Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth ha pubblicato un post su X, citando il vice presidente JD Vance che affermava che gli Stati Uniti non accetteranno alcun accordo che permetta all’Iran di ottenere un’arma nucleare, aggiungendo che il presidente Donald Trump è “locked and loaded”, pronto ad agire se necessario.
“Ci assicureremo che non abbiano un’arma nucleare, oppure dovremo fare qualcosa di molto drastico”. Lo ha detto il presidente Usa, Donald Trump, in un nuovo monito riferito all’Iran.
“Abbiamo il controllo totale dello Stretto di Hormuz grazie al nostro blocco navale”. Lo ha dichiarato il presidente Usa, Donald Trump, parlando con i giornalisti. Trump rispondeva a una domanda relativa al fatto che Teheran sta negoziando con l’Oman per introdurre pedaggi nello Stretto di Hormuz. “Stiamo valutando la questione, ne abbiamo sentito parlare”, ha detto il presidente Usa.
L’uranio iraniano altamente arricchito “lo prenderemo noi. Non ne abbiamo bisogno, non lo vogliamo” e “probabilmente lo distruggeremo dopo averlo preso, ma non permetteremo loro di tenerlo”. Lo ha dichiarato il presidente Usa, Donald Trump, parlando con i giornalisti. La scorsa settimana Trump, parlando con Sean Hannity di Fox News, aveva detto che si sarebbe “semplicemente sentito meglio se avessi ottenuto” l’uranio, ma che era “più una questione di pubbliche relazioni che di altro”.
Il presidente Usa, Donald Trump, è “molto deluso” dal modo in cui i Paesi della Nato hanno risposto agli Stati Uniti nell’ambito della guerra contro l’Iran. È quanto ha detto il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, parlando con i giornalisti.
Qualsiasi mossa iraniana volta a introdurre un sistema di pedaggio nello Stretto di Hormuz renderebbe impraticabile un accordo diplomatico fra Washington e Teheran. È quanto ha dichiarato il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, parlando con i giornalisti a Miami.
I negoziati con l’Iran hanno “registrato alcuni progressi” e “ci sono segnali positivi”, ma “non voglio essere troppo ottimista, vediamo cosa succederà nei prossimi giorni”. Lo ha detto il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, parlando con i giornalisti a Miami.
La Casa Bianca smentisce la notizia riportata da Reuters secondo cui la Guida suprema iraniana, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, avrebbe ordinato che l’uranio arricchito in possesso di Teheran debba restare in Iran. Lo riporta Fox News. “La Casa Bianca sta smentendo questa notizia. Dicono che la notizia riportata da Reuters non è vera. Mi è stato detto, infatti, che non è stata presa alcuna decisione su quella specifica questione riguardante l’uranio arricchito”, ha dichiarato la giornalista Aishah Hasnie di Fox News.
“Ribadisco la nostra posizione fondamentale sull’inviolabilità del diritto dell’Iran a sviluppare un programma nucleare pacifico in conformità con il Trattato di non proliferazione nucleare. Solo il popolo iraniano può decidere come esercitare questo diritto, anche nel contesto dell’arricchimento dell’uranio e del materiale nucleare in suo possesso”. Lo ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, citata da Ria Novosti.
La Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, avrebbe emesso una direttiva che vieta il trasferimento all’estero dell’uranio arricchito in possesso di Teheran. Lo scrive Reuters sul suo sito citando fonti iraniane di alto livello. Una condizione che – viene spiegato – inasprisce la posizione di Teheran e potrebbe complicare i negoziati i corso. Fonti israeliane hanno affermato alla stessa agenzia che il presidente statunitense Donald Trump aveva promesso a Israele che le scorte di uranio arricchito al 60% avrebbero lasciato l’Iran nell’ambito di qualsiasi accordo.
“Per quanto riguarda l’allentamento di alcune sanzioni da parte del Regno Unito contro la Russia nel settore energetico, non era previsto e non era stato comunicato durante la nostra riunione ministeriale delle finanze del G7 all’inizio di questa settimana. È stata una sorpresa. E quello di cui abbiamo discusso al G7 è che ora non è il momento di revocare le sanzioni contro la Russia perché è proprio la Russia che sta beneficiando della guerra in Iran e sta ottenendo ingenti profitti grazie all’aumento dei prezzi dell’energia”. Lo afferma il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis rispondendo alle domande in conferenza stampa in occasione delle previsioni economiche di primavera. “Pertanto, è importante mantenere e, se possibile, rafforzare le sanzioni contro la Russia nella situazione attuale. E questo è il punto su cui continueremo a insistere con i nostri partner internazionali, incluso il Regno Unito”, aggiunge.
