Cresce il pessimismo tra i negoziatori sulla possibilità che l’Iran accetti la richiesta del presidente Donald Trump di riaprire lo Stretto di Hormuz entro la scadenza fissata dalla Casa Bianca. Lo riporta il Wall Street Journal citando fonti a conoscenza dei colloqui. Secondo quanto riferito, funzionari statunitensi ritengono che il divario tra Stati Uniti e Iran sia ancora troppo ampio per essere colmato nei tempi previsti, alimentando il timore di un’escalation militare. Alcune fonti citate dal quotidiano affermano inoltre che Trump si sarebbe mostrato meno fiducioso sulla possibilità di raggiungere un accordo diplomatico. Diversi funzionari statunitensi ritengono che un eventuale ordine di attacco contro infrastrutture energetiche iraniane potrebbe arrivare subito dopo la scadenza fissata dal presidente.
Il rappresentante iraniano presso le Nazioni Unite, Amir-Saeid Iravani, ha dichiarato che Teheran è disposta ad avviare negoziati “autentici” per porre fine al conflitto, ma non accetterà un cessate il fuoco temporaneo. “L’Iran è pronto a collaborare in modo costruttivo con ogni sforzo diplomatico genuino — inclusi quelli promossi da Pakistan, Turchia ed Egitto, nonché le iniziative diplomatiche di Cina e Russia — e a sostenere qualsiasi iniziativa credibile capace di portare a una fine sostenibile di questa guerra illegittima e ingiustificata”, ha affermato Iravani. Il diplomatico iraniano ha anche riferito al consiglio di Sicurezza dell’Onu che un rappresentante, nominato dal segretario generale delle Nazioni Unite per sostenere gli sforzi diplomatici, era in viaggio verso Teheran.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha avuto un colloquio telefonico con la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper, in merito ai “continui attacchi del regime iraniano in tutto il Medio Oriente e all’importanza cruciale di ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”. Secondo quanto riporta una nota del portavoce del dipartimento di Stato, Tommy Pigott, Rubio e Cooper “hanno concordato sulla necessità di un impegno internazionale volto a garantire che il traffico marittimo possa muoversi liberamente e che le forniture energetiche possano raggiungere i mercati globali”.
L’appello dell’Iran ai giovani affinché si schierino come scudi umani attorno alle centrali elettriche è “totalmente illegale”. Lo ha detto Donald Trump in una breve telefonata con Nbc News. “Non hanno il permesso di farlo”, ha aggiunto il presidente. Quanto a ciò che lo ha spinto a scrivere stamattina che “un’intera civiltà morirà stanotte”, Trump si è limitato a dire: “Dovrete capirlo da soli”.
Gli Stati Uniti sono impegnati in “intense trattative” sulla guerra con l’Iran. Lo ha detto Donald Trump in una breve intervista telefonica con Fox News, senza però entrare nei dettagli. “Non posso dirvelo, perché in questo momento siamo nel bel mezzo di intense trattative”, ha detto il presidente rispondendo alla domanda su quali fossero le sue sensazioni riguardo ai colloqui. Trump ha anche riferito di essere in procinto di ricevere un aggiornamento completo sulla proposta di cessate il fuoco di due settimane avanzata dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. “Posso dire questo: lo conosco molto bene. È un uomo molto rispettato, ovunque”, ha detto il presidente.
Il presidente Trump è stato informato della richiesta del Pakistan di estendere di due settimane l’ultimatum di stanotte contro l’Iran. Lo ha riferito la portavoce della Casa Bianca al New York Times. “Ci sarà una risposta” da parte del presidente, ha affermato la funzionaria.
“Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti stanno attualmente affrontando attacchi con missili e droni provenienti dall’Iran”. Lo afferma in una nota su X il ministero della Difesa emiratino, confermando “che i rumori uditi in diverse aree del Paese sono il risultato dell’intercettazione, da parte dei sistemi di difesa aerea, di missili balistici, missili da crociera e droni”.
Wall Street chiude mista mentre procede il conto alla rovescia verso l’ultima scadenza fissata dal presidente Donald Trump per la distruzione delle centrali elettriche e dei ponti iraniani. Il Dow Jones cede lo 0,2% mentre l’S&P 500 guadagna lo 0,09% e il Nasdaq lo 0,1%. I movimenti sono stati esitanti, proprio come lo sono stati dall’inizio della guerra con l’Iran, a causa della profonda incertezza su quando i combattimenti potrebbero terminare. Durante la prima ora di contrattazioni di martedì, il Dow ha oscillato tra un guadagno di 74 punti e una perdita di 425. Anche i prezzi del petrolio sono stati instabili. Il prezzo del barile di greggio di riferimento statunitense con consegna a maggio è salito brevemente oltre i 117 dollari prima di attestarsi a 112,95 dollari, in rialzo dello 0,5%. Il prezzo del barile di greggio Brent, lo standard internazionale, con consegna leggermente più avanti nell’anno, a giugno, è sceso dello 0,5% a 109,27 dollari. Ma è ancora ben al di sopra del livello di circa 70 dollari registrato prima dell’inizio della guerra a fine febbraio.
“È deplorevole che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non sia riuscito ancora una volta a dimostrare efficacia e ad agire con decisione di fronte a una minaccia globale come il blocco dello Stretto di Hormuz da parte del regime iraniano. A nessuno dovrebbe essere consentito bloccare rotte marittime di tale importanza globale o compromettere la sicurezza di decine di nazioni attraverso attacchi terroristici contro la libertà di navigazione”. Lo ha scritto su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. “Abbiamo affrontato una sfida simile nel Mar Nero, quando i russi hanno tentato di bloccare i nostri porti e il traffico marittimo civile: la Russia cercava di soffocare la nostra economia. E abbiamo trovato un modo per risolvere quel problema attraverso un’azione decisiva, non con l’inazione”, ha spiegato. “Ora vediamo un problema analogo su scala globale. Lo Stretto di Hormuz deve rimanere aperto a tutte le navi che sostengono le linee vitali dell’economia e mantengono il normale commercio internazionale. I Paesi della regione si sono espressi chiaramente su questo punto, e noi sosteniamo le aspirazioni dei popoli del Medio Oriente e del Golfo alla pace”. “La pace e la sicurezza in questa regione incidono direttamente sulla stabilità, sulla prevedibilità dei mercati e sul costo della vita in ogni singolo Paese. Problemi di questo tipo e questa guerra non devono essere prolungati. Il mondo ha bisogno di un Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite funzionante, che agisca con maggiore decisione per risolvere sfide di sicurezza urgenti e di portata globale”, ha aggiunto.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato per domani, mercoledì, alle 8.30, il consiglio per la Difesa e la sicurezza per discutere della “situazione in Iran e in Medioriente”. Lo ha comunicato l’Eliseo.
“Il Governo italiano condivide quanto già dichiarato dalle istituzioni dell’Unione europea sulla necessità di preservare l’integrità delle infrastrutture civili, oltre che l’incolumità della popolazione iraniana, e auspica che si possa presto giungere a una soluzione negoziale della crisi”. Lo afferma una nota di Palazzo Chigi.
