“Le nostre imbarcazioni sono state avvicinate da motoscafi militari, che si sono identificati come ‘israeliani’, puntando laser e armi d’assalto semiautomatiche e ordinando ai partecipanti di spostarsi a prua delle imbarcazioni e di mettersi in ginocchio con le mani a terra. Le comunicazioni delle imbarcazioni sono state disturbate ed è stato lanciato un sos”. Lo comunica la Global Sumud Flotilla in un post su X.
Our boats were approached by military speedboats, self-identified as “israel”, pointing lasers and semi-automatic assault weapons ordering participants to the front of the boats and to get on their hands and knees.
— Global Sumud Flotilla (@gbsumudflotilla) April 29, 2026
Boat communications are being jammed and a SOS was issued. pic.twitter.com/qjkFKLjqPw
Gli Stati Uniti hanno “sconfitto militarmente” l’Iran. Lo ha affermato il presidente americano, Donald Trump, parlando alla cena di Stato alla Casa Bianca, alla presenza di Re Carlo. “Abbiamo sconfitto militarmente questo avversario e non gli permetteremo mai di avere un’arma nucleare”, ha spiegato.
Ma il portavoce dell’esercito iraniano, Mohammad Akraminia, ha dichiarato in un video ripreso da Al Jazeera di non considerare “finita la guerra”, nonostante il cessate il fuoco con gli Stati Uniti.
“Barche militari israeliane hanno circondato illegalmente la flottiglia in acque internazionali e hanno minacciato rapimenti e violenze. Le comunicazioni con 11 imbarcazioni sono andate perse e i media israeliani affermano che 7 imbarcazioni sono state intercettate. I governi devono agire ora per proteggere la flottiglia; i governi ritengono Israele responsabile di queste flagranti violazioni del diritto internazionale e del genocidio in corso da parte di Israele contro il popolo palestinese. Proteggi la flottiglia. Porre fine all’assedio. Palestina libera”. Lo scrive in un comunicato la Global Sumud Flotilla.
“Gli Stati Uniti stanno studiando ed esaminando la possibile riduzione delle truppe in Germania; una decisione in merito verrà presa nel corso del prossimo breve periodo”. Lo annuncia Donald Trump su Truth.
“Il Ministero degli Esteri ha ricevuto informazioni su un avvicinamento di unità militari di Israele alle barche della Flotilla salpate nei giorni scorsi per una navigazione verso Gaza. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto immediatamente all’Unità di Crisi, all’ambasciata d’Italia a Tel Aviv e all’ambasciata d’Italia ad Atene di assumere informazioni con le autorità israeliane e greche per definire i contorni dell’operazione in corso e permettere al Governo italiano di mettere in atto le azioni necessarie a tutelare i cittadini italiani imbarcati”. Lo comunica la Farnesina in una nota relativa all’operazione militare contro la Flotilla al largo di Creta.
“Le nostre imbarcazioni sono state avvicinate da motoscafi militari, che si sono identificati come ‘israeliani’, puntando laser e armi d’assalto semiautomatiche e ordinando ai partecipanti di spostarsi a prua delle imbarcazioni e di mettersi in ginocchio con le mani a terra. Le comunicazioni delle imbarcazioni sono state disturbate ed è stato lanciato un sos”. Lo comunica la Global Sumud Flotilla in un post su X. Secondo quanto risulta dai dati di tracking, la Flotilla si trova vicino all’isola greca di Cipro. Il Times of Israel, citando fonti di sicurezza, riporta che la Marina israeliana ha iniziato a intercettare la flottiglia di attivisti diretta verso la Striscia di Gaza per sfidare il blocco navale israeliano. Creta, dove secondo i dati di tracciamento si trovano le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, dista centinaia di miglia nautiche da Israele. Nei tentativi precedenti la Marina israeliana aveva intercettato le imbarcazioni molto più vicino alle coste di Gaza.
Le guerre in Iran e in Ucraina potrebbero concludersi “secondo tempistiche simili”. Lo ha detto Donald Trump, riferendo della sua conversazione telefonica con Vladimir Putin. “Quale guerra finirà prima? Forse seguono tempistiche simili”, ha detto il presidente rispondendo ai giornalisti nello Studio Ovale.
Gli iraniani “hanno fatto molta strada” in termini di concessioni, “ma la domanda è se vogliono arrivare fino in fondo”. Lo ha detto Donald Trump, ribadendo che “in questo momento non c’è un accordo a meno che non accettino di non avere mai un’arma nucleare”.
La decisione degli Emirati Arabi di uscire dall’Opec è “fantastica”. Lo ha detto Donald Trump, parlando nello Studio Ovale. “Conosco Mohammed molto bene, è molto intelligente, forse vuole fare a modo suo. E’ una buoa cosa. In ultima analisi, è una cosa buona per mantenere bassi i prezzi della benzina”, ha detto il presidente, in riferimento al leader emiratino.
Il presidente Usa, Donald Trump, ha detto ad Axios che manterrà il blocco navale sull’Iran finché il regime non accetterà un accordo che tenga conto delle preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo al suo programma nucleare. Lo riferisce su X il giornalista Barak Ravid, che ha intervistato il tycoon. Trump respinge la proposta iraniana volta ad aprire prima lo Stretto di Hormuz e revocare il blocco navale rinviando i colloqui sul nucleare a una fase successiva. Axios, citando tre fonti ben informate, riporta che il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha preparato un piano per una serie di attacchi “brevi e potenti” contro l’Iran nella speranza di sbloccare la situazione di stallo negoziale. Trump ha dichiarato ad Axios di considerare il blocco “in qualche modo più efficace dei bombardamenti”.