“L’evoluzione del conflitto in Medio Oriente è caratterizzata da un grado di incertezza eccezionalmente elevato”. Lo afferma il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis in conferenza stampa in occasione delle previsioni economiche di primavera. “Poiché il conflitto in Medio Oriente ha innescato un’interruzione senza precedenti delle forniture energetiche, ciò ha a sua volta portato a un forte aumento dei prezzi dell’energia”, rimarca. Altro elemento di incertezza “persistente” è quello delle “politiche commerciali globali che potrebbe ulteriormente pesare sulla fiducia e sull’attività economica. D’altro canto, nuovi negoziati commerciali e accordi economici più ampi potrebbero contribuire a diversificare i mercati di esportazione, rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento e ridurre le vulnerabilità”, osserva il commissario. Dombrovskis evidenzia poi che “lo sviluppo dei prezzi dell’energia in queste previsioni si basa sui prezzi futures, che indicano una normalizzazione relativamente rapida, seppur parziale, delle condizioni di approvvigionamento. Le nostre proiezioni di base sono tuttavia integrate da una valutazione di scenario che prevede un’interruzione più grave e prolungata delle forniture energetiche”.
“Ci siamo abituati al bullismo iraniano per lunghi decenni, al punto che è diventato parte del panorama politico del Golfo Arabico”. Lo ha scritto su X il consigliere presidenziale degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash. “Oggi, dopo l’aggressione iraniana, il regime tenta di consolidare una nuova realtà nata da una evidente sconfitta militare. Ma i tentativi di controllare lo Stretto di Hormuz o di violare la sovranità marittima degli Emirati non sono altro che illusioni”, ha aggiunto. Gargash ha poi sottolineato che “chi vuole convivere con il proprio ambiente arabo deve comprendere che la fiducia è stata compromessa e che non può essere ripristinata con slogan, ma solo attraverso un linguaggio responsabile, il rispetto della sovranità e un impegno concreto ai principi di buona vicinanza”.
L’ultimo proposta consegnata dagli Usa all’Iran tramite i mediatori pakistani avrebbe “ridotto parte delle divergenze” fra i due paesi anche se discussioni interne alla leadership iraniana sono tutt’ora in corso. Lo scrivono i media di Teheran aggiungendo che – a tal proposito – anche la visita del generale Asem Munir, capo dell’esercito pakistano, nella capitale iraniana viene valutata come un’occasione per contribuire a ridurre le divergenze e fornire le basi per l’annuncio ufficiale dell’accettazione formale del memorandum d’intesa.
Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha annunciato che, su invito del premier del Consiglio di Stato Li Qiang, il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif effettuerà una visita ufficiale in Cina dal 23 al 26 maggio. “I leader di Cina e Pakistan avranno uno scambio di vedute approfondito sulle relazioni bilaterali e sulle questioni di interesse comune”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun come riportano media statali. Guo ha aggiunto che la Cina collaborerà con il Pakistan per “dare un contributo positivo al rapido ripristino della pace e della stabilità in Medioriente”. “La Cina sostiene il Pakistan nel suo ruolo di mediatore equo ed equilibrato per promuovere la pace e porre fine alla guerra”, ha affermato il portavoce.
Mentre i negoziati con gli Stati Uniti restano in bilico il generale di brigata Ahmad Vahidi, che guida i Guardiani della Rivoluzione iraniani, è diventato un protagonista nella definizione della dura posizione dell’Iran. Gli esperti ritengono che Vahidi accia parte di una ristretta cerchia in contatto diretto con la Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei. Lo stesso Vahidi non appare in pubblico dall’8 febbraio, settimane prima dell’inizio della guerra. Giovedì, i media iraniani hanno diffuso notizie contraddittorie riguardo a un incontro tra Vahidi e il ministro dell’Interno pakistano a Teheran, che avrebbe portato un messaggio relativo ai negoziati con gli Stati Uniti e incontrato altri alti funzionari iraniani.
