Gli Stati Uniti hanno “sconfitto militarmente” l’Iran. Lo ha affermato il presidente americano, Donald Trump, parlando alla cena di Stato alla Casa Bianca, alla presenza di Re Carlo. “Abbiamo sconfitto militarmente questo avversario e non gli permetteremo mai di avere un’arma nucleare”, ha spiegato.
Ma il portavoce dell’esercito iraniano, Mohammad Akraminia, ha dichiarato in un video ripreso da Al Jazeera di non considerare “finita la guerra”, nonostante il cessate il fuoco con gli Stati Uniti.
“A seguito della campagna di massima pressione, l’inflazione a Teheran è raddoppiata e la sua valuta si è rapidamente deprezzata. L’isola di Kharg, il principale terminale di esportazione petrolifera iraniano, sta per raggiungere la sua capacità massima di stoccaggio, il che costringerà il regime a ridurre la produzione di petrolio, con conseguente perdita di entrate pari a circa 170 milioni di dollari al giorno e danni permanenti alle infrastrutture petrolifere iraniane”. Lo ha scritto su X il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent. “Il Dipartimento del Tesoro continuerà a esercitare la massima pressione e qualsiasi persona, nave o entità che agevoli flussi illeciti verso Teheran rischia di essere soggetta a sanzioni statunitensi”, ha aggiunto.
“Il Re è naturalmente consapevole della posizione di lunga data e ben nota del suo Governo in merito alla prevenzione della proliferazione nucleare”. Lo ha affermato alla Bbc un portavoce di Buckingham Palace dopo le parole di Donald Trump secondo cui re Carlo era “d’accordo” con lui sul fatto che l’Iran non debba mai possedere un’arma nucleare.
Il Pentagono ha chiesto al Congresso di formalizzare il cambio di nome in ‘Dipartimento della Guerra’. Lo riporta The Hill. Il costo dell’operazione – viene spiegato – è stato stimato in 52 milioni di dollari e non avrà un “impatto significativo” sulla richiesta di bilancio per la difesa del presidente Trump per l’anno fiscale 2027. “La revisione della denominazione del Dipartimento serve a ricordare l’importanza e la solennità della nostra missione principale: combattere e vincere le guerre”, hanno scritto i funzionari della Difesa nella proposta di 92 pagine. “Serve come obiettivo strategico per misurare e dare priorità a tutte le attività”. La richiesta – fra le altre cose – apporterebbe circa 7.600 modifiche alla legge federale, tra cui il cambio ufficiale di denominazione del Dipartimento della Difesa in Dipartimento della Guerra e del Segretario della Difesa in Segretario della Guerra.
Il presidente americano Donald Trump avrebbe detto ai suoi collaboratori di prepararsi a un “blocco prolungato” dell’Iran. Lo riporta il Wall Street Journal. Il tycoon – viene spiegato – preferirebbe una “vittoria decisiva” ma nessuna delle opzioni disponibili gli garantisce una rapida uscita dal conflitto. L’idea quindi sarebbe quella di prendere di mira le risorse finanziare iraniane nel tentativo di costringere Teheran a una “capitolazione nucleare” che da tempo rifiuta. Nell’incontro avvenuto lunedì nella Situation Room il presidente americano avrebbe optato per continuare a comprimere l’economia e le esportazioni di petrolio dell’Iran bloccando le spedizioni da e verso i suoi porti. Secondo quanto riferito da alcuni funzionari Trump ha valutato che le altre opzioni – riprendere i bombardamenti o ritirarsi dal conflitto – comportassero rischi maggiori rispetto al mantenimento del blocco.
“L’obiettivo finale è che il popolo iraniano si riprenda il proprio paese. Per farlo, hanno bisogno di condizioni di parità”. Lo ha dichiarato a Fox News il figlio dello scià, Reza Pahlavi. “Non credo – ha aggiunto – che nessuno possa tirare un sospiro di sollievo finché questo regime esisterà. Il regime si è indebolito, ma non al punto di collassare. Ci sono ancora alcune componenti del sistema attive che devono essere affrontate e prese di mira. Quando il regime sarà sull’orlo del collasso, il popolo sarà pronto a prendere il potere. Deve essere una campagna coordinata. Noi, come nazione, stiamo facendo la nostra parte, ma abbiamo bisogno di aiuto esterno. Gli aiuti esteri sono iniziati, ma non dovrebbero essere interrotti a metà. Il regime non ha mai avuto intenzione di negoziare e probabilmente non lo farà mai. Il motivo è che la coesistenza con il mondo libero non è nel loro Dna. Sono lì per esportare un’ideologia”, ha concluso.