Il presidente russo Vladimir Putin ritiene che la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di prorogare il cessate il fuoco nell’area dell’Iran sia corretta, poiché dovrebbe contribuire a stabilizzare la situazione, e ha anche precisato a Trump che un’operazione di terra in Iran sarebbe inaccettabile. Lo ha dichiarato il consigliere del presidente russo, Yuri Ushakov, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa russa Tass. L’annuncio è giunto dopo un colloquio telefonico fra Putin e Trump, che secondo lo stesso Ushakov è durato oltre un’ora e mezza. “I presidenti hanno prestato particolare attenzione alla situazione intorno all’Iran e nel Golfo Persico. Vladimir Putin ritiene che la decisione di Donald Trump di estendere il cessate il fuoco con l’Iran sia stata corretta, il che dovrebbe aprire la porta ai negoziati e, in generale, contribuire a stabilizzare la situazione”, ha detto Ushakov, aggiungendo che “Trump ha illustrato la sua valutazione dei risultati della fase conclusa del confronto militare, nonché le sue opinioni sulla difficile situazione in cui si trovano attualmente l’Iran e la sua leadership”. Poi Ushakov ha aggiunto: “Il presidente russo ha richiamato l’attenzione sulle inevitabili e gravissime conseguenze non solo per l’Iran e i suoi vicini, ma per l’intera comunità internazionale, qualora gli Stati Uniti e Israele ricorressero nuovamente alla forza. E, naturalmente, un’operazione di terra sul territorio iraniano sembra del tutto inaccettabile e pericolosa”.
La Russia ha presentato agli Stati Uniti una serie di proposte per risolvere la questione del programma nucleare iraniano. È quanto ha annunciato il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov, riferendo della conversazione telefonica fra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Lo riporta l’agenzia di stampa russa Tass. “La Russia è fermamente impegnata a fornire sostegno globale agli sforzi diplomatici volti a trovare una soluzione pacifica alla crisi e ha avanzato una serie di proposte volte a risolvere le divergenze relative al programma nucleare iraniano”, ha affermato Ushakov, aggiungendo che “a tal fine, proseguiranno i contatti attivi con i rappresentanti iraniani, i leader degli Stati del Golfo Persico, nonché con Israele e la squadra negoziale americana”.
Proseguono nel Libano meridionale le attività di sostegno alla popolazione civile promosse dalla Difesa, attraverso il Comando Operativo di Vertice Interforze (Covi), nel quadro delle iniziative di cooperazione civile-militare (Cimic) a favore delle comunità maggiormente colpite dalla crisi in corso. In tale contesto, il contingente italiano impiegato in Unifil Sector West ha realizzato un intervento a favore degli sfollati provenienti dalle aree prossime alla Blue Line, con la distribuzione di beni di prima necessità destinati alle strutture di accoglienza locali, che ospitano oltre 17.000 persone. Nel dettaglio, sono stati consegnati 600 kit per l’igiene personale, 2.000 cuscini e 500 confezioni di pasti pronti, affidati alla Disaster Management Unit dell’Unione delle Municipalità di Tiro, organismo locale impegnato nell’assistenza alla popolazione sfollata. L’attività è stata coordinata dal team CIMIC del contingente italiano, in sinergia con le autorità politiche e sanitarie locali. A integrazione dell’intervento, sono state inoltre distribuite 700 confezioni di medicinali donate dall’associazione italiana” Frontiere di Pace”. L’iniziativa è parte dell’assistenza umanitaria promosso dalla Difesa in Libano e conferma l’impegno del contingente italiano nel concorrere, accanto alle autorità locali e alle istituzioni libanesi, al sostegno della popolazione e alla stabilizzazione dell’area, nel quadro del mandato delle Nazioni Unite.
Scintille durante l’audizione di Pete Hegseth e degli altri vertici del Pentagono davanti alla commissione Forze Armate della Camera. Il segretario alla Difesa si è scontrato con il deputato democratico John Garamendi, che aveva definito la guerra in Iran “un pantano”. Hegseth ha difeso il conflitto, replicando: “Lei la definisce un pantano, fornendo materiale di propaganda ai nostri nemici? Si vergogni per tale affermazione”. Per Hegseth, questo tipo di linguaggio “mina la missione. Il suo odio per il presidente Trump la acceca”, ha affermato rivolto al deputato democratico.
Donald Trump e i suoi più stretti collaboratori hanno incontrato ieri alla Casa Bianca i dirigenti delle principali aziende petrolifere e del gas per discutere delle ripercussioni energetiche della guerra con l’Iran e della possibilità di un prolungato blocco del Paese. Lo riporta Axios, riferendo che tra i partecipanti c’era anche l’amministratore delegato di Chevron, Mike Wirth. L’incontro è stato ospitato dal segretario del Tesoro Scott Bessent e vi hanno partecipato il vicepresidente JD Vance, la capa dello staff della Casa Bianca Susie Wiles e gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, secondo una fonte della Casa Bianca a conoscenza dell’incontro. Il gruppo ha discusso “le misure che potremmo adottare per prolungare l’attuale blocco per mesi, se necessario, e minimizzare l’impatto sui consumatori americani”, ha dichiarato un altro funzionario della Casa Bianca. Tra gli argomenti trattati figuravano la produzione interna, i progressi in Venezuela, i futures sul petrolio, il gas naturale e il trasporto marittimo, ha affermato la fonte.
