La tortilla di patate, celebre piatto della cucina spagnola, ora ha un sapore ‘francese’. Per realizzarla infatti si usano sempre di più le economiche patate francesi di conservazione rispetto alle patate novelle spagnole, e gli agricoltori sono sul piede di guerra. “Se quest’estate ordinate una tortilla di patate spagnola in un bar, sappiate che probabilmente è fatta con patate francesi”, ha protestato il Coordinamento delle Organizzazioni degli Agricoltori e degli Allevatori (Coag), come riporta Rtve. L’associazione denuncia che si sta approfittando del boom turistico estivo per massimizzare i profitti, utilizzando una materia prima economica e di seconda qualità. Secondo il Coag, i principali fornitori di hotel, ristoranti e bar stanno sostituendo in massa le patate novelle spagnole creando “una situazione critica per il settore agricolo nazionale durante la stagione turistica, proprio quando i consumi sono al massimo”.
“Le patate novelle spagnole, appena raccolte a Murcia e in Andalusia, soprattutto a Siviglia e Cadice, che dovrebbero essere di punta a giugno, si stanno accumulando nei campi a causa di questo fenomeno”, ha denunciato il Coag, parlando con la radio tv pubblica spagnola Rtve. L’associazione di categoria ha rimarcato che il fenomeno non ha nulla a che vedere con le scelte del consumatore o dei proprietari di bar ma che sono i grossisti e i grandi distributori ad aver deciso di comprare le eccedenze di patate francesi del raccolto 2025 a “prezzi stracciati”, tra i 15 e i 20 centesimi al chilo. Ciò ha causato un crollo del prezzo delle patate spagnole a fronte di un aumento dei costi di produzione causato dall’incremento dei prezzi dei fertilizzanti e dei carburanti per la guerra in Iran.
L’aumento delle importazioni di patate francesi in Spagna va avanti da tempo. Secondo i dati del Coag queste sono aumentate del 33% in dieci anni, passando da 708.000 tonnellate nel 2016 a 941.000 tonnellate nel 2025. Le associazioni degli agricoltori chiedono che i distributori diano priorità alle patate spagnole finché la produzione locale rimarrà sufficiente e che sia garantita un’etichettatura chiara affinché i consumatori sappiano cosa stanno acquistando.

