Non si ferma la guerra in Iran. L’esercito israeliano afferma di aver completato poco fa un’altra ondata di raid aerei su Teheran.
Secondo quanto riferito, gli attacchi hanno colpito siti infrastrutturali del regime iraniano e ulteriori dettagli saranno forniti in seguito. I media iraniani hanno segnalato alcune interruzioni di corrente nella capitale a seguito dei raid. Lo riporta il Times of Israel.
Intanto è emerso che nei giorni scorsi il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha negato l’utilizzo della base di Sigonella ai bombardieri Usa.
Punti chiave
- Trump: "La guerra sta giungendo al termine"
- Media iraniani, nuovo attacco di Israele contro l'acciaieria di Isfahan
- Israele: "Responsabilità delle morti dei caschi blu Unifil è di Hezbollah"
- Putin sente il presidente degli Emirati Arabi Uniti: "Preoccupa l'escalation militare"
- Media libanesi, 8 morti nei raid israeliani nel sud del Paese
- Araghchi: "Il livello di fiducia tra Teheran e Usa è pari a zero"
- Il Pentagono a LaPresse: "L'Italia fornisce basi e diritti di sorvolo alle forze Usa"
- Netanyahu: "Israele sta stringendo nuove alleanze nella regione"
- Usa monitorano le minacce contro i cittadini americani in Arabia Saudita
- Pezeshkian: "Vogliamo la fine della guerra, ma con rispetto delle garanzie"
La guerra in Iran sta “giungendo al termine”. Lo ha detto Donald Trump in un’intervista telefonica a Nbc News, nella quale si è definito un “comandante in capo davvero eccezionale”. “Le persone con cui abbiamo a che fare sono molto più ragionevoli e non così radicalizzate. Non avremo un Iran dotato di armi nucleari”, ha aggiunto il presidente Usa.
Nuovi attacchi hanno colpito l’acciaieria di Isfahan, già bombardata da Israele la scorsa settimana. Lo riferiscono i media iraniani. “Pochi minuti fa, il nemico americano-sionista ha preso di mira per la seconda volta con raid aerei il complesso siderurgico di Mobarakeh a Isfahan”, ha scritto l’agenzia di stampa Fars. La scorsa settimana, l’Idf ha colpito l’acciaieria di Isfahan e una seconda fabbrica vicino ad Ahvaz
L’ambasciatore israeliano all’Onu Danny Danon ha dichiarato che Israele attribuisce a Hezbollah tutte e tre le recenti morti dei caschi blu dell’Unifil nel sud del Libano. I tre peacekeeper indonesiani sono morti mentre Israele e Hezbollah erano impegnati nei combattimenti. L’esercito israeliano ha dichiarato che le sue truppe non erano presenti nell’area del sud del Libano dove un’esplosione ha ucciso due peacekeeper dell’Unifil lunedì. Inoltre ha affermato che nessun ordigno esplosivo era stato collocato nell’area da soldati israeliani.
Il presidente russo Vladimir Putin ha parlato telefonicamente con il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed Al Nahyan. Lo riferisce l’ufficio stampa del Cremlino spiegando che, durante la conversazione, i due leader hanno espresso “seria preoccupazione per il continuo deterioramento della situazione politico-militare in Medioriente, per la perdita di vite civili e per la distruzione di infrastrutture energetiche, industriali e di altro tipo”. Inoltre, “hanno sottolineato l’importanza di una rapida cessazione delle ostilità e dell’intensificazione degli sforzi politici e diplomatici per risolvere pacificamente il conflitto, nel rispetto dei legittimi interessi di tutti gli Stati della regione, con i quali la Russia intrattiene tradizionalmente relazioni amichevoli e reciprocamente vantaggiose”. “I due leader hanno constatato con particolare soddisfazione l’alto livello di cooperazione e di contatti tra Russia ed Emirati Arabi Uniti, che si stanno sviluppando con successo in molti settori”, si legge nella dichiarazione del Cremlino.
