Iran, nuovi raid Usa. Media di Teheran: “Colpiti obiettivi americani in Bahrein e Kuwait” – La diretta

Iran, nuovi raid Usa. Media di Teheran: “Colpiti obiettivi americani in Bahrein e Kuwait” – La diretta
(Iranian Army via AP)

I Pasdaran rivendicano la distruzione di un data center Amazon. Aoun da Trump alla Casa Bianca

Nuova notte di attacchi Usa contro l’Iran. Le forze armate statunitensi hanno colpito centri di comando militari iraniani, risorse navali, siti di lancio di missili e droni e sistemi di difesa aerea, “con l’obiettivo di ridurre la capacità dell’Iran di continuare ad attaccare le navi commerciali che transitano nello Stretto di Hormuz”. Lo scrive su X il Comando Centrale degli Stati Uniti.

La risposta di Teheran non si è fatta attendere, con i Pasdaran che hanno dichiarato di aver colpito obbiettivi statunitensi in Kuwait e Bahrain.

Iran, tutte le notizie in diretta di martedì 21 luglio
Nuovi raid Usa nella notta sull’Iran. Centcom riferisce che sono stati colpiti entri di comando militari iraniani, risorse navali, siti di lancio di missili e droni e sistemi di difesa aerea. L’agenzia di stato iraniana Irna parla di target americani colpiti in Bahrein e Kuwait
Inizio diretta: 21/07/26 07:20
Fine diretta: 21/07/26 23:59
Caine riconosce limite attacchi aerei per vincere guerra

Il generale Dan Caine, presidente del comitato dei capi di Stato Maggiore, ha riconosciuto i limiti della potenza aerea dopo essere stato interrogato in merito alla possibilità di affidarsi esclusivamente ai raid aerei contro l’Iran. “Se si guarda alla storia nel suo complesso, la potenza aerea ha dei limiti, e dobbiamo sempre tenerne conto”, ha affermato Caine. “Penso che l’area di preminenza degli Stati Uniti sia quella in cui mettiamo in campo l’insieme delle risorse diplomatiche, informative ed economiche, abbinandole a quelle militari. E gran parte di questo lavoro è già in corso”. Caine ha evitato di dire se il prossimo passo potrebbe essere un intervento di terra, dopo essere stato sollecitato dal senatore Jack Reed, democratico del Rhode Island, che ha sottolineato i probabili costi di un dispiegamento di truppe sul campo. Il generale ha poi aggiunto: “L’Iran continuerà a rappresentare una sfida in futuro”.

Hegseth avverte: "Senza fondi aggiuntivi a rischio addestramenti e salari soldati"

Il segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, ha avvertito il Senato che l’addestramento delle truppe dovrebbe essere ridotto se il Pentagono non ottenesse i 67 miliardi di dollari di fondi supplementari richiesti al Congresso. Ha inoltre espresso preoccupazione riguardo alla retribuzione dei soldati e alle armi di difesa contro i droni e i missili nemici. Hegseth ha affermato che 46 miliardi di dollari sono necessari per le munizioni e l’ampliamento delle linee di produzione, mentre 21 miliardi sarebbero destinati alle retribuzioni dei militari, al carburante e alla sostituzione delle attrezzature. “Senza questi fondi, ci troviamo di fronte a gravi carenze che minacciano la nostra capacità di pagare anche semplicemente i nostri militari”, ha dichiarato Hegseth. I parlamentari democratici hanno ribattuto che il Pentagono deve ancora spendere decine di miliardi di dollari ricevuti lo scorso anno. Hegseth, tuttavia, ha ribadito con forza la necessità dei fondi supplementari.

Ondata attacchi su Erbil in Iraq, sospesi temporaneamente voli

I voli sono stati temporaneamente sospesi all’aeroporto internazionale di Erbil, nel nord dell’Iraq, a seguito di un’ondata di attacchi che ha colpito la capitale della regione curda semi-autonoma. Lo riferisce l’agenzia di stampa di Stato irachena. Nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità degli attentati. In passato sia l’Iran che le milizie sostenute da Teheran hanno sferrato attacchi nella regione curda dell’Iraq, dove sono presenti truppe Usa.

Hegseth in Senato: "Urgente e necessaria l'iniezione di fondi supplementari"

I fondi supplementari per la guerra in Iran rappresentano un’iniezione di risorse “urgente e necessaria” e, insieme al bilancio della difesa da 1,5 trilioni di dollari proposto dal presidente Usa Donald Trump, costituiscono un investimento generazionale nelle forze armate. È quanto ha detto il capo del Pentagono, Pete Hegseth, durante la sua audizione al Senato Usa. “Senza questi fondi, ci troveremo di fronte a gravi carenze”, ha aggiunto Hegseth nella sua testimonianza.
L’audizione del segretario alla Difesa giunge mentre i repubblicani promuovono un pacchetto di bilancio da 95 miliardi di dollari per finanziare le forze armate, insieme agli aiuti agli agricoltori e alle modifiche alla legge elettorale che rappresentano le priorità principali della Casa Bianca. Hegseth, il generale Dan Caine, presidente del Comitato dei capi di Stato maggiore, e il segretario all’Agricoltura Brooke Rollins sono stati chiamati a testimoniare davanti alla Commissione Bilancio del Senato pochi giorni dopo che le forze armate hanno annunciato che altri 3 militari americani sono morti nel conflitto, portando il bilancio dei morti a 17, e che più di 100 sono rimasti feriti dall’inizio di luglio. I finanziamenti per la guerra costituiscono la parte principale della nuova proposta di bilancio del Partito Repubblicano, un ultimo pacchetto prioritario che i repubblicani sperano di varare prima che i legislatori sospendano i lavori per dedicarsi alla campagna elettorale in vista delle elezioni di medio termine che determineranno il controllo del Congresso. Il pacchetto include anche 10 miliardi di dollari in aiuti per gli agricoltori in difficoltà a causa dei dazi di Trump e 10 miliardi di dollari per modifiche alla legge elettorale che probabilmente includeranno nuovi requisiti di identificazione, il tutto senza alcuna copertura finanziaria.