“È fondamentale distinguere nettamente tra le responsabilità di un regime e il destino di milioni di cittadini comuni. La popolazione civile iraniana non può e non deve pagare il prezzo delle colpe dei propri governanti”. Lo si legge in una nota di Palazzo Chigi.
“L’Italia ribadisce la propria ferma e risoluta condanna nei confronti delle condotte destabilizzanti del regime di Teheran: dagli attacchi missilistici che minacciano la sicurezza delle nazioni del Golfo, alle reiterate intimidazioni volte a compromettere la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz – arteria vitale per l’economia globale – fino alla sistematica e brutale repressione interna del proprio popolo”. Così Palazzo Chigi in una nota.
“Gli sforzi diplomatici per una soluzione pacifica della guerra in corso in Medioriente stanno procedendo con costanza, forza ed efficacia, con la possibilità di raggiungere risultati concreti nel prossimo futuro. Per consentire alla diplomazia di fare il suo corso, chiedo con urgenza al presidente Trump di prorogare la scadenza di due settimane. Il Pakistan, in tutta sincerità, chiede ai fratelli iraniani di aprire lo Stretto di Hormuz per un periodo corrispondente di due settimane, come gesto di buona volontà”. E’ l’appello lanciato su X dal premier pakistano, Shehbaz Sharif. “Esortiamo inoltre tutte le parti in conflitto a osservare un cessate il fuoco ovunque per due settimane, al fine di consentire alla diplomazia di raggiungere una conclusione definitiva della guerra, nell’interesse della pace e della stabilità a lungo termine nella regione”, ha aggiunto.
“Oggi ho parlato con il Presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan. Condividiamo le preoccupazioni per la sicurezza nel Mediterraneo orientale e per la stabilità regionale. La Spagna ribadisce il suo appello per un cessate il fuoco immediato in Medio Oriente. Prolungare questa guerra non farà altro che aggravare il costo umanitario e avere un impatto economico catastrofico per tutti”. Lo ha scritto su X il premier spagnolo Pedro Sanchez.
“La sicurezza nazionale e la sostenibilità delle infrastrutture sono oggetto di calcoli precisi. Il governo ha definito nel dettaglio le misure necessarie per tutti gli scenari. Nessuna minaccia è al di là della nostra preparazione e della nostra capacità di intelligence”. Lo ha dichiarato sui social il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref in risposta alle dichiarazioni di Donald Trump.
“Oggi, come tutti sappiamo, c’è stata questa minaccia contro tutto il popolo dell’Iran e questo veramente non è accettabile. Ci sono certamente questioni di diritto internazionale, ma c’è molto di più. È una questione morale per il bene del popolo”. Così Papa Leone XIV a Castel Gandolfo. “Vorrei invitare tutti a pensare nel cuore veramente ai tanti innocenti, ai tanti bambini, ai tanti anziani, totalmente innocenti che sarebbero anche loro vittime di questa escalation”, ha aggiunto Prevost.
Il ministero dell’Interno del Kuwait ha esortato i cittadini e i residenti a rimanere a casa dalla mezzanotte alle sei del mattino di mercoledì, ora locale, a titolo precauzionale. “Questa misura mira a mantenere la sicurezza, supportare le operazioni di sicurezza e garantire la stabilità”, si legge in una dichiarazione del ministero, ripresa dalla Cnn. Il ministero ha dichiarato che la decisione è stata presa “alla luce delle attuali condizioni che il Paese e la regione si trovano ad affrontare”. La notizia giunge dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha fissato per le 2 (ora italiana) la scadenza per l’Iran affinché raggiunga un accordo.
Il Pentagono ha predisposto per il presidente Trump una serie di opzioni che includono obiettivi a “doppio uso”, utilizzati per scopi sia militari che civili, per evitare che gli Stati Uniti siano accusati di crimini di guerra. Lo riporta Nbc News citando fonti dell’amministrazione americana. Trump ha dichiarato che prenderà di mira i ponti e le centrali elettriche dell’Iran, inclusi gli impianti di produzione di energia e quelli di desalinizzazione, se la leadership di Teheran non riaprirà lo Stretto di Hormuz e accetterà le condizioni poste dagli Stati Uniti per fermare il conflitto. Attaccare indiscriminatamente centrali elettriche o altre infrastrutture civili violerebbe il diritto internazionale e potrebbe essere perseguito come crimine di guerra. Le forze armate Usa. Ricotda Nbc News, sono solitamente estremamente attente a questa distinzione e, storicamente, cercano di evitare di colpire intenzionalmente civili o infrastrutture civili.
Solo Donald Trump sa “a che punto siamo e cosa farà”. Lo ha affermato la portavoce della Casa Bianca, riguardo alle prossime mosse del presidente, alla luce dell’ultimatum che scadrà stanotte. “Il regime iraniano ha tempo fino alle 20, ora della Costa Orientale, per cogliere l’occasione e stringere un accordo con gli Stati Uniti”, ha dichiarato la funzionaria a diverse testate, tra cui Al Jazeera e il Wall Street Journal.
Un inviato delle Nazioni Unite incaricato di contribuire alla risoluzione della crisi dello Stretto di Hormuz è “in viaggio verso Teheran” per proseguire i colloqui con i mediatori. Lo ha dichiarato l’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Amir-Saeed Iravani, come riporta Iran International. “L’inviato personale del segretario generale è ora in viaggio verso Teheran per proseguire le consultazioni”, ha dichiarato Iravani al Consiglio di sicurezza, aggiungendo che l’Iran “è pronto a impegnarsi in modo costruttivo in tutti gli sforzi diplomatici autentici”.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, è “profondamente turbato” dall’affermazione che suggerisce che un intero popolo o una civiltà possano subire “le conseguenze di decisioni politiche e militari”. Lo ha dichiarato il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric. Guterres non ha nominato Trump, ma si riferiva chiaramente all’avvertimento lanciato dal presidente americano all’Iran, secondo cui “un’intera civiltà morirà stanotte” se lo Stretto di Hormuz non verrà aperto. “Non esiste alcun obiettivo militare che giustifichi la distruzione su vasta scala delle infrastrutture di una società o l’inflizione deliberata di sofferenze alle popolazioni civili”, ha dichiarato il portavoce di Guterres. Il segretario generale ribadisce che i leader possono ancora scegliere “il dialogo anziché la distruzione” e che la scelta di avviare i colloqui deve essere fatta ora, ha affermato Dujarric. Guterres, ha aggiunto il portavoce, chiede un impegno diplomatico più incisivo per trovare una via verso la pace e sollecita la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Un funzionario delle Nazioni Unite ha affermato che “sulla base delle prove disponibili”, un proiettile sparato da un carro armato israeliano lo scorso 29 marzo ha causato la morte di un peacekeeper indonesiano in Libano. “Si ricorda che, per ridurre il rischio per il personale delle Nazioni Unite, l’Unifil aveva nuovamente fornito alle Forze di Difesa Israeliane le coordinate di tutte le sue posizioni e strutture il 6 marzo e il 22 marzo”, si legge nella dichiarazione. Inoltre, l’episodio del 30 marzo che ha causato la morte di altri due peacekeeper indonesiani è avvenuto dopo che un ordigno esplosivo improvvisato, molto probabilmente collocato da Hezbollah, è stato scoperto nelle vicinanze. “Ribadisco che si tratta di risultati preliminari, basati su prove fisiche iniziali”, recita ancora la dichiarazione, aggiungendo che l’indagine delle Nazioni Unite proseguirà.
