I primi colloqui diretti fra Stati Uniti e Iran dopo la firma a distanza del memorandum di intesa da parte dei presidenti Donald Trump e Masoud Pezeshkian in Svizzera, a Bürgenstock. Il dossier più caldo resta quello relativo al Libano. Nel tardo pomeriggio di sabato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha fatto sapere di aver ordinato all’esercito di cessare il fuoco, pur confermando che le forze armate resteranno nel sud del Paese. Una decisione che, viene spiegato, è giunta “in coordinamento con gli Stati Uniti”. Donald Trump intanto, in maniera sibillina, ha voluto ribadire come – a suo dire – possa controllare le decisioni di Israele.
Punti chiave
- Trump: "Difeso Roma per decenni e ora non difende noi, non va bene"
- Katz: "Israele non ha intenzione di ritirarsi da Beaufort"
- Costo guerra per Usa pari a circa 40 miliardi di dollari
- Israele pone fine a restrizioni per guerra in tutto il Paese
- Netanyahu: "Create le condizioni per futuro cambio di regime"
- Ministro Difesa Germania,: "Chiusura Hormuz è colpa di Trump"
- Cnn: negoziati in fase di stallo ma non ancora conclusi
- Axios: delegazione Teheran non ha abbandonato colloqui
- Media Teheran, iraniani hanno lasciato sede colloqui per protesta
- Ghalibaf: "Usa stiano attenti con minacce, nostro esercito pronto"
“Dopo aver speso trilioni di dollari per la Nato, l’Italia e il suo Primo Ministro non ci pensano neanche a farsi coinvolgere con la Repubblica Islamica dell’Iran e la sua gravissima minaccia nucleare. Per decenni li abbiamo difesi, ma quando sono stati messi alla prova, non sono stati in grado di difendere noi e il resto del mondo. Non va bene!”. Così su ‘Truth’ il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
“Israele non ha alcuna intenzione di ritirarsi da Beaufort, che è parte integrante della zona di sicurezza in Libano ed essenziale per la difesa delle comunità della Galilea e delle forze di difesa israeliane. Come il Primo Ministro Netanyahu ed io abbiamo chiarito, Israele non si ritirerà dalla zona di sicurezza in Libano”. Così su X il ministro della Difesa di Israele, Israel Katz.
Secondo le stime preliminari di un’analisi di prossima pubblicazione del Center for Strategic and International Studies statunitense, la guerra con l’Iran è costata al Dipartimento della Difesa Usa circa 40 miliardi di dollari. Lo rende noto la Cnn, secondo cui la cifra comprende il costo delle munizioni, delle attrezzature distrutte e dei danni alle basi, ma non include i costi operativi che erano già stati considerati nel bilancio del dipartimento per l’anno fiscale 2026, che supera il trilione di dollari, come dichiarato sempre alla Cnn da Mark Cancian, consulente senior del CSIS.
Israele si appresta a porre fine alle restrizioni legate alla guerra in tutto il Paese, compresa la zona di confine tra Israele e Libano. Lo riporta la Cnn citando l’Israel Home Front Command, che ha annunciato come le restrizioni più recenti, che limitavano gli assembramenti e le attività scolastiche nel nord di Israele, scadranno alle 6 ora locale di lunedì. Dall’inizio della guerra con l’Iran, oltre tre mesi fa, Israele aveva continuamente imposto limitazioni all’istruzione e al numero di persone ammesse agli assembramenti nelle comunità vicine al Libano. A partire da lunedì mattina, in tutto il Paese non saranno più in vigore restrizioni che riguardino scuole, lavoro o assembramenti.
Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele è riuscito a “creare le condizioni” per un futuro eventuale cambio di regime in Iran. Lo riporta il ‘Times of Israel’. Netanyahu è intervenuto al JNS International Policy Summit di Gerusalemme, sottolineando che Israele “ha decapitato la leadership del regime terroristico, distrutto la loro industria missilistica, messo fuori combattimento la loro marina, messo fuori combattimento la loro aviazione, attaccato le loro industrie militari, attaccato i loro ponti”.