Gli intermediari finanziari sono esposti a rischi che potrebbero materializzarsi in caso di prolungamento del conflitto in Medio Oriente, ma il sistema bancario resta caratterizzato da elevati livelli di patrimonializzazione e di redditività, e anche il settore assicurativo si conferma solido. Lo afferma la Banca d’Italia nel suo Rapporto sulla Stabilità Finanziaria n.1 del 2026.Il sistema bancario affronta le tensioni seguite allo scoppio del conflitto da una posizione robusta. La redditività rimane elevata e la posizione patrimoniale è solida. Il tasso di deterioramento dei prestiti è lievemente diminuito. L’esposizione diretta verso i settori più colpiti dai rincari energetici è nel complesso contenuta. L’aggravarsi del quadro geopolitico e l’aumento dell’incertezza, si sottolinea nel Rapporto, possono però esporre le banche a rischi indiretti: da un lato l’aumento del costo della raccolta, in relazione all’inasprimento delle condizioni sui mercati finanziari; dall’altro il deterioramento della qualità degli attivi, per le conseguenze che i rincari potrebbero avere sulla capacità di rimborso dei prestiti da parte delle imprese.Il settore assicurativo si conferma solido, grazie all’elevata patrimonializzazione, alla crescita della raccolta premi e ai miglioramenti della redditività e delle condizioni di liquidità. In prospettiva la redditività potrebbe risentire dell’ampliamento delle minusvalenze latenti, riconducibile all’incremento dei rendimenti dei titoli pubblici; un aumento delle pressioni inflazionistiche potrebbe ripercuotersi sul comparto danni. Nel 2025 il risparmio gestito italiano ha continuato a crescere. A seguito del conflitto la raccolta netta dei fondi comuni è divenuta negativa (come nel resto dell’area). I rischi rimangono comunque moderati.
La guerra contro l’Iran è finora costata agli Stati Uniti 25 miliardi di dollari. Lo ha riferito il sottosegretario alla Difesa, Jules Hurst, nell’audizione davanti alla commissione Forze Armate della Camera. “La maggior parte di questa somma è destinata alle munizioni. Una parte riguarda ovviamente anche le operazioni e la manutenzione, nonché la sostituzione delle attrezzature”, ha dichiarato Hurst, che svolge le funzioni di Controllore del Pentagono.
È “piuttosto ridicolo” pensare che Israele abbia fatto pressione sulle decisioni statunitensi in Iran. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, in un’intervista all’emittente Al Arabiya English. Trump “ha detto un paio di volte che Israele non l’ha trascinato in questa guerra”, è “un leader forte e audace”, non il “tipo di persona che può essere trascinato nelle questioni”, ha detto ancora Saar. Neutralizzare la minaccia nucleare dell’Iran, ha continuato il ministro israeliano, “non è solo per la sicurezza di Israele, ma anche per quella della regione, dei Paesi del Golfo, e dell’ordine mondiale. E questo si può raggiungere se si concorderà con le richieste del presidente Trump di rimuovere dall’Iran l’uranio arricchito e avere livello di arricchimento zero. Allora sapremo che l’obiettivo è stato raggiunto. Dopo decenni senza un leader forte, ora abbiamo il presidente Trump”. “La Corea del Nord oggi ha un’arma nucleare perché tre decenni fa non c’era la stessa risolutezza negli Stati Uniti o nella comunità internazionale per evitarlo”, ha concluso Saar.
“Il blocco persistente dello Stretto di Hormuz sta avendo ripercussioni su ogni modalità di trasporto in ogni Stato membro. L’ho già detto e lo ripeto: l’unica via d’uscita da questa situazione critica è la diplomazia. Senza un ripristino completo e duraturo della libertà di navigazione, le conseguenze saranno catastrofiche. Non solo per l’Europa, ma per il resto del mondo”. Lo dice il commissario europeo per i Trasporti Apostolos Tzitzikostas in conferenza a stampa dopo la riunione informale dei ministri dei Trasporti a Nicosia, a Cipro.
“Se gli sforzi che ha fatto il presidente (Trump ndr.) per la terza volta in un anno, di provare a negoziare con l’Iran, non avranno successo, allora di certo l’opzione militare sarà considerata”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, in un’intervista con l’emittente Al Arabiya English. “Non voglio fare dichiarazioni a nome del presidente Trump”, ha detto ancora Saar, aggiungendo che “anche noi stiamo ancora dando una possibilità alla via diplomatica fino al momento in cui il presidente Trump deciderà che dovremmo spostarci su un’altra strada”.
“L’Iran non può avere una bomba nucleare. Siamo orgogliosi di questa impresa”. Lo ha detto il segretario alla Difesa Pete Hegseth, nel suo intervento introduttivo davanti alla commissione Forze Armate della Camera, dove si discuterà la proposta di bilancio del Pentagono per il 2027, che porterebbe la spesa per la difesa a un livello storico di 1,5 trilioni di dollari. “La sfida più grande, il più grande avversario che affrontiamo in questo momento, sono le parole sconsiderate, inefficaci e disfattiste dei Democratici al Congresso e di alcuni Repubblicani”, ha aggiunto. Per il segretario della Difesa si tratta della prima audizione parlamentare dall’inizio della guerra contro l’Iran.
