“La firma dell’accordo fra Usa e Iran ci sarà. Ma la sua tenuta è tutta un’altra partita”. Lo afferma a LaPresse Andrea Margelletti, presidente del Centro studi internazionali. “La guerra è partita perché Israele desiderava partisse – aggiunge – Israele però non ha ottenuto ciò che voleva, ovvero il cambio di regime e la cessione del possesso di uranio da parte di Teheran. Per questa ragione non è fantapolitica immaginare che il governo israeliano tenterà di sabotare l’accordo“. “Gli americani dal canto loro – dichiara ancora – hanno la disperata necessità di non avere la guerra durante il mondiale di calcio e di abbassare il prezzo del petrolio prima delle elezioni di Midterm. Due questioni che a Israele interessano relativamente”.
Per quanto riguarda gli iraniani “volevano sopravvivere e ci sono riusciti, inoltre hanno trasformato lo stretto di Hormuz da acque internazionali in acque interne e sono diventati interlocutori privilegiati degli Usa instaurando un dialogo bilaterale”. “A tutto questo si aggiunge il fatto che la questione delle migliaia di persone uccise dal regime iraniano è sparita dai radar pur di non sentir parlare più di guerra”.
Margelletti: “Immagine Usa indebolita dalla guerra, disastro titanico”
“L’immagine degli Stati Uniti esce fortemente indebolita dalla guerra con l’Iran. E’ stato un disastro titanico”, afferma Margelletti. “Gli Usa hanno trasformato l’Iran in una super potenza regionale, hanno sprecato una quantità mostruosa di armi – tale anche da bloccare le commesse agli Alleati – e inoltre hanno fornito una valanga di lezioni sul come affrontare la guerra”. “Non dimentichiamoci che l’Iran è un Paese sotto sanzioni dal 1979 ma non sono stati in grado di sconfiggerlo. Aspettiamoci che in un futuro neanche troppo lontano la nazione emergente in Medio Oriente sia la Cina per non parlare poi dell’evidente frattura fra Usa ed Europa, che ha invece ha dimostrato grande buonsenso”.