Teheran prenderà “misure immediate e proporzionate” se il presidente statunitense Donald Trump dovesse concretizzare le sue minacce di attaccare l’“intera civiltà” iraniana. Lo ha detto il rappresentante iraniano alle Nazioni Unite, Amir-Saeid Iravani, spiegando che le minacce di Trump “costituiscono istigazione a crimini di guerra e potenzialmente al genocidio”. “L’Iran non resterà a guardare di fronte a crimini di guerra così eclatanti. Eserciterà, senza esitazione, il suo diritto intrinseco di autodifesa e prenderà misure reciproche immediate e proporzionate”, ha spiegato Iravani durante una sessione del Consiglio di Sicurezza sullo Stretto di Hormuz.
Teheran ha comunicato al Pakistan, che sta svolgendo un ruolo di mediazione nei colloqui con gli Usa, di ritenere di essere in vantaggio e di disporre ancora di 15.000 missili e 45.000 droni nel proprio arsenale. Lo riferisce il Wall Street Journal citando i mediatori e una fonte a conoscenza dei fatti. I mediatori hanno affermato che tali cifre erano probabilmente esagerate, ma riflettevano l’irremovibile posizione negoziale dell’Iran.
Israele si sta preparando a una serie di scenari in vista della scadenza delle 20 (ora di Washington, le 2 in Italia) per l’ultimatum del presidente statunitense Donald Trump all’Iran, che vanno da un cessate il fuoco o un accordo quadro provvisorio a una potenziale estensione degli attacchi oltre a quelli già effettuati da Israele e dagli Stati Uniti. Lo riferisce Channel 12 secondo cui alti funzionari descrivono le prossime ore come “drammatiche”, nel timore che Washington e Teheran possano raggiungere un accordo dell’ultimo minuto che non affronti pienamente le questioni chiave, in particolare il programma nucleare iraniano, e che potrebbe non tutelare tutti gli interessi israeliani. Allo stesso tempo, i funzionari hanno dichiarato che, se la scadenza fissata da Trump dovesse scadere senza un accordo, si aprirebbe una “straordinaria finestra di opportunità” per colpire le infrastrutture energetiche, elettriche e altre infrastrutture nazionali iraniane che non sono ancora state prese di mira. Secondo quanto riferito, Israele e gli Stati Uniti hanno già coordinato la divisione degli obiettivi. Nel frattempo, i mediatori, ovvero Qatar e Pakistan, starebbero continuando gli sforzi per raggiungere un compromesso che possa almeno impedire un’escalation.
Un numero crescente di democratici invoca il 25esimo Emendamento, o l’adozione di altri mezzi, per rimuovere il presidente Trump dalla carica, a seguito dei commenti secondo cui la civiltà iraniana “morirà stanotte” se non verrà raggiunto un accordo. Sono ormai più di una ventina i deputati Dem che hanno avanzato la richiesta. L’elenco comprende progressisti di spicco come i deputati Alexandria Ocasio-Cortez, Ayanna Pressley , Rashida Tlaib e Ro Khanna, nonché il senatore Ed Markey. “Il presidente deve essere rimosso. Se il Congresso è troppo codardo per farlo, deve farlo il suo stesso Gabinetto”, ha affermato il deputato democratico Eric Swalwell, candidato alla carica di governatore della California. Altri nomi presenti nell’elenco sono quelli dei deputati Sarah McBride, Seth Moulton e Sara Jacobs.
In Germania cresce il dibattito sull’uso della base militare statunitense di Ramstein nel contesto della guerra con l’Iran. L’Spd non esclude una verifica legale, anche giudiziaria, nel caso in cui gli Stati Uniti dovessero colpire obiettivi civili. Secondo Adis Ahmetovic, responsabile per la politica estera del gruppo socialdemocratico al Bundestag, eventuali attacchi contro infrastrutture come centrali elettriche o ponti, se ordinati dal presidente Donald Trump, dovrebbero essere considerati illegali da Germania e Unione europea. Ahmetovic ha inoltre affermato che, secondo l’Spd e numerosi esperti di diritto internazionale, il conflitto in corso contro l’Iran sarebbe già in violazione del diritto internazionale. Se anche il governo federale dovesse giungere alla stessa conclusione, “andrebbe verificato se e in quale misura l’utilizzo di basi in territorio tedesco, come Ramstein, sia giuridicamente ammissibile – se necessario anche davanti ai tribunali”. Sulla stessa linea anche il deputato europeo dei Verdi Rasmus Andresen, che invita a preparare possibili contromisure in caso di ulteriore escalation. Pur riconoscendo che Berlino non ha interesse a un aumento delle tensioni con Washington, Andresen avverte che, se il conflitto dovesse aggravarsi, si dovrà mettere in discussione il ruolo della presenza militare statunitense in Germania.
La giornalista americana Shelly Kittleson, rapita la settimana scorsa a Baghdad, è stata liberata. Lo ha dichiarato all’Associated Press un funzionario iracheno che ha parlato a condizione di anonimato perché non autorizzato a commentare pubblicamente, spiegando che la reporter è stata liberata nel pomeriggio. Il funzionario non ha rivelato il luogo in cui si trova attualmente, ma ha detto che prima della liberazione era stata trattenuta a Baghdad. La milizia irachena Kataib Hezbollah, sostenuta dall’Iran, aveva dichiarato in precedenza di aver deciso di liberare Kittleson, rapita il 31 marzo, spiegando che la giornalista doveva “lasciare immediatamente il Paese” al momento della sua liberazione. Due funzionari della milizia, che hanno parlato a condizione di anonimato perché non autorizzati a commentare pubblicamente, hanno detto all’AP che in cambio della liberazione della reporter sarebbero stati rilasciati diversi membri del gruppo precedentemente detenuti dalle autorità irachene.
“Sono rimasto davvero scioccato nel sentire una cosa del genere. È esagerato sotto ogni punto di vista. Sì, certo che vuole minacciare” gli ayatollah “per portarli al tavolo delle trattative. Ma quelle parole sono sono decisamente eccessive”. Così Nigel Farage, leader di Reform Uk, a margine di un comizio a Bedworth, nel Warwickshire inglese, ha commentato in merito alle ultime dichiarazioni di Donald Trump sull’Iran. Lo riportano i media britannici. “È un presidente americano turbato e arrabbiato”, ha spiegato. “È una persona del tutto anticonvenzionale, ma vorrei ricordare cosa disse Churchill riguardo ai bombardamenti sulla Germania durante la guerra. Anche in quell’occasione furono pronunciate parole piuttosto straordinarie”, ha aggiunto.