Un raid aereo israeliano che ha preso di mira un’abitazione nella città di al-Najjariya, nel sud del Libano, ha causato almeno cinque morti. Un altro attacco sulla città di Srifa, nel distretto di Tiro, ha causato la morte di tre persone e il ferimento di altre 19. Lo riferisce l’agenzia di stampa libanese Nna.
L’Iran al momento non vede alcun motivo per fidarsi degli Stati Uniti. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ad Al Jazeera. “Non abbiamo alcuna fiducia che i negoziati con gli Stati Uniti porteranno a risultati. Il livello di fiducia è pari a zero”, ha affermato. “Non vediamo onestà”.
“L’Italia fornisce attualmente sostegno garantendo accesso, basi e diritti di sorvolo alle forze statunitensi”. Lo afferma un funzionario del Pentagono a LaPresse, rispondendo a una domanda sul diniego del governo italiano all’atterraggio di alcuni aerei militari Usa nella base di Sigonella, perché impegnati nelle operazioni militari in Iran. “Questa affermazione è falsa”, afferma il funzionario riguardo alle ricostruzioni delle quali ha dato conto la stampa.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha affermato, in una dichiarazione video, che Israele sta stringendo “nuove alleanze con importanti paesi della regione” contro la comune minaccia iraniana e che spera di poter “presto fornire maggiori dettagli su questi importanti accordi”. Nel promettere che “prima o poi” il regime iraniano cadrà, il premier ha elencato i successi delle Forze di Difesa Israeliane nelle guerre contro l’Iran dello scorso giugno e nell’attuale campagna, tra cui “aver colpito duramente e allontanato due minacce esistenziali”: Teheran, ha precisato, “stava procedendo allo sviluppo di armi nucleari e di decine di migliaia di missili balistici”.
Il dipartimento di Stato Usa sta monitorando le segnalazioni di minacce contro i luoghi di ritrovo dei cittadini americani in Arabia Saudita, inclusi hotel, aziende statunitensi e istituti scolastici, e ha consigliato ai cittadini americani presenti nel Paese di rimanere al riparo sul posto fino a nuovo avviso. Lo ha riferito il dipartimento di Stato.
“Abbiamo la volontà necessaria per porre fine a questo conflitto, a condizione che vengano soddisfatte le condizioni essenziali, in particolare le garanzie necessarie per impedire il ripetersi dell’aggressione”. Lo ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in una conversazione telefonica con il presidente del Consiglio europeo António Costa. Lo riporta Al Jazeera.
“I negoziati con l’Iran stanno andando bene”. Lo ha affermato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in una telefonata con Axios.
In una dichiarazione video, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele ha colpito l’Iran e i suoi alleati con “le dieci piaghe”, un riferimento alla festività di Pesach, che inizia domani sera. Ha elencato i colpi inferti da Israele a Hamas a Gaza, a Hezbollah in Libano, agli Houthi in Yemen e ad altri in Cisgiordania, nonché al regime deposto di Assad in Siria. Ha inoltre elencato le cinque “piaghe” inflitte all’Iran, colpendo il suo programma nucleare, i missili balistici, le infrastrutture del regime, le forze di sicurezza interne e i suoi alti dirigenti. Lo riporta il Times of Israel. Ha poi aggiunto che l’investimento iraniano di “mille miliardi di dollari” in missili balistici, arricchimento nucleare e sostegno a gruppi armati per procura “è andato in fumo”.
“Non abbiamo inviato alcuna risposta alle 15 proposte del piano di pace degli Usa, né abbiamo presentato proposte o condizioni”. Lo ha dichiarato ad Al Jazeera il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi ha confermato ad Al Jazeera che ci sono stati scambi di messaggi con gli Stati Uniti, direttamente o tramite amici nella regione. “Ricevo messaggi direttamente” dall’inviato speciale statunitense Steve Witkoff, “come prima, e questo non significa che siamo in trattative”, ha affermato. “Non c’è alcuna verità nell’affermazione di negoziati con qualsiasi parte in Iran”. Il ministro ha aggiunto che Teheran non ha preso alcuna decisione in merito ai negoziati con gli Stati Uniti e che nutre delle riserve al riguardo.
