Falliti i negoziati tra Iran e Stati Uniti ospitati dal Pakistan a Islamabad, Donald Trump sembra chiudere a una seconda fase di trattative.
“Non mi interessa se Teheran torna o no al tavolo. Se non tornano, per me va bene“, ha il capo della Casa Bianca, che ha ribadito i danni che gli Usa hanno inflitto alle infrastrutture militari iraniane. “La loro promessa era che avrebbero aperto lo Stretto di Hormuz. Non l’hanno fatto. Hanno mentito”, ha aggiunto, specificando che a partire dalle 10 di oggi (le 16 in Italia) Washington avvierà il blocco dello Stretto.
Sul fronte iraniano, non le manda a dire il presidente, Masoud Pezeshkian.
اگر دولت آمریکا دست از تمامیتخواهی بردارد و به حقوق ملت ایران احترام بگذارد حتما راههایی برای دستیابی به توافق پیدا میشود.
— Masoud Pezeshkian (@drpezeshkian) April 12, 2026
به اعضای هیئت مذاکره کننده به ویژه برادر عزیزم آقای دکتر قالیباف خدا قوت میگویم.
“Se il governo americano abbandonasse il suo totalitarismo e rispettasse i diritti della nazione iraniana, si troverebbero certamente le vie per raggiungere un accordo”, ha scritto su X. “Mi congratulo con i membri della squadra negoziale, in particolare con il mio caro fratello, il dottor Ghalibaf, e dico: ‘Che Dio vi dia la forza’”.
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha avuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. I due hanno discusso i dettagli dei colloqui tra Iran e Stati Uniti tenutisi a Islamabad l’11 aprile. Lo riferisce il ministero degli Esteri russo, citato dalla Tass.
Le autorità israeliane hanno riaperto il valico di Zikim nel nord di Gaza per la prima volta in più di 40 giorni. Lo ha dichiarato il portavoce dell’Onu Stéphane Dujarric spiegando che, nel corso del weekend, le forniture sono state scaricate e l’Onu ha ripreso a raccogliere il carico all’interno di Gaza lunedì, iniziando con cibo, prodotti nutrizionali e altri articoli umanitari. L’apertura del valico di Zikim “aiuterà a soddisfare un bisogno critico, permettendo alle forniture di entrare direttamente nel nord di Gaza, senza doverle trasportare dal sud”, dove Kemen Shalom è l’unico altro valico aperto per le merci, ha aggiunto. Nonostante l’apertura, ha sottolineato Dujarric, tuttavia “restano vincoli significativi”. Il portavoce ha citato ritardi nello sdoganamento israeliano, capacità di controllo insufficiente, che rende difficile l’approvazione di articoli critici, e divieti generali su alcune agenzie dell’Onu e organizzazioni partner “che sono centrali e fondamentali per la risposta umanitaria congiunta a Gaza”.
“Continueremo a monitorare da vicino e valutare l’impatto della guerra sui mercati energetici, sull’economia globale e sui singoli paesi, e a coordinare le nostre risposte e il supporto ai nostri paesi membri, lavorando con altre organizzazioni internazionali e facendo leva sulle loro competenze quando necessario, per gettare le basi di una ripresa solida che favorisca stabilità, crescita e posti di lavoro”. E’ quanto dichiarano in una nota congiunta Fondo monetario internazionale, Agenzia internazionale per l’energia e Banca Mondiale, al termine dell’incontro che si è svolto oggi nell’ambito del gruppo di coordinamento che hanno istituito all’inizio di aprile, “al fine di massimizzare la risposta delle loro istituzioni agli impatti energetici ed economici della guerra in Medioriente”.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha invitato l’Europa a svolgere un ruolo costruttivo nei negoziati per porre fine alla guerra con gli Stati Uniti. Riferendo su Telegram di una conversazione telefonica con il presidente francese Emmanuel Macron, Pezeshkian ha dichiarato di aver sottolineato l’intenzione di Teheran di continuare i negoziati solo nell’ambito del diritto internazionale, poiché “considera qualsiasi esagerazione e comportamento al di fuori delle regole internazionali un ostacolo al raggiungimento di un accordo duraturo”. “L’Europa può svolgere un ruolo costruttivo nel convincere gli Stati Uniti a rispettare questi quadri”, ha detto il presidente iraniano a Macron. “Gli approcci basati su minacce, pressioni e azioni militari non solo non sono una soluzione, ma aumentano anche la complessità delle questioni e peggioreranno i problemi creati dagli stessi americani”, ha aggiunto.
L’Amministrazione Trump sta discutendo internamente i dettagli per un potenziale secondo incontro di persona con i rappresentanti iraniani, prima della scadenza la la prossima settimana del cessate il fuoco tra Washington e Teheran. E’ quanto riferito alla Cnn da una fonte a conoscenza dei colloqui, sebbene non sia chiaro se l’incontro possa effettivamente concretizzarsi. I funzionari dell’amministrazione stanno valutando possibili date e sedi, nell’eventualità che i colloqui in corso con l’Iran e con i mediatori regionali facciano progressi nei prossimi giorni, ha affermato la fonte, descrivendo le discussioni come preliminari. “Dobbiamo essere pronti a organizzare rapidamente qualcosa, qualora la situazione dovesse evolvere in quella direzione”, ha detto la fonte.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha avuto oggi un colloquio telefonico con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Come comunicato dal portavoce del governo tedesco in una nota, nel corso della conversazione Merz ha ribadito il forte sostegno del governo tedesco agli sforzi per una soluzione diplomatica tra Stati Uniti e Iran. Una volta cessate le ostilità, ha aggiunto, la Germania è pronta a contribuire alla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, qualora sussistano le necessarie condizioni. Il cancelliere ha inoltre incoraggiato Netanyahu ad avviare negoziati di pace diretti con il governo libanese, auspicando la fine dei combattimenti nel sud del Libano e sottolineando la necessità che Hezbollah deponga le armi. Merz ha infine espresso profonda preoccupazione per gli sviluppi nei territori palestinesi, ribadendo che non deve verificarsi alcuna annessione di fatto della Cisgiordania.
Penso che la verità sia abbastanza evidente, i nostri amici, gli Stati Uniti e Israele, hanno commesso un errore grave. Qualunque fossero gli obiettivi, io continuo a pensare che sia così, che fosse sensato ridurre la capacità nucleare dell’Iran. Credo che non ci sia dubbio che hanno iniziato una guerra che non sanno come concludere, perché gli iraniani li hanno messi all’angolo. Il problema dello Stretto di Hormuz è un problema enorme. La domanda è: cosa fa l’Europa? Cosa fa la Gran Bretagna? Cosa fa l’Italia?”. Lo ha detto l’ex premier britannico Boris Johnson, intervistato da Quarta Repubblica su Rete4. “Penso che in realtà l’Europa dovrebbe cercare di fare tutto il possibile per sostenere l’America”, ha spiegato. “Il nostro capitano ha fatto un errore. Cosa facciamo? La squadra lo abbandona? No, cerca di aiutarlo. C’è un limite a quello che possiamo fare e ovviamente possiamo decidere di non partecipare agli attacchi contro l’Iran perché non vediamo un obiettivo militare o una logica, o magari semplicemente il motivo non ci è stato spiegato adeguatamente. Però possiamo fare pressione sugli iraniani finché riaprano lo stretto e inviare il supporto militare che possiamo”, ha aggiunto.