Israele si sta avvicinando a un “bivio strategico” nella guerra contro l’Iran. Lo ha dichiarato il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, il tenente generale Eyal Zamir. Lo riporta Times of Israel. “Ci stiamo avvicinando a un bivio strategico nella campagna congiunta contro l’Iran. Finora abbiamo conseguito risultati significativi, anche in relazione agli obiettivi che ci eravamo prefissati all’inizio dell’operazione. Continueremo ad agire con determinazione e ad infliggere colpi più duri al regime”, ha spiegato. Riguardo all’offensiva di terra dell’Idf contro Hezbollah, ha aggiunto: “Continuiamo a stabilire una zona difensiva avanzata per impedire il fuoco diretto verso le nostre comunità, operando contemporaneamente contro il lancio di razzi più in profondità nel Libano”
La milizia irachena Kataib Hezbollah, sostenuta dall’Iran, ha annunciato che rilascerà la giornalista americana Shelly Kittleson, rapita lo scorso 31 marzo a Baghdad. Il gruppo ha affermato che la decisione è stata presa “in segno di apprezzamento per le posizioni patriottiche del primo ministro uscente” Mohammed Shia al-Sudani, senza fornire ulteriori dettagli e ha aggiunto che “questa iniziativa non sarà ripetuta in futuro”. Kataib Hezbollah ha specificato inoltre che Kittleson dovrà “lasciare immediatamente il Paese” una volta rilasciata. Due funzionari all’interno della milizia, che hanno parlato a condizione di anonimato, hanno detto all’Associated Press che, in cambio della liberazione della 49enne giornalista, alcuni membri del gruppo precedentemente detenuti dalle autorità irachene sarebbero stati rilasciati. Kittleson, reporter freelance, ha vissuto a Roma per un periodo e costruendo una carriera giornalistica rispettata in tutto il Medioriente, in particolare in Iraq e Siria. La giornalista ha collaborato anche con testate italiane. Era rientrata in Iraq poco prima del rapimento.
L’Iran ha interrotto i negoziati con gli Stati Uniti, informando il Pakistan che non avrebbe più partecipato ai colloqui per il cessate il fuoco. Lo scrive il New York Times, citando tre alti funzionari di Teheran.
“Ci sarà un attacco come non ne hanno mai visti”. Lo ha affermato Donald Trump riguardo a quanto potrebbe accadere in Iran dopo la scadenza del suo ultimatum, secondo quanto riferito in diretta dal conduttore di Fox News Brett Baier, che ha detto di avere appena parlato al telefono col presidente.
Russia e Cina hanno messo il veto a una risoluzione Onu volta a riaprire lo Stretto di Hormuz. I veti di Mosca e Pechino sono arrivati nonostante la risoluzione fosse stata ripetutamente annacquata per convincere i due Paesi ad astenersi. La votazione nel Consiglio di Sicurezza, composto da 15 membri, sulla risoluzione promossa dal Bahrein si è conclusa con 11 voti a favore e 2 contrari, con Pakistan e Colombia astenuti. È avvenuta poche ore prima della scadenza fissata da Trump alle 20:00 (ora della costa orientale degli Stati Uniti) per l’Iran affinché riaprisse lo Stretto di Hormuz o affrontasse attacchi alle sue centrali elettriche e ai suoi ponti. La proposta iniziale del Bahrein avrebbe autorizzato i Paesi a utilizzare “tutti i mezzi necessari”, una formula delle Nazioni Unite che include anche l’azione militare, per garantire il transito attraverso lo Stretto di Hormuz e scoraggiare tentativi di chiuderlo. Il testo finale ha eliminato l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza per azioni offensive o difensive. Al contrario, “incoraggia fortemente” i Paesi che utilizzano lo Stretto di Hormuz a coordinare gli sforzi difensivi per garantire una navigazione sicura attraverso lo stretto, da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale.
Sono 1530 le vittime in Libano nella guerra scoppiata dopo che Hezbollah ha lanciato razzi verso il nord di Israele il 2 marzo in segno di solidarietà con l’Iran. Lo riferisce il ministero della Salute di Beirut. Tra le 1530 vittime ci sono 102 donne e 130 bambini, oltre a 57 bambini paramedici. I feriti sono più di 4800. Non è chiaro il numero di militanti di Hezbollah uccisi. Oltre un milione di persone sono state sfollate.
Il leader della minoranza Democratica al Senato, Chuck Schumer, ha definito Donald Trump una “persona estremamente malata” in risposta al post del presidente nel quale minaccia che “un’intera civiltà finirà stasera” se l’Iran non rispetterà la sua scadenza delle 20 (ora della Costa Orientale) per riaprire lo Stretto di Hormuz. “Ogni repubblicano che si rifiuta di unirsi a noi nel votare contro questa guerra sconsiderata si assume la piena responsabilità di ogni conseguenza di qualsiasi accidenti sia questa cosa”, ha aggiunto Schumer.
La Casa Bianca ha smentito che le dichiarazioni del vicepresidente JD Vance sulle operazioni militari in Iran contenessero alcun suggerimento di un attacco nucleare Usa contro la Repubblica Islamica. “Letteralmente nulla di quanto detto qui dal vicepresidente ‘implica’ questo, specie di assoluti buffoni”, ha affermato la Casa Bianca su X. Vance aveva affermato che le forze Usa dispongono di strumenti che “finora non hanno deciso di utilizzare” per fare rispettare l’ultimatum del presidente Trump. Il post della Casa Bianca rispondeva a un messaggio proveniente da un account associato all’ex vicepresidente Kamala Harris, nel quale si sosteneva che Vance avesse lasciato intendere che Trump “potrebbe utilizzare armi nucleari”.
I media statali iraniani hanno diffuso immagini che mostrerebbero civili intenti a formare “catene umane” attorno a siti potenzialmente a rischio di attacco da parte delle forze israeliane e statunitensi. Una risposta alle dichiarazioni dei funzionari iraniani che hanno invitato i giovani di tutto il paese a formare catene umane per proteggere le centrali elettriche. Catene umane sono segnalate attorno a siti chiave, tra cui il ponte secolare di Dezful e la centrale elettrica Shahid Rajaee a Qazvin. Nelle foto pubblicate dall’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Fars si vedono piccoli gruppi di persone in piedi fuori dai siti, riunite nel tentativo di dissuadere le forze israeliane e statunitensi dall’attaccare le aree chiave.
“Rispettare questi accordi” sull’utilizzo delle basi americane in Italia in vigore da 75 anni “non significa esser coinvolti in una guerra, che nessuno di noi ha voluto, ma rispettare degli impegni entro i confini dettati dalla legge e dalla Costituzione”. Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto nella sua informativa alla Camera. “Non siamo in guerra con l’Iran o con altri Stati. Siamo parte della Nato, pienamente integrati nelle sue strutture, con capacità e assetti di cui i nostri alleati ci prendono pieno merito e riconoscimento. Siamo alleati con gli Stati Uniti, legati da un rapporto quasi secolare di amicizia, ma sappiamo far rispettare le nostre leggi e i trattati che ci vincolano. Noi non possiamo assecondare rotture isteriche né insubordinazioni infantili, perché la strada in cui ci muoviamo è quella della legge, dei trattati internazionali e della Costituzione, solo quella”, ha aggiunto Crosetto.
