Sono arrivati in Israele e sono stati interrogati dall’agenzia di intelligence Shabak (ISA) con l’accusa di “affiliazione a un’organizzazione terroristica” Saif Abu Keshek e Thiago Avila, due attivisti della Global Sumud Flotilla prelevati la sera del 29 aprile in acque internazionali, a largo dell’Isola di Creta, da gommoni militari di Tel Aviv e spostati su quella che i legali dell’iniziativa umanitaria definiscono nell’esposto indirizzato alla Procura di Roma come una “nave militare cargo adattata a prigione” con “tre portacontainer e filo spinato”.
Le avvocate Patrizia Corpina, Francesca Cancellaro, Tatiana Montella, Sonia Randazzo, Serena Romano, Maria Cristina Cecchini chiedono al Procuratore della Capitale, Francesco Lo Voi, di indagare per sequestro di persona aggravato dall’uso delle armi e dalla minorata difesa e rifiuto d’atti d’ufficio invece nei confronti delle “autorità italiane” che avrebbero avuto il dovere di “tutelare l’incolumità” di persone sottoposte “alla giurisdizione dello Stato” perché si trovavano a bordo della ‘Eros 1’, battente bandiera tricolore, e di farlo “senza ritardo”. Fra loro il palestinese con doppio passaporto spagnolo-svedese e il brasiliano, entrambi componenti del direttivo della Flotilla. Gli unici, dei 180 attivisti umanitari in viaggio verso la Striscia di Gaza, che sono stati intercettati con “modi violenti e con la minaccia delle armi” (34 sono rimasti feriti) su 22 diverse imbarcazioni, a cui non è stato permesso di sbarcare in Grecia.
Sono detenuti nel carcere di Shikma e domenica mattina dovrebbero comparire davanti al Tribunale di primo grado di Ashkelon per un’udienza sulla proroga del trattenimento.
Le violenze
Gli avvocati di Adalah, il centro legale indipendente gestito da palestinesi in Israele, li hanno potuti incontrare e hanno riferito di violenze fisiche e detenzione prolungata in posizioni forzate da parte delle forze militari israeliane durante i due giorni trascorsi in mare. Thiago Avila ha raccontato di essere stato “trascinato a faccia in giù” e “picchiato così violentemente da perdere conoscenza due volte”.
Oltre ad attivare un’indagine penale, il legal team dell’organizzazione ha depositato nella notte un ricorso urgente contro l’Italia alla Corte europea dei diritti dell’uomo in cui si evidenzia alla Corte di Strasburgo la “responsabilità” di Roma che sarebbe stata tenuta ad adottare “tutte le misure necessarie per prevenire violazioni prevedibili dei diritti fondamentali” di fronte a un “rischio concreto e imminente per la vita e l’integrità fisica degli attivisti”. Con la procedura urgente, prevista dall’articolo 39 del Regolamento Cedu, si chiede di “accertare il luogo di detenzione dei due attivisti”, garantirne “l’integrità fisica e psicologica”, assicurare “l’accesso alla difesa” e “impedire ulteriori trasferimenti o forme di isolamento”. Immediate le reazioni nella società civile. Oggi davanti alla Farnesina si è tenuto un presidio per chiedere il “rilascio immediato” dei fermati e “l’interruzione dei rapporti con Israele, le sanzioni, l’embargo, e la liberazione di tutti i prigionieri politici palestinesi”. Gli attivisti della Global Sumud Flotilla si dicono intano pronti a ripartire: “Saremo ancora di più rispetto a quelli partiti dalla Sicilia”, afferma uno di loro.