Fonti vicine alla vicenda affermano che una proposta di pace rivista da parte dell’Iran potrebbe arrivare già oggi, oppure slittare a venerdì. Le stesse fonti aggiungono che questi ritardi lasciano intendere difficoltà nel raggiungere la Guida Suprema, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei.
“L’Ordinario Militare per l’Italia, monsignor Gian Franco Saba, nell’ambito delle attività pastorali condotte presso i contingenti militari impiegati all’estero, si è recato in questi giorni a Beirut, in Libano, per incontrare il personale delle missioni MTC4L (Military Technical Committee for Lebanon) e MIBIL (Missione Bilaterale Italiana in Libano) e per dimostrare concretamente la propria vicinanza alla popolazione libanese, che soffre le gravi conseguenze del conflitto mediorientale in corso”. Lo fa sapere l’Ordinariato Militare. “Monsignor Saba – fa sapere l’Ordinariato -, accompagnato dal Chairman del MTC4L, Generale di Divisione Enrico Fontana, e dal Comandante della MIBIL, Colonnello Vittorio Gisonni, ha inizialmente fatto visita al Vicario Apostolico per i cattolici di rito latino in Libano, monsignor César Essayan, con il quale si è intrattenuto per un cordiale colloquio. Nell’occasione l’Ordinario Militare ha espresso all’Autorità ecclesiastica di Beirut parole di apprezzamento per le numerose iniziative di supporto e di solidarietà promosse dal Vicariato in favore delle comunità locali. Successivamente, presso la base di Saadiyat, sede del MTC4L, ha incontrato una rappresentanza di personale delle missioni MIBIL e MTC4L e celebrato la Santa Messa, cui hanno assistito in videocollegamento anche i militari del Sector West di UNIFIL schierati presso Shama. Ieri mattina, Monsignor Saba ha presenziato, insieme alle massime autorità militari locali, alla donazione da parte dell’Ordinariato Militare di un ingente quantitativo di generi di prima necessità all’Unità di Crisi libanese incaricata di gestire l’emergenza sfollati e destinati alle famiglie del personale delle LAF (Lebanese Armed Forces) che hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni nel sud del Paese”.
“Nel suo intervento – si legge ancora sul sito dell’Ordinariato -, l’Ordinario Militare ha sottolineato il significato del gesto compiuto che rafforza e consolida il legame tra l’Italia e il Libano ed ha esortato ad intraprendere un nuovo cammino di pace e fratellanza, richiamando l’appello pronunciato da Papa Leone durante la sua visita a Beirut dello scorso 1° dicembre ad essere ‘artigiani di speranza’. Prima di lasciare il Libano, l’Alto Prelato ha fatto visita, nel water front di Beirut, ad un accampamento di sfollati, a margine di una distribuzione di aiuti umanitari, ascoltando alcuni racconti e portando loro la propria vicinanza”.
Una famiglia di tre persone è stata uccisa in un attacco dell’esercito israeliano (Idf) a Haniyé (Tiro), nel sud del Libano. Lo riferisce L’Orient Le Jour. Si tratta di un padre, sua moglie e suo figlio, tutti membri della famiglia Diab. Altre due donne sono state uccise dall’esercito israeliano in un nuovo attacco a Jouaya (distretto di Tiro). I loro corpi sono stati recuperati dalle macerie, mentre si ritiene che altre quattro persone siano ancora sepolte dai detriti.
Il governo tedesco conferma la solidità dei rapporti con gli Stati Uniti nonostante le recenti critiche del presidente americano Donald Trump al cancelliere Friedrich Merz. “Abbiamo fatto buone esperienze nel non commentare nel dettaglio i post su Truth Social o le dichiarazioni di altri capi di Stato e di governo”, ha detto il portavoce del governo tedesco, Steffen Meyer, in conferenza stampa, in merito alle critiche rivolte dal presidente Usa al cancelliere. Il portavoce ha sottolineato che Berlino continua a puntare su una cooperazione stretta con Washington: “Il cancelliere ha ribadito oggi di continuare a fare affidamento su una stretta partnership con il presidente degli Stati Uniti”. “Per noi è sempre decisivo ciò che discutiamo insieme. Questo è il nostro modus operandi”, ha aggiunto, evidenziando che il dialogo resta il punto centrale delle relazioni bilaterali. Il portavoce ha inoltre chiarito che divergenze di opinione non compromettono il rapporto: “Fa parte del confronto anche chiarire quando si hanno opinioni diverse. Anche questo può accadere”. Quanto alla percezione americana dei rapporti con Berlino, Meyer ha evitato di sbilanciarsi: “Questo andrebbe chiesto al governo degli Stati Uniti, ma naturalmente partiamo dal presupposto che il dialogo resti stretto”. Sui contatti diretti tra Merz e Trump, il portavoce non ha fornito aggiornamenti specifici, limitandosi a ricordare che “in passato lo scambio è stato intenso attraverso diversi canali”.
Le continue azioni navali statunitensi intorno allo Stretto di Hormuz potrebbero incontrare una risposta militare “pratica e senza precedenti”. Lo ha riferito Press TV, citando una “fonte di sicurezza di alto rango”. La fonte ha affermato che le forze armate iraniane, operanti sotto il comando del quartier generale di Khatam al-Anbiya, ritengono che la pazienza abbia un limite e che potrebbero agire se Washington mantenesse quello che definisce un blocco navale. La fonte ha aggiunto che la moderazione mostrata finora mirava a consentire la prosecuzione del processo diplomatico, ma ha avvertito che una risposta diversa potrebbe essere adottata qualora le condizioni poste dall’Iran non venissero soddisfatte.