“Non esiste una soluzione militare all’attuale conflitto in Medioriente”. Lo ha affermato Stephane Dujarric, portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite. Dujarric – riporta Al Jazeera – ha chiesto che il cessate il fuoco venga rispettato e che i negoziati proseguano in modo “costruttivo” fino al raggiungimento di un accordo. “Le interruzioni del commercio marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz hanno già avuto ripercussioni dirette ben oltre la regione circostante, con un aumento della fragilità economica globale e dell’insicurezza in molti settori”, ha spiegato. “L’interruzione della fornitura di fertilizzanti e dei relativi fattori produttivi aggrava ulteriormente l’insicurezza alimentare per milioni di persone vulnerabili in tutto il mondo, contribuendo all’aumento del costo della vita dovuto all’impatto delle interruzioni nella fornitura di carburante, nei trasporti e nelle catene di approvvigionamento, ha concluso.
Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha respinto l’idea di negoziare con Israele, definendo tali sforzi “inutili”. Lo riporta Al Jazeera. “Nessuno ha il diritto di indirizzare il Libano verso questo approccio senza un consenso interno tra le sue componenti, cosa che non si è verificata”, ha affermato Qassem. Il leader di Hezbollah si è rivolto al presidente libanese Joseph Aoun, affermando che Israele stava tentando di seminare discordia tra il popolo libanese. “Affrontiamo insieme l’aggressione e poi potremo trovare un’intesa sul futuro e su tutto”, ha dichiarato.
Nelle scorse settimane la Russia ha ripetutamente avvertito Israele del rischio di una “grave catastrofe nucleare” a causa dei continui attacchi aerei in prossimità della centrale nucleare iraniana di Bushehr. Lo riferisce l’emittente israeliana Channel 12, secondo cui funzionari di Mosca hanno inoltre comunicato a Israele che gli attacchi stavano mettendo in pericolo esperti e civili russi presso la centrale elettrica civile, che la Russia ha in parte costruito e contribuisce a gestire. Gli attacchi, hanno aggiunto, minacciavano le relazioni bilaterali. Secondo quanto riportato, in seguito agli avvertimenti, le Forze di Difesa Israeliane hanno modificato le proprie procedure operative in quell’area, hanno chiarito di non essere a conoscenza dei pericoli e hanno affermato di non avere alcuna intenzione di nuocere al personale russo.
Il ministero degli Esteri russo e l’ambasciata russa in Israele, hanno riferito le fonti all’emittente, hanno ripetutamente avvertito i funzionari israeliani dei pericoli degli attacchi. In particolare, un attacco avrebbe colpito “molto vicino” al personale russo. “State mettendo in pericolo il nostro popolo”, ha sottolineato un funzionario del Cremlino in un messaggio inviato a un funzionario israeliano. “Questo è un gioco pericoloso che rischia di causare un grave disastro nucleare, con gravi implicazioni per il Medioriente. Vi esortiamo a fermarvi”. Israele avrebbe risposto di non essere a conoscenza dei pericoli e di aver modificato le proprie procedure. Secondo alcune fonti, sia Israele che gli Stati Uniti avrebbero effettuato attacchi aerei contro obiettivi iraniani nella zona.
“Siamo stati contattati questa mattina dalle persone giuste, le persone appropriate. Vogliono mettersi al lavoro, vorrebbero lavorare”. Lo ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, riguardo ai negoziati con l’Iran.
L’aeronautica israeliana ha colpito circa 150 obiettivi di Hezbollah nel sud del Libano nelle ultime 24 ore. Lo riferiscono le Forze di Difesa Israeliane, secondo cui tra gli obiettivi figuravano lanciarazzi, droni, edifici utilizzati dall’organizzazione, postazioni di lancio anticarro e quartier generali. L’esercito afferma di aver colpito anche cellule di Hezbollah che pianificavano attacchi contro le truppe.
“Ieri 34 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz: è, di gran lunga, il numero più alto da quando è iniziata questa sciocca chiusura”. Lo scrive Donald Trump su Truth. Il traffico di petroliere e mercantili attraverso lo Stretto nei giorni precedenti il conflitto, secondo i dati disponibili, era in media di 120-150 navi al giorni.
Pur nell’apparente stallo dei negoziati, tra Stati Uniti e Iran “c’è un contatto continuo”, nonché “un progresso nel tentativo di giungere a un accordo”. Lo riferisce su X il giornalista di Axios Barak Ravid, citando fonti dell’amministrazione americana.
Nel corso dei negoziati che si sono tenuti nel fine settimana a Islamabad, gli Stati Uniti hanno proposto all’Iran di accettare una moratoria di 20 anni sull’arricchimento dell’uranio. Lo riferisce Axios, citando un funzionario statunitense e una fonte a conoscenza dei fatti. Stando alle stesse fonti, gli iraniani hanno risposto proponendo un periodo di durata più breve, “a una cifra”.
Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran sta reggendo nonostante il fallimento dei colloqui di pace. Lo ha dichiarato il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, spiegando che sono in corso sforzi per risolvere le restanti controversie tra Washington e Teheran, mentre il cessate il fuoco di due settimane mediato da Islamabad rimane in vigore. Nel corso di un intervento televisivo durante una riunione di gabinetto, Sharif ha avvertito che gli sforzi di pace richiedono tempo, citando accordi passati come gli accordi di Ginevra.
Il ministro della Difesa ad interim iraniano ha dichiarato lunedì che il Paese è preparato a “qualsiasi scenario” e ha avvertito che qualsiasi aggressione nei suoi confronti provocherebbe una “risposta dura e decisa”, secondo quanto riportato dalla iraniana Press TV e riportato dalla Cnn. Il generale di brigata Majid Ibn Reza ha dichiarato che le forze armate iraniane sono in “stato di massima allerta al combattimento”.
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha dichiarato che la priorità attuale dovrebbe essere quella di mantenere il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti e impedire che il conflitto si riaccenda in Medioriente. Secondo l’agenzia di stampa cinese Xinhua, il massimo diplomatico cinese ha rilasciato tali dichiarazioni durante una conversazione telefonica con il suo omologo pakistano, Ishaq Dar.
Oltre 15 navi da guerra americane sono in posizione per supportare il blocco dei porti iraniani nello Stretto di Hormuz, scattato stamani alle 10 (ora della Costa Orientale Usa). Lo riferisce il Wall Street Journal.
Israele ha convocato l’ambasciatore italiano a Tel Aviv, Luca Ferrari. Lo si apprende da fonti informate. La decisione è giunta in seguito alle parole del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, relative agli “inaccettabili attacchi contro la popolazione civile” da parte di Israele in Libano.
In Libano, 2.089 persone sono state uccise dalla ripresa della guerra fra Hezbollah e Israele. Il ministero della Salute libanese ha dichiarato nel suo bilancio giornaliero delle vittime, che tra i morti figurano 252 donne, 166 bambini e 88 operatori sanitari. Il numero dei feriti è salito a 6.762. In vista dei colloqui diretti previsti a Washington martedì, gli attacchi su entrambi i lati della frontiera e i feroci combattimenti di terra nel Libano meridionale si sono intensificati.
“Se una qualsiasi” delle residue imbarcazioni e navi della marina iraniana “dovesse avvicinarsi alla nostra zona di blocco, verrà immediatamente eliminata, utilizzando lo stesso sistema di annientamento che impieghiamo contro i narcotrafficanti a bordo di imbarcazioni in mare aperto. È un metodo rapido e brutale”. E’ l’”avvertimento” lanciato da Donald Trump in un post su Truth, pubblicato poco dopo l’inizio del blocco navale Usa dei porti iraniani. Il presidente ricorda come “la Marina iraniana giace sul fondale marino, completamente annientata: 158 navi. Ciò che non abbiamo colpito è il loro esiguo numero di quelle che essi definiscono ‘navi d’attacco rapido’, poiché non le abbiamo considerate una minaccia significativa”.