Hegseth: "La guerra finora è costata 37,5 miliardi di dollari"

Il segretario Usa alla Difesa, Pete Hegseth, ha dichiarato al Congresso che la guerra in Iran finora è costata 37,5 miliardi di dollari. Hegseth ha affrontato proteste durante la sua audizione al Senato USa in vista di un pacchetto di bilancio del Partito Repubblicano da 95 miliardi di dollari destinato a finanziare le forze armate, insieme agli aiuti agli agricoltori e alle modifiche alla legge elettorale che rappresentano le priorità principali della Casa Bianca. egseth ha fornito la nuova stima, superiore a quella precedente, durante la testimonianza davanti alla Commissione per gli stanziamenti del Senato. L’audizione di Hegseth giunge pochi giorni dopo che il Pentagono ha annunciato che altri 3 miliardi Usa sono morti nel conflitto, portando a 17 il totale dei soldati Usa morti, mentre i feriti da inizio luglio sono oltre 100.

Trump: "Consentirò ripresa voli diretti da Usa verso Libano"

Il presidente Usa, Donald Trump, ha annunciato che consentirà alle compagnie aeree statunitensi di riprendere i voli diretti verso il Libano a oltre 40 anni dalla sospensione della rotta da parte degli Stati Uniti. I voli diretti fra Stati Uniti e Libano furono sospesi nel 1985 dall’amministrazione del presidente Ronald Reagan in seguito al dirottamento del volo TWA 847. “Con la presente ordino alla mia amministrazione di consentire a tutte le compagnie aeree statunitensi di volare direttamente in Libano, affinché gli americani possano visitare facilmente questa splendida terra”, ha dichiarato Trump in un post sui social dopo l’incontro tenutosi oggi con il presidente libanese Joseph Aoun alla Casa Bianca.

 

Hegseth in audizione al Senato, interrotto 4 volte da manifestanti anti-guerra

L’intervento del capo del Pentagono Pete Hegseth, di cui è in corso un’audizione al Senato, è stato interrotto ripetutamente da attivisti contro la guerra. Uno dopo l’altro i manifestanti hanno fermato il discorso di apertura di Hegseth e sono stati rapidamente allontanati dalla polizia del Campidoglio. Il segretario alla Difesa ha interrotto il discorso quattro volte per consentire l’allontanamento dei manifestanti dall’aula. “Smettete di bombardare i nostri bambini, smettete di bombardare la Palestina, questo è illegale”, ha gridato un manifestante mentre veniva scortato fuori dall’aula. “Faremo rispettare l’ordine nell’aula dell’audizione”, ha detto la senatrice Susan Collins, repubblicana del Maine, rivolgendosi ai presenti dopo che un terzo manifestante aveva interrotto il discorso di Hegseth. Collins ha aggiunto, dopo che un quarto manifestante aveva interrotto i lavori: “Chiedo alla Polizia del Campidoglio, di cui ammiro la professionalità, di allontanare coloro che stanno cercando di disturbare l’audizione”.

Guterres: "Inaccettabili attacchi a infrastrutture civili, devono cessare"

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ritiene “inaccettabili” gli attacchi alle infrastrutture civili in Iran e nella regione, fra cui un impianto di desalinizzazione e una centrale nucleare in costruzione, e li considera una violazione del diritto internazionale. Lo ha affermato martedì il portavoce dello stesso Guterres, Stephane Dujarric, aggiungendo che il segretario generale ha avvertito che l’escalation militare mette sotto pressione i prezzi del commercio, dei trasporti, del carburante e delle materie prime. Gli attacchi alle infrastrutture vitali per i civili, tra cui ospedali e approvvigionamenti idrici, devono cessare immediatamente, ha affermato il portavoce di Guterres.

Il segretario generale delle Nazioni Unite e il suo inviato personale, Jean Arnault, definiscono la situazione attuale “precaria” e non vogliono assistere a un ritorno a un conflitto su vasta scala, ha aggiunto. Guterres ribadisce che non esiste una soluzione militare al conflitto e chiede l’immediata riapertura dello Stretto di Hormuz e un intensificarsi degli sforzi verso una soluzione pacifica, ha dichiarato ancora Dujarric.

Premier Pakistan incontra ministro Teheran e invita le parti a moderazione

Il ministro dell’Interno dell’Iran, Eskandar Momeni, in visita a Islamabad, dopo avere incontrato il capo di Stato maggiore dell’esercito pakistano, il feldmaresciallo Asim Munir, ha incontrato il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. In una dichiarazione, Sharif ha espresso profonda preoccupazione per la recente escalation fra Stati Uniti e Iran e ha esortato tutte le parti a dar prova di moderazione ed evitare azioni che potrebbero destabilizzare ulteriormente la regione.

La leadership politica pakistana e Munir, che ricopre sia la carica di capo di Stato maggiore dell’esercito che quella di capo delle forze di difesa, hanno svolto un ruolo chiave nella mediazione dell’accordo provvisorio del mese scorso fra Stati Uniti e Iran. Islamabad si è adoperata per persuadere entrambe le parti a tornare al tavolo dei negoziati per risolvere le questioni in sospeso nell’ambito del memorandum d’intesa di giugno.

Trump: "Nessun impatto in vista elezioni midterm"

Il presidente Usa, Donald Trump, ha minimizzato l’impatto delle elezioni di medio termine e delle rinnovate ostilità con l’Iran sul suo processo decisionale. Alla domanda se ritenga che Teheran stia cercando di influenzare le elezioni di medio termine minacciando l’accesso allo Stretto di Hormuz, Trump ha dichiarato ai giornalisti: “Non avranno alcun impatto su di me. Farò semplicemente la cosa giusta”. “Non la vedo come una situazione del tipo ‘Caspita, tra poco ci saranno le elezioni’. No, le elezioni non riesco a pensare che abbiano a che fare con tutto questo”, ha aggiunto.

Trump: "Colpiremo Pickaxe Mountain molto presto"

Gli Stati Uniti colpiranno Pickaxe Mountain “molto presto”. Lo ha dichiarato il presidente Usa, Donald Trump, rispondendo alle domande dei giornalisti nello Studio Ovale della Casa Bianca, dove ha ricevuto il presidente del Libano, Joseph Aoun. “Molto probabilmente colpiremo quella zona molto presto e non c’è nulla che possano fare al riguardo. Sapete, normalmente non lo direi. Se pensassi che potessero fare qualcosa al riguardo, non lo direi mai. Ma colpiremo quella zona molto presto, e con grande intensità”, ha dichiarato Trump. Pickaxe Mountain, struttura sotterranea fortificata, si trova circa un miglio a sud di Natanz, nel centro dell’Iran, ed è stata segnalata dall’Aiea nel 2020 come futuro impianto per l’assemblaggio delle centrifughe che producono combustibile nucleare.