E’ una donna con cittadinanza statunitense la giornalista rapita in Iraq. Lo affermando due funzionari della sicurezza di Baghdad, spiegando che nel rapimento sono state coinvolte due auto, una delle quali si è schiantata ed è stata fermata. L’auto che trasportava la giornalista è fuggita dal luogo.
L’agenzia di stampa irachena Naya, ripresa da Ynet, ha riferito che si tratta della giornalista americana freelance Shelly Kittleson, che lavora per Al-Monitor e si occupa della copertura della regione. La donna è stata rapita a Baghdad.
L’Iran è stato attaccato due volte durante i negoziati e questo dimostra che gli Stati Uniti non credono nella diplomazia. Lo ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, come riporta Al Jazeera Arabic. Pezeshkian ha anche affermato che le tensioni nello Stretto di Hormuz sono il risultato di quelle che ha definito azioni ostili americano-sioniste contro l’Iran. Il presidente iraniano ha inoltre criticato quelle che ha definito posizioni di parte dell’Europa nei confronti di Teheran durante una telefonata con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa.
Steve Bannon, influente commentatore pro-Trump, ha chiesto che Yair Netanyahu, figlio del primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu, venga espulso dagli Stati Uniti, dove vive, e mandato a combattere nella guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. “Il figlio di Netanyahu a Miami, cacciamolo via domani stesso”, ha detto Bannon in un video che ha iniziato a circolare sui social, “dov’è il Dipartimento della Sicurezza Interna quando serve? Prendiamolo, cacciamolo via, rimandiamolo lì. Mettiamogli una divisa. Facciamolo entrare nella prima ondata”.
Nelle ultime 24 ore, l’aeronautica israeliana ha colpito 20 impianti di produzione di armi e siti di ricerca e sviluppo iraniani. Lo hanno dichiarato le Forze di Difesa Israeliane spiegando che, durante una serie di attacchi questa mattina, i jet dell’aeronautica militare hanno sganciato 80 bombe su diversi obiettivi, tra cui un sito in cui venivano prodotti “componenti essenziali” per i motori dei missili balistici, un sito in cui venivano condotti esperimenti sui motori dei missili balistici e un sito di produzione di sistemi di difesa aerea.
In precedenza, l’esercito aveva dichiarato che entro domani avrebbe completato l’individuazione di tutti gli obiettivi “critici” delle industrie di produzione militare iraniane. L’esercito afferma di aver colpito anche le infrastrutture del quartier generale dell’aeronautica del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche a Teheran, insieme a siti di lancio e stoccaggio di missili balistici e sistemi di difesa aerea, nell’ambito dell’ondata dei raid di questa mattina.
“Ora più che mai, è estremamente importante che tutti noi restiamo uniti e agiamo insieme. Permettetemi di iniziare con alcuni dati: dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, i prezzi nell’UE sono aumentati di circa il 70% per il gas e del 60% per il petrolio. In termini finanziari, 30 giorni di conflitto hanno già aggiunto 14 miliardi di euro alla spesa per le importazioni di combustibili fossili dell’Unione. Questi numeri dipingono un quadro molto chiaro: mentre la crisi in Medio Oriente entra nel suo secondo mese, è evidente che ci troviamo di fronte a una situazione molto grave”. Lo afferma il commissario per l’Energia e l’Edilizia abitativa, Dan Jørgensen, nella conferenza stampa al termine del Consiglio informale Energia in videoconferenza.