E’ iniziato il blocco navale statunitense dello Stretto di Hormuz. Secondo quanto annunciato dal Comando Centrale Usa, il blocco dei porti iraniani sarebbe iniziato alle 10 ora della Costa Orientale Usa, (le 16 in Italia e le 17.30 in Iran). Gli armatori e l’UKMTO (United Kingdom Maritime Trade Operations), riferisce il Giardian, hanno ricevuto avvisi che segnalano come il blocco si applicherà a tutto il traffico navale, indipendentemente dalla bandiera. L’avviso dell’UKMTO ha precisato che il transito attraverso lo Stretto, diretto verso destinazioni non iraniane o proveniente da esse, non dovrebbe essere interessato da tali restrizioni; tuttavia, l’UKMTO ha avvertito che le navi che tentassero tale passaggio rischierebbero verosimilmente di imbattersi in una presenza militare.
“So che state facendo un eccellente lavoro. Ne abbiamo parlato a lungo con il generale prima, ne ho parlato a lungo con il presidente Aoun e ho avuto una lunga telefonata con il ministro degli Esteri israeliano, al quale ho chiesto come priorità la sicurezza dei nostri militari che stanno nel sud del Libano. Questo è fondamentale”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in videocollegamento con i militari italiani del contingente Unifil impegnato in Libano. “La prima volta, già quando l’altro giorno c’è stato quello spiacevole episodio di un proiettile che ha colpito un nostro mezzo, abbiamo convocato l’ambasciatore di Israele – è la terza volta che lo convochiamo – per protestare per l’atteggiamento, che non sarà ostile però è inaccettabile. Perché a volte anche la superficialità è inaccettabile”, ha aggiunto Tajani riferendosi a quanto avvenuto lo scorso 8 aprile, quando – secondo quanto fece sapere allora lo stesso ministro Tajani – una colonna italiana dell’Unifil che portava elementi a Beirut per il rimpatrio era stata “bloccata dall’Idf” e “i colpi di avvertimento israeliano” avevano “danneggiato un nostro veicolo”.
La Commissione europea ha ospitato un dialogo di alto livello sui fertilizzanti, riunendo le principali parti interessate, tra cui rappresentanti degli agricoltori, leader del settore dei fertilizzanti e altri attori chiave, per discutere le sfide critiche relative alla disponibilità, all’accessibilità economica e alla produzione e all’uso sostenibile. Secondo quanto riferito, considerato il contesto di persistente volatilità dei prezzi e di instabilità geopolitica, i partecipanti hanno discusso su come sostenere la competitività degli agricoltori, rafforzare l’industria dei fertilizzanti dell’Ue e ridurre la dipendenza strategica dalle importazioni di fertilizzanti e dalle principali materie prime, preservando al contempo gli obiettivi climatici e ambientali. Il dialogo si è concentrato su tre priorità: incentivare la produzione di fertilizzanti nell’Ue attraverso investimenti, decarbonizzazione e mitigazione dei costi energetici; sostenere gli agricoltori nell’accesso a fertilizzanti a basso impatto ambientale e a prezzi accessibili e migliorare l’efficienza dei nutrienti; diversificare le catene di approvvigionamento, anche attraverso l’incremento della produzione di fertilizzanti di origine biologica e il riciclo dei nutrienti, nonché tramite partenariati commerciali alternativi. I risultati delle discussioni confluiranno nel Piano d’azione sui fertilizzanti, la cui adozione è prevista nelle prossime settimane. Il Piano comprenderà sia azioni a breve termine che misure strutturali a lungo termine per migliorare la disponibilità e l’accessibilità economica dei fertilizzanti per gli agricoltori e per la produzione alimentare; rafforzare l’autonomia strategica e la resilienza dell’Europa, potenziando la produzione interna e riducendo le dipendenze; accelerare la transizione verso fertilizzanti decarbonizzati, a basso contenuto di combustibili fossili e circolari.
Il direttore di Rosatom, Alexei Likhachev, ha dichiarato che quasi tutto il personale rimanente verrà ritirato dalla centrale nucleare iraniana costruita dalla Russia. Likhachev, ha spiegato che 108 lavoratori stanno lasciando la centrale elettrica di Bushehr e che solo 20 rimarranno sul posto per sorvegliare le attrezzature. Likhachev ha aggiunto che la Russia ha coordinato l’evacuazione con le autorità iraniane. Dall’inizio della guerra, la Russia ha ripetutamente espresso preoccupazione per i proiettili che hanno colpito il territorio dell’impianto, alcuni dei quali sono atterrati vicino al suo reattore nucleare.
Un sondaggio condotto dall’Università Ebraica di Gerusalemme e riportato dal Guardian ha rivelato che quasi due terzi degli israeliani si oppongono al cessate il fuoco con l’Iran. Questo sondaggio è stato il primo condotto a livello nazionale tra gli israeliani dopo che Stati Uniti e Iran hanno concordato la scorsa settimana un cessate il fuoco di due settimane mediato dal Pakistan. Secondo il sondaggio, oltre il 61% degli israeliani ritiene che il cessate il fuoco non debba essere esteso ai combattimenti con Hezbollah. Il sondaggio ha rilevato anche che l’opinione pubblica è divisa sulla questione se Israele debba rispettare la tregua di due settimane o riprendere gli attacchi contro l’Iran: il 39% ha affermato che Israele dovrebbe continuare gli attacchi, il 41% ha affermato che il proprio Paese dovrebbe rispettare il cessate il fuoco e il 19% si è dichiarato incerto.
Un attacco israeliano vicino all’ingresso degli uffici della Croce Rossa nella città costiera di Tiro, nel sud del Libano, ha ucciso un ferito che era in fase di trasporto, danneggiando diversi veicoli della Croce Rossa. Una persona informata sui fatti ha detto che l’attacco ha preso di mira un uomo in moto che trasportava il ferito. Non è chiaro chi fossero le due persone.
“Apprendiamo con profondo dolore che nuovi attacchi hanno colpito le unità della Croce Rossa libanese impegnate nelle azioni di supporto alla popolazione, uccidendo un paramedico della nostra Consorella. Attaccare la popolazione civile, i presidi sanitari e gli operatori umanitari è inaccettabile. Lo dice il Diritto Internazionale Umanitario che detta regole chiare che oggi, purtroppo, non vengono rispettate. Ripetiamo ancora una volta che colpire chi porta aiuto significa impedire che le cure e il supporto necessario arrivino a chi soffre”. Lo ha dichiarato Rosario Valastro, Presidente della CRI, dopo aver appreso la notizia. Sarebbe stato un drone a causare la morte del paramedico Hassan Badawi e il ferimento lieve di un altro collega dell’equipaggio. Sono più di 2.000, intanto, le persone morte in Libano a causa del conflitto. Tra loro 252 donne, 165 bambini e 87 operatori sanitari. Più di 6.500 le persone rimaste ferite a seguito degli attacchi
“Il Pakistan rimane impegnato a mantenere lo slancio per la pace e la stabilità”. Lo ha scritto su X il premier pakistano Shehbaz Sharif in un post sui social dopo una telefonata ” molto cordiale e proficua” con la premier giapponese Sanae Takaichi. “Abbiamo concordato di rafforzare ulteriormente la cooperazione tra Pakistan e Giappone e di rimanere in stretto contatto”, ha aggiunto.
Il comandante della Forza Quds iraniana, Esamil Qaani, ha affermato che gli Stati Uniti lasceranno la regione senza nulla in mano. Lo riportano le agenzie stampa Tasnim e Mehr. Qaani ha rimarcato che Stati Uniti e Israele dovrebbero ricordarsi di aver lasciato lo Yemen senza aver raggiunto nessun obiettivo in una operazione precedente. Il generale della Forza Quds, parte del Corpo delle Guardie rivoluzionarie, ha anche avanzato l’ipotesi di una chiusura dello stretto di Bab el-Mandeb da parte dei ribelli Houthi, così come è successo tra il 2023 e il 2025.