Alla domanda se ritenga che l’Iran abbia trasferito centrifughe nucleari in quel sito, Trump ha risposto: “Non ne abbiamo traccia”. “Non significa nulla a meno che non abbiano il materiale. Non ce l’hanno, noi seguiamo il materiale, è lì che si concentra l’azione”, ha aggiunto.

Trump: "Colpiremo ogni sito nucleare, non ce ne andremo domani"

“Stanno cercando, forse, di ricostruire un sito” nucleare?, “colpiremo quel sito. Qualsiasi sito in cui stiano anche solo pensando al nucleare lo colpiremo con estrema forza. Nessuno tranne l’Iran sa quali danni abbiamo inflitto loro, abbiamo causato danni dai quali ci vorranno 20-25 anni per riprendersi. Se ce ne andassimo domani sarebbe un grande successo, ma non ce ne andremo domani”. Così il presidente Usa, Donald Trump, parlando nello Studio Ovale della Casa Bianca, dove ha accolto il presidente del Libano, Joseph Aoun.

Trump: "Se Aoun mi chiedesse di parlare con Hezbollah lo farei"

Il presidente Usa, Donald Trump, durante il suo incontro nello Studio Ovale della Casa Bianca con il presidente del Libano Joseph Aoun ha dichiarato che sarebbe disposto a parlare con Hezbollah. “Parlerei con Hezbollah. Parlo con tutti”, ha detto, aggiungendo che se Aoun gli chiedesse di parlare con Hezbollah lo farebbe.

Trump: "Nessun interesse a incontrare iraniani se non pronti a riunione significativa"

“Vi dirò una cosa: loro vogliono disperatamente incontrarci e finché non saranno pronti a un incontro significativo non abbiamo alcun interesse a incontrarli”. Lo ha dichiarato il presidente Usa, Donald Trump, rispondendo ad alcune domande dei giornalisti nello Studio Ovale della Casa Bianca. Nei colloqui dietro le quinte i funzionari iraniani hanno affermato di “volerci incontrare disperatamente per cercare di porre fine al conflitto, perché stanno subendo perdite ingenti”, ha aggiunto Trump.

Houthi a compagnie spedizioni: evitare transito in Stretto Bab el-Mandeb

Lunedì i ribelli Houthi dello Yemen hanno avvertito le compagnie di spedizioni internazionali di evitare il transito nello Stretto di Bab el-Mandeb, la porta d’accesso al Mar Rosso all’estremità meridionale della Penisola Arabica. Lo hanno riferito ad Associated Press tre funzionari Houthi.

Yemen, Houthi: costretto 6 navi a invertire rotta nel Mar Rosso

I ribelli Houthi dello Yemen hanno affermato di avere costretto alcune navi a invertire la rotta nel Mar Rosso. A riportarlo è l’agenzia di stampa Saba, gestita dai ribelli Houthi sostenuti dall’Iran, secondo cui appunto 6 navi nel Mar Rosso sono state costrette a cambiare rotta dopo avere ricevuto avvertimenti dagli Houthi. La dichiarazione giunge all’indomani dell’annuncio da parte del gruppo di un embargo marittimo contro l’Arabia Saudita. Il blocco navale dell’Arabia Saudita costituisce un nuovo fronte, che minaccia il flusso delle forniture petrolifere globali e il commercio. Con lo Stretto di Hormuz bloccato, finora l’Arabia Saudita ha fatto affidamento su un oleodotto che arriva fino al Mar Rosso per convogliare sul mercato milioni di barili di petrolio.

Tajani sente omologo saudita: "Condanniamo con fermezza attacchi Houthi"

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo dell’Arabia Saudita, Faisal bin Farhan Al Saud. “Ho rinnovato al Ministro degli Esteri saudita la solidarietà di fronte agli attacchi degli Houthi, che condanniamo con fermezza”, fa sapere Tajani in un post sul social X, “dobbiamo evitare una nuova crisi nel Mar Rosso, che insieme alle tensioni nello Stretto di Hormuz metterebbe a dura prova le rotte marittime mondiali”. “Ho quindi confermato l’impegno dell’Italia in prima linea per la libertà di navigazione anche attraverso la missione Aspides, per una de-escalation in Medio Oriente, per il dialogo tra Iran e Stati Uniti”, aggiunge Tajani, “un impegno concreto, a partire dai colloqui tra Israele e Libano ospitati a Roma, fino alla riunione dell’Alleanza Globale per i due stati Israele-Palestina, che ospiteremo a fine luglio”.

L'esercito identifica soldato Usa morto in Iraq, è 30enne del North Carolina

L’esercito Usa ha identificato il soldato rimasto ucciso mentre disinnescava un drone iraniano in Iraq: si tratta del sergente Michael Emmanuel Swinton, 30 anni, originario del North Carolina. Swinton è morto domenica durane una detonazione controllata in una base aerea a Erbil, nel nord dell’Iraq. L’esercito ha fatto sapere che sta indagando sulla sua morte. Venerdì in Giordania sono stati uccisi anche 2 soldati dell’esercito degli Stati Uniti mentre respingevano attacchi con missili e droni iraniani. Si tratta delle prime vittime fra le truppe Usa causate dal fuoco diretto iraniano dall’inizio della guerra.

Francia convoca incaricato d'affari dopo fermo di diplomatici a Teheran

La Francia ha convocato l’incaricato d’affari iraniano a Parigi, due giorni dopo il fermo e le intimidazioni subite da due funzionari dell’ambasciata francese a Teheran da parte delle forze di sicurezza iraniane. Lo rende noto il ministero degli Esteri francese, come riporta Al Jazeera, precisando che al diplomatico è stata comunicata “la più ferma condanna” di Parigi per quello che viene definito “un attacco premeditato e deliberato”. “Si tratta di una flagrante violazione del diritto internazionale e delle Convenzioni di Vienna, di cui l’Iran è parte, che garantiscono la sicurezza del personale diplomatico e costituiscono il fondamento delle relazioni tra gli Stati”, si legge nella nota del Quai d’Orsay. La Francia chiede alle autorità iraniane di fare piena luce sull’accaduto, individuare e punire i responsabili e garantire la sicurezza della sede diplomatica e del personale francese, nel rispetto degli obblighi previsti dal diritto internazionale.

