I primi colloqui diretti fra Stati Uniti e Iran dopo la firma a distanza del memorandum di intesa da parte dei presidenti Donald Trump e Masoud Pezeshkian in Svizzera, a Bürgenstock. Il dossier più caldo resta quello relativo al Libano. Nel tardo pomeriggio di sabato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha fatto sapere di aver ordinato all’esercito di cessare il fuoco, pur confermando che le forze armate resteranno nel sud del Paese. Una decisione che, viene spiegato, è giunta “in coordinamento con gli Stati Uniti”. Donald Trump intanto, in maniera sibillina, ha voluto ribadire come – a suo dire – possa controllare le decisioni di Israele.
Il Centro operativo di emergenza del Ministero della Salute pubblica libanese ha annunciato che i raid aerei israeliani sulla città di Sohmur, nella Bekaa occidentale, hanno provocato la morte di cinque persone, tra cui un bambino, una donna e due anziani, e il ferimento di una persona. Il centro ha inoltre riferito che un raid aereo nella zona di Rashidieh, nel distretto di Tiro, ha causato la morte di due persone di nazionalità palestinese. È quanto riporta l’agenzia libanese Nna.
Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich promette che Israele rimarrà nella zona di sicurezza che controlla in Libano per gli anni a venire e non si ritirerà nemmeno di fronte a un’esplicita richiesta di ritiro da parte degli Stati Uniti. In un’intervista al quotidiano Makor Rishon, pubblicata nel fine settimana, Smotrich aggiunge, come riporta The Times of Israel, di ritenere improbabile una simile richiesta americana, perché “conoscono le nostre linee rosse”. Alla domanda se l’esercito rimarrà in Libano per anni, il ministro di estrema destra risponde: “Sì, e lo dico da persona che attualmente sta conducendo negoziati sulla gestione del bilancio della difesa per il prossimo decennio”. Alla domanda se Israele dovrebbe creare postazioni militari e intere basi nella zona di sicurezza, Smotrich risponde: “Assolutamente sì. Rimarremo lì finché Hezbollah non si disarmerà, e credo anche oltre, perché abbiamo bisogno di confini difendibili”.
Il vicepresidente statunitense JD Vance è atterrato in Svizzera per contribuire all’avvio dei negoziati con la delegazione iraniana sul programma nucleare di Teheran. I colloqui mirano a consolidare un accordo provvisorio per porre fine alla guerra. Ai negoziati partecipano anche mediatori del Qatar e leader pakistani. L’arrivo di Vance è stato ritardato a causa dell’escalation dei combattimenti in Libano tra Israele e Hezbollah. La situazione resta tesa, con l’Iran che afferma di aver richiuso lo Stretto di Hormuz, mentre il Comando Centrale degli Stati Uniti che sostiene che il traffico continua.
Il capo dei negoziatori iraniani Mohammad Ghalibaf è arrivato a Zurigo in Svizzera su un aereo con la livrea dedicata ai 168 bambini morti in seguito a una raid su una scuola di Minab. “Considero i bambini innocenti di Minab e tutti i martiri del caro Iran come persone che vegliano su ogni mia azione e comportamento in ogni istante. Ci vedono e si aspettano qualcosa da noi”, ha scritto Ghalibaf su X. “Dio non voglia che io possa mai disonorare i martiri innocenti e il popolo iraniano, e che io possa ricongiungermi ai miei compagni, con cui attendo con ansia la riunione, con la coscienza pulita.