“Sebbene non vi sia un’immediata carenza di approvvigionamento di petrolio e gas nell’Unione Europea, assistiamo a una contrazione in alcuni mercati di prodotti, in particolare diesel e carburante per aerei, nonché a crescenti limitazioni nei mercati del gas e al suo effetto a cascata sul prezzo dell’elettricità. Questa situazione minaccia di imporre ulteriori costi alle nostre industrie e alle nostre famiglie”, aggiunge.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno minacciato di colpire le aziende tecnologiche statunitensi che operano nella regione, esortando i dipendenti e gli abitanti delle zone limitrofe ad evacuare immediatamente. “Dato che l’elemento principale nella progettazione e nel tracciamento degli obiettivi terroristici sono le aziende americane del settore ICT e dell’intelligenza artificiale, d’ora in poi queste istituzioni principali saranno i nostri obiettivi legittimi”, si legge in una dichiarazione diffusa dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim.
Le Guardie Rivoluzionarie hanno dichiarato che più di 15 aziende saranno prese di mira, tra cui Boeing, Tesla, Meta, Google e Apple, a partire dalle 20 ora locale di domani. “Queste aziende devono aspettarsi la distruzione delle rispettive unità in cambio di ogni atto terroristico in Iran, a partire dalle 20:00 ora di Teheran di mercoledì 1° aprile”, si legge nella dichiarazione delle Guardie Rivoluzionarie.
L’esercito di Israele (Idf) ritiene, in seguito a una revisione preliminare, che i due caschi blu dell’Unifil indonesiani uccisi ieri in Libano siano stati colpiti da ordigni esplosivi piazzati da Hezbollah lungo le strade. Lo riporta il Times of Israel.
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il suo omologo pakistano Ishaq Dar hanno presentato un’iniziativa in cinque punti volta a “ristabilire la pace e la stabilità” nel Golfo e in Iran, a seguito dei colloqui che si sono tenuti a Pechino. I cinque punti sono i seguenti: Cina e Pakistan hanno chiesto la “cessazione immediata delle ostilità” e l’impegno per impedire che il conflitto si propaghi; i colloqui di pace dovrebbero iniziare al più presto, garantendo al contempo la sovranità e la sicurezza dell’Iran e degli Stati del Golfo, i due Paesi hanno aggiunto che sosterranno tutte le parti nell’avvio di tali colloqui; gli attacchi contro i civili e gli obiettivi non militari devono cessare; è necessario garantire la sicurezza delle rotte di navigazione dello Stretto di Hormu; occorre istituire un quadro di pace globale, in linea con la Carta delle Nazioni Unite. Lo riporta Al Jazeera.
Il bilancio dei morti in Libano dall’inizio dell’ultima guerra tra Israele e Hezbollah ha raggiunto quota 1.268, mentre 3.750 persone sono rimaste ferite. Il ministero della Salute di Beirut ha affermato che nelle ultime 24 ore si sono registrati 21 morti e 70 feriti. Tra le vittime ci sono 125 bambini e 88 donne.
Contrariamente a quanto affermato in precedenza dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, la Francia non ha limitato il sorvolo del suo spazio aereo ai soli velivoli militari americani. Lo ha appreso l’emittente Bfmtv da una fonte militare. La stessa fonte ha aggiunto che le condizioni per gli atterraggi rimangono invariate: possono atterrare solo gli aerei da trasporto logistico, in questo caso presso le basi di Istres e Avord.
La ministra della Difesa spagnola, Margarita Robles, ha precisato che la chiusura dello spazio aereo spagnolo ai voli coinvolti nella cosiddetta operazione ‘Epic Fury’, lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, è in vigore dal 28 febbraio, data di inizio del conflitto. Parlando alla Commissione Mista sulla Sicurezza Nazionale, Robles ha riferito che la decisione è stata presa quando gli Stati Uniti hanno comunicato “inaspettatamente e senza preavviso” l’attacco unilaterale all’Iran, “al di fuori dell’Alleanza Atlantica e di qualsiasi quadro internazionale”.