Il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, ha incolpato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump per la chiusura dello Stretto di Hormuz. “In ultima istanza, il tappo che ha bloccato lo Stretto di Hormuz è stato inserito da Donald Trump, non da noi. Ma abbiamo interesse a toglierlo”, ha dichiarato Pistorius in un’intervista all’emittente tedesca ARD.
I negoziati tra Stati Uniti e Iran sono “in una fase di stallo”, ma “non ancora conclusi”, dopo le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump. Lo ha riferito alla Cnn una fonte iraniana in contatto con la delegazione a Bürgenstock, in Svizzera. Sarebbero in corso “dialoghi informali” per far sì che le parti diplomatiche ritornino al tavolo, ha aggiunto la fonte.
Un diplomatico che partecipa ai colloqui in Svizzera ha affermato ad Axios che “gli iraniani non se ne sono andati e i colloqui tra loro e gli Stati Uniti continuano”.
Una fonte vicina alla squadra negoziale iraniana ha dichiarato all’agenzia Tasnim che la delegazione di Teheran ha lasciato il luogo dei colloqui in segno di protesta contro le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump.
“È meglio” che gli Stati Uniti “stiano attenti alle loro dichiarazioni. Le nostre forze armate sono pronte a rispondere in un altro modo. Più parlano, più noi agiamo”. Lo ha affermato in un post su X il presidente del parlamento di Teheran e capo negoziatore iraniano, Mohammad Ghalibaf, rispondendo alle dichiarazioni di Donald Trump. “Non si rendono conto che, se le loro minacce avessero avuto effetto, non sarebbero arrivati alla disperazione di oggi? – ha aggiunto – Non attribuiamo alcun valore alle minacce degli americani”.
La televisione di Stato iraniana rende noto che in Svizzera sono iniziati i colloqui bilaterali tra le delegazioni di Teheran e del Qatar, a seguito della conclusione del primo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran.
“Il traffico attraverso lo Stretto scorre piuttosto bene”. Lo ha affermato Il Segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, in un’intervista a Fox News. Wright ha aggiunto che nelle ultime 24 ore 67 navi cisterna hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, “circa lo stesso numero che avevamo prima del conflitto”.
La delegazione iraniana presente ai colloqui in Svizzera avrebbe presentato “una protesta ufficiale” alla controparte statunitense dopo le ultime dichiarazioni di Donald Trump e starebbe valutando “le opzioni per una risposta adeguata”. Lo riferisce sui social l’emittente televisiva iraniana Press Tv.
Parlando al memoriale del fratello Yonatan, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha affermato che le Forze di Difesa Israeliane rimarranno schierate nella zona cuscinetto del Libano meridionale “finché sarà necessario”. Lo riporta Haaretz.
Riferendosi all’Iran il primo ministro israeliano ha affermato che non avrebbe permesso a Teheran di dotarsi di armi nucleari: “Ho dedicato la mia vita a questo sacro obiettivo”, ha detto ancora.
Dopo 80 minuti di negoziati, i colloqui a quattro tra Stati Uniti e Iran, a cui hanno partecipato anche i mediatori di Pakistan e Qatar, sono stati temporaneamente sospesi per una breve pausa e consultazioni interne. Lo rendono noto i media iraniani.
Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha ringraziato il presidente americano Donald Trump, per la sua “leadership visionaria e molto dinamica che ha portato a questo incontro”. “Credo che qui avremo delle discussioni meravigliose che, si spera, porteranno a risultati molto produttivi in futuro”, le parole di Sharif riportate da Al Jazeera.