Secondo quanto affermato da Volker Türk, responsabile delle Nazioni Unite per i diritti umani, dall’inizio della guerra, due mesi fa, in Iran sono state eseguite almeno 21 condanne a morte e oltre 4.000 persone sono state arrestate. Türk ha affermato che tra i condannati uccisi figuravano persone legate alle proteste del gennaio 2026, presunti membri di gruppi di opposizione e individui accusati di spionaggio, oltre a molti altri detenuti con l’accusa di reati legati alla sicurezza nazionale. “Sono sconvolto dal fatto che i diritti del popolo iraniano continuino a essere calpestati”, ha detto Türk, esortando le autorità a fermare le esecuzioni e a rilasciare le persone detenute arbitrariamente. Lo riporta Iran International. “In tempo di guerra, le minacce ai diritti umani aumentano esponenzialmente”, ha aggiunto, precisando che i diritti fondamentali, come la garanzia di un processo equo, devono essere rispettati in ogni momento.
La maggior parte dell’uranio altamente arricchito dell’Iran è probabilmente ancora nel suo complesso nucleare di Isfahan, che è stato bombardato da attacchi aerei lo scorso anno e ha subito attacchi meno intensi nella guerra Usa-Israele di quest’anno. Lo ha dichiarato all’Associated Press il capo dell’agenzia nucleare dell’Onu, Rafael Grossi. Spiegando che l’Aiea dispone di immagini satellitari che mostrano gli effetti degli ultimi attacchi aerei di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e che “continua a ricevere informazioni”.Le ispezioni dell’Aiea a Isfahan sono terminate quando Israele lo scorso giugno ha lanciato una guerra di 12 giorni che ha visto gli Stati Uniti bombardare tre siti nucleari iraniani.
L’organismo di controllo nucleare dell’Onu ritiene che una grande percentuale dell’uranio altamente arricchito dell’Iran “fosse immagazzinata lì nel giugno 2025 quando è scoppiata la guerra di 12 giorni, ed è rimasta lì da allora”, ha detto Grossi. “Non siamo stati in grado di ispezionare né di escludere che il materiale sia lì e che i sigilli – posti dall’Aiea – siano ancora intatti”, ha detto. “Spero che saremo in grado di farlo, quindi ciò che vi dico è la nostra migliore stima”. L’Aiea vuole anche ispezionare gli impianti nucleari iraniani di Natanz e Fordo, dove è presente altro materiale nucleare, ha aggiunto il direttore generale. Secondo l’agenzia, l’Iran possiede 440,9 chilogrammi di uranio arricchito fino al 60% di purezza, a un breve passo tecnico dal livello per uso militare del 90%. Grossi ha affermato che l’Aiea ritiene che circa 200 chilogrammi siano immagazzinati nei tunnel del sito di Isfahan. Teheran ha a lungo sostenuto che il suo programma nucleare è pacifico. Il presidente Donald Trump ha affermato che uno dei motivi principali per cui gli Stati Uniti sono entrati in guerra era impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari, sostenendo allo stesso tempo che gli attacchi dello scorso giugno hanno “annientato” il programma atomico del Paese.
Grossi ha affermato che l’Aiea ha discusso con la Russia e altri la possibilità di trasferire fuori dall’Iran il suo uranio altamente arricchito – un’operazione complessa che richiederebbe un accordo politico o una grande operazione militare statunitense in territorio ostile. “Ciò che sarà importante è che quel materiale lasci l’Iran” o venga diluito per ridurne l’arricchimento, ha detto. Grossi ha spiegato che l’Aiea ha partecipato all’ultimo ciclo di colloqui nucleari tra Stati Uniti e Iran a febbraio, ma non ha preso parte ai recenti negoziati per il cessate il fuoco mediati dal Pakistan. Ha detto che l’agenzia ha discusso separatamente con gli Stati Uniti e in modo informale con l’Iran. L’ultima proposta dell’Iran rinvierebbe le discussioni sul suo programma nucleare ma porrebbe fine al blocco dello Stretto di Hormuz. “È indispensabile che affrontiamo la questione”, ha detto il direttore generale dell’Aiea riferendosi al programma nucleare iraniano. Ciò richiederà “volontà politica” da parte di Teheran, ha affermato, sottolineando che “l’Iran deve essere convinto che è importante negoziare”. I leader iraniani dicono di essere disposti a negoziare, così come il presidente repubblicano degli Stati Uniti, ha detto Grossi, ma “il problema, apparentemente per entrambi, è che non riescono a raggiungere un accordo o a trovarsi allo stesso livello su cosa debba essere fatto per primo o su come farlo”. Definendosi un negoziatore che ama vedere “un barlume di speranza”, Grossi ha osservato che “una cosa importante è che apparentemente c’è interesse da entrambe le parti a raggiungere un accordo”. Grossi ha dichiarato che in qualsiasi accordo politico devono essere previste ispezioni complete dell’Aiea negli impianti nucleari iraniani.
Secondo quanto appreso da Axios, martedì il presidente americano Donald Trump e i suoi più stretti collaboratori hanno incontrato alla Casa Bianca dirigenti del settore petrolifero e del gas per discutere delle conseguenze energetiche della guerra con l’Iran e di altri argomenti. Tra i partecipanti – viene spiegato – c’era anche l’amministratore delegato di Chevron, Mike Wirth, come confermato da un portavoce dell’azienda.