Nuova allerta missili in Bahrein e Kuwait dopo attacchi Teheran

È scattata una nuova allerta aerea in Bahrein e Kuwait dopo un nuovo lancio di missili e droni da parte dell’Iran contro Paesi alleati degli Stati Uniti in Medioriente. Il ministero dell’Interno del Bahrein ha annunciato l’attivazione delle sirene antiaeree in tutto il Paese, invitando la popolazione a mantenere la calma e a raggiungere il rifugio più vicino. Secondo i media locali, una serie di esplosioni è stata udita in diverse aree del regno, compresa la capitale Manama. Il Bahrein ospita la Quinta Flotta della Marina statunitense. In Kuwait, l’esercito ha reso noto che le difese aeree sono impegnate nell’intercettazione di missili e droni iraniani diretti verso il Paese. In precedenza l’esercito giordano aveva riferito di aver abbattuto cinque droni e tre missili lanciati dall’Iran contro il proprio territorio. Il governo del Kuwait ha inoltre reso noto che nella notte di lunedì Teheran ha colpito, per il quarto giorno consecutivo, impianti di desalinizzazione e centrali elettriche, provocando incendi e danni alle infrastrutture. Bahrein e Kuwait erano già stati bersaglio di attacchi iraniani nelle prime ore della giornata, nell’ambito dell’escalation militare che coinvolge Teheran e gli alleati regionali degli Stati Uniti.

Trump: "Oltre 52.000 innocenti uccisi da Teheran, barbari"

“L’ultimo di oltre 52.000 manifestanti innocenti. Barbari!!! Quando si sveglieranno i ‘Dumocrat’?”. Così il presidente americano, Donald Trump, in un messaggio sul suo social Truth, nel quale ha postato foto di giovani uccisi dal regime iraniano. 

Dopo minacce Houthi due petroliere cambiano rotta nel Mar Rosso

Due petroliere che questa settimana avevano imbarcato greggio saudita diretto in Cina e India hanno invertito la rotta nel Mar Rosso, secondo quanto emerso dai dati di navigazione di Lseg, come riportato da Sky News. La mossa segue la dichiarazione di un blocco navale contro l’Arabia Saudita da parte degli Houthi, che ha accresciuto le minacce alle forniture energetiche globali e ai commerci ben oltre l’area del Golfo. Entrambe le navi erano dirette verso lo stretto di Bab el-Mandeb, ma ora stanno puntando verso il Canale di Suez, come indicato dai sistemi di tracciamento.

Società canadese sospende produzione petrolio in Iraq per motivi sicurezza

La società petrolifera canadese ShaMaran Petroleum ha annunciato la sospensione della produzione nei giacimenti situati nel nord dell’Iraq. Lo riferisce Al Jazeera. La compagnia ha comunicato che la produzione e le esportazioni attraverso oleodotto dai giacimenti di Atrush e Sarsang sono state “temporaneamente sospese a causa del deterioramento della situazione di sicurezza nella regione”. “Insieme ai nostri partner della joint venture, la società sta monitorando attentamente la situazione di sicurezza nella regione al fine di proteggere il nostro personale sul campo e i nostri beni, e riprenderemo la produzione quando lo riterremo sicuro”, ha aggiunto. 

Teheran: "Dopo raid Usa su sito nucleare di Karun intervenga l'Aiea"

L’Iran ha chiesto un intervento dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) dopo il raid missilistico statunitense contro il sito nucleare di Karun, avvenuto il 19 luglio. Lo afferma la missione iraniana presso le organizzazioni internazionali, come riportato dall’agenzia Mehr. Secondo Teheran, nelle prime ore del 19 luglio gli Stati Uniti hanno lanciato diversi missili contro il sito di Darkhoveyn-Karun, descritto come “un simbolo dell’autosufficienza scientifica dell’Iran”. L’attacco rappresenterebbe la diciottesima azione contro impianti nucleari iraniani sottoposti alle salvaguardie dell’Aiea dall’inizio dell’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele nel giugno 2025. La missione iraniana sostiene che il raid fosse finalizzato a colpire infrastrutture civili e dimostrerebbe che le motivazioni addotte da Washington e Tel Aviv in materia di non proliferazione “non sono altro che menzogne, disinformazione e inganni” utilizzati per giustificare obiettivi illegittimi. Teheran definisce gli attacchi una “grave violazione” del diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite, del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) e dello Statuto dell’Aiea, denunciando il rischio che i raid contro impianti nucleari civili diventino una pratica normalizzata a causa dell’inerzia della comunità internazionale. La missione ha quindi invitato il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la comunità internazionale e l’Aiea a condannare con fermezza gli attacchi e ad adottare misure efficaci. Inoltre, il vicepresidente iraniano e presidente dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica ha inviato il 19 luglio una lettera al direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, chiedendo un’azione “efficace e appropriata” contro gli attacchi, che secondo Teheran mettono a rischio “l’integrità e la credibilità del regime globale di non proliferazione”.

Houthi avvertono le compagnie di navigazione di evitare i porti sauditi

Le compagnie di navigazione non devono imbarcare né sbarcare merci nei porti dell’Arabia Saudita: questo l’avvertimento lanciato dagli Houthi. Il gruppo ribelle yemenita, sostenuto dall’Iran, ha inviato ieri la comunicazione via e-mail a diverse compagnie di navigazione, come riportato da Sky News. “Alle navi è vietato imbarcare o sbarcare merci presso qualsiasi porto saudita”, si legge nell’e-mail. “Raccomandiamo vivamente alla vostra società di adottare la dovuta diligenza e la massima cautela in tutte le operazioni. Qualsiasi attività di questo tipo esporrebbe le navi inadempienti a sanzioni”, hanno dichiarato gli Houthi, aggiungendo che le navi potrebbero diventare “bersaglio di attacchi in qualsiasi luogo”. 