Secondo un diplomatico informato sui colloqui, i negoziati in corso tra funzionari statunitensi e iraniani in Svizzera si concentrano sulla guerra in Libano, sullo stretto di Hormuz, punto critico per il traffico nucleare, e sull’arsenale nucleare iraniano. Il diplomatico ha dichiarato alla Cnn che gli incontri sono iniziati come un “dialogo aperto e molto onesto”. I partecipanti – viene spiegato – stanno inoltre discutendo la struttura del periodo di negoziazione di 60 giorni, in seguito al memorandum d’intesa in 14 punti firmato la scorsa settimana da Teheran e Washington.
Il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, il tenente generale Eyal Zamir, ha affermato che l’obiettivo dell’esercito nel Libano meridionale rimane “chiaro e immutato: difendere le comunità del nord e i cittadini di Israele”.
“Stiamo indirizzando tutti i nostri sforzi verso questo obiettivo. Anche le attività nelle zone di Ali Taher e Beaufort sono finalizzate a questo scopo”, ha dichiarato durante una visita odierna nel Libano meridionale, secondo quanto riportato in un comunicato stampa diffuso dall’esercito.
Zamir ha aggiunto che Hezbollah si trova in una “situazione molto difficile” dopo che diversi comandanti di medio livello del gruppo terroristico sono stati uccisi negli ultimi due giorni. “Il cessate il fuoco dichiarato è fragile e dobbiamo rimanere in uno stato di elevata prontezza per la ripresa delle operazioni di combattimento, per sventare le minacce e per un rapido passaggio all’azione offensiva, se necessario. Tutte le risorse delle Forze di Difesa Israeliane sono destinate a questo scopo”, ha concluso.
Il capo dei corrispondenti Esteri di Fox News, Trey Yingst, ha reso noto in una serie di messaggi su X di aver avuto una conversazione con Donald Trump nella quale il presidente americano gli ha rivelato di aver parlato con gli iraniani durante la notte avvertendoli di non chiudere lo Stretto di Hormuz. “Se lo chiudete, non avrete più un Paese”, avrebbe detto Trump ai funzionari iraniani. “Non riuscirete nemmeno a tornare nel vostro fottuto Paese”. Nella stessa conversazione con il cronista il tycoon avrebbe aggiunto che gli Usa “se necessario” potrebbero prendere il controllo dello Stretto e diventarne “l’Angelo Custode” prendendosi “il 20% del petrolio”.
Il vicepresidente americano JD Vance ha affermato a margine dei colloqui fra Stati Uniti e Iran, che il Medioriente si trova a un punto di svolta in cui può “voltare pagina” o tornare ai “vecchi metodi”. “La domanda che abbiamo davanti ora è: quanto altro possiamo realizzare insieme? Possiamo cambiare in modo permanente le relazioni in Medioriente, oppure torneremo ai vecchi metodi, che non rappresentano la nostra preferenza ma restano certamente una possibilità concreta”, ha dichiarato Vance.
“Ciò che il presidente ci ha chiesto di fare è voltare pagina e trasformare il nostro rapporto con il popolo iraniano, tendendo una mano per dire al popolo iraniano che se la sua leadership è disposta a rinunciare a essere un motore di instabilità regionale, se è disposta a rinunciare alle ambizioni nucleari a lungo termine, allora gli Stati Uniti sono disposti a trasformare radicalmente il nostro rapporto con quel Paese”. Sono le parole del vicepresidente Usa JD Vance – riportate dai media americani – a margine dell’incontro in corso in Svizzera con la delegazione iraniana sul Memorandum d’Intesa firmato da Washington e Teheran. Vance ha sottolineato come “mai prima d’ora i vertici iraniani e americani si erano incontrati a un livello così elevato”.
“Abbiamo già fatto grandi progressi nelle ultime ore e mi aspetto che ne faremo altri nelle prossime ore”. Sono le parole del vicepresidente Usa JD Vance – riportate dai media americani – a margine dell’incontro in corso in Svizzera con la delegazione iraniana sul Memorandum d’Intesa firmato da Washington e Teheran.