I negoziati in corso per il cessate il fuoco con l’Iran sono stati finora “positivi”. Lo ha riferito un alto funzionario dell’amministrazione americana a Fox News, sottolineando tuttavia che resta incerto se sarà possibile raggiungere un accordo in tempo per rispettare la scadenza fissata dal presidente Trump. “Siamo assolutamente in contatto con l’Iran. Assolutamente. I colloqui sono stati positivi. Se saremo fortunati, avremo qualcosa entro la fine della giornata”, ha dichiarato il funzionario. Trump ha concesso all’Iran tempo fino alle 20 (ora della Costa Orientale) per accettare un accordo che preveda la riapertura dello Stretto di Hormuz. Qualora l’Iran non dovesse rispettare questa scadenza, Trump ha promesso di colpire le infrastrutture civili del Paese.
“Se ho paura che Trump utilizzi l’atomica in Iran? Nessuno deve usarla. La mia dichiarazione era proprio sulla follia del mondo che si sta facendo di nuovo una guerra verso l’atomica. Pensavamo di esserne usciti dopo gli accordi tra Stati Uniti e Russia. Dobbiamo riprendere in mano quell’agenda perché al mondo nessuno pensi che si possano risolvere i conflitti con l’atomica. La mia preoccupazione è per quelli che inseguono per averla”. Sono le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto intercettato dai cronisti al suo arrivo a Montecitorio per l’informativa nell’Aula della Camera sulla guerra in Iran e nel Golfo Persico.
Israele ha attaccato ferrovie e ponti utilizzati dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Lo ha affermato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in un videomessaggio. “Stiamo schiacciando il regime terroristico in Iran con forza crescente”, ha dichiarato Netanyahu, come riporta Haaretz. “Ieri abbiamo distrutto aerei da trasporto e decine di elicotteri. Oggi abbiamo attaccato le ferrovie e i ponti utilizzati dalle Guardie Rivoluzionarie”. Il premier israeliano ha aggiunto che le operazioni, da lui approvate insieme al ministro della Difesa, non sono dirette contro il popolo iraniano, ma mirano a indebolire il regime che governa l’Iran da 47 anni. “Questo non è più lo stesso Iran, e questo non è più lo stesso Israele. Stiamo cambiando gli equilibri di potere da un capo all’altro”, ha spiegato.
“L’Iran ha chiuso tutti i canali di comunicazione diplomatici e indiretti con gli Stati Uniti. Sono stati sospesi anche tutti gli scambi di messaggi”. Lo scrive su X il quotidiano Tehran Times.
L’aeronautica israeliana ha bombardato circa 10 tratti “chiave” di ferrovie e ponti in Iran, nell’ambito degli sforzi per impedire al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche di spostare armamenti. Lo hanno riferito funzionari della sicurezza a Times of Israel. In vista degli attacchi, l’Idf aveva avvertito gli iraniani di tenersi lontani dai treni fino a questa sera. Secondo quanto riferito dalle autorità di sicurezza, i Pasdaran avrebbero utilizzato i ponti ferroviari e autostradali per trasportare armi e altro materiale militare. Israele ha inoltre avvertito che colpirà le “infrastrutture nazionali” iraniane per causare danni economici al regime.
Sono più di 50 gli obiettivi sull’isola di Kharg colpiti dagli Stati Uniti in attacchi condotti nelle prime ore di martedì. Lo riporta il Wall Street Journal, citando un funzionario statunitense.
Un edificio amministrativo della compagnia di telecomunicazioni Thuraya a Sharjah negli Emirati Arabi Uniti è stato colpito da un missile balistico iraniano, ferendo due persone. Lo hanno riferito le autorità. I due cittadini pakistani rimasti feriti nell’attacco sono stati trasportati in ospedale, ha fatto sapere l’ufficio.
Il ministero degli Esteri israeliano “condanna fermamente l’attacco terroristico” al consolato israeliano di Istanbul avvenuto oggi e ringrazia la Turchia per aver fermato gli attentatori. Lo riporta il Times of Israel. “Apprezziamo la tempestiva azione delle forze di sicurezza turche che hanno sventato questo attacco”, afferma il ministero in un comunicato. “Le missioni israeliane in tutto il mondo sono state oggetto di innumerevoli minacce e attacchi terroristici. Il terrorismo non ci fermerà”.
“Ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale, dove prevalgono menti diverse, più intelligenti e meno radicalizzate, forse qualcosa di rivoluzionario e meraviglioso potrà accadere, chi lo sa? Lo scopriremo stanotte, in uno dei momenti più importanti della lunga e complessa storia del mondo. 47 anni di estorsioni, corruzione e morte, finalmente finiranno. Dio benedica il grande popolo dell’Iran”. Lo ha scritto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
“Stanotte un’intera civiltà morirà, per non essere mai più riportata in vita. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà”. Lo ha scritto su Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Il ministero degli Affari Esteri dell’Arabia Saudita ha espresso “la più ferma condanna e denuncia” per “la palese incursione compiuta da un ministro del governo di occupazione israeliano, sotto la protezione delle forze di occupazione, nei cortili della Nobile Moschea di Al-Aqsa, riaffermando il suo totale rifiuto delle continue violazioni israeliane del diritto internazionale, della profanazione dei luoghi sacri islamici e della provocazione dei sentimenti dei musulmani in tutto il mondo”.
Il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir è salito sul Monte del Tempio a Gerusalemme insieme ad alti funzionari di polizia e del Comando del Fronte Interno delle Forze di Difesa Israeliane, in quello che il suo ufficio descrive come un tentativo di convincere l’esercito ad aumentare il numero di fedeli ebrei ammessi nel luogo sacro, a seguito delle limitazioni imposte agli assembramenti pubblici a causa della guerra in corso con l’Iran. Lo riporta il Times of Israel. “Durante la visita non è stato raggiunto alcun accordo e il Comando del Fronte Interno continua a opporsi all’apertura del Monte, contrariamente al suo consenso a consentire una manifestazione di 150 persone in Piazza Habima (a Tel Aviv). Alla luce di ciò, è previsto un ulteriore sopralluogo per esaminare altre alternative”, si legge in una dichiarazione dell’ufficio di Ben Gvir.
I raid compiuti dalle forze israelo-americane sull’isola di Kharg, centro nevralgico del commercio petrolifero iraniano, avrebbero colpito “obiettivi militari”. Lo riporta Axios citando un funzionario statunitense che ha parlato in forma anonima.
Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari, ha avvertito che la finestra di opportunità per una soluzione diplomatica si sta rapidamente chiudendo. “Siamo vicini al punto in cui la situazione nella regione potrebbe sfuggire di mano”, le sue parole riportate da Al Jazeera. “Non ci saranno vincitori se questa guerra continua”, ha affermato. Quanto allo Stretto di Hormuz “è uno stretto naturale, non un canale, e tutti i paesi della regione hanno il diritto di utilizzarlo liberamente”, ha affermato al-Ansari.