Wsj: "Per Israele Teheran ha spostato centrifughe nucleari a Pickaxe Mountain

Secondo funzionari israeliani e statunitensi, l’intelligence israeliana ritiene che lo scorso autunno l’Iran abbia trasferito migliaia di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio in tunnel situati nelle profondità di una montagna. Lo riporta il Wall Street Journal, spiegando che si tratta di un’evoluzione che accrescerebbe i timori di una possibile ripresa del programma nucleare di Teheran. Israele ha condiviso queste informazioni con gli Stati Uniti, riferendo che le centrifughe erano state trasferite nel sito di ‘Pickaxe Mountain’ la scorsa autunno, in seguito al conflitto di 12 giorni del mese di giugno, durante il quale attacchi americani e israeliani avevano colpito duramente i tre principali siti nucleari iraniani. 

Pezeshkian: "Usa hanno violato intesa, risultati oltre le aspettative"
Iran

Gli Stati Uniti hanno violato gli impegni assunti nel Memorandum d’intesa (MoU) con l’Iran, nonostante i risultati ottenuti da Teheran nei negoziati abbiano “superato le aspettative”. Lo ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, come riportato da Al Jazeera. “Nei negoziati abbiamo proceduto passo dopo passo e la nostra posizione principale era l’apertura dello Stretto di Hormuz alle esportazioni di petrolio e ad altre questioni vitali, ma l’altra parte ha violato l’intesa”, ha dichiarato Pezeshkian intervenendo alla Giornata nazionale dell’Industria e delle Miniere. “I risultati ottenuti dalla Repubblica islamica in questo percorso hanno superato di gran lunga le aspettative e siamo riusciti a gestire in breve tempo diverse questioni”, ha aggiunto. Il presidente iraniano ha inoltre riferito che, nel corso di incontri privati, la Guida suprema Mojitaba Khamenei gli ha ribadito la necessità di porre fine alla situazione di “né guerra né pace” in cui si trova il Paese. 

Emirati condannano attacchi contro Bahrein, Kuwait e Giordania

Gli Emirati Arabi Uniti condannano con forza gli “attacchi ostili” dell’Iran contro Bahrein, Kuwait e Giordania, definendoli una “flagrante violazione della sovranità delle nazioni sorelle e una minaccia alla loro sicurezza e stabilità”. Lo riferisce Al Jazeera. Il ministero degli Affari Esteri degli Emirati Arabi Uniti ha inoltre ribadito la “piena solidarietà” del Paese nei confronti dei tre Stati e il proprio “sostegno a tutte le misure volte a salvaguardarne la sicurezza e la stabilità”.

Wp: "Per intelligence Usa attuali attacchi non cambieranno posizione Teheran"

Secondo quanto riportato dal Washington Post, una nuova valutazione dell’intelligence statunitense indica che gli attacchi americani in corso contro l’Iran, nella loro attuale portata, difficilmente modificheranno la posizione negoziale di Teheran. Secondo la valutazione, finché proseguirà questo scambio di attacchi, Iran e Stati Uniti rimarranno sospesi a tempo indeterminato tra pace e guerra. Il quotidiano non specifica se il documento prenda in esame i potenziali effetti di una diversa modalità operativa da parte delle forze armate statunitensi. La Casa Bianca è stata informata della valutazione, ha riferito il Washington Post. 

Yemen: "Esercito pronto a combattere contro gli Houthi"

Il ministro della Difesa yemenita Taher al-Uqaili ha dichiarato che l’esercito del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale è pronto “a combattere per la libertà”. In una dichiarazione pubblicata sul sito web del ministero della Difesa, Uqaili ha espresso la prontezza delle forze armate “al massimo livello di combattimento e morale per porre fine al colpo di stato degli Houthi, che ha causato tanta sofferenza al nostro popolo, e per combattere per la libertà”, come riporta Al Jazeera. Il ministro ha rivolto un appello agli yemeniti che vivono nelle aree controllate dagli Houthi affinché “proteggano i loro figli e non li mandino in una guerra persa in partenza, condotta da mercenari del regime iraniano”. Gli scontri tra le forze governative e gli Houthi sono ripresi in alcune zone del Paese. Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno annunciato domenica di aver iniziato ad attuare un ‘blocco navale’ contro l’Arabia Saudita. Il governo di Riyadh ha condannato la decisione degli Houthi di imporre un blocco navale e ha annunciato che adotterà tutte le misure necessarie per proteggere le proprie navi nel rispetto del diritto internazionale. 

Birol (Aie): "Escalation a Hormuz aumenta preoccupazioni su forniture petrolio"
Il direttore esecutivo dell’AIE Fatih Birol (Foto AP/Michel Euler, Archivio)

“L’AIE sta monitorando attentamente la situazione sui mercati petroliferi a seguito dei recenti sviluppi del conflitto in Medio Oriente. L’escalation delle ostilità che interessano lo Stretto di Hormuz e le infrastrutture energetiche della regione accresce le preoccupazioni relative alla sicurezza dell’approvvigionamento e l’incertezza sulle prospettive di mercato”. Lo ha affermato il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, Fatih Birol, sottolineando che “le minacce allo Stretto di Bab el-Mandeb, che ha assunto un’importanza sempre maggiore come rotta alternativa allo Stretto di Hormuz, aggravano ulteriormente tali preoccupazioni”. “Per il momento, i mercati del greggio continuano a beneficiare di diversi fattori attenuanti. Tra questi figurano le ingenti forniture provenienti dai produttori del Golfo – in particolare grazie ai notevoli sforzi dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti – che continuano a raggiungere i mercati globali attraverso rotte alternative allo Stretto di Hormuz, oltre ai volumi che riescono ancora ad attraversarlo. Stimiamo che le esportazioni del Golfo siano inferiori ai massimi raggiunti a fine giugno, ma comunque notevolmente superiori ai livelli registrati tra l’inizio di marzo e la metà di giugno. Inoltre, i produttori di petrolio di altre regioni – in particolare Stati Uniti, Brasile, Venezuela e Kazakistan – hanno aumentato le esportazioni, compensando in parte le perdite di offerta provenienti dal Golfo. Dal lato della domanda, la Cina ha svolto un ruolo importante nella stabilizzazione dei mercati, riducendo le proprie importazioni di greggio di quasi il 50% rispetto ai livelli prebellici”, ha osservato poi Birol.