“L’Iran non ha alcuna intenzione di negoziare con il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi. La sua presenza era una proposta degli Stati Uniti ma l’Iran si è opposto”. Lo scrive l’agenzia di stampa iraniana Tasnim citando fonti informate. L’obiettivo del team negoziale – viene spiegato – “è unicamente quello di attuare l’articolo 13 del memorandum d’intesa con particolare enfasi sull’articolo 1 del memorandum (quello che riguarda la cessazione delle operazioni militari su tutti fronti compreso il Libano, ndr) e su questioni quali il rilascio dei beni iraniani e la revoca delle sanzioni petrolifere”.
Il Ministero degli Esteri del Qatar ha annunciato l’avvio dei colloqui tra Stati Uniti e Iran, con la mediazione dello stesso Qatar e del Pakistan, in Svizzera. Doha – in una nota riportata da Al Jazeera – ha espresso “l’auspicio che questi incontri portino alla conclusione di un accordo globale e permanente che affronti tutti gli aspetti contemplati nel Memorandum d’intesa”.
Il comunicato del ministero degli Esteri del Qatar spiega che “sono stati costituiti gruppi tecnici ed esperti specializzati per negoziare i termini dell’accordo finale, che riguarderà tutti gli aspetti del Memorandum d’intesa” tra Stati Uniti e Iran. Inoltre “sono stati istituiti gruppi di monitoraggio per supervisionare l’attuazione del Memorandum, controllare i progressi compiuti e lavorare per la conclusione dell’accordo finale”. “Ciò – viene sottolineato – riflette l’impegno di tutte le parti a proseguire il processo negoziale in buona fede, con l’obiettivo di raggiungere un accordo globale e sostenibile”. Il Qatar continuerà a collaborare con il Pakistan e con tutte le parti interessate per “creare un ambiente positivo che consenta ai negoziati di raggiungere i loro obiettivi, nella ferma convinzione che il dialogo e la diplomazia rappresentino la via ottimale per affrontare i conflitti e risolvere le controversie”.
“La Repubblica Islamica dell’Iran è determinata a perseguire con meticolosità e serietà il processo di attuazione degli impegni assunti dall’altra parte. L’incontro odierno in Svizzera ha lo scopo di fare il punto sull’attuazione delle disposizioni del memorandum d’intesa sulla cessazione delle ostilità del 18 giugno 2026. Secondo il paragrafo 13 del memorandum d’intesa, l’avvio dei negoziati per l’accordo finale è subordinato all’attuazione dei paragrafi 1, 4, 5, 10 e 11. Senza l’attuazione di queste disposizioni, in particolare del paragrafo 1 (cessazione delle ostilità su tutti i fronti, Libano compreso), non è possibile entrare nella fase negoziale per l’accordo finale”. Lo ha scritto su X il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei. “Le discussioni odierne si concentrano sull’attuazione dei suddetti paragrafi, in particolare del paragrafo 1, nonché sulla revisione delle misure previste per l’attuazione dei paragrafi 10 (relativo alle esportazioni di petrolio iraniano) e 11 (sblocco dei beni iraniani congelati)”, ha aggiunto.
“Ciò che è certo è che non rinunceremo mai al diritto di arricchire l’uranio, e anche l’altra parte sarà costretta ad accettarlo”. Lo ha affermato domenica il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, secondo i media statali iraniani”. “Ciò che gli Stati Uniti chiedono è che l’Iran non costruisca una bomba atomica. Non è una novità, e possiamo anche affermare per iscritto che non abbiamo alcuna intenzione di costruire una bomba”, ha detto ancora Pezeshkian.
Secondo quanto riportato dal pool di giornalisti della Casa Bianca – citato dal New York Times – la delegazione americana in Svizzera, guidata dal vicepresidente JD Vance, ha accolto la delegazione pakistana, guidata dal primo ministro Shehbaz Sharif, e il loro incontro è già iniziato. Il report afferma che Vance ha ignorato la domanda di un giornalista che gli chiedeva se avesse un messaggio per il primo ministro Benjamin Netanyahu riguardo alle operazioni militari in Libano, che si profilano come un ostacolo ai negoziati con l’Iran.