La ministra, riferisce Rtve, ha precisato poi che le basi militari di Rota e Morón rimangono operative, e viene consentito il passaggio di aerei e navi militari statunitensi non direttamente coinvolti nel conflitto in Iran. “Le nostre basi saranno a disposizione per qualsiasi operazione che serva alla difesa collettiva, ma mai per un attacco al diritto internazionale”, ha affermato la ministra.
Domenica, colpi di arma da fuoco dell’esercito israeliano sono caduti a “circa quindici metri” da soldati francesi in servizio presso la Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil). Lo ha appreso Le Figaro da una fonte vicina alla vicenda, confermando un rapporto dell’emittente Bfmtv. Tra i bersagli c’era anche il comandante della forza di reazione rapida, che comprende un battaglione franco-finlandese.
L’incidente è avvenuto a nord di Naqoura, nel sud del Libano, dove si trova il quartier generale dell’Unifil. Non si tratta del primo episodio che coinvolge soldati francesi. Il generale Paul Sanzey, capo di stato maggiore dell’Unifil ed ex membro delle truppe alpine francesi, e il suo assistente sono stati minacciati da israeliani armati sabato mattina al loro ritorno da Beirut.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump afferma che gli Stati Uniti non abbandoneranno il tentativo di costringere l’Iran a riaprire lo Stretto di Hormuz. “Prima o poi lo farò, ma non ancora. Però i Paesi devono intervenire e occuparsene. L’Iran è stato decimato, ma dovranno intervenire e fare il loro lavoro”, ha detto Trump alla Cbs.
“Avendo parlato con Steve Witkoff, Jared Kushner, Marco Rubio e molti altri, posso dire che i colloqui sono molto concreti, sono attivi e stanno guadagnando terreno. E lo apprezziamo. Preferiremmo di gran lunga raggiungere un accordo. Se l’Iran fosse disposto a rinunciare al materiale bellico in suo possesso e alle sue ambizioni. Non vogliamo dover ricorrere a mezzi militari più consistenti del necessario. Ma non intendevo scherzare quando ho detto che nel frattempo avremmo negoziato con le bombe. Il nostro compito è quello di costringere l’Iran a rendersi conto che questo nuovo regime si troverebbe in una posizione migliore se accettasse un accordo. E quindi continueremo”. Lo dice il segretario Usa alla Difesa Pete Hegseth nel corso di una conferenza stampa.
“Se l’Iran è saggio, cercherà un accordo. Il presidente Trump non bluffa e non si tira indietro. Chiedetelo a Khameini. Il nuovo regime iraniano dovrebbe saperlo ormai. Questo nuovo regime, visto che c’è stato un cambio di regime, dovrebbe essere più saggio del precedente. Il presidente Trump concluderà un accordo che gli conviene, e i termini dell’accordo sono noti all’Iran. Se l’Iran non è disposto a farlo, il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti intensificherà ulteriormente le sue azioni”. Lo dice il segretario Usa alla Difesa Pete Hegseth nel corso di una conferenza stampa.
“Il presidente Trump sta facendo ciò che nessun altro presidente ha avuto il coraggio di fare. I presidenti precedenti facevano solo parole, lui invece è passato all’azione sul campo di battaglia” e “la potenza di fuoco americana è in costante aumento. Quella iraniana sta diminuendo. Abbiamo sempre più opzioni, e loro sempre meno. In un solo mese, abbiamo dettato le regole. I prossimi giorni saranno decisivi. L’Iran lo sa e non c’è quasi nulla che possa fare militarmente al riguardo. Sì, lanceranno ancora qualche missile. Ma noi li abbatteremo”. Lo dice il segretario Usa alla Difesa Pete Hegseth nel corso di una conferenza stampa.