Il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti “potrebbe terminare da un momento all’altro”. Lo ha affermato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu all’inizio della riunione di gabinetto odierna, secondo quanto riportato da diversi media israeliani. Netanyahu ha detto anche di essere in “costante coordinamento” con gli Stati Uniti. “Le affermazioni secondo cui ci sarebbe una spaccatura tra noi sono completamente false – ha detto – è vero esattamente il contrario. Chiunque abbia partecipato a queste conversazioni e alle discussioni quotidiane che abbiamo con il presidente e il suo staff può testimoniarlo. Questo livello di coordinamento non è mai esistito prima, né nella storia di Israele, né nella storia del popolo ebraico”.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che i combattimenti in Libano sono proseguiti. Gli scontri si sono concentrati nella zona di Bint Jbeil, un punto strategico che è stato teatro di aspri scontri tra Israele e Hezbollah nel corso degli anni. Nel corso di una riunione di gabinetto, Netanyahu ha affermato che l’esercito israeliano si sta espandendo oltre le cinque colline che controllava nel Libano meridionale sin dal cessate il fuoco con Hezbollah del 2024, verso una “zona di sicurezza solida e più profonda, che prevenga il pericolo di invasione e tenga lontana la minaccia del terrorismo”. In precedenza, Netanyahu aveva affermato che Israele vuole controllare il territorio per una fascia di 8-10 chilometri dal confine nel Libano meridionale per eliminare la minaccia di razzi a corto raggio o missili anticarro diretti contro le città e i paesi israeliani al confine.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato telefonicamente con il suo omologo qatariota, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. Secondo il ministero degli Esteri iraniano, i ministri hanno discusso dei colloqui di Islamabad tra Iran e Stati Uniti, che non hanno portato a un accordo.
Il conflitto in Medioriente è ancora ben lungi dall’essere risolto. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, esprimendo la speranza che la situazione non degeneri nuovamente in un “conflitto militare”. Lo riporta la Tass. “Considerato che non è stato possibile raggiungere un accordo, per quanto ne sappiamo, il potenziale di conflitto rimane. Stiamo assistendo a certe dichiarazioni da parte di Washington riguardo a un blocco delle coste iraniane, ma non comprendiamo ancora cosa ciò comporterà”, ha affermato. Secondo Peskov, quanto sta accadendo avrà inevitabilmente conseguenze negative a livello internazionale in diversi settori. “Ma la situazione è ancora ben lungi dall’essere risolta. Speriamo che non si torni a un conflitto armato”, ha concluso.
Secondo quanto riportato dall’Orient Le Jour, nella città di Bint Jbeil, nel sud del Libano, sono in corso violenti scontri tra Hezbollah e l’esercito israeliano (Idf). Un drone israeliano ha preso di mira un veicolo di tipo Rapid nel villaggio di Jouaya (Tiro). Un altro attacco di un drone israeliano è stato segnalato nel quartiere di Taaouniyé, nel villaggio di Chouqine (Nabatiyé). Inoltre, Hezbollah ha riferito di aver sparato colpi di artiglieria contro soldati israeliani a Blat, nel Libano meridionale. Il gruppo ha anche affermato di aver lanciato droni contro soldati israeliani presso la base di Ras al-Naqoura.
Gli scontri nella città collinare che si affaccia sulla Linea Blu, stabilita dall’Onu, che divide i due paesi a poco più 3,2 chilometri di distanza, si sono intensificati nell’ultima settimana, dopo che l’Iran e gli Stati Uniti hanno concordato una tregua temporanea. Domani, gli ambasciatori del Libano e di Israele negli Stati Uniti si incontreranno a Washington per un incontro di persona nel tentativo di dare il via a una serie storica di negoziati diretti
Secondo i dati di navigazione di Kpler e LSEG, due petroliere collegate all’Iran hanno lasciato il Golfo Persico attraverso lo Stretto di Hormuz prima del previsto blocco statunitense dei porti e delle zone costiere iraniane. Lo riporta Al Jazeera.
L’impennata del prezzo del gasolio provocata dalle tensioni in Medio Oriente e dalla crisi sullo Stretto di Hormuz rischia di scaricare una nuova pesante stangata sui settori primari italiani. Lo sottolinea un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui l’aumento dei carburanti potrebbe determinare nel 2026 un aggravio complessivo fino a 2 miliardi di euro per agricoltura e pesca, mettendo sotto pressione la tenuta economica delle imprese agricole e delle flotte pescherecce. Il prezzo del gasolio agricolo, sottolinea Unimpresa, è salito da 0,85 euro a 1,45 euro al litro (+71%), mentre quello del gasolio per la pesca è aumentato da 0,75 a 1,12 euro al litro (+49%), con picchi potenziali fino a 1,45 euro in caso di nuova escalation geopolitica. Per il comparto agricolo, il rincaro vale circa 75 milioni di euro di maggiori costi nel solo mese di marzo e fino a 720 milioni su base annua, considerando consumi pari a circa 1,2 miliardi di litri. Le stime complessive di filiera, includendo fertilizzanti, logistica e trasformazione, portano l’impatto potenziale fino a 2 miliardi. Nel settore della pesca, una piccola imbarcazione sostiene oggi circa 1.480 euro in più al mese per il carburante; una media impresa ittica fino a 5.920 euro; una grande unità da strascico fino a 14.800 euro mensili aggiuntivi. Per alcune marinerie il rischio concreto è il fermo tecnico anticipato delle attività. Gli aumenti dei costi rischiano di trasferirsi lungo tutta la filiera agroalimentare, con effetti sui prezzi al consumo di pesce, ortofrutta e beni alimentari trasformati, aggravando ulteriormente la dinamica inflattiva.
“L’aumento dei costi energetici che sta colpendo pesca e agricoltura merita grande attenzione, perché riguarda due comparti strategici non solo dal punto di vista economico, ma anche per la sicurezza alimentare e la tenuta delle filiere produttive nazionali. I segnali che arrivano dal territorio indicano una pressione crescente sui margini delle imprese, già messe alla prova da anni di rincari e volatilità dei mercati. Le misure adottate dal Governo rappresentano un primo intervento utile e apprezzabile, ma è evidente che, qualora le tensioni internazionali dovessero protrarsi, sarà necessario valutare ulteriori strumenti di sostegno. L’auspicio è che la situazione geopolitica si stabilizzi rapidamente, consentendo un graduale rientro dei prezzi energetici. Nel frattempo, occorre mantenere alta l’attenzione per evitare che una crisi internazionale si traduca in un danno strutturale per il nostro sistema produttivo primario”, commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi
“Noi condanniamo gli attacchi militari di Hezbollah contro Israele che non giovano alla pace. Parlerò con le autorità iraniane per sollecitare un intervento affinché l’ala militare di Hezbollah non continui a lanciare missili contro Israele”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando in conferenza stampa da Beirut dopo l’incontro con il presidente libanese Joseph Aoun. “L’obiettivo dell’Italia è quello di costruire l’obiettivo della pace e il raggiungimento di un accordo fra Israele e Libano”, ha aggiunto.
“Ho avuto un lungo e proficuo colloquio con il presidente Aoun. Sono qui per portare la vicinanza dell’Italia al Libano e al popolo libanese che è coinvolto in una guerra. Per noi è fondamentale sostenere le istituzioni libanesi in carica a cominciare dal presidente Aoun”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando in conferenza stampa da Beirut dopo l’incontro con il presidente libanese Joseph Aoun. “Vogliamo sostenere anche il rafforzamento delle forze militari libanesi attraverso la nostra missione bilaterale – ha aggiunto – vogliamo anche sostenere la popolazione civile, in particolare modo gli sfollati. Abbiamo già inviato un primo contributo importante e intendiamo farlo ancora, anche tramite la Fao”.
“Dal punto di vista politico è importante che i primi incontri che inizieranno domani a Washington” fra Libano e Israele “possano portare a un cessate il fuoco”. “L’Italia è pronta e disponibile a ospitare in futuro negoziati fra Israele e Libano per arrivare ad una situazione di stabilità e di pace”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando in conferenza stampa da Beirut dopo l’incontro con il presidente libanese Joseph Aoun. “Con il presidente Aoun – ha aggiunto – siamo d’accordo su molti punti. E’ un grande amico dell’Italia e sa che l’Italia è grande amica del popolo libanese”.
Israele sostiene la “ferma posizione del presidente Donald Trump di imporre un blocco navale all’Iran”. Lo ha affermato Benjamin Netanyahu, aggiungendo che Israele appoggia la posizione degli Stati Uniti secondo cui l’Iran deve rimuovere tutto il suo materiale nucleare arricchito e astenersi da qualsiasi arricchimento all’interno del suo territorio per diversi decenni.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato di aver parlato con il vicepresidente statunitense JD Vance in merito ai negoziati in Pakistan. Netanyahu ha affermato che i due hanno parlato domenica mentre Vance si trovava sull’aereo di ritorno dai negoziati a Islamabad.
La proposta della Russia di rimuovere l’uranio arricchito dall’Iran resta valida, ma non è stata ancora attuata. Lo ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, lo riporta Interfax. “Questa proposta è stata avanzata dal presidente Putin nei suoi contatti sia con gli Stati Uniti che con i Paesi della regione. La proposta rimane valida, ma non è stata presa in considerazione”, ha dichiarato. Peskov ha aggiunto che “la Russia resta disponibile a fornire qualsiasi buon ufficio che possa contribuire a ridurre le tensioni intorno all’Iran”. La scorsa settimana, l’amministratore delegato di Rosatom, Alexey Likhachev, ha confermato che Rosatom è pronta a contribuire a risolvere il problema della rimozione dell’uranio altamente arricchito dall’Iran.
“Io sono venuto qua anche per portare la solidarietà a tutti i nostri militari, sia quelli impegnati in missioni bilaterali sia quelli dell’Unifil. Oggi incontrerò rappresentanti, ci sarà anche il generale Abagnara. Stanno svolgendo un ruolo importantissimo. Ne ho parlato anche con il ministro Saar, raccomandando assolutamente la garanzia per l’incolumità dei nostri militari. Quello di ieri è stato probabilmente un incidente ma gli incidenti non devono ripetersi”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parlando a Beirut durante la sua visita in Libano. “Bisogna lavorare rafforzando anche il coordinamento e le informazioni tra l’esercito israeliano e i nostri reparti, affinché non ci siano incomprensioni, ma la tutela dell’incolumità dei nostri militari per noi è una priorità qui in Libano”, ha ribadito.
“Sono venuto a portare la solidarietà mia, del governo e dei dell’intera Italia ai nostri militari, che stanno svolgendo un ruolo egregio con coraggio, determinazione, serietà, avendo sempre fatto la loro parte, informando di ciò che accadeva sempre le Nazioni Unite. Poi il resro dipende dalle Nazioni Unite, perché sono militari italiani ma sono sotto l’egida delle Nazioni Unite”, ha detto ancora Tajani.
“Le misure di sostegno” agli Stati “devono essere mirate, temporanee e tempestive. Questo è molto importante. In secondo luogo, per quanto riguarda gli interventi economici più ampi, che devono essere minimi per evitare un indebitamento e un peggioramento dei disavanzi pubblici, senza alcun dubbio, in questo momento dobbiamo dire che non ci sono le condizioni per attivare misure alternative come la clausola di salvaguardia generale” nel quadro del Patto di stabilità. Lo afferma la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in un punto stampa a Palazzo Berlaymont, al termine del Collegio dei commissari sulla crisi in Medioriente. “Manterremo il nostro ruolo fondamentale di coordinamento, tenendo presente il più ampio interesse economico europeo. Quindi, passo dopo passo, vedremo come si evolve la crisi, come si evolve la situazione in Medio Oriente” ma ora “le condizioni non ci sono”, ribadisce von der Leyen.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato al telefono con il suo omologo saudita, il principe Faisal bin Farhan. Lo hanno riportato due organi di stampa semi-ufficiali iraniani. Secondo quanto affermato dall’agenzia di stampa Mehr, i ministri hanno discusso dei colloqui tra Stati Uniti e Iran in Pakistan, che non hanno portato a un accordo, senza fornire ulteriori dettagli.
“Sosteniamo il dialogo fra Stati Uniti e Iran affinché anche in Iran si possa arrivare a una soluzione di pace. Ci sono negoziati paralleli, noi lavoriamo perché si possano raggiungere obiettivi positivi e riprenda – ci auguriamo il prima possibile – quello a Islamabad, perché si possa evitare un peggioramento della situazione”. È quanto ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parlando a Beirut durante la sua visita in Libano. “Su Hormuz, sappiamo quali sono i danni, sappiamo quali sono gli attacchi che vengono portati anche ai Paesi del Golfo, che non sono combattenti nella guerra contro l’Iran ma sono vittime di una serie di azioni. Ci auguriamo che l’Iran non costruisca la bomba atomica e che si possa sminare lo Stretto di Hormuz, ha proseguito il titolare della Farnesina.
“Continueremo a fare il nostro lavoro di portatori di pace. E condividendo anche le parole di Leone XIV, sia per quanto riguarda il Libano, sia per quanto riguarda la pace nell’intera area. Dalla pace deriva tutto il resto, compresa la soluzione dei problemi legati anche alla possibile crisi energetica e ai danni all’agricoltura per il mancato arrivo dei fertilizzanti”, ha detto ancora Tajani.
La Russia ha affermato che il blocco dello Stretto di Hormuz da parte degli Stati Uniti probabilmente danneggerà i mercati globali. “Molto probabilmente, tali azioni continueranno ad avere un impatto negativo sui mercati internazionali, questo si può presumere con un alto grado di certezza”, ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. “Molti dettagli rimangono poco chiari e incomprensibili, quindi preferisco astenermi dal rilasciare commenti sostanziali in questo momento”, ha aggiunto.
“Naturalmente l’Italia sostiene il lavoro del presidente Aoun, lo consideriamo un elemento di stabilità, di dialogo”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parlando durante la sua visita a Beirut, in Libano. Tajani ha riferito della telefonata avuta con il ministro degli Esteri di Israele, Israel Saar: “Incoraggiamo il dialogo esprimendo la preoccupazione che c’è per una situazione in Libano grave. Ho chiesto in modo particolare di garantire l’incolumità della popolazione civile da un lato e dei militari italiani dell’Unifil e complessivamente di tutte le truppe dell’Unifil, dicendo anche che condanniamo gli attacchi di Hezbollah contro Israele”. A proposito della sua visita in Libano, Tajani ha spiegato: “Sono qui a portare la solidarietà italiana non soltanto formale – come sapete sono già arrivati aiuti per 10 milioni di euro. Ho parlato anche con la Fao, che è pronta a inviare altri aiuti alla popolazione civile, cosa che per noi è di fondamentale importanza”. “L’Italia intende svolgere un ruolo di importatrice di pace e di dialogo, sperando che gli incontri di Washington possano portare a soluzioni pacifiche. Per questo ho insistito con Saar sulla popolazione civile, adesso parlerò con il presidente Aoun, al quale dirò che l’Italia sostiene il suo lavoro, con la stabilità del Libano”, ha affermato.
“Continuiamo a lavorare con le nostre forze armate per addestrare e formare le forze di sicurezza delle forze armate libanesi, che rappresenta un altro elemento fondamentale di stabilità, perché il Libano non può finire sotto il controllo delle truppe di Hezbollah. L’Unifil ha il compito di disarmarlo”, ha proseguito Tajani. “L’Italia ha sempre fatto la sua parte. Abbiamo inviato decine di rapporti a New York ma a volte sono stati inascoltati i nostri militari negli anni passati. Grande solidarietà a un amico dell’Italia che è il presidente Aoun: vicinanza, amicizia e ruolo attivo da parte dell’Italia per costruire la pace in questo Paese, che è fondamentale per la stabilità dell’intero Medioriente”, ha concluso.
“C’è una cosa che tutti questi eventi mettono in chiaro: stiamo pagando un prezzo altissimo per la nostra eccessiva dipendenza dai combustibili fossili, e la triste realtà per il nostro continente è che l’energia da combustibili fossili rimarrà l’opzione più costosa negli anni a venire. D’altra parte, però, abbiamo anche delle risorse. L’Europa ha delle risorse. Abbiamo l’elettricità prodotta in Europa da fonti rinnovabili e dal nucleare, e quindi la nostra strategia di decarbonizzazione non solo è stata confermata negli ultimi anni, ma sta acquisendo sempre maggiore importanza, giorno dopo giorno”. Lo dice la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen in un punto stampa a Palazzo Berlaymont dopo la riunione del Collegio dei commissari sull’impatto della situazione in Medio Oriente. “Il nostro obiettivo è molto chiaro. Dobbiamo potenziare l’energia prodotta a livello interno, accessibile e affidabile”, “l’unica via d’uscita duratura dalla dipendenza dai combustibili fossili è la modernizzazione”, aggiunge. Von der Leyen sottolinea che lo “Stretto di Hormuz è di fatto chiuso e i cittadini ne risentono immediatamente. Ne risentono alla stazione di servizio, al supermercato e sulle bollette. Quindi, ciò che stiamo vedendo in Medio Oriente non è una crisi lontana, ma in un mondo in cui tutto è interconnesso, gli effetti sono diretti e immediati, e questa è la seconda crisi dei combustibili fossili in pochi anni”, rimarca.
“Siamo preoccupati che un attacco continuo al Libano minacci di far deragliare l’intero processo. Stiamo mobilitando le scorte di aiuti umanitari dell’UE per fornire assistenza immediata al popolo libanese, ma nessun aiuto, per quanto consistente, può sostituire la sicurezza di una pace duratura.Una lezione fondamentale delle ultime settimane è che la sicurezza è indivisibile. Non si può avere stabilità in Medio Oriente o nel Golfo mentre il Libano è in fiamme. Pertanto, invitiamo tutte le parti a rispettare la sovranità del Libano e ad attuare una cessazione completa delle ostilità. E mentre osserviamo l’attuale fragile cessate il fuoco, e nonostante l’incertezza, vorrei che traessimo insieme degli insegnamenti”. Lo afferma la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in un punto stampa a Palazzo Berlaymont, al termine del Collegio dei commissari sulla crisi in Medioriente.
“La chiusura continuata dello Stretto di Hormuz è estremamente dannosa. Il ripristino della libertà di navigazione è per noi di fondamentale importanza”. Lo dice la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in un punto stampa a Palazzo Berlaymont dopo la riunione del Collegio dei commissari sull’impatto della situazione in Medio Oriente.
“Oggi abbiamo avuto un incontro di orientamento, incentrato principalmente sull’impatto economico della crisi in Medio Oriente sull’Unione Europea, poiché, come tutti sappiamo, da ormai 44 giorni il Medio Oriente è nuovamente travolto dalla guerra, e queste ultime sei settimane ci hanno ricordato che la pace non può essere data per scontata”. Lo dice la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in un punto stampa a Palazzo Berlaymont dopo la riunione del Collegio dei commissari sull’impatto della situazione in Medio Oriente
“Ho avuto una lunga conversazione telefonica con il ministro degli Esteri Saar per incoraggiare il dialogo tra Israele e il Libano. La mia presenza oggi a Beirut mira a favorire un esito positivo dei negoziati di pace che inizieranno domani. Ho condannato gli attacchi di Hezbollah contro Israele e ho chiesto che venga garantita la sicurezza della popolazione civile libanese e del personale militare italiano impegnato nella missione Unifil”. Lo scrive su X il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che si trova in visita in Libano.
La Commissione europea prevede di presentare il 22 aprile una “comunicazione su questioni energetiche” in relazione all’aumento dei costi, dovuto alla situazione in Medio Oriente. E’ quanto si apprende dall’agenda provvisoria dell’Esecutivo europeo. La comunicazione dovrebbe quindi arrivare alla vigilia del Consiglio europeo informale che si tiene il 23 e il 24 aprile a Cipro.
L’emittente israeliana Channel 12 ha riferito che gli attacchi dell’esercito di Israele (Idf) continueranno in tutto il Libano, a eccezione di Beirut e dei suoi sobborghi meridionali, su richiesta degli Stati Uniti. I negoziati tra il Libano e Israele per un cessate il fuoco dovrebbero iniziare domani.
Israele ha deciso di istituire 15 avamposti permanenti nella zona di confine del Libano meridionale. Lo riporta l’emittente israeliana Channel 12, aggiungendo che all’esercito israeliano è stato ordinato di “fare tutto il possibile” nel caso in cui Israele dovesse interrompere gli attacchi nell’ambito dei negoziati con il Libano, che dovrebbero iniziare domani.
L’organizzazione intergovernativa dei principali Paesi del sud-est asiatico (Asean) ha sollecitato Stati Uniti e Iran a proseguire con i negoziati per il cessate il fuoco e per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Dell’Asean fanno parte Filippine, Indonesia, Malesia, Singapore, Thailandia, Brunei, Vietnam, Birmania, Laos, Cambogia e Timor Est.
“Il raid del nemico israeliano sulla città di Tefahta, nel distretto di Sidone, ha avuto un bilancio finale di 9 martiri e 13 feriti”. Lo riporta un comunicato del Centro operativo di emergenza del ministero della Salute libanese, riportato dall’agenzia Nna. Stando a quanto riferisce la testata libanese L’Orient Le Jour, nella mattinata di oggi gli attacchi israeliani nel sud del Libano sono continuati. Hanno preso di mira il comune di Abassiyeh, nel distretto di Tiro, causando due morti e due feriti, e l’area di Bint Jbeil. A Tiro, un drone israeliano ha colpito una motocicletta all’ingresso di un centro della Croce Rossa libanese.
La Germania ridurrà per due mesi le accise su diesel e benzina. La misura, una riduzione di circa 17 centesimi al litro, è stata adottata per attenuare l’impatto del caro energia dovuto al conflitto in Medioriente. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che il taglio alle accise “migliorerà molto rapidamente la situazione per gli automobilisti e le imprese in tutto il Paese, e in particolare per chi trascorre molto tempo sulla strada, soprattutto per motivi di lavoro”.
“Per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz, nei prossimi giorni organizzeremo, insieme al Regno Unito, una conferenza con i paesi disposti a contribuire al nostro fianco a una missione multinazionale pacifica volta a ripristinare la libertà di navigazione nello stretto. Questa missione strettamente difensiva, distinta dalle parti belligeranti, sarà dispiegata non appena la situazione lo consentirà”. Lo ha annunciato il presidente francese Emmanuel Macron in un post sul social X. “Non si deve lesinare alcuno sforzo per giungere rapidamente, con mezzi diplomatici, a una soluzione solida e duratura del conflitto in Medio Oriente”, ha aggiunto, “la Francia è pronta a svolgere appieno il proprio ruolo, come ha sempre fatto sin dal primo giorno del conflitto”.