Il ministero degli Interni turco in una nota pubblicata su X ha rettificato il bilancio dell’attacco armato avvenuto questa mattina nei pressi del Consolato israeliano nel quartiere di Beskitas nella parte europea della città. Le autorità hanno confermato che gli assalitori erano in tre ed avevano noleggiato una vettura nella città di Izmit. Uno di loro “affiliato a un’organizzazione terroristica che strumentalizza la religione” è stato ucciso mentre gli altri due, due fratelli, sono stati feriti e arrestati. Uno di loro aveva precedenti per droga. I loro interrogatori sarebbero in corso. Per quanto riguarda gli agenti della polizia antisommossa rimasti coinvolti nella sparatoria in due hanno riportato “lievi ferite, uno a una gamba e uno all’orecchio – ma non sono in pericolo di vita”
L’agenzia di stampa iraniana Mehr, citata dall’agenzia turca Anadolu, riferisce di esplosioni in seguito ad attacchi sull’isola di Kharg nel Golfo Persico, snodo cruciale del petrolio iraniano. Non è ancora chiaro se siano stati colpiti gli impianti o altre infrastrutture.
Le Forze di Difesa Israeliane hanno completato una “vasta” ondata di attacchi contro decine di infrastrutture del regime degli ayatollah in tutto l’Iran. Lo ha annunciato il portavoce delle Idf. Lo riporta Ynet.
Gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato un attacco contro un ponte vicino alla città iraniana di Qom, a sud di Teheran. Lo ha dichiarato il vice governatore della provincia, Morteza Heydari, secondo quanto riportato dalla televisione di stato di Teheran.
Il governatore di Istanbul, Davut Gul, citato dai media locali ha affermato che il consolato “non è operativo da circa due anni e mezzo pertanto non c’è personale diplomatico presente”. Il ministro degli Interni turco Mustafa Ciftci in un post su X ha spiegato che l’identità dei terroristi è stata accertata. “Sono arrivati a Istanbul a bordo di un veicolo a noleggio da Izmit”. Ciftci ha parlato di due fratelli di cui uno “legato a un’organizzazione che strumentalizza la religione” e un secondo “che ha precedenti penali per reati legati alla droga”. Nello scontro due agenti di polizia hanno riportato ferite definite “lievi”.
Due aggressori sono stati uccisi e un terzo è stato catturato in seguito alla sparatoria accaduta all’esterno dell’edificio che ospita il consolato israeliano a Istanbul. Lo riporta l’emittente turca Haberturk. Anche un agente sarebbe rimasto ferito. L’area circostante l’edificio è stata rapidamente isolata.
Colpi d’arma da fuoco sono stati segnalati presso il Consolato generale israeliano a Istanbul. Lo riportano i media turchi spiegando che numerose squadre di polizia sono state inviate sul posto.
Nel mondo, in seguito alla crisi energetica dovuta alla guerra in Iran “ci sono moltissime richieste di acquisto delle nostre risorse energetiche”. Lo ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Lo riporta Ria Novosti. Sulla questione delle forniture “stiamo conducendo i negoziati in modo che questa situazione si adatti al meglio ai nostri interessi”, ha dichiarato ancora Peskov.
Secondo l’agenzia di stampa per i diritti umani Hrana, Ong con sede negli Usa, quasi 3.600 persone sono state uccise negli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran dall’inizio delle ostilità, tra cui almeno 1.665 civili .Di queste vittime, almeno 248 erano bambini. Lo riporta il Guardian.
Le Forze di Difesa Israeliane hanno bombardato un altro ponte sul fiume Litani, che a loro dire veniva utilizzato da Hezbollah per far transitare militanti e armi nel Libano meridionale. Lo scrive l’Idf spiegando che si tratta del settimo attraversamento fluviale bombardato dall’esercito nel contesto dei combattimenti in corso.
“Un’escalation del conflitto” in Medioriente “comporterà un devastante passo indietro a livello globale. La Spagna chiede la fine immediata di questa guerra”. Lo ha scritto su X il premier spagnolo Pedro Sanchez riferendo di aver avuto colloqui telefonici nelle ultime ore con il presidente dell’Egitto, il re di Giordania e l’emiro del Qatar. “Tutti noi desideriamo un Medioriente prospero e in pace”, ha rimarcato il leader socialista.
Un raid aereo contro la provincia iraniana di Alborz, a nord-ovest di Teheran, ha causato la morte di almeno 18 persone, secondo quanto riportato dai media statali iraniani. L’attacco ha anche ferito 24 persone, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Mizan, che fa capo al potere giudiziario. L’agenzia Fars, citando il vice governatore locale, ha reso noto che fra le vittime ci sono anche due bambini.
Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, di fronte all’imminente scadenza fissata dagli Stati Uniti, ha affermato che che 14 milioni di iraniani, incluso lui stesso, si sono offerti volontari per sacrificare la propria vita in guerra. “Più di 14 milioni di iraniani hanno dichiarato la propria disponibilità a sacrificare la propria vita. Anche io sono stato, sono e rimarrò pronto a dare la mia vita per l’Iran”, ha scritto in in un post su X.
I media israeliani segnalano danni nel centro di Israele dopo che l’Iran ha lanciato diversi proiettili, alcuni dei quali sono stati intercettati. L’emittente israeliana Kan ha segnalato diversi punti d’impatto. Un veicolo si è ribaltato, ma non si sono registrati feriti. I danni sarebbero stati causati da submunizioni a grappolo lanciate da un missile balistico iraniano.
L’attuale crisi energetica dovuta alla guerra in Iran “è più grave di quelle del 1973, del 1979 e del 2022 messe insieme”. Lo ha affermato a Le Figaro, Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie). “Oggi sono molto pessimista perché questa guerra sta bloccando una delle arterie dell’economia globale. Non solo petrolio e gas, ma anche fertilizzanti, prodotti petrolchimici, elio e molte altre cose. Il mondo non ha mai sperimentato un’interruzione delle forniture energetiche di questa portata”, ha affermato. Secondo Birol, saranno “i Paesi in via di sviluppo a essere maggiormente colpiti”, a causa “degli alti prezzi del petrolio, del gas e dei prodotti alimentari, e dell’accelerazione dell’inflazione” pertanto “la loro crescita economica ne risentirà gravemente”. Quanto alle scorte di petrolio rilasciate” questi 400 milioni di barili rappresentano il più grande rilascio di scorte nella storia, ma costituiscono solo il 20% delle nostre riserve. Ne abbiamo ancora l’80% a disposizione. Lo useremo se necessario, ma spero che non accada”, ha dichiarato Birol. “Stiamo lavorando a molte soluzioni: stiamo rilasciando scorte, stiamo proponendo misure di risparmio petrolifero e ci stiamo impegnando nella diplomazia energetica – ad esempio, sono in contatto con i ministri saudita, brasiliano, indiano e molti altri”, ha concluso.
Il ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, oggi il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è sostanzialmente stabile, pari a 1,782 euro al litro per la benzina e 2,143 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,816 euro al litro per la benzina e 2,158 euro al litro per il gasolio.