Il presidente egiziano Abdel-Fattah al-Sisi ha informato il presidente russo Vladimir Putin sugli sforzi compiuti dall’Egitto per allentare le tensioni nella regione mediorientale, durante una telefonata intercorsa tra i due. Secondo quanto riferito dall’ufficio di al-Sisi in una dichiarazione, il leader egiziano ha affermato che la Russia può contribuire a porre fine alla guerra.
“La situazione attuale in Medio Oriente è estremamente pericolosa. Oggi, nella mia telefonata con il Presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian, ho sollecitato la de-escalation e la moderazione, la protezione dei civili e delle infrastrutture civili, e la necessità che tutte le parti rispettino pienamente il diritto internazionale. La perdita di vite innocenti, anche nella scuola di Minab, è profondamente deplorevole”. Lo scrive sui social il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa.
“Per allentare la tensione, ho esortato l’Iran a cessare gli inaccettabili attacchi contro i paesi della regione e a impegnarsi positivamente sul piano diplomatico, in particolare con le Nazioni Unite, per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz – aggiunge Costa -. Ci deve essere spazio per la diplomazia. L’Ue è pronta a contribuire a tutti gli sforzi diplomatici volti a ridurre le tensioni e a trovare una soluzione duratura per porre fine alle ostilità, affrontando al contempo le più ampie preoccupazioni in materia di sicurezza poste dall’Iran”.
“La Francia non ha permesso agli aerei diretti in Israele, carichi di rifornimenti militari, di sorvolare il proprio territorio. La Francia si è dimostrata molto poco collaborativa nei confronti del ‘Macellaio dell’Iran’, che è stato eliminato con successo! Gli Stati Uniti se ne ricorderanno!!!”. Lo scrive in un post sul social Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
“A tutti quei paesi che non riescono a procurarsi il carburante per aerei a causa dello Stretto di Hormuz, come il Regno Unito, che si è rifiutato di partecipare alla decapitazione dell’Iran, ho un consiglio da darvi: primo, compratelo dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza; secondo, tirate fuori un po’ di coraggio a posteriori, andate nello Stretto e prendetevelo e basta”. È quanto scrive in un post sul social Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Dovrete iniziare a imparare a combattere da soli, gli Stati Uniti non saranno più lì ad aiutarvi, proprio come voi non ci siete stati per noi”, ha aggiunto Trump, “l’Iran è stato, in sostanza, decimato. La parte difficile è fatta. Andate a prendervi il vostro petrolio!”.
Durante una serie di attacchi aerei a Teheran nella notte, l’aeronautica israeliana ha bombardato diversi siti di produzione di armi iraniani. Secondo quanto affermato dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF), gli obiettivi includevano un impianto per la fusione e il riempimento di testate di missili balistici con materiale esplosivo, un sito di ricerca e sviluppo per componenti di ‘armamenti avanzati’, un sito di produzione di componenti per missili balistici e un sito di produzione, ricerca e sviluppo per componenti di missili anticarro e antiaerei, nonché per altri armamenti. Lo riporta il Times of Israel.
In parallelo agli sforzi diplomatici guidati dal Pakistan per fermare il conflitto in Medio Oriente, il Giappone ha avviato un canale di comunicazione segreto con l’Iran. Secondo l’Alex Springer Global Reporters Network che cita fonti interne, il ministro degli Esteri giapponese Toshimitsu Motegi e il suo omologo iraniano Abbas Araghtschi hanno dialogato almeno due volte dall’inizio della guerra. Non si tratta di trattative per un accordo globale, ma di un raro canale diretto con Teheran, libero dalle tensioni pubbliche. “Cerchiamo di trasmettere le preoccupazioni non solo del Giappone, ma di tutto il mondo, sulla sicurezza energetica”, ha spiegato un funzionario giapponese. Tokyo, che importa oltre il 90% del suo petrolio dallo stretto di Hormuz, ha segnalato la disponibilità a intensificare il dialogo. La premier Sanae Takaichi ha recentemente dichiarato di essere pronta a valutare incontri con la leadership iraniana “al momento opportuno”. Il Giappone ha da tempo mantenuto un rapporto prudente con Teheran, basato su decenni di cooperazione energetica e scambi politici. Araghtschi, già ambasciatore iraniano a Tokyo dal 2008 al 2011, ha continuato a intrattenere i canali di comunicazione aperti e auspica un ruolo costruttivo del Giappone per la fine del conflitto.
