mezzo, li bombarderemo senza pietà”, ha affermato.
Finché la situazione dei tre piloti iraniani dispersi in Qatar “resterà incerta, presumiamo che siano stati catturati e stiamo utilizzando tutte le risorse disponibili per accertare la loro sorte e le loro condizioni”. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei, in riferimento alla vicenda dei piloti che, secondo Teheran, Doha starebbe trattenendo come prigionieri di guerra. “È una questione seria. Seguiamo la vicenda dal giorno in cui ne siamo venuti a conoscenza”, ha aggiunto il portavoce, citato dai media di Teheran. Le forze armate iraniane sostengono che i piloti Javad Salehi, Abdolmajid Dashtian e Omran Behraveshian, sono stati catturati vivi dopo che i loro aerei si sono schiantati lo scorso marzo. Il Qatar ha smentito le affermazioni secondo cui i tre sarebbero detenuti in segreto.
Almeno cinque palestinesi sono stati uccisi e 18 feriti negli ultimi 48 ore a seguito di nuovi attacchi israeliani nella Striscia di Gaza. E’ quanto ha riferito il ministero della Salute dell’enclave. In un comunicato il ministero ha reso noto che 1.265 persone sono morte e 4.198 sono rimaste ferite nella Striscia da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco mediato dagli Usa lo scorso ottobre.
“L’obiettivo numero uno è, e sarà sempre, che l’Iran non possa possedere, in alcun modo, forma o maniera, un’arma nucleare”. Lo scrive su Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel giorno in cui scade il cessate il fuoco di 60 giorni tra gli Usa e Teheran.
Il principale ostacolo tra Teheran e Washington non è la mancanza di mediatori. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, in una conferenza stampa citata da Al Jazeera, agiungendo che alcuni paesi, tra cui Pakistan e Qatar, si stanno già impegnando e svolgendo un ruolo attivo nelle relazioni tra Iran e Stati Uniti. “È inoltre del tutto naturale che alcuni paesi europei esprimano le proprie opinioni e indichino la propria disponibilità, nei contatti bilaterali, a offrire i propri ‘buoni uffici’”, ha affermato. “Ma questo non significa che sia emerso o sia stato accettato un nuovo mediatore nel corso delle relazioni tra Iran e Stati Uniti”, ha aggiunto Baghaei.
Il primo ministro della regione del Kurdistan Masrour Barzani, ha dichiarato che droni iraniani hanno colpito il suo ufficio personale e l’abitazione del capo dell’agenzia di sicurezza e intelligence. “Sulla base delle informazioni e delle indagini condotte dalla Direzione antiterrorismo, è stato accertato che il mio ufficio personale e la residenza del capo dell’agenzia sono stati oggetto oggi di attacchi iraniani con droni”, ha scritto su X Barzani. “Condanno con la massima fermezza questi attacchi avventati e inaccettabili e ribadisco che essi costituiscono una grave escalation e una minaccia diretta alla sicurezza e alla stabilità della regione”, ha spiegato, aggiungendo e che gli attacchi “non ci impediranno di continuare a svolgere i nostri compiti e a proteggere i nostri cittadini”. Secondo quanto dichiarato dal governo regionale, non si sono registrate vittime.
Dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, l’Iran e i gruppi militanti iracheni sostenuti dall’Iran hanno sferrato attacchi regolari contro strutture militari e diplomatiche statunitensi in Iraq e contro le basi dei gruppi dissidenti curdi iraniani in esilio, ma l’attacco diretto di lunedì contro edifici del governo regionale è stato un evento insolito. Le forze Usa attualmente di stanza nel Kurdistan iracheno hanno iniziato a ritirarsi in vista della scadenza del 30 settembre concordata fra Washington e Baghdad per porre fine alla presenza militare statunitense in Iraq.