Veterano di lungo corso del sistema al potere, Vahidi è accusato di aver avuto un ruolo nell’attentato del 1994 contro un centro ebraico in Argentina e, nel 2022, ha guidato le forze di sicurezza interne durante una sanguinosa repressione dei manifestanti. Promosso quest’anno a comandante dei Guardiani della Rivoluzione dopo che il suo predecessore è stato ucciso nelle prime fasi della guerra, guida la forza più potente dell’Iran, con il suo arsenale di missili balistici e la flotta di piccole imbarcazioni che minacciano il traffico nel Golfo Persico. “Vahidi e i membri della sua cerchia più ristretta hanno probabilmente consolidato il controllo non solo sulla risposta militare iraniana nel conflitto, ma anche sulla politica negoziale dell’Iran”, ha dichiarato l’Institute for the Study of War con sede a Washington. “Vahidi proviene da quella mentalità di rivoluzione senza fine, resistenza senza fine”, ha detto Kenneth Katzman, senior fellow del think tank newyorkese The Soufan Group sostenendo che il militare ritiene che “gli Stati Uniti debbano essere contrastati a ogni passo”. A gennaio, Vahidi si è vantato del fatto che la potenza difensiva iraniana si sia sviluppata al punto da rendere “ad alto rischio qualsiasi azione militare da parte di un nemico”. L’analista Kamran Bokhari ha scritto che figure come Vahidi “non stanno solo gestendo la guerra ù stanno attivamente rimodellando la successione, consolidando l’autorità attorno a una guida suprema indebolita e di fatto ‘catturando’ lo Stato attraverso la gestione della crisi”.
Il ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan Al Saud, ha accolto con favore la decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di concedere più tempo ai negoziati con l’Iran. In un messaggio pubblicato su X, il capo della diplomazia saudita ha affermato che la scelta “darà alla diplomazia la possibilità di raggiungere un accordo accettabile per porre fine alla guerra, ripristinare la sicurezza e la libertà di navigazione marittima nello Stretto di Hormuz”. Faisal bin Farhan Al Saud ha inoltre invitato Teheran a “rispondere con urgenza agli sforzi volti a far progredire i negoziati che conducono a un accordo globale”.
L’Iran ha accelerato la ricostruzione delle proprie capacità militari e ha ripreso la produzione di droni nelle settimane successive all’entrata in vigore del cessate il fuoco con Stati Uniti e Israele dell’8 aprile. Lo riferisce la Cnn citando fonti dell’intelligence statunitense. Secondo l’emittente americana, la rapidità e la portata con cui Teheran sta ricostituendo le proprie capacità nel settore dei droni e dei missili hanno sorpreso la comunità dell’intelligence Usa, che prevedeva tempi più lunghi per il ripristino dell’arsenale. Un funzionario statunitense, citato dalla Cnn, ha affermato che l’Iran potrebbe tornare ai livelli militari precedenti al conflitto “in soli sei mesi”, sostenendo che Teheran abbia “superato tutte le tempistiche previste dalla comunità dell’intelligence per la ricostituzione”.
Secondo alcune fonti, il processo sarebbe stato accelerato anche grazie all’assistenza di Russia e Cina. In particolare, Pechino avrebbe fornito componenti missilistici alla Repubblica islamica dall’inizio della guerra, il 28 febbraio. Il ministero degli Esteri cinese ha però respinto le accuse, dichiarando che il servizio della Cnn “non si basa sui fatti”. Un portavoce del Pentagono ha ribadito che le forze armate americane “hanno tutto il necessario per agire nel momento e nel luogo scelti dal Presidente”.
L’Iran ha giustiziato due uomini con l’accusa di aver creato un gruppo per minare la sicurezza del Paese e di appartenere a un’organizzazione “terroristica”. Lo ha reso noto l’agenzia Tasnim che ha identificato le due persone giustiziate come Ramin Zaleh e Karim Maroufpour.
Il capo di stato maggiore dell’esercito pakistano, Asim Munir, si recherà oggi in visita a Teheran. Lo ha reso noto l’agenzia di stampa iraniana Isna. Islamabad è il principale mediatore fra Iran e Stati Uniti.
“Abbiamo ricevuto il parere degli Stati Uniti e lo stiamo esaminando”. Lo ha affermato – secondo quanto riporta il media iraniano Nour News – il portavoce del Ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baghaei facendo riferimento al documento iraniano in 14 punti consegnato ai mediatori pakistani. Islamabad sta continuando a fare da intermediario nello scambio di messaggi tra Teheran e Washington.