“I continui prelievi dalle scorte di emergenza da parte dei paesi membri dell’AIE continuano a fornire un significativo sollievo ai mercati. Dall’annuncio dell’11 marzo dell’azione collettiva dell’AIE volta a rendere disponibili sul mercato 400 milioni di barili di petrolio, i paesi membri dell’AIE hanno immesso circa 290 milioni di barili, e altri continuano ad affluire sul mercato. I paesi dell’AIE detengono ancora un volume consistente di scorte di emergenza, compresi oltre 1 miliardo di barili di scorte controllate dal governo”, ha proseguito Birol, aggiungendo che “non c’è spazio per l’autocompiacimento in materia di sicurezza petrolifera, alla luce dell’escalation delle ostilità e del continuo esaurimento delle scorte commerciali disponibili. L’attività delle raffinerie e l’offerta di prodotti non hanno registrato una ripresa pari a quella delle forniture di greggio, il che significa che i mercati dei prodotti petroliferi raffinati, tra cui gasolio e benzina, sono notevolmente più tesi rispetto a quelli del greggio”. Nei mercati del gas naturale, “l’aumento dei flussi di GNL provenienti da altri mercati, in particolare dagli Stati Uniti e dal Canada, ha compensato circa il 70% dell’offerta persa attraverso lo Stretto di Hormuz, ma ulteriori ritardi nella ripresa delle esportazioni dal Golfo rischiano di mantenere i mercati in una situazione di tensione più a lungo. Ciò avrà ripercussioni su tutti gli importatori di GNL, compresa l’Europa, che sta cercando di riempire i propri stoccaggi di gas in vista del prossimo inverno”. Birol ha concluso affermando che “l’Aie continua a sostenere che una risoluzione del conflitto in corso, che includa una riapertura completa e incondizionata dello Stretto di Hormuz, sarà essenziale per evitare un ulteriore deterioramento della sicurezza energetica globale”.

Kuwait, colpite centrali elettriche e impianti desalinizzazione

Il Kuwait ha dichiarato che l’Iran ha nuovamente attaccato centrali elettriche e impianti di desalinizzazione vitali. Secondo una nota del ministero dell’Elettricità, dell’Acqua e delle Energie Rinnovabili del Kuwait, nella notte di lunedì Teheran ha colpito gli impianti per il quarto giorno consecutivo. Gli attacchi hanno provocato incendi e danni; sono in corso i lavori di riparazione delle strutture. Circa il 90% dell’acqua potabile del Kuwait proviene dalla desalinizzazione. 

Pakistan, al via colloqui ministro Interni Teheran con i mediatori

Il ministro degli Interni iraniano, Eskandar Momeni, ha avviato oggi in Pakistan una serie di incontri con i mediatori regionali, mentre l’accordo ad interim tra Teheran e gli Stati Uniti risulta ormai fallito. Secondo due funzionari pakistani, Momeni ha incontrato il capo di Stato maggiore dell’esercito, il feldmaresciallo Asim Munir. Le autorità non hanno fornito dettagli sul contenuto dei colloqui. Nel corso della giornata il ministro iraniano dovrebbe incontrare anche il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. La visita si inserisce nel tentativo di rilanciare gli sforzi diplomatici dopo il deterioramento dell’intesa temporanea tra Iran e Stati Uniti e nel quadro delle iniziative di mediazione promosse dai Paesi della regione. 

Ministero Salute Gaza: "73.293 palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023"

Il bilancio delle vittime palestinesi a Gaza a causa degli attacchi israeliani da 7 ottobre 2023 sale a 73.293. Lo riferisce il ministero della Salute di Gaza, come riporta Al Jazeera, aggiungendo che sltre 173.906 persone sono rimaste ferite. Nelle ultime 24 ore sono state uccise altre nove persone ed è stato recuperato un corpo, ha aggiunto il ministero. Almeno 1.168 persone sono state uccise e 3.798 ferite in attacchi israeliani da quando, l’11 ottobre 2025, è stato annunciato il ‘cessate il fuoco’ mediato dagli Stati Uniti.

Forze difesa Bahrein, abbattuti missili lanciati da Teheran

Le Forze di Difesa del Bahrein hanno intercettato e distrutto diversi missili iraniani, come dichiarato in un comunicato ufficiale, come riportato da Al Jazeera. I militari hanno inoltre esortato i cittadini a “prestare attenzione, a non avvicinarsi a oggetti insoliti o sospetti derivanti dai resti del vile attacco iraniano e a segnalarli immediatamente”. Il Comando Generale delle Forze di Difesa del Bahrein ha affermato che “l’uso deliberato di missili e droni per colpire civili e proprietà private costituisce una palese violazione del diritto internazionale umanitario”. L’Iran ha dichiarato di aver attaccato questa mattina la base militare statunitense Sheikh Isa, in Bahrein, utilizzando droni, e ha avvertito che le operazioni offensive proseguiranno, come riferito dall’agenzia di stampa statale iraniana. 

Allarme aereo in Bahrein durante nuova ondata attacchi Teheran

Le sirene d’allarme stanno suonando nuovamente in Bahrein. Il ministero dell’Interno ha invitato cittadini e residenti a “mantenere la calma e a recarsi nel luogo sicuro più vicino”, come riporta Al Jazeera. Nelle ultime 24 ore, le sirene in Bahrein sono scattate quattro volte. Nel corso della giornata, l’Iran ha preso di mira il regno del Golfo lanciando diversi missili e droni. Teheran ha dichiarato di aver colpito le infrastrutture di Amazon presenti nel Paese e di aver attaccato una base militare americana in loco. Le forze armate del Bahrein hanno riferito di aver intercettato e distrutto diversi missili in arrivo. 

Esercito Giordania, intercettati cinque droni iraniani

L’esercito giordano ha dichiarato di aver intercettato cinque droni lanciati dall’Iran diretti contro il regno. Le forze armate hanno dato l’annuncio tramite l’agenzia di stampa statale Petra. È stato riferito che l’intercettazione non ha causato vittime né danni al suolo. La Giordania ospita truppe e velivoli statunitensi ed è stata ripetutamente presa di mira dall’Iran in seguito al fallimento dell’accordo provvisorio con gli Stati Uniti, causato dalla disputa per il controllo dello Stretto di Hormuz. 

Media, droni Teheran contro base Usa in Bahrein

L’esercito iraniano ha annunciato di aver preso di mira con dei droni la base militare statunitense Sheikh Isa, in Bahrein. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale Fars. Secondo l’esercito, la base è una delle strutture chiave per la Quinta Flotta della Marina statunitense e un fulcro delle operazioni Usa. Secondo l’esercito iraniano, le operazioni offensive proseguiranno finché “il nemico non sarà dissuaso dal continuare i suoi attacchi contro il Paese”. 

Libano, truppe di Beirut iniziano dispiegamento in 'zone pilota' nel sud del Paese

Truppe dell’esercito libanese hanno iniziato a dispiegarsi nella località di Zawtar al-Gharbiyeh, nel Libano meridionale, in seguito al ritiro delle forze israeliane dall’area. Lo ha riferito un alto funzionario della sicurezza libanese, come riportato dai media libanesi, precisando che l’iniziativa rientra in un piano mediato dagli Stati Uniti per la creazione di ‘zone pilota’ nel sud del Paese. Secondo quanto riportato dai media libanesi, una squadra di ingegneri dell’esercito libanese ha iniziato a entrare nel villaggio di Zutar al-Gharbia, nell’ambito della prima fase di attuazione del progetto pilota. Il piano prevede il sequestro, da parte dell’esercito libanese, delle armi di Hezbollah in alcune aree del Libano meridionale e il ritiro graduale delle truppe israeliane. Ieri, l’esercito israeliano ha confermato l’avvio del piano.

Ap: "Israele sta costruendo barriera che divide in due Striscia Gaza"

L’esercito israeliano sta costruendo una vasta barriera di terra che separa oltre il 50% della Striscia di Gaza, consolidando la divisione del territorio palestinese. Lo riferisce l’Associated Press, sulla base di immagini satellitari, secondo cui negli ultimi mesi sono stati realizzati oltre 23 chilometri di terrapieno attraverso aree palestinesi rase al suolo dai combattimenti. Interpellate dall’Ap, le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno confermato la costruzione di una barriera fisica lungo la cosiddetta ‘linea gialla’, il limite fino al quale le truppe israeliane si erano ritirate in base all’accordo di cessate il fuoco raggiunto con Hamas nell’ottobre scorso. L’intesa, sostenuta dagli Stati Uniti, prevedeva che tale linea avesse carattere temporaneo, in attesa di un ritiro più ampio delle forze israeliane.Con la tregua in stallo, tuttavia, i lavori sembrano rafforzare il controllo israeliano sull’area, alimentando tra i palestinesi il timore che quella linea possa trasformarsi in un confine permanente. Né il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), incaricato di monitorare il cessate il fuoco, né il Board of Peace, l’organismo voluto dal presidente americano Donald Trump per la futura gestione di Gaza, hanno commentato il progetto. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver realizzato anche una ‘zona di sicurezza’ lungo la barriera, dotata di sistemi di intelligence e tecnologie di sorveglianza, sostenendo che l’obiettivo è impedire infiltrazioni e proteggere sia le truppe sia le comunità israeliane vicine alla Striscia. Non sono stati forniti dettagli sull’estensione complessiva dell’opera. Secondo le immagini satellitari citate dall’Ap, solo nelle prime due settimane di luglio un tratto della barriera nel sud della Striscia è passato da circa 500 metri a 2,4 chilometri, separando le rovine della città di Rafah dall’area di Muwasi, dove si trovano alcuni dei più grandi campi di tende per gli sfollati palestinesi. Se i lavori proseguiranno nell’attuale direzione, il nuovo tratto si collegherà a una barriera quasi continua di circa 17 chilometri che si estende da Khan Younis fino alle vicinanze di Gaza City. 

Pasdaran rivendicano distruzione data center Amazon in Bahrein

 I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno dichiarato di aver attaccato un obiettivo commerciale statunitense in Bahrein. In una nota diffusa dall’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim, i Pasdaran hanno affermato che la propria forza aerospaziale ha distrutto l’infrastruttura centrale di elaborazione dati di Amazon utilizzando missili da crociera. L’attacco, affermano i Guardiani della Rivoluzione, è avvenuto in risposta alle recenti azioni statunitensi contro infrastrutture civili a Darkhovin.

Gaza, Idf: "Ucciso comandante Hamas responsabile rapimenti 7 ottobre"

Un alto comandante di Hamas, che aveva diretto l’invasione di Israele da parte della sua brigata durante l’assalto del 7 ottobre 2023 e aveva successivamente tenuto in ostaggio diverse persone, è stato ucciso in un attacco aereo durante il fine settimana. Lo hanno annunciato l’Idf e lo Shin Bet, come riporta Times of Israel. Secondo le forze armate, l’attacco di sabato a Gaza City ha ucciso Adham Ibrahim Shaaban Nasman, che ricopriva il ruolo di capo delle operazioni della Brigata di Gaza City di Hamas. Nasman aveva precedentemente comandato un battaglione delle forze d’élite Nukhba e, durante l’attacco del 7 ottobre, “ha comandato e diretto l’infiltrazione nello Stato di Israele da parte della Brigata di Gaza City di Hamas”, ha affermato l’Idf, aggiungendo che Nasman è stato responsabile della detenzione di numerosi ostaggi nelle mani di Hamas, tra cui Romi Gonen, Emily Damari, Ziv e Gali Berman, Eitan Mor, Matan Angrest e Omri Miran. 