“La Spagna è un socio affidabile e leale, che difende il diritto internazionale e questa posizione non suppone la rottura del vincolo transatlantico”. Lo ha detto la portavoce dell’esecutivo spagnolo Elma Saiz in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, rispondendo alla domanda se il governo sia preoccupato del fatto che il segretario di Stato Usa Marco Rubio abbia affermato che occorre rivedere il ruolo degli Usa nella Nato dopo che Madrid ha deciso di chiudere lo spazio aereo a voli coinvolti nella guerra in Iran. Saiz ha ribadito che le relazioni con gli Usa “sono fluide” e ha detto che ne è prova il notevole “interscambio commerciale” tra i due Paesi.
Secondo quanto appreso da Iran International, almeno 4.770 membri delle Guardie Rivoluzionarie, dei Basij e della polizia iraniana sono stati uccisi dall’inizio della guerra in attacchi condotti da Israele e dagli Stati Uniti. Secondo le fonti, altre 20.880 persone sarebbero rimaste ferite.
La Turchia ha condannato gli attacchi contro il personale della Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano, definendoli una grave violazione del diritto internazionale. Nella dichiarazione rilasciata oggi, il ministero degli Esteri turco ha aggiunto che i responsabili degli attacchi contro i caschi blu dell’Unifil dovranno rispondere delle proprie azioni davanti alla giustizia. La dichiarazione criticava l’invasione israeliana del Libano, affermando che stava aggravando l’instabilità regionale, e lanciava un appello alla comunità internazionale affinché ponesse fine all’”espansionismo, all’aggressione e all’occupazione di Israele”.
“Le relazioni con gli Usa sono fluide, assolutamente normali, a livello di diplomazia e ambasciate nonché a livello di governo”. Lo ha detto la portavoce dell’esecutivo spagnolo Elma Saiz in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, dopo le critiche avanzate da Washington per la decisione della Spagna di chiudere lo spazio aereo a voli coinvolti nella guerra in Iran. Saiz ha difeso che la Spagna è “un socio affidabile”.
La portavoce del governo spagnolo Elma Saiz, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, ha affermato che l’uccisione in Libano di tre caschi blu della missione Unifil suppone una “nuova linea rossa” nella guerra all’Iran che va avanti da più di un mese. La Spagna “condanna” l’accaduto, “gli attacchi alla missione di pace dell’Onu sono un’aggressione ingiustificabile a tutta la comunità internazionale”, come ha detto il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, “e potrebbero essere crimini di guerra”, ha proseguito Saiz, sottolineando che “dal primo momento la Spagna ha avuto chiara la sua posizione”, “contraria a una guerra illegale”. Madrid, come ha dimostrato il premier Pedro Sanchez in un’intervista al Wall Street Journal, “guida l’opposizione alla guerra, la difesa del diritto internazionale e dell’ordine mondiale basato sulle regole e non la legge del più forte”.
Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelattay ha informato i ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Giordania sugli ultimi sforzi di mediazione per quanto riguarda il conflitto in Iran. Abdelattay e i suoi omologhi pakistano e turco si sono incontrati nel fine settimana a Islamabad per colloqui volti a riportare Iran e Stati Uniti al tavolo dei negoziati, secondo quanto riferito dal ministero degli Esteri egiziano. Abdelattay ha discusso con i suoi omologhi l’esito dell’incontro e gli sforzi in corso per fermare la guerra, ha dichiarato il ministero egiziano senza fornire ulteriori dettagli.