La riapertura dello Stretto di Hormuz deve essere una priorità, mentre resta necessario proseguire gli sforzi diplomatici per porre fine al conflitto tra Stati Uniti e Iran e contenere il programma nucleare di Teheran. Lo afferma l’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, in un’intervista a Welt. “Gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Iran sono in pieno svolgimento, ma non è certo che i colloqui avranno successo”, afferma Kallas, sottolineando come sia evidente che “le due parti non si fidano l’una dell’altra”. Secondo la responsabile della diplomazia europea, il blocco dello Stretto di Hormuz sta avendo pesanti conseguenze a livello globale. “Il mondo sta pagando un prezzo elevato per la chiusura dello stretto”, afferma. “La libertà di navigazione deve rimanere garantita e non deve essere gravata da tasse”, prosegue Kallas. “La riapertura dello Stretto di Hormuz deve essere una priorità”, aggiunge, sottolineando tuttavia che anche il contenimento del programma nucleare iraniano deve rimanere “assolutamente all’ordine del giorno”. Nell’intervista, l’Alta rappresentante Ue interviene anche sul conflitto tra Israele e palestinesi, ribadendo che “l’unica soluzione di lungo periodo resta quella dei due Stati”, in grado di consentire alle due parti di vivere in sicurezza. “Stiamo lavorando per mantenere viva questa prospettiva e anche le nostre due missioni dell’Ue sul posto, appena prorogate, contribuiscono a questo obiettivo”, afferma Kallas. Secondo la responsabile della politica estera europea, il piano di pace per Gaza del presidente statunitense Donald Trump offre “l’opportunità di fare un passo avanti”. Tuttavia, avverte, “la crescente violenza dei coloni e la mancanza di progressi nel disarmo di Hamas stanno compromettendo i progressi in questa direzione”.
I colloqui tra Teheran e Oman sullo Stretto di Hormuz proseguono. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, in una conferenza stampa citata da Al Jazeera spiegando che le le discussioni su una rotta di transito marittimo proseguono nel contesto di quelle che la Repubblica Islamica ha definito complessità in materia di sicurezza. “L’elaborazione del piano per le rotte di transito marittimo con l’Oman si è rivelata lunga e complessa a causa delle problematiche di sicurezza derivanti dalle azioni degli Stati Uniti e del regime israeliano, dal numero di attori coinvolti e dall’ostruzionismo di elementi destabilizzanti”, ha dichiarato Baghaei. “La questione è intrinsecamente complessa. L’insicurezza imposta allo Stretto di Hormuz, alla regione e al mondo è il risultato dell’azione militare illegale degli Stati Uniti e del regime israeliano”, ha aggiunto. Baghaei ha affermato che il meccanismo proposto mirerebbe a proteggere gli interessi sia dell’Iran che dell’Oman, preservando al contempo il traffico marittimo commerciale. “È la prima volta che si sviluppa un meccanismo per salvaguardare simultaneamente i diritti sovrani dei due Stati e garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali. Nonostante i precedenti disaccordi degli Stati Uniti sui propri impegni, i colloqui intensivi tra Iran e Oman per finalizzare una dichiarazione congiunta e stabilire un meccanismo sicuro che tuteli gli interessi reciproci continuano con impegno”, ha dichiarato.
La scadenza di 60 giorni prevista dal memorandum d’intesa del 17 giugno tra Teheran e Washington non ha più alcuna rilevanza, in quanto gli Stati Uniti hanno violato l’accordo poche settimane dopo la sua firma. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, in una conferenza stampa citata da Al Jazeera. “Nel memorandum d’intesa non è presente alcuna disposizione che faccia riferimento a una ‘scadenza di 60 giorni’, e la Repubblica islamica dell’Iran non formula mai le proprie politiche sotto pressione, ultimatum o limiti di tempo”, ha affermato. Il memorandum, ha spiegato il portavoce, prevedeva un periodo di 60 giorni per i colloqui su due questioni, “la revoca delle sanzioni” e “la questione nucleare”, aggiungendo che il periodo avrebbe potuto essere esteso se non si fosse raggiunto un accordo. “A causa della grave e diffusa violazione del memorandum da parte degli Stati Uniti poche settimane dopo la sua firma, non sono stati avviati colloqui. Di conseguenza, la questione di un termine di 60 giorni è diventata del tutto irrilevante”, ha aggiunto Baghaei.