L’agenzia di sicurezza israeliana Shin Bet ha affermato di aver sventato, nell’ultimo anno, decine di attentati terroristici pianificati in Cisgiordania e diretti da militanti di Hamas in Turchia. Lo Shin Bet ha dichiarato che gli agenti di Hamas ” “svolgono le loro attività indisturbati dal territorio turco” e sfruttano “le infrastrutture del Paese per trasferire istruzioni e fondi” in Cisgiordania. Secondo lo Shin Bet, Zaher Jabarin, alto funzionario di Hamas con sede a Istanbul, è a capo delle attività di Hamas in Cisgiordania, mentre Ayman Abu Khalil dirige il braccio armato nel territorio.
Un bambino palestinese di nove anni è rimasto ferito e contuso domenica dopo che un colono israeliano ha tentato di investirlo nella comunità beduina di Abu Falah, nella zona di Khan al-Ahmar, a est di Gerusalemme. Lo afferma l’agenzia palestinese Wafa spiegando che il bambino ha riportato ferite lievi.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che 6 miliardi di dollari di fondi congelati attualmente in possesso del Qatar saranno restituiti nell’ambito dell’accordo preliminare con gli Stati Uniti per porre fine alla guerra. “Tutte le disposizioni del memorandum d’intesa sono a nostro favore e i risultati di questi colloqui e negoziati diventeranno evidenti”, ha dichiarato secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Tasnim. “I nostri 6 miliardi di dollari investiti in Qatar saranno restituiti”, ha aggiunto.
L’Idf ha reso noto di aver ucciso in un raid aereo su Gaza Hussein Qadra e Mohammed Farra. I due uomini – secondo le forze armate israeliane – operavano “all’interno di una rete finanziaria gestita da Hamas e responsabile del trasferimento di fondi nella Striscia di Gaza”. “Attraverso questi fondi, l’organizzazione terroristica Hamas ha continuato, soprattutto negli ultimi mesi, a pagare gli stipendi ai suoi terroristi e a finanziare attività terroristiche contro le truppe delle Forze di Difesa Israeliane e i civili israeliani, in violazione dell’accordo di cessate il fuoco”, ha aggiunto l’Idf.
Il 92,1% degli israeliani ritiene che l’Iran sia uscito vincitore dal conflitto con Israele e Stati Uniti. E’ il risultato di un sondaggio condotto dall’Istituto Agam in collaborazione con l’Università Ebraica tra il 17 e il 20 giugno e rilanciato dal Times of Israel. Sono stati intervistati 3.644 israeliani di età pari o superiore a 17 anni, selezionati con un campione ponderato per rappresentare la popolazione. L’82,9% degli intervistati ritiene che la campagna militare abbia indebolito la sicurezza a lungo termine di Israele e l’86,0% ha un’opinione negativa sul suo esito. Inoltre, il 72,5% non crede al primo ministro Benjamin Netanyahu quando afferma che Israele ha conseguito risultati significativi e ha eliminato una minaccia esistenziale, mentre l’87,8% degli israeliani ritiene che il Paese non sia riuscito a raggiungere i suoi obiettivi o ne abbia raggiunti solo alcuni. Il sondaggio rivela anche che il 48,2% degli israeliani è favorevole a una rinnovata azione militare su larga scala contro Hezbollah anche a rischio di uno scontro con il presidente statunitense Donald Trump.
L’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Fars, citando fonti militari, riferisce che lo Stretto di Hormuz “rimane chiuso e la Marina delle Guardie Rivoluzionarie non rilascerà permessi di transito fino a nuovo avviso”. L’agenzia di stampa iraniana Tasnim, citando una fonte vicina al team negoziale, riferisce che lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto finché non verrà rispettato il cessate il fuoco in Libano tra Israele e Hezbollah. La fonte afferma anche che la via navigabile rimarrà chiusa fino al rilascio delle deroghe che consentiranno la vendita del petrolio iraniano
La delegazione negoziale americana guidata dal vicepresidente JD Vance e la sua controparte iraniana guidata da Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano, sono arrivate nella località lacustre di Bürgenstock in Svizzera insieme ai mediatori di Pakistan e Qatar. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri svizzero citato dal New York Times. I colloqui tra le parti – viene spiegato – dovrebbero iniziare nel corso della mattinata.