Foto satellitari analizzate dall’Associated Press mostrano i danni causati da un attacco iraniano contro la base aerea di Al Udeid in Qatar. La foto del 15 marzo, fornita da Planet Labs PBC, mostra i danni a uno degli edifici dell’imponente base aerea. Il Qatar e gli Stati Uniti non hanno ancora riconosciuto i danni. Al Udeid funge da quartier generale avanzato del Comando Centrale delle forze armate statunitensi. Finora, le informazioni sui danni subiti in Medio Oriente, in particolare all’interno di installazioni militari chiuse, dall’inizio della guerra il 28 febbraio, sono state scarse. Le immagini provengono da Planet Labs PBC, una società con sede a San Francisco utilizzata da diverse testate giornalistiche, tra cui l’AP. Planet Labs ha imposto un ritardo di due settimane nella pubblicazione delle immagini, temendo che possano essere utilizzate da “attori avversari”.
Il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth e il capo di Stato Maggiore congiunto, Dan Caine, terranno una conferenza stampa alle 8 di Washington, le 14 italiane, sull’operazione in Iran denominata ‘Epic Fury’. Lo fa sapere il Dipartimento della Difesa.
Il blackout di internet in Iran è giunto al 32esimo giorno e la maggior parte degli utenti è tagliata fuori dal mondo esterno da oltre 744 ore, secondo quanto riportato dal gruppo di monitoraggio NetBlocks. “L’isolamento digitale prolungato sta creando nuove difficoltà per gli iraniani, dai domini e account scaduti ai server non aggiornati di una rete intranet nazionale in deterioramento”, ha affermato NetBlocks.
Uno degli impianti di desalinizzazione sull’isola iraniana di Qeshm è completamente fuori servizio a seguito di un attacco aereo statunitense. Lo ha dichiarato un funzionario sanitario iraniano, secondo quanto riporta Iran International. L’acqua potabile sull’isola dipende dagli impianti di desalinizzazione e l’unità danneggiata non può essere riparata in un breve periodo, ha aggiunto il funzionario. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato il 7 marzo che un attacco statunitense ha colpito l’impianto, interrompendo l’approvvigionamento idrico a decine di villaggi.
“Chiunque metta in pericolo la sicurezza nazionale fornendo informazioni di intelligence agli avversari, anche tramite fotografie o filmati, rischia la pena di morte e il sequestro dei beni”. Lo ha dichiarato martedì il portavoce della magistratura iraniana, stando a quanto riferisce Iran International. “Chi scatta foto o gira video di siti danneggiati e li condivide, di fatto conferma se gli attacchi hanno colpito i loro obiettivi”, ha affermato Asghar Jahangir, definendo l’azione una forma di cooperazione di intelligence con il nemico. Nel frattempo, i servizi segreti della polizia del Khuzestan, nel sud dell’Iran, hanno annunciato l’arresto di 138 persone nelle ultime 72 ore con l’accusa di legami con quelli che le autorità definiscono “media ostili”.
Le autorità hanno affermato che gli arrestati avrebbero effettuato telefonate, scattato foto e girato video di siti bersaglio e inviato il materiale a diverse testate, tra cui Iran International.
Le autorità di Dubai hanno dichiarato di aver “contenuto” i danni arrecati a una petroliera kuwaitiana colpita dall’Iran mentre era ormeggiata nell’area di ancoraggio del porto di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. I funzionari hanno affermato che “non si sono verificate perdite di petrolio e non sono stati segnalati feriti”.
La Spagna è “un alleato indispensabile della Nato”. Lo ha detto il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, nel corso di un’intervista a Radio Euskadi, rispondendo alle critiche avanzate dagli Stati Uniti, e in particolare dal segretario di Stato Marco Rubio, dopo che Madrid ha deciso di chiudere il suo spazio aereo ai voli impegnati nella guerra in Iran. La solidarietà della Spagna con i suoi alleati è “fuori discussione”, ha aggiunto Albares affermando che attualmente nell’Europa orientale c’è un dispiegamