Iran, nuovi raid Usa. Media di Teheran: “Colpiti obiettivi americani in Bahrein e Kuwait” – La diretta

Iran, nuovi raid Usa. Media di Teheran: “Colpiti obiettivi americani in Bahrein e Kuwait” – La diretta
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I Pasdaran rivendicano la distruzione di un data center Amazon. Aoun da Trump alla Casa Bianca

Nuova notte di attacchi Usa contro l’Iran. Le forze armate statunitensi hanno colpito centri di comando militari iraniani, risorse navali, siti di lancio di missili e droni e sistemi di difesa aerea, “con l’obiettivo di ridurre la capacità dell’Iran di continuare ad attaccare le navi commerciali che transitano nello Stretto di Hormuz”. Lo scrive su X il Comando Centrale degli Stati Uniti.

La risposta di Teheran non si è fatta attendere, con i Pasdaran che hanno dichiarato di aver colpito obbiettivi statunitensi in Kuwait e Bahrain.

Iran, tutte le notizie in diretta di martedì 21 luglio
Nuovi raid Usa nella notta sull’Iran. Centcom riferisce che sono stati colpiti entri di comando militari iraniani, risorse navali, siti di lancio di missili e droni e sistemi di difesa aerea. L’agenzia di stato iraniana Irna parla di target americani colpiti in Bahrein e Kuwait
Inizio diretta: 21/07/26 07:20
Fine diretta: 21/07/26 23:59
Emirati condannano attacchi contro Bahrein, Kuwait e Giordania

Gli Emirati Arabi Uniti condannano con forza gli “attacchi ostili” dell’Iran contro Bahrein, Kuwait e Giordania, definendoli una “flagrante violazione della sovranità delle nazioni sorelle e una minaccia alla loro sicurezza e stabilità”. Lo riferisce Al Jazeera. Il ministero degli Affari Esteri degli Emirati Arabi Uniti ha inoltre ribadito la “piena solidarietà” del Paese nei confronti dei tre Stati e il proprio “sostegno a tutte le misure volte a salvaguardarne la sicurezza e la stabilità”.

Wp: "Per intelligence Usa attuali attacchi non cambieranno posizione Teheran"

Secondo quanto riportato dal Washington Post, una nuova valutazione dell’intelligence statunitense indica che gli attacchi americani in corso contro l’Iran, nella loro attuale portata, difficilmente modificheranno la posizione negoziale di Teheran. Secondo la valutazione, finché proseguirà questo scambio di attacchi, Iran e Stati Uniti rimarranno sospesi a tempo indeterminato tra pace e guerra. Il quotidiano non specifica se il documento prenda in esame i potenziali effetti di una diversa modalità operativa da parte delle forze armate statunitensi. La Casa Bianca è stata informata della valutazione, ha riferito il Washington Post. 

Yemen: "Esercito pronto a combattere contro gli Houthi"

Il ministro della Difesa yemenita Taher al-Uqaili ha dichiarato che l’esercito del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale è pronto “a combattere per la libertà”. In una dichiarazione pubblicata sul sito web del ministero della Difesa, Uqaili ha espresso la prontezza delle forze armate “al massimo livello di combattimento e morale per porre fine al colpo di stato degli Houthi, che ha causato tanta sofferenza al nostro popolo, e per combattere per la libertà”, come riporta Al Jazeera. Il ministro ha rivolto un appello agli yemeniti che vivono nelle aree controllate dagli Houthi affinché “proteggano i loro figli e non li mandino in una guerra persa in partenza, condotta da mercenari del regime iraniano”. Gli scontri tra le forze governative e gli Houthi sono ripresi in alcune zone del Paese. Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno annunciato domenica di aver iniziato ad attuare un ‘blocco navale’ contro l’Arabia Saudita. Il governo di Riyadh ha condannato la decisione degli Houthi di imporre un blocco navale e ha annunciato che adotterà tutte le misure necessarie per proteggere le proprie navi nel rispetto del diritto internazionale. 

Birol (Aie): "Escalation a Hormuz aumenta preoccupazioni su forniture petrolio"
Il direttore esecutivo dell’AIE Fatih Birol (Foto AP/Michel Euler, Archivio)

“L’AIE sta monitorando attentamente la situazione sui mercati petroliferi a seguito dei recenti sviluppi del conflitto in Medio Oriente. L’escalation delle ostilità che interessano lo Stretto di Hormuz e le infrastrutture energetiche della regione accresce le preoccupazioni relative alla sicurezza dell’approvvigionamento e l’incertezza sulle prospettive di mercato”. Lo ha affermato il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, Fatih Birol, sottolineando che “le minacce allo Stretto di Bab el-Mandeb, che ha assunto un’importanza sempre maggiore come rotta alternativa allo Stretto di Hormuz, aggravano ulteriormente tali preoccupazioni”. “Per il momento, i mercati del greggio continuano a beneficiare di diversi fattori attenuanti. Tra questi figurano le ingenti forniture provenienti dai produttori del Golfo – in particolare grazie ai notevoli sforzi dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti – che continuano a raggiungere i mercati globali attraverso rotte alternative allo Stretto di Hormuz, oltre ai volumi che riescono ancora ad attraversarlo. Stimiamo che le esportazioni del Golfo siano inferiori ai massimi raggiunti a fine giugno, ma comunque notevolmente superiori ai livelli registrati tra l’inizio di marzo e la metà di giugno. Inoltre, i produttori di petrolio di altre regioni – in particolare Stati Uniti, Brasile, Venezuela e Kazakistan – hanno aumentato le esportazioni, compensando in parte le perdite di offerta provenienti dal Golfo. Dal lato della domanda, la Cina ha svolto un ruolo importante nella stabilizzazione dei mercati, riducendo le proprie importazioni di greggio di quasi il 50% rispetto ai livelli prebellici”, ha osservato poi Birol.

“I continui prelievi dalle scorte di emergenza da parte dei paesi membri dell’AIE continuano a fornire un significativo sollievo ai mercati. Dall’annuncio dell’11 marzo dell’azione collettiva dell’AIE volta a rendere disponibili sul mercato 400 milioni di barili di petrolio, i paesi membri dell’AIE hanno immesso circa 290 milioni di barili, e altri continuano ad affluire sul mercato. I paesi dell’AIE detengono ancora un volume consistente di scorte di emergenza, compresi oltre 1 miliardo di barili di scorte controllate dal governo”, ha proseguito Birol, aggiungendo che “non c’è spazio per l’autocompiacimento in materia di sicurezza petrolifera, alla luce dell’escalation delle ostilità e del continuo esaurimento delle scorte commerciali disponibili. L’attività delle raffinerie e l’offerta di prodotti non hanno registrato una ripresa pari a quella delle forniture di greggio, il che significa che i mercati dei prodotti petroliferi raffinati, tra cui gasolio e benzina, sono notevolmente più tesi rispetto a quelli del greggio”. Nei mercati del gas naturale, “l’aumento dei flussi di GNL provenienti da altri mercati, in particolare dagli Stati Uniti e dal Canada, ha compensato circa il 70% dell’offerta persa attraverso lo Stretto di Hormuz, ma ulteriori ritardi nella ripresa delle esportazioni dal Golfo rischiano di mantenere i mercati in una situazione di tensione più a lungo. Ciò avrà ripercussioni su tutti gli importatori di GNL, compresa l’Europa, che sta cercando di riempire i propri stoccaggi di gas in vista del prossimo inverno”. Birol ha concluso affermando che “l’Aie continua a sostenere che una risoluzione del conflitto in corso, che includa una riapertura completa e incondizionata dello Stretto di Hormuz, sarà essenziale per evitare un ulteriore deterioramento della sicurezza energetica globale”.

Kuwait, colpite centrali elettriche e impianti desalinizzazione

Il Kuwait ha dichiarato che l’Iran ha nuovamente attaccato centrali elettriche e impianti di desalinizzazione vitali. Secondo una nota del ministero dell’Elettricità, dell’Acqua e delle Energie Rinnovabili del Kuwait, nella notte di lunedì Teheran ha colpito gli impianti per il quarto giorno consecutivo. Gli attacchi hanno provocato incendi e danni; sono in corso i lavori di riparazione delle strutture. Circa il 90% dell’acqua potabile del Kuwait proviene dalla desalinizzazione. 

Pakistan, al via colloqui ministro Interni Teheran con i mediatori

Il ministro degli Interni iraniano, Eskandar Momeni, ha avviato oggi in Pakistan una serie di incontri con i mediatori regionali, mentre l’accordo ad interim tra Teheran e gli Stati Uniti risulta ormai fallito. Secondo due funzionari pakistani, Momeni ha incontrato il capo di Stato maggiore dell’esercito, il feldmaresciallo Asim Munir. Le autorità non hanno fornito dettagli sul contenuto dei colloqui. Nel corso della giornata il ministro iraniano dovrebbe incontrare anche il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. La visita si inserisce nel tentativo di rilanciare gli sforzi diplomatici dopo il deterioramento dell’intesa temporanea tra Iran e Stati Uniti e nel quadro delle iniziative di mediazione promosse dai Paesi della regione. 

Ministero Salute Gaza: "73.293 palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023"

Il bilancio delle vittime palestinesi a Gaza a causa degli attacchi israeliani da 7 ottobre 2023 sale a 73.293. Lo riferisce il ministero della Salute di Gaza, come riporta Al Jazeera, aggiungendo che sltre 173.906 persone sono rimaste ferite. Nelle ultime 24 ore sono state uccise altre nove persone ed è stato recuperato un corpo, ha aggiunto il ministero. Almeno 1.168 persone sono state uccise e 3.798 ferite in attacchi israeliani da quando, l’11 ottobre 2025, è stato annunciato il ‘cessate il fuoco’ mediato dagli Stati Uniti.

Forze difesa Bahrein, abbattuti missili lanciati da Teheran

Le Forze di Difesa del Bahrein hanno intercettato e distrutto diversi missili iraniani, come dichiarato in un comunicato ufficiale, come riportato da Al Jazeera. I militari hanno inoltre esortato i cittadini a “prestare attenzione, a non avvicinarsi a oggetti insoliti o sospetti derivanti dai resti del vile attacco iraniano e a segnalarli immediatamente”. Il Comando Generale delle Forze di Difesa del Bahrein ha affermato che “l’uso deliberato di missili e droni per colpire civili e proprietà private costituisce una palese violazione del diritto internazionale umanitario”. L’Iran ha dichiarato di aver attaccato questa mattina la base militare statunitense Sheikh Isa, in Bahrein, utilizzando droni, e ha avvertito che le operazioni offensive proseguiranno, come riferito dall’agenzia di stampa statale iraniana. 

Allarme aereo in Bahrein durante nuova ondata attacchi Teheran

Le sirene d’allarme stanno suonando nuovamente in Bahrein. Il ministero dell’Interno ha invitato cittadini e residenti a “mantenere la calma e a recarsi nel luogo sicuro più vicino”, come riporta Al Jazeera. Nelle ultime 24 ore, le sirene in Bahrein sono scattate quattro volte. Nel corso della giornata, l’Iran ha preso di mira il regno del Golfo lanciando diversi missili e droni. Teheran ha dichiarato di aver colpito le infrastrutture di Amazon presenti nel Paese e di aver attaccato una base militare americana in loco. Le forze armate del Bahrein hanno riferito di aver intercettato e distrutto diversi missili in arrivo. 

Esercito Giordania, intercettati cinque droni iraniani

L’esercito giordano ha dichiarato di aver intercettato cinque droni lanciati dall’Iran diretti contro il regno. Le forze armate hanno dato l’annuncio tramite l’agenzia di stampa statale Petra. È stato riferito che l’intercettazione non ha causato vittime né danni al suolo. La Giordania ospita truppe e velivoli statunitensi ed è stata ripetutamente presa di mira dall’Iran in seguito al fallimento dell’accordo provvisorio con gli Stati Uniti, causato dalla disputa per il controllo dello Stretto di Hormuz. 

Media, droni Teheran contro base Usa in Bahrein

L’esercito iraniano ha annunciato di aver preso di mira con dei droni la base militare statunitense Sheikh Isa, in Bahrein. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale Fars. Secondo l’esercito, la base è una delle strutture chiave per la Quinta Flotta della Marina statunitense e un fulcro delle operazioni Usa. Secondo l’esercito iraniano, le operazioni offensive proseguiranno finché “il nemico non sarà dissuaso dal continuare i suoi attacchi contro il Paese”. 

Libano, truppe di Beirut iniziano dispiegamento in 'zone pilota' nel sud del Paese

Truppe dell’esercito libanese hanno iniziato a dispiegarsi nella località di Zawtar al-Gharbiyeh, nel Libano meridionale, in seguito al ritiro delle forze israeliane dall’area. Lo ha riferito un alto funzionario della sicurezza libanese, come riportato dai media libanesi, precisando che l’iniziativa rientra in un piano mediato dagli Stati Uniti per la creazione di ‘zone pilota’ nel sud del Paese. Secondo quanto riportato dai media libanesi, una squadra di ingegneri dell’esercito libanese ha iniziato a entrare nel villaggio di Zutar al-Gharbia, nell’ambito della prima fase di attuazione del progetto pilota. Il piano prevede il sequestro, da parte dell’esercito libanese, delle armi di Hezbollah in alcune aree del Libano meridionale e il ritiro graduale delle truppe israeliane. Ieri, l’esercito israeliano ha confermato l’avvio del piano.

Ap: "Israele sta costruendo barriera che divide in due Striscia Gaza"

L’esercito israeliano sta costruendo una vasta barriera di terra che separa oltre il 50% della Striscia di Gaza, consolidando la divisione del territorio palestinese. Lo riferisce l’Associated Press, sulla base di immagini satellitari, secondo cui negli ultimi mesi sono stati realizzati oltre 23 chilometri di terrapieno attraverso aree palestinesi rase al suolo dai combattimenti. Interpellate dall’Ap, le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno confermato la costruzione di una barriera fisica lungo la cosiddetta ‘linea gialla’, il limite fino al quale le truppe israeliane si erano ritirate in base all’accordo di cessate il fuoco raggiunto con Hamas nell’ottobre scorso. L’intesa, sostenuta dagli Stati Uniti, prevedeva che tale linea avesse carattere temporaneo, in attesa di un ritiro più ampio delle forze israeliane.Con la tregua in stallo, tuttavia, i lavori sembrano rafforzare il controllo israeliano sull’area, alimentando tra i palestinesi il timore che quella linea possa trasformarsi in un confine permanente. Né il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), incaricato di monitorare il cessate il fuoco, né il Board of Peace, l’organismo voluto dal presidente americano Donald Trump per la futura gestione di Gaza, hanno commentato il progetto. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver realizzato anche una ‘zona di sicurezza’ lungo la barriera, dotata di sistemi di intelligence e tecnologie di sorveglianza, sostenendo che l’obiettivo è impedire infiltrazioni e proteggere sia le truppe sia le comunità israeliane vicine alla Striscia. Non sono stati forniti dettagli sull’estensione complessiva dell’opera. Secondo le immagini satellitari citate dall’Ap, solo nelle prime due settimane di luglio un tratto della barriera nel sud della Striscia è passato da circa 500 metri a 2,4 chilometri, separando le rovine della città di Rafah dall’area di Muwasi, dove si trovano alcuni dei più grandi campi di tende per gli sfollati palestinesi. Se i lavori proseguiranno nell’attuale direzione, il nuovo tratto si collegherà a una barriera quasi continua di circa 17 chilometri che si estende da Khan Younis fino alle vicinanze di Gaza City. 

Pasdaran rivendicano distruzione data center Amazon in Bahrein

 I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno dichiarato di aver attaccato un obiettivo commerciale statunitense in Bahrein. In una nota diffusa dall’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim, i Pasdaran hanno affermato che la propria forza aerospaziale ha distrutto l’infrastruttura centrale di elaborazione dati di Amazon utilizzando missili da crociera. L’attacco, affermano i Guardiani della Rivoluzione, è avvenuto in risposta alle recenti azioni statunitensi contro infrastrutture civili a Darkhovin.

Gaza, Idf: "Ucciso comandante Hamas responsabile rapimenti 7 ottobre"

Un alto comandante di Hamas, che aveva diretto l’invasione di Israele da parte della sua brigata durante l’assalto del 7 ottobre 2023 e aveva successivamente tenuto in ostaggio diverse persone, è stato ucciso in un attacco aereo durante il fine settimana. Lo hanno annunciato l’Idf e lo Shin Bet, come riporta Times of Israel. Secondo le forze armate, l’attacco di sabato a Gaza City ha ucciso Adham Ibrahim Shaaban Nasman, che ricopriva il ruolo di capo delle operazioni della Brigata di Gaza City di Hamas. Nasman aveva precedentemente comandato un battaglione delle forze d’élite Nukhba e, durante l’attacco del 7 ottobre, “ha comandato e diretto l’infiltrazione nello Stato di Israele da parte della Brigata di Gaza City di Hamas”, ha affermato l’Idf, aggiungendo che Nasman è stato responsabile della detenzione di numerosi ostaggi nelle mani di Hamas, tra cui Romi Gonen, Emily Damari, Ziv e Gali Berman, Eitan Mor, Matan Angrest e Omri Miran. 

Libano, oggi Aoun da Trump: Beirut punta al ritiro delle truppe israeliane

– Il presidente libanese Joseph Aoun incontrerà oggi a Washington il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel momento più importante della sua visita di quattro giorni negli Usa. L’obiettivo di Beirut è consolidare il cessate il fuoco nel sud del Paese, ottenere il ritiro delle truppe israeliane ancora presenti in alcune aree e rafforzare il sostegno internazionale alle forze armate libanesi. L’incontro si svolge mentre Libano e Israele proseguono rari colloqui diretti, mediati da Washington. Beirut punta a un ritiro completo delle forze israeliane dal Libano meridionale e al rafforzamento dell’esercito nazionale, chiamato ad assumere il pieno controllo delle aree un tempo dominate da Hezbollah. Il 26 giugno i due Paesi hanno annunciato un ‘accordo quadro’ che prevede il ritiro delle forze israeliane dal sud del Libano, il disarmo di Hezbollah e l’avvio di un percorso verso un futuro accordo di pace. Israele e Libano, che non hanno mai intrattenuto relazioni diplomatiche ufficiali, sono formalmente in stato di guerra dalla nascita dello Stato israeliano nel 1948. Il Dipartimento di Stato americano ha inoltre annunciato l’avvio delle operazioni in tre villaggi del cosiddetto ‘pilot zone’ – Froun, Srifa e Zawtar al-Gharbieh – senza fornire ulteriori dettagli sulle attività in corso. Domenica Aoun ha incontrato il segretario di Stato Marco Rubio, che ha ribadito il sostegno di Washington all’attuazione dell’accordo, sottolineando che il Libano “non sarà mai pienamente in pace” finché non sarà risolta la questione Hezbollah. “Bisogna sostituire Hezbollah con uno Stato sufficientemente forte da essere l’unica forza armata del Paese”, ha affermato Rubio, aggiungendo che gli Stati Uniti puntano anche a favorire maggiori investimenti internazionali per sostenere la ricostruzione e il rafforzamento delle istituzioni libanesi. 

Media: "Mediatori propongono tregua di 10 giorni, Trump valuta maxi offensiva"

I mediatori regionali stanno cercando di rilanciare una tregua di 10 giorni tra Stati Uniti e Iran, mentre il presidente americano Donald Trump valuta se puntare sulla via diplomatica o su una massiccia escalation militare con Israele. Lo riferisce Axios, citando fonti regionali e statunitensi. Secondo il portale d’informazione, Qatar, Egitto, Pakistan e altri Paesi della regione hanno presentato a Washington e Teheran una proposta di cessate il fuoco di dieci giorni con l’obiettivo di riaprire lo Stretto di Hormuz e creare lo spazio necessario per nuovi negoziati. L’amministrazione Trump starebbe esaminando il piano e avrebbe invitato Israele a evitare azioni che possano compromettere la finestra diplomatica. Parallelamente, però, gli Stati Uniti si stanno preparando all’eventuale fallimento dei colloqui. Negli ultimi giorni il Pentagono ha dispiegato nella regione decine di caccia e aerei cisterna, mentre, secondo fonti israeliane, le Forze di difesa israeliane (Idf) sono in stato di massima allerta e pronte ad ampliare l’offensiva con una campagna militare coordinata su larga scala nel giro di pochi giorni. La proposta dei mediatori prevede la sospensione dei combattimenti, la piena riapertura delle due rotte marittime nello Stretto di Hormuz e l’avvio di negoziati su un accordo di lungo periodo per la sicurezza della navigazione. Tra le ipotesi in discussione vi sarebbe anche un sistema che consentirebbe all’Iran di riscuotere commissioni “ragionevoli” per servizi di sicurezza marittima e tutela ambientale, oppure la creazione di un fondo con il coinvolgimento dell’Organizzazione marittima internazionale. Al momento né Washington né Teheran hanno accettato la proposta. Secondo Axios, entrambe le parti puntano prima a rafforzare la propria posizione sul terreno. 

Media: "Attacco Idf a Gaza uccide cinque persone tra cui tre bambini"

I media affiliati ad Hamas a Gaza riferiscono che cinque persone sono state uccise in un attacco israeliano su una casa nel sud di Gaza City questa mattina. Secondo le fonti, tre degli uccisi erano bambini, tutti della stessa famiglia. L’Idf al momento non ha commentato. 

Media iraniani: "Colpiti target militari Usa in Bahrein e Kuwait"

 Nel corso di un attacco coordinato contro la base di Ahmed Al-Jaber in Kuwait, l’IRGC – Corpo delle guardie della rivoluzione islamica – è riuscito a distruggere diverse risorse militari statunitensi, tra cui un radar di allerta precoce, un radar di difesa missilistica, un radar di sorveglianza FPS-117, una batteria di difesa aerea Patriot e l’infrastruttura di comunicazioni satellitari a supporto della rete di difesa aerea. Una batteria di difesa aerea statunitense e un’installazione radar a Muharraq, in Bahrain, sono state completamente distrutte e rese inoperative. Lo scrive l’IRNA (Islamic Republic News Agency), agenzia di stampa ufficiale della Repubblica Islamica dell’Iran, che riporta: “I funzionari hanno indicato che, a seguito di questa operazione di neutralizzazione dei radar, il nemico dovrà prepararsi a ondate ancora più decisive e devastanti di attacchi con droni e missili”. 

Pentagono: "Quasi 100 militari Usa feriti in scontri dal 7 luglio"

Quasi 100 militari americani sono stati feriti in più attacchi aerei iraniani sulle basi nella regione del Medio Oriente questo mese. Lo ha riferito il portavoce del Pentagono Sean Parnell confermando i numeri in una dichiarazione a CBS News, affermando che quasi 100 persone “sono state ritenute avere un certo grado di lesioni dal 7 luglio 2026”, il 96% delle quali è tornato in servizio. “La stragrande maggioranza delle lesioni subite erano commozioni cerebrali minori”, ha detto Parnell. 

Centcom: "Colpiti centri comando e basi lancio missili"

 Le forze armate statunitensi hanno colpito centri di comando militari iraniani, risorse navali, siti di lancio di missili e droni e sistemi di difesa aerea, “con l’obiettivo di ridurre la capacità dell’Iran di continuare ad attaccare le navi commerciali che transitano nello Stretto di Hormuz”. Lo scrive su X il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) spiegando di aver completato così un’altra serie di attacchi contro l’Iran. “Le forze americane rimangono pronte e preparate a ritenere l’Iran responsabile di qualsiasi aggressione ingiustificata nei confronti dei marittimi civili che cercano di transitare liberamente e apertamente attraverso lo stretto”, prosegue il post sui social.

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