L’Iran afferma che il conflitto in corso in Libano tra Israele ed Hezbollah sarà in cima all’agenda dei colloqui con gli Stati Uniti in Svizzera, insieme a questioni come i fondi iraniani congelati e la vendita del petrolio del paese. “Il regime sionista continua a violare i suoi impegni in Libano. Questo sarà il tema principale di discussione nei colloqui odierni”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei in un video diffuso dall’agenzia di stampa statale Irna. “Anche la questione della messa a disposizione dei beni iraniani congelati o soggetti a restrizioni, così come la discussione relativa al rilascio delle licenze necessarie per la vendita del petrolio iraniano saranno all’ordine del giorno”, ha aggiunto.
Il Centro operativo di emergenza del Ministero della Salute pubblica libanese ha annunciato che i raid aerei israeliani sulla città di Sohmur, nella Bekaa occidentale, hanno provocato la morte di cinque persone, tra cui un bambino, una donna e due anziani, e il ferimento di una persona. Il centro ha inoltre riferito che un raid aereo nella zona di Rashidieh, nel distretto di Tiro, ha causato la morte di due persone di nazionalità palestinese. È quanto riporta l’agenzia libanese Nna.
Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich promette che Israele rimarrà nella zona di sicurezza che controlla in Libano per gli anni a venire e non si ritirerà nemmeno di fronte a un’esplicita richiesta di ritiro da parte degli Stati Uniti. In un’intervista al quotidiano Makor Rishon, pubblicata nel fine settimana, Smotrich aggiunge, come riporta The Times of Israel, di ritenere improbabile una simile richiesta americana, perché “conoscono le nostre linee rosse”. Alla domanda se l’esercito rimarrà in Libano per anni, il ministro di estrema destra risponde: “Sì, e lo dico da persona che attualmente sta conducendo negoziati sulla gestione del bilancio della difesa per il prossimo decennio”. Alla domanda se Israele dovrebbe creare postazioni militari e intere basi nella zona di sicurezza, Smotrich risponde: “Assolutamente sì. Rimarremo lì finché Hezbollah non si disarmerà, e credo anche oltre, perché abbiamo bisogno di confini difendibili”.
Il vicepresidente statunitense JD Vance è atterrato in Svizzera per contribuire all’avvio dei negoziati con la delegazione iraniana sul programma nucleare di Teheran. I colloqui mirano a consolidare un accordo provvisorio per porre fine alla guerra. Ai negoziati partecipano anche mediatori del Qatar e leader pakistani. L’arrivo di Vance è stato ritardato a causa dell’escalation dei combattimenti in Libano tra Israele e Hezbollah. La situazione resta tesa, con l’Iran che afferma di aver richiuso lo Stretto di Hormuz, mentre il Comando Centrale degli Stati Uniti che sostiene che il traffico continua.
Il capo dei negoziatori iraniani Mohammad Ghalibaf è arrivato a Zurigo in Svizzera su un aereo con la livrea dedicata ai 168 bambini morti in seguito a una raid su una scuola di Minab. “Considero i bambini innocenti di Minab e tutti i martiri del caro Iran come persone che vegliano su ogni mia azione e comportamento in ogni istante. Ci vedono e si aspettano qualcosa da noi”, ha scritto Ghalibaf su X. “Dio non voglia che io possa mai disonorare i martiri innocenti e il popolo iraniano, e che io possa ricongiungermi ai miei compagni, con cui attendo con ansia la riunione, con la coscienza pulita.