Libano, oggi Aoun da Trump: Beirut punta al ritiro delle truppe israeliane

– Il presidente libanese Joseph Aoun incontrerà oggi a Washington il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel momento più importante della sua visita di quattro giorni negli Usa. L’obiettivo di Beirut è consolidare il cessate il fuoco nel sud del Paese, ottenere il ritiro delle truppe israeliane ancora presenti in alcune aree e rafforzare il sostegno internazionale alle forze armate libanesi. L’incontro si svolge mentre Libano e Israele proseguono rari colloqui diretti, mediati da Washington. Beirut punta a un ritiro completo delle forze israeliane dal Libano meridionale e al rafforzamento dell’esercito nazionale, chiamato ad assumere il pieno controllo delle aree un tempo dominate da Hezbollah. Il 26 giugno i due Paesi hanno annunciato un ‘accordo quadro’ che prevede il ritiro delle forze israeliane dal sud del Libano, il disarmo di Hezbollah e l’avvio di un percorso verso un futuro accordo di pace. Israele e Libano, che non hanno mai intrattenuto relazioni diplomatiche ufficiali, sono formalmente in stato di guerra dalla nascita dello Stato israeliano nel 1948. Il Dipartimento di Stato americano ha inoltre annunciato l’avvio delle operazioni in tre villaggi del cosiddetto ‘pilot zone’ – Froun, Srifa e Zawtar al-Gharbieh – senza fornire ulteriori dettagli sulle attività in corso. Domenica Aoun ha incontrato il segretario di Stato Marco Rubio, che ha ribadito il sostegno di Washington all’attuazione dell’accordo, sottolineando che il Libano “non sarà mai pienamente in pace” finché non sarà risolta la questione Hezbollah. “Bisogna sostituire Hezbollah con uno Stato sufficientemente forte da essere l’unica forza armata del Paese”, ha affermato Rubio, aggiungendo che gli Stati Uniti puntano anche a favorire maggiori investimenti internazionali per sostenere la ricostruzione e il rafforzamento delle istituzioni libanesi. 

Media: "Mediatori propongono tregua di 10 giorni, Trump valuta maxi offensiva"

I mediatori regionali stanno cercando di rilanciare una tregua di 10 giorni tra Stati Uniti e Iran, mentre il presidente americano Donald Trump valuta se puntare sulla via diplomatica o su una massiccia escalation militare con Israele. Lo riferisce Axios, citando fonti regionali e statunitensi. Secondo il portale d’informazione, Qatar, Egitto, Pakistan e altri Paesi della regione hanno presentato a Washington e Teheran una proposta di cessate il fuoco di dieci giorni con l’obiettivo di riaprire lo Stretto di Hormuz e creare lo spazio necessario per nuovi negoziati. L’amministrazione Trump starebbe esaminando il piano e avrebbe invitato Israele a evitare azioni che possano compromettere la finestra diplomatica. Parallelamente, però, gli Stati Uniti si stanno preparando all’eventuale fallimento dei colloqui. Negli ultimi giorni il Pentagono ha dispiegato nella regione decine di caccia e aerei cisterna, mentre, secondo fonti israeliane, le Forze di difesa israeliane (Idf) sono in stato di massima allerta e pronte ad ampliare l’offensiva con una campagna militare coordinata su larga scala nel giro di pochi giorni. La proposta dei mediatori prevede la sospensione dei combattimenti, la piena riapertura delle due rotte marittime nello Stretto di Hormuz e l’avvio di negoziati su un accordo di lungo periodo per la sicurezza della navigazione. Tra le ipotesi in discussione vi sarebbe anche un sistema che consentirebbe all’Iran di riscuotere commissioni “ragionevoli” per servizi di sicurezza marittima e tutela ambientale, oppure la creazione di un fondo con il coinvolgimento dell’Organizzazione marittima internazionale. Al momento né Washington né Teheran hanno accettato la proposta. Secondo Axios, entrambe le parti puntano prima a rafforzare la propria posizione sul terreno. 

Media: "Attacco Idf a Gaza uccide cinque persone tra cui tre bambini"

I media affiliati ad Hamas a Gaza riferiscono che cinque persone sono state uccise in un attacco israeliano su una casa nel sud di Gaza City questa mattina. Secondo le fonti, tre degli uccisi erano bambini, tutti della stessa famiglia. L’Idf al momento non ha commentato. 

Media iraniani: "Colpiti target militari Usa in Bahrein e Kuwait"

 Nel corso di un attacco coordinato contro la base di Ahmed Al-Jaber in Kuwait, l’IRGC – Corpo delle guardie della rivoluzione islamica – è riuscito a distruggere diverse risorse militari statunitensi, tra cui un radar di allerta precoce, un radar di difesa missilistica, un radar di sorveglianza FPS-117, una batteria di difesa aerea Patriot e l’infrastruttura di comunicazioni satellitari a supporto della rete di difesa aerea. Una batteria di difesa aerea statunitense e un’installazione radar a Muharraq, in Bahrain, sono state completamente distrutte e rese inoperative. Lo scrive l’IRNA (Islamic Republic News Agency), agenzia di stampa ufficiale della Repubblica Islamica dell’Iran, che riporta: “I funzionari hanno indicato che, a seguito di questa operazione di neutralizzazione dei radar, il nemico dovrà prepararsi a ondate ancora più decisive e devastanti di attacchi con droni e missili”. 

Pentagono: "Quasi 100 militari Usa feriti in scontri dal 7 luglio"

Quasi 100 militari americani sono stati feriti in più attacchi aerei iraniani sulle basi nella regione del Medio Oriente questo mese. Lo ha riferito il portavoce del Pentagono Sean Parnell confermando i numeri in una dichiarazione a CBS News, affermando che quasi 100 persone “sono state ritenute avere un certo grado di lesioni dal 7 luglio 2026”, il 96% delle quali è tornato in servizio. “La stragrande maggioranza delle lesioni subite erano commozioni cerebrali minori”, ha detto Parnell. 

Centcom: "Colpiti centri comando e basi lancio missili"

 Le forze armate statunitensi hanno colpito centri di comando militari iraniani, risorse navali, siti di lancio di missili e droni e sistemi di difesa aerea, “con l’obiettivo di ridurre la capacità dell’Iran di continuare ad attaccare le navi commerciali che transitano nello Stretto di Hormuz”. Lo scrive su X il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) spiegando di aver completato così un’altra serie di attacchi contro l’Iran. “Le forze americane rimangono pronte e preparate a ritenere l’Iran responsabile di qualsiasi aggressione ingiustificata nei confronti dei marittimi civili che cercano di transitare liberamente e apertamente attraverso lo stretto”, prosegue il post sui social.

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