Un funzionario iraniano ha invitato “tutti i giovani, gli atleti, gli artisti, gli studenti, gli studenti universitari e i loro professori” a formare catene umane intorno alle centrali elettriche in vista dei minacciati attacchi israelo-americani. “Le centrali elettriche, che sono patrimonio e capitale nazionale, a prescindere da gusti o opinioni politiche, appartengono al futuro dell’Iran e alla gioventù iraniana”, ha dichiarato alla televisione di stato Alireza Rahimi, segretario del Consiglio supremo della gioventù e degli adolescenti, in un appello video trasmesso durante un notiziario
Il King Fahd Causeway, un ponte fondamentale che collega l’Arabia Saudita al Bahrein, ha riaperto dopo essere rimasto chiuso per ore a causa di possibili minacce provenienti dall’Iran. La chiusura, durata diverse ore, è avvenuta in seguito a un attacco missilistico balistico proveniente dall’Iran e diretto contro l’Arabia Saudita, che potrebbe aver causato danni alle infrastrutture energetiche del Paese. Il regno non ha fornito ulteriori dettagli sui danni causati dall’attacco.
Le Forze di Difesa Israeliane affermano di aver colpito uno dei ‘pochi’ impianti rimasti in Iran che producevano materiali per missili balistici. L’Idf ha spiegato che l’impianto vicino a Shiraz “veniva utilizzato dalle forze armate iraniane per produrre acido nitrico, una sostanza necessaria per la fabbricazione di esplosivi e altri materiali utilizzati nei processi di sviluppo dei missili balistici”.
Secondo informazioni ottenute dal Jerusalem Post da una fonte vicina all’intelligence ucraina, i servizi segreti russi avrebbero fornito all’Iran un elenco dettagliato di 55 obiettivi critici per le infrastrutture energetiche in Israele. I siti individuati – viene spiegato – si suddividerebbero in tre categorie in base alla loro importanza strategica: impianti di produzione critici la cui distruzione paralizzerebbe il sistema energetico nazionale; principali centri energetici urbani e industriali e infrastrutture locali. Poiché Israele è una sorta di “isola energetica” che non importa elettricità dai paesi vicini, l’intelligence russa avrebbe comunicato all’Iran che il danneggiamento anche di pochi componenti centrali potrebbe innescare un collasso energetico totale e prolungato, con conseguenti blackout di massa e guasti tecnici difficilmente rimediabili.
Ancora in salita il prezzo del petrolio, con il greggio che sfiora i 115 dollari al barile (114,76 a +2,30%). Anche i future sul Brent a giugno 2026 salgono oltre i 110 dollari al barile (111,26 a +1,38%).
Secondo l’agenzia di stampa iraniana Mehr, il bilancio delle vittime del raid aereo israeliano contro un quartiere residenziale di Shahriar, nella parte occidentale della provincia di Teheran, è salito a nove persone. L’agenzia, citando il vice-governatore locale, ha aggiunto che altre 15 persone sono rimaste ferite nel raid.
La premier giapponese Sanae Takaichi ha affermato che sono stati effettuati “preparativi” per una telefonata con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Lo riportano i media nipponici.
Il presidente americano Donald Trump potrebbe “estendere” l’ultimatum all’Iran qualora vedesse che “si sta avvicinando un accordo” ma “solo lui e nessun altro” prenderà eventualmente questa decisione. Lo ha affermato un funzionario dell’amministrazione americana ad Axios. Un secondo funzionario invece ha detto di essere “scettico” riguardo a una possibile proroga questa volta.
“Gli sforzi positivi e produttivi del Pakistan in termini di buona volontà e buoni uffici per fermare la guerra stanno raggiungendo una fase critica e delicata”. Lo ha scritto su X l’ambasciatore iraniano a Islamabad, Reza Amiri Moghadam invitando a “restare sintonizzati” per “ulteriori aggiornamenti”.
La televisione di stato iraniana ha affermato che 14 milioni di persone si sono offerte volontarie per combattere per il Paese in caso di invasione di terra da parte di Stati Uniti e Israele. L’affermazione della televisione di stato, che non includeva altre informazioni, raddoppia quella del 2 aprile del presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, secondo cui 7 milioni di persone si sarebbero offerte volontarie. L’Iran ospita circa 90 milioni di persone. I media statali e le campagne di messaggistica hanno esortato la popolazione a offrirsi volontaria. Il governo ha anche invitato i soldati in pensione a manifestare il loro interesse a combattere, mentre la forza paramilitare Basij, composta interamente da volontari, ha iniziato ad arruolare bambini a partire dai 12 anni
Secondo l’agenzia di stampa nazionale libanese Nna due distinti attacchi aerei israeliani sul Libano meridionale hanno causato la morte di cinque persone e il ferimento di diverse altre. Due persone sono morte quando la loro casa nella città di Maarakeh è stata colpita mentre in un altro attacco aereo avvenuto nella notte sulla città di Tayr Debba, tre persone sono rimaste uccise e due ferite.
L’Arabia Saudita afferma di aver intercettato almeno 18 droni d’attacco iraniani nelle ultime ore. In un post su X, il ministero della Difesa di Riad ha affermato che tutti e 18 i droni sono stati distrutti.
Gli Stati Uniti hanno colpito più di 13mila obiettivi e affondato o danneggiato 155 navi dall’inizio dell’attacco all’Iran. E’ quanto si legge nell’ultimo aggiornamento fornito dal Centcom. Il Comando centrale delle forze armate statunitensi ha dichiarato che le forze americane hanno utilizzato 26 diversi tipi di aeromobili, oltre a quattro sistemi missilistici terrestri e sei sistemi d’arma basati sul mare.
Il portavoce del governo giapponese ha dichiarato che un cittadino giapponese, detenuto in Iran da gennaio, è stato rilasciato su cauzione. Le autorità di Tokyo ha aggiunto che l’ambasciatore giapponese in Iran, Tamaki Tsukada, ha incontrato la persona rilasciata e ha confermato che era in buona salute, senza fornire ulteriori dettagli. La persona è ritenuta essere un giornalista della televisione pubblica giapponese NHK. Un altro cittadino giapponese, detenuto in Iran lo scorso giugno, era stato rilasciato e tornato in Giappone a marzo. L’annuncio è arrivato un giorno dopo i colloqui telefonici tra il ministro degli Esteri giapponese, Toshimitsu Motegi, e il suo omologo iraniano, Abbas Araghchi, per discutere della guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele. Il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) ha identificato la persona detenuta in Iran a gennaio come un giornalista della TV pubblica giapponese NHK. Il CPJ ha dichiarato che il giornalista NHK era stato arrestato il 20 gennaio dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ed era stato trasferito il 23 febbraio nella prigione di Evin.
L’esercito israeliano, con un messaggio in lingua farsi, ha avvertito la popolazione iraniani di evitare di prendere il treno fino alle 21 di questa sera ora locale. “La tua presenza mette a rischio la tua vita”, si legge nel messaggio su X. L’Iran ha bloccato l’accesso a Internet da settimane, rendendo difficile per la popolazione prendere visione di questi avvertimenti. Tuttavia, le reti televisive satellitari in lingua farsi all’estero li diffondono, permettendo così alle informazioni di raggiungere la Repubblica islamica.