“Le conseguenze della non riapertura dello stretto di Hormuz sarebbero ben più gravi di quelle viste in questi due mesi, non soltanto per i costi energia ma anche per il sistema produttivo per la mancanza di materie prime che toccherebbero alcuni ambiti, dall’elettronica ai fertilizzanti ma anche ad altre filiere industriali”. Così il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso intervenendo all’assemblea di Unioncamere. “Fino a oggi il Paese reggeva e reggeva anche meglio degli altri, a cominciare dal debito pubblico – dice Urso – questo è il primo governo che guarda all’interesse nazionale”.
“Abbiamo sollecitato la commissione Europea a sottoscrivere al più presto l’accordo di libero scambio con il Consiglio di cooperazione del Golfo – prosegue Urso – serve sia sul versante economico che per dare un segnale a quei popoli: non mollate, ci siamo anche noi, cresciamo insieme. Ma anche alle nostre imprese a non ritirarsi da quei mercati sottoposti a una guerra di ritorsione”. “Se mancano altri attori globali il prezzo delle materie prime comunque cresce e avrà conseguenze anche sul nostro sistema politico – rileva ancora Urso – e anche per questo, come sapete, navighiamo un po’ tutti a vista anche per quanto riguarda le previsioni”.Se è vero che “il Paese reggeva” e “reggeva bene”, Urso fa presente che “per quanto riguarda la riduzione del debito pubblico dobbiamo continuare ad agire per ridurre il peso del volume degli interessi”.
Il rial iraniano, la valuta nazionale del Paese, ha toccato il suo minimo storico di 1,8 milioni per un dollaro, mentre il fragile cessate il fuoco con Stati Uniti e Israele continua a reggere. Il rial era rimasto stabile per settimane durante la guerra, iniziata il 28 febbraio, in parte a causa della limitazione degli scambi commerciali e delle importazioni. Gli esperti avvertono che il crollo del rial rischia di alimentare ulteriormente l’inflazione nel Paese. Molti beni importati, da alimenti e medicinali a elettronica e materie prime, risentono del tasso di cambio del dollaro.
“Abbiamo dato disposizione, attraverso l’azione del ministro Crosetto, alla Marina militare, di essere pronta a partecipare a eventuali operazioni internazionali sotto la bandiera dell’Onu, o dell’Unione europea, per partecipare all’azione sia di sminamento, sia di garanzia della libertà di navigazione. Quindi la nostra Marina militare è pronta a partecipare in nome dell’Italia, così come sta facendo nel Mar Rosso per la protezione del traffico marittimo dagli attacchi degli Houthi e come sta facendo la missione Atalanta dagli attacchi di pirateria, così è pronta a farlo quando ci sarà la decisione, quando si arriverà al cessate il fuoco, con un’operazione internazionale per sminare lo Stretto e per garantire la libertà di navigazione”. Così il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a margine dell’evento ‘Obiettivo Export: Imprese e territori del Nord Italia Verso la Conferenza nazionale dell’export 2026’ alle Ogr a Torino, a proposito di come il governo intenda tutelare i flussi commerciali nello Stretto di Hormuz, bloccato in seguito alla guerra in Iran. “Siamo pronti a inviare dragamine della nostra Marina militare, accompagnate da altre navi della Marina militare, in una missione internazionale europea o delle Nazioni Unite che dovrà garantire in futuro, appena ci sarà il cessate il fuoco duraturo, la libertà di navigazione” nello Stretto di Hormuz, ha aggiunto il vicepremier.
Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha affermato in una dichiarazione di aver imposto sanzioni a una campagna di crowdfunding lanciata dalla Global Sumud Flotilla, che a suo dire è “organizzata dall’organizzazione terroristica Hamas, in collaborazione con altre organizzazioni internazionali e sotto le spoglie di una flottiglia di aiuti umanitari”. Lo riportano i media israeliani.
“I rapporti personali tra il presidente americano e me restano, almeno dal mio punto di vista, invariati e buoni. Ho però espresso fin dall’inizio i miei dubbi su ciò che è stato avviato con la guerra in Iran”. Lo ha detto il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, in conferenza stampa con la ministra della Salute, Nina Warken, rispondendo ad una domanda sui suoi rapporti con il presidente Usa, Donald Trump. Il cancelliere ha spiegato che la Germania e l’Europa stanno già subendo le conseguenze del conflitto, citando in particolare la chiusura dello Stretto di Hormuz. “Ha effetti diretti sulla nostra sicurezza energetica e sulla nostra capacità economica. Per questo insisto affinché questo conflitto venga risolto”, ha sottolineato. Merz ha comunque ribadito che il dialogo con Washington resta aperto: “Siamo ancora in contatto costante e in buoni rapporti di comunicazione, per dirlo in inglese, ‘in good speaking terms’”. Il cancelliere ha inoltre ricordato che il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul è rientrato da New York dopo una serie di colloqui, anche con rappresentanti dell’amministrazione statunitense, confermando la continuità dei contatti transatlantici nonostante le divergenze sul dossier iraniano.