L’esercito israeliano (Idf) controlla lo stadio in rovina di Bint Jbeil, dove nel 2000 l’allora leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, pronunciò un discorso di vittoria in seguito al ritiro dell’Idf dal Libano meridionale. Durante quel celebre discorso descrisse Israele come “più debole di una ragnatela”. “Bint Jbeil 2000: qualcuno qui ha parlato e si è vantato di ragnatele e ragni”, ha affermato il generale di brigata Guy Levy, in una missiva alle truppe, “oggi, quell’uomo non esiste più, lo stadio non c’è più e le sue parole non valgono nulla. Bint Jbeil 2026: Le nostre forze controllano l’area, distruggendo le infrastrutture terroristiche e uccidendo decine di terroristi”. Lo riporta il Times of Israel.
Il ministro degli Esteri della Turchia Hakan Fidan dichiara ha detto all’agenzia Anadolu che sia l’Iran che gli Stati Uniti sono “sinceri riguardo al cessate il fuoco”. Ha però avvertito che Israele potrebbe compromettere il processo di negoziazione e di tregua.
“Lo Stretto di Hormuz è una rotta vitale per il commercio internazionale di merci ed energia. Mantenere la sicurezza, la stabilità e il libero passaggio nella regione serve agli interessi comuni della comunità internazionale”. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun in conferenza stampa. “La causa principale delle interruzioni alla navigazione nello Stretto di Hormuz risiede nel conflitto che coinvolge l’Iran, e la via per risolvere questo problema è raggiungere un cessate il fuoco e porre fine alle ostilità il prima possibile”, ha aggiunto, “tutte le parti dovrebbero mantenere la calma ed esercitare moderazione. La Cina è pronta a continuare a svolgere un ruolo positivo e costruttivo”. Lo riporta il Global Times.
“Da quando è iniziata la guerra” all’Iran “è tutto un’assurdità, nessuno conosce la ragione per cui si è iniziata questa guerra, che doveva essere rapida e invece ora stiamo vedendo i danni e la perdita di vite umane” che sta causando, “è senza senso e” il blocco navale minacciato da Donald Trump “è un episodio in più di tutta questa deriva in cui si sta trascinando il mondo intero”. Lo ha detto la ministra della Difesa spagnola Margarita Robles, intervistata alla tv pubblica Tve. Robles ha definito dunque il blocco navale minacciato da Trump come “un passo in più” in tutta questa “assurdità”. La ministra ha espresso quindi “massima preoccupazione” per la situazione in Medioriente e ha auspicato che i negoziati tra Washington e Teheran possano avanzare. “Speriamo che la via diplomatica continui”, ha specificato.
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha affermato che il Regno Unito “non appoggia un blocco” dei porti iraniani, imposto dagli Stati Uniti e previsto dalle 16 di oggi. Lo riporta la Bbc. Ha aggiunto che la risposta del Regno Unito si concentra sull’apertura dello Stretto di Hormuz perché “questo è il modo per far scendere i prezzi dell’energia il più rapidamente possibile”.
“Ogni volta che lo stretto è chiuso o non navigabile come dovrebbe, significa che petrolio e gas non arrivano sul mercato, il che significa che il prezzo sale e tutti coloro che ci stanno ascoltando si trovano a dover affrontare bollette energetiche più salate”, ha affermato Starmer in un’intervista a Bbc Radio 5, “non voglio che questo accada. Voglio che le loro bollette energetiche si stabilizzino e diminuiscano”
“Esprimiamo profonda preoccupazione per quanto accaduto ai militari italiani impegnati nella missione Unifil in Libano. Operano in un contesto estremamente delicato e ad alto rischio, con grande professionalità e senso del dovere. Alla luce della gravità degli episodi segnalati, riteniamo non più rinviabile un intervento chiaro e determinato da parte del governo italiano, volto a ottenere spiegazioni esaustive e garanzie concrete per la sicurezza del nostro personale. È indispensabile che l’Italia faccia valere con maggiore forza il proprio peso diplomatico, pretendendo il pieno rispetto delle forze impegnate nelle missioni di pace e la cessazione di comportamenti che mettono a repentaglio l’incolumità dei contingenti. La tutela dei militari italiani deve essere una priorità assoluta e non può essere affidata a mere dichiarazioni di circostanza: servono azioni tempestive, credibili e incisive sul piano internazionale”. Così in una nota Antonio Nicolosi, segretario generale di Unarma.
Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno risposto alle affermazioni dell’Unifil, secondo cui un mezzo della forza di pace con contingente italiano sia stato urtato da un carro armato israeliano. “Ieri, un convoglio dell’Unifil è arrivato senza preavviso in un’area in cui le truppe dell’Idf stanno operando contro l’organizzazione terroristica Hezbollah nel Libano meridionale”, afferma l’esercito di Israele, “dopo che il convoglio è entrato nell’area, le truppe dell’Idf gli hanno permesso di passare”. Lo riporta il Times of Israel. “Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) operano contro l’organizzazione terroristica Hezbollah, e non contro le forze Unifil o i civili libanesi”, precisa l’esercito, “le Idf invitano le forze Unifil a evitare spostamenti nella zona di combattimento attiva e a continuare a coordinare i movimenti in anticipo, come di consueto, per la loro sicurezza”.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e i suoi consiglieri starebbero valutando la possibilità di riprendere attacchi militari limitati in Iran, oltre al blocco dello Stretto di Hormuz da parte degli Stati Uniti, come strategia per sbloccare l’impasse nei negoziati di pace. Lo riporta il Wall Street Journal che cita alcuni funzionari e fonti ben informate. Trump potrebbe anche riprendere una campagna di bombardamenti su vasta scala, sebbene i funzionari abbiano affermato che ciò è meno probabile, data la prospettiva di destabilizzare ulteriormente la regione e l’avversione del presidente per i conflitti militari prolungati. Potrebbe anche cercare un blocco più temporaneo, mentre fa pressione sugli alleati affinché si assumano la responsabilità di una missione di scorta militare prolungata attraverso lo stretto in futuro.
Le restrizioni imposte dagli Stati Uniti sulle navi iraniane sono illegali ed “equivalgono a pirateria”. Lo ha dichiarato il quartier generale centrale delle forze armate iraniane di Khatam al-Anbiya, avvertendo che Teheran imporrà un meccanismo permanente per il controllo dello Stretto di Hormuz in seguito alle minacce statunitensi di bloccarlo. Lo riporta Iran International. “Se la sicurezza dei porti della Repubblica islamica nel Golfo Persico e nel Mar d’Oman verrà minacciata, nessun porto nel Golfo Persico e nel Mar d’Oman rimarrà al sicuro”, ha affermato il portavoce del quartier generale.
“Le Forze Armate della Repubblica Islamica dell’Iran dichiarano in modo chiaro e fermo che la sicurezza dei porti nel Golfo Persico e nel Mar d’Oman è per tutti o per nessuno”, si legge in un comunicato, “le navi affiliate al nemico non hanno e non avranno il diritto di attraversare lo Stretto di Hormuz” ma “alle altre navi continuerà ad essere consentito il transito attraverso lo Stretto, nel rispetto delle normative delle forze armate della Repubblica islamica dell’Iran”. Il centro di comando iraniano ha infine sottolineato che “anche dopo la fine della guerra, la Repubblica Islamica dell’Iran attuerà con fermezza un meccanismo permanente per il controllo dello Stretto di Hormuz”.
Le autorità iraniane hanno eseguito almeno 1639 condanne a morte nel 2025, il numero più alto dal 1989. Secondo un rapporto annuale congiunto dell’organizzazione norvegese Iran Human Rights e di Together Against the Death Penalty, con sede a Parigi, la cifra rappresenta un aumento del 68% rispetto alle 975 condanne a morte registrate nel 2024. Se la Repubblica islamica “sopravviverà all’attuale crisi, esiste un serio rischio che le esecuzioni vengano utilizzate in modo ancora più esteso come strumento di oppressione e repressione”, si legge nel rapporto. Lo riporta Iran International.
Secondo quanto appreso dalla Bbc, il Regno Unito non sarà coinvolto nell’applicazione del blocco militare statunitense contro l’Iran. Le navi e i soldati della marina britannica non saranno impiegati per bloccare i porti iraniani, mentre i dragamine e le capacità anti-drone del Regno Unito continueranno a operare nella regione. Un portavoce del governo britannico ha affermato: “Continuiamo a sostenere la libertà di navigazione e l’apertura dello Stretto di Hormuz, che è urgentemente necessaria per sostenere l’economia globale e il costo della vita nel nostro Paese”.
Il premier spagnolo Pedro Sanchez, che si trova in Cina in visita ufficiale, in un discorso pronunciato all’Università Tsinghua, ha chiesto alla Cina un “maggiore coinvolgimento”, esigendo il rispetto del diritto internazionale e la fine dei conflitti in Ucraina, Libano e Iran. “La Cina sta facendo molto, e noi lo accogliamo con favore, ma può fare di più, pretendendo, come già fa, che il diritto internazionale venga rispettato e che cessino conflitti come quelli in Iran, Libano, Cisgiordania o Ucraina”, ha detto il leader socialista, dopo che il primo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran in Pakistan si è concluso senza arrivare a un accordo. Sanchez ha quindi rimarcato la necessità di un maggiore coinvolgimento delle grandi potenze nella gestione e fornitura di beni pubblici per affrontare sfide come la lotta ai cambiamenti climatici, lo sviluppo di un’intelligenza artificiale responsabile, il controllo degli arsenali nucleari e l’eradicazione della povertà.
Sanchez è arrivato in Cina sabato sera e ripartirà il 15 aprile. Si tratta del quarto viaggio del leader socialista nel Paese asiatico. Questa volta, a differenza delle precedenti, la visita ha carattere ufficiale e il premier è accompagnato dalla moglie, Begoña Gómez. La coppia ha approfittato del fine settimana libero da impegni ufficiali per visitare alcune attrazioni turistiche, dal Palazzo d’Estate ai tradizionali vicoli del centro storico di Pechino, gli ‘hutong’. Il viaggio di Sanchez, che ha l’obiettivo di rafforzare le relazioni politiche ed economiche con il Gigante asiatico, arriva in un contesto internazionale convulso e nel pieno delle tensioni tra Madrid e gli Stati Uniti di Donald Trump e il governo israeliano di Bejamin Netanyahu. Il cuore della visita sarà martedì 14 aprile quando il leader socialista verrà ricevuto sia dal presidente Xi Jinping che dal premier Li Qiang. Il viaggio è anche un’occasione per la Spagna di cercare di avere maggiore accesso al mercato cinese, riequilibrando il deficit commerciale con Pechino che nell’ultimo anno e mezzo è aumentato, nonché di incassare nuovi investimenti cinesi.
“Godetevi i prezzi attuali della benzina. Con il cosiddetto ‘blocco’, presto vi mancheranno i 4–5 dollari al gallone”. È quanto scrive in un post sul social X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, rivolgendosi agli Stati Uniti che prevedono un blocco dei porti iraniani dalle 16 di oggi.
Gli Stati Uniti bloccheranno le navi in entrata o in uscita dai porti iraniani il 13 aprile alle ore 10 (ora della costa orientale)”, ovvero le 16 in Italia. Lo ha annunciato in un post sul social Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Mohsen Rezaei, consigliere militare ed ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie, si è unito al coro di funzionari iraniani che hanno promesso di contrastare il blocco statunitense dello Stretto di Hormuz. In un post sul social X, Rezaei ha affermato che le forze armate del Paese dispongono di “importanti leve ancora inutilizzate” per contrastare un eventuale blocco di Hormuz. Ha aggiunto che l’Iran non si lascerà intimidire da “tweet e piani immaginari”
È di quattro morti – compresa una bambina – il bilancio di un raid israeliano nel sud del Libano. Lo riporta Al Jazeera, aggiungendo che le vittime appartengono tutte alla stessa famiglia. Gli attacchi, in particolare, hanno preso di mira le località di Nabatieh e di Mayfadoun.
Il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz si è nuovamente bloccato dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato l’avvio di un blocco navale a seguito del fallimento dei negoziati con l’Iran. Lo riporta Lloyd’s List. Prima dell’annuncio del blocco – spiega il quotidiano – il traffico marittimo attraverso lo Stretto era continuato, seppur a livelli ridotti, anche domenica. Sabato si era registrato un leggero aumento del transito di petroliere, in quanto le compagnie di navigazione si preparavano a mettere a rischio il provvisorio accordo di cessate il fuoco per far uscire alcune navi dal Golfo Persico.
“Altri Paesi stanno lavorando affinché l’Iran non sia in grado di vendere petrolio. E questo sarà molto efficace”. Lo ha detto il presidente americano, Donald Trump, parlando con i giornalisti dopo essere rientrato a Washington dalla Florida. “Ci sono molte navi dirette verso il nostro Paese per fare rifornimento di petrolio e poi portarlo via. Quindi non passeranno per lo Stretto di Hormuz”, ha aggiunto Trump.S
L’Iran ha negoziato con gli Stati Uniti in “buona fede” per porre fine alla guerra. “Ma quando eravamo a un passo” dall’accordo “ci siamo imbattuti in posizioni massimaliste, nel continuo mutare delle regole e nel blocco”. Lo ha scritto su X il ministro iraniano degli Esteri, Abbas Araghchi, che ha poi ribadito le minacce già espresse in precedenza dai funzionari iraniani: “La buona volontà genera buona volontà. L’inimicizia genera inimicizia.
Il presidente americano, Donald Trump, ha affermato che il cessate il fuoco temporaneo di due settimane tra Stati Uniti e Iran “sta reggendo bene” dopo il naufragio dei negoziati fiume del fine settimana in Pakistan. Lo riporta la Cnn. “Direi che sta resistendo bene. Il loro esercito è distrutto. Tutta la loro marina è sott’acqua”, ha aggiunto parlando con i giornalisti dopo essere tornato a Washington dalla Florida. Trump ha quindi confermato che da oggi alle 10 (le 16 in Italia) gli Stati Uniti avvieranno il blocco dello Stretto di Hormuz.
Il presidente americano, Donald Trump, ha dichiarato di non essere interessato al fatto che l’Iran riprenda i negoziati con gli Stati Uniti dopo il naufragio dei colloqui in Pakistan. “Non mi interessa se tornano o no. Se non tornano, per me va bene”, ha detto Trump ai giornalisti dopo essere rientrato a Washington da Mar-a-Lago. “Il loro esercito è sparito. I loro missili sono in gran parte esauriti. La capacità produttiva di missili e droni è in gran parte sconfitta – ha aggiunto – Siamo stati molto gentili. Non abbiamo abbattuto troppi ponti. Ne abbiamo abbattuto uno solo perché hanno infranto la loro parola, hanno infranto la loro promessa. E ricordate, la loro promessa era che avrebbero aperto lo Stretto di Hormuz. Non l’hanno fatto. Hanno mentito”.