Secondo l’agenzia di stampa iraniana Mehr, una sinagoga nel centro di Teheran è stata gravemente danneggiata nel corso di un raid israelo-americano. Le Forze di Difesa Israeliane non hanno al momento rilasciato commenti sull’accaduto.
Il Ministero della Salute israeliano ha riferito che nelle ultime 24 ore 133 persone ferite sono state ricoverate in ospedale a seguito del conflitto con l’Iran e Hezbollah. Tra coloro che sono stati curati in ospedale nelle ultime 24 ore, cinque versano in condizioni moderate e 127 in buone condizioni. Il ministero ha aggiunto che dall’inizio della guerra, il 28 febbraio, 7.183 persone sono state ricoverate in ospedale, di cui 118 sono attualmente ricoverate
Il Pentagono ha annullato il briefing con la stampa previsto oggi alle 8 locali (le 14 in Italia) con Pete Hegseth e il capo dello Stato maggiore delle forze armate Usa, il generale Dan Caine.
Il ponte King Fahd Causeway, un’importante arteria che collega l’Arabia Saudita al regno insulare del Bahrein, è stato chiuso nelle prime ore di martedì a causa delle minacce di attacchi da parte dell’Iran. In un comunicato è stato speigato che la circolazione dei veicoli era stata “sospesa a titolo precauzionale”. Il ponte, lungo 25 chilometri, è l’unico collegamento stradale tra il Bahrein, sede della Quinta Flotta della Marina statunitense, e la penisola arabica. Sebbene non vi siano state minacce formali contro il ponte King Fahd, alcuni oltranzisti all’interno dell’Iran lo hanno sempre più spesso identificato come un possibile obiettivo.
Mojtaba Khamenei, Guida suprema dell’Iran, sarebbe privo di sensi e in cura nella città di Qom. Lo riporta il ‘The Times’. Secondo quanto riferito da un memorandum diplomatico basato su valutazioni dell’intelligence di Israele e Stati Uniti Mojtaba Khamenei si troverebbe in stato di incoscienza e in “gravi condizioni che non gli consentono di partecipare ad alcuna decisione del regime”. Il documento, secondo il Times, sostiene inoltre che le agenzie di intelligence israeliane e statunitensi sarebbero da tempo a conoscenza delle condizioni di salute di Khamenei, considerato da molti osservatori una figura chiave nei meccanismi di potere della Repubblica islamica.
“Io spero che tutti si rendano conto di quello che stiamo vivendo. È una situazione che non ha precedenti nella storia. Hiroshima non ci ha insegnato nulla. Il rischio di questo conflitto è la follia, all’opposizione dico che serve maturità”. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’. “Temo che ciò che già è drammatico possa precipitare ancor di più. Perché so che l’umanità ci ha dimostrato che non esiste limite alla follia. Lei pensi che sono esseri umani come noi quelli che hanno deciso che per far finire un conflitto fossero accettabili anche Hiroshima e Nagasaki. Purtroppo continuiamo ad avere armi nucleari e chi non le ha le cerca. Non abbiamo imparato nulla”, ha aggiunto. Lei sta parlando di minaccia nucleare, dunque il rischio è reale? “Non voglio nemmeno pronunciare la parola. Il rischio è la follia e quello che stiamo vivendo è un conflitto dove ad azione corrisponde reazione di un livello superiore”.
Oltre 370 militari statunitensi sono rimasti feriti dall’inizio dell’operazione contro l’Iran denominata Epic Fury.Lo riferisce Cbs News citando un portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti.Secondo l’emittente, circa 330 militari sono già tornati in servizio, mentre cinque risultano gravemente feriti. I nuovi dati aggiornano il bilancio diffuso il 4 aprile dal Pentagono, che parlava di 365 feriti e 13 militari statunitensi morti dall’inizio dell’operazione, di cui sei in Kuwait e uno in Arabia Saudita.Cbs News ha inoltre riferito che altri 15 militari americani sono rimasti feriti ieri sera in un attacco di droni iraniani contro la base aerea di Ali al-Salem in Kuwait. La maggior parte di loro sarebbe già rientrata in servizio, secondo fonti citate dall’emittente.Il capo di stato maggiore congiunto degli Stati Uniti, il generale Dan Kane, ha spiegato che la maggior parte delle ferite tra i militari statunitensi è stata causata da attacchi con droni iraniani.
Una nave mercantile della Malesia bloccata nello Stretto di Hormuz ha ottenuto il permesso di transitare ed è ora diretta verso la propria destinazione. Lo ha reso noto martedì il Ministero degli Esteri malese. Secondo quanto riferito, si tratta di una delle sette imbarcazioni malesi rimaste ferme nell’area negli ultimi giorni. Il via libera è arrivato dopo colloqui diplomatici con funzionari dell’Iran guidati dal primo ministro malese Anwar Ibrahim. Il ministero non ha fornito ulteriori dettagli sulla nave o sulla destinazione finale, ma ha sottolineato in una nota l’importanza di garantire rotte marittime sicure e aperte, nel rispetto del diritto internazionale. Kuala Lumpur ha inoltre espresso l’auspicio che prosegua il dialogo diplomatico per mantenere pace e stabilità nella regione, in un contesto segnato da crescenti tensioni nel Golfo Persico e lungo una delle principali arterie del traffico energetico mondiale.
L’Arabia Saudita ha reso noto che sette missili balistici lanciati dall’Iran hanno puntato la Provincia Orientale del regno, area strategica per la produzione petrolifera, con detriti caduti nelle vicinanze di infrastrutture energetiche.A riferirlo è stato il portavoce militare saudita, il generale Turki al-Malki, in una breve dichiarazione. Secondo quanto comunicato, i sistemi di difesa avrebbero intercettato i missili, ma frammenti sono precipitati al suolo nei pressi di impianti energetici.Le autorità saudite non hanno fornito dettagli sull’entità dei danni né indicato quali strutture siano state coinvolte, precisando che “è in corso una valutazione” della situazione sul terreno.La Provincia Orientale dell’Arabia Saudita ospita alcune delle principali infrastrutture petrolifere del Paese, considerate strategiche per il mercato energetico globale, e in passato è già stata oggetto di attacchi missilistici e con droni nel contesto delle tensioni regionali tra Riad e Teheran.Non sono state segnalate, al momento, vittime o interruzioni della produzione energetica.
Il Giappone ha annunciato il rilascio su cauzione di un cittadino giapponese detenuto in Iran dallo scorso gennaio. Lo ha reso noto martedì il capo di gabinetto Minoru Kihara nel corso di una conferenza stampa a Tokyo. Kihara ha spiegato che il rilascio è stato confermato lunedì e che il governo giapponese continua a chiedere alle autorità iraniane la completa liberazione della persona coinvolta. L’ambasciatore giapponese a Teheran ha incontrato il cittadino rilasciato, che sarebbe in buone condizioni di salute.Le autorità giapponesi non hanno fornito ulteriori dettagli sull’identità del detenuto, ma secondo fonti locali si tratterebbe di un giornalista dell’emittente pubblica NHK.Tokyo ha ribadito che continuerà a lavorare attraverso i canali diplomatici per garantire il pieno rilascio e il rientro in patria del proprio cittadino.