Oltre 15 missili americani “di grosso di calibro” sono stati “neutralizzati” nel corso della guerra dalle forze armate iraniane e lo loro munizioni sono state trasferite a “unità tecniche e di ricerca” per poterli studiare. Lo scrive l’agenzia iraniana Tasnim. Fra gli armamenti che sarebbero nelle mani di Teheran anche una bomba anti-bunker GBU-57.
L’Iran ha accusato gli Stati Uniti di “coercizione illegale” e “interferenza nel legittimo commercio internazionale” per il sequestro di navi mercantili e il presunto trasferimento di petrolio iraniano. Lo riferisce l’agenzia iraniana Tasnim citando una lettera inviata alle Nazioni Unite dall’ambasciatore iraniano Amir Saeid Iravani. Nel documento indirizzato al segretario generale dell’Onu e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Iravani parla di “atti internazionalmente illeciti” e di un “sequestro in stile piratesco” delle navi MT Majestic e MT Tiffany, con il presunto “furto di 3,8 milioni di barili di petrolio iraniano”. Secondo Teheran, tali operazioni costituirebbero “un altro esempio di illegalità” e una violazione della Carta Onu, in particolare dell’articolo 2(4), configurandosi come “uso della forza contro navi civili impegnate in attività commerciali legittime”.
La lettera definisce le azioni attribuite a Washington come “atto di aggressione ai sensi della Risoluzione 3314 dell’Assemblea generale”, sostenendo che si tratti di “pirateria e terrorismo di Stato sotto copertura di procedimenti interni privi di validità internazionale”. Iravani ha inoltre affermato che gli Stati Uniti “si assumono la piena responsabilità internazionale” per le conseguenze di queste operazioni e ha chiesto al Consiglio di sicurezza di “condannare con la massima fermezza” tali atti, sollecitando anche “il rilascio immediato e incondizionato delle navi e dei carichi sequestrati”.
“L’Iran non riesce a darsi una regolata. Non sanno come firmare un accordo sul nucleare. Faranno bene a darsi una svegliata al più presto!”. È quanto scrive in un post sul social Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, pubblicando anche una sua immagine in occhiali da sole mentre imbraccia una mitragliatrice. Dietro di lui si vedono esplosioni. “Niente più bravo ragazzo!”, si legge nel titolo dell’immagine.
I democratici al Congresso americano starebbero valutando la possibilità di intentare una causa contro il presidente Donald Trump qualora questi dovesse continuare la guerra in Iran oltre la scadenza legale di venerdì senza ottenere l’autorizzazione del Congresso. Lo scrive il Time citando diverse fonti a conoscenza della questione. Uno scenario che – viene spiegato – potrebbe sfociare in un potenziale scontro costituzionale sui poteri presidenziali in materia di guerra, mentre il Congresso si prepara a un’altra votazione questa settimana. Le discussioni interne ai Dem, che finora non sono state rese pubbliche – sono state descritte dai parlamentari come ancora in una fase iniziale, ma potrebbero intensificarsi nelle prossime settimane se il Presidente insisterà con le operazioni militari dopo la scadenza del termine di 60 giorni. All’interno dei Dem – secondo il Time – sta salendo la convinzione che l’imminente scadenza dei 60 giorni previsti dalla War Powers Resolution possa rappresentare la migliore opportunità finora per contestare una guerra che, a loro dire, è stata avviata illegalmente e protratta senza un’adeguata supervisione del Congresso.
“I rapporti transatlantici da molti anni non sono più quelli che ho conosciuto. C’è un allontanamento reciproco, ma anche il desiderio da parte americana di non essere più sempre disponibili senza limiti per la sicurezza dell’Europa. Viceversa, in Europa c’è il desiderio di non dipendere più completamente dagli Stati Uniti”. Lo ha detto il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, in un’intervista a Der Spiegel. “Il contributo più importante che posso dare come cancelliere federale è garantire la coesione da questa parte dell’Atlantico. L’Unione Europea ha 100 milioni di abitanti in più rispetto agli Stati Uniti d’America. Questo lo collego a una maggiore fiducia in sé degli europei – e deve essere sostenuta da una forza propria”, ha spiegato Merz.
“Ho spiegato a Donald Trump perché crediamo che la guerra con l’Iran sia sbagliata. Ciononostante, cerco di mantenere un buon rapporto personale con il presidente americano. Finora ci sono riuscito”. Lo ha detto il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, in un’intervista a Der Spiegel. “Si potrebbe dire di sì”, ha poi risposto Merz alla domanda se essere cancelliere durante ‘l’era Trump’ sia particolarmente insolito. Sulle critiche di Trump alla Spagna o al Regno Unito, Merz ha spiegato di non avere “intenzione di iniziare a parlare di Spagna o Gran Bretagna davanti alla stampa nello Studio Ovale. Ho detto al presidente a porte chiuse che entrambi i Paesi sono partner affidabili della Nato che non dovremmo perdere”. Secondo il cancelliere “non ha senso condurre una discussione controversa in quell’atmosfera. Ho osservato chi lo ha fatto e non ne è uscito bene”.
“In soli 60 giorni di conflitto, la nostra spesa per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 27 miliardi di euro, senza una singola molecola di energia aggiuntiva. Stiamo perdendo quasi 500 milioni di euro al giorno. Quindi la strada da seguire è ovvia: dobbiamo ridurre la nostra eccessiva dipendenza dai combustibili fossili importati e potenziare la nostra produzione interna di energia pulita, accessibile e a prezzi contenuti. Dalle energie rinnovabili al nucleare, nel pieno rispetto della neutralità tecnologica”. Lo afferma la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo intervento al dibattito in plenaria del Parlamento europeo sulla crisi in corso in Medioriente.
Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a “35 entità e individui che gestiscono la rete finanziaria occulta dell’Iran”. E’ quanto si legge in una nota del Dipartimento di Stato americano. “Le reti bancarie ombra – viene spiegato – consentono il trasferimento di decine di miliardi di dollari per eludere le sanzioni. Permettono alle forze militari iraniane, come il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, di accedere illecitamente al sistema finanziario internazionale per ottenere proventi dalla vendita illegale di petrolio, acquisire componenti sensibili per missili e altri sistemi d’arma e finanziare gruppi terroristici affiliati all’Iran in tutto il Medioriente”. Quindi “smantellando questi canali finanziari, promuoviamo la politica dell’Amministrazione nel conflitto con l’Iran e ribadiamo il nostro impegno a esercitare la massima pressione sull’Iran. Mentre il regime iraniano arricchisce le élite corrotte, i cittadini iraniani comuni soffrono a causa del deterioramento dell’economia”.
Un contractor militare israeliano è stato ucciso in un attacco con droni nel sud del Libano, secondo quanto riferito dall’esercito israeliano. In una breve nota, le forze armate hanno precisato che la vittima era un dipendente civile di una società di ingegneria impegnato in progetti con i militari nell’area. Un funzionario militare ha confermato che si trattava di un civile.
“A seguito della campagna di massima pressione, l’inflazione a Teheran è raddoppiata e la sua valuta si è rapidamente deprezzata. L’isola di Kharg, il principale terminale di esportazione petrolifera iraniano, sta per raggiungere la sua capacità massima di stoccaggio, il che costringerà il regime a ridurre la produzione di petrolio, con conseguente perdita di entrate pari a circa 170 milioni di dollari al giorno e danni permanenti alle infrastrutture petrolifere iraniane”. Lo ha scritto su X il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent. “Il Dipartimento del Tesoro continuerà a esercitare la massima pressione e qualsiasi persona, nave o entità che agevoli flussi illeciti verso Teheran rischia di essere soggetta a sanzioni statunitensi”, ha aggiunto.
“Il Re è naturalmente consapevole della posizione di lunga data e ben nota del suo Governo in merito alla prevenzione della proliferazione nucleare”. Lo ha affermato alla Bbc un portavoce di Buckingham Palace dopo le parole di Donald Trump secondo cui re Carlo era “d’accordo” con lui sul fatto che l’Iran non debba mai possedere un’arma nucleare.
Il Pentagono ha chiesto al Congresso di formalizzare il cambio di nome in ‘Dipartimento della Guerra’. Lo riporta The Hill. Il costo dell’operazione – viene spiegato – è stato stimato in 52 milioni di dollari e non avrà un “impatto significativo” sulla richiesta di bilancio per la difesa del presidente Trump per l’anno fiscale 2027. “La revisione della denominazione del Dipartimento serve a ricordare l’importanza e la solennità della nostra missione principale: combattere e vincere le guerre”, hanno scritto i funzionari della Difesa nella proposta di 92 pagine. “Serve come obiettivo strategico per misurare e dare priorità a tutte le attività”. La richiesta – fra le altre cose – apporterebbe circa 7.600 modifiche alla legge federale, tra cui il cambio ufficiale di denominazione del Dipartimento della Difesa in Dipartimento della Guerra e del Segretario della Difesa in Segretario della Guerra.
Il presidente americano Donald Trump avrebbe detto ai suoi collaboratori di prepararsi a un “blocco prolungato” dell’Iran. Lo riporta il Wall Street Journal. Il tycoon – viene spiegato – preferirebbe una “vittoria decisiva” ma nessuna delle opzioni disponibili gli garantisce una rapida uscita dal conflitto. L’idea quindi sarebbe quella di prendere di mira le risorse finanziare iraniane nel tentativo di costringere Teheran a una “capitolazione nucleare” che da tempo rifiuta. Nell’incontro avvenuto lunedì nella Situation Room il presidente americano avrebbe optato per continuare a comprimere l’economia e le esportazioni di petrolio dell’Iran bloccando le spedizioni da e verso i suoi porti. Secondo quanto riferito da alcuni funzionari Trump ha valutato che le altre opzioni – riprendere i bombardamenti o ritirarsi dal conflitto – comportassero rischi maggiori rispetto al mantenimento del blocco.
“L’obiettivo finale è che il popolo iraniano si riprenda il proprio paese. Per farlo, hanno bisogno di condizioni di parità”. Lo ha dichiarato a Fox News il figlio dello scià, Reza Pahlavi. “Non credo – ha aggiunto – che nessuno possa tirare un sospiro di sollievo finché questo regime esisterà. Il regime si è indebolito, ma non al punto di collassare. Ci sono ancora alcune componenti del sistema attive che devono essere affrontate e prese di mira. Quando il regime sarà sull’orlo del collasso, il popolo sarà pronto a prendere il potere. Deve essere una campagna coordinata. Noi, come nazione, stiamo facendo la nostra parte, ma abbiamo bisogno di aiuto esterno. Gli aiuti esteri sono iniziati, ma non dovrebbero essere interrotti a metà. Il regime non ha mai avuto intenzione di negoziare e probabilmente non lo farà mai. Il motivo è che la coesistenza con il mondo libero non è nel loro Dna. Sono lì per esportare un’ideologia”, ha concluso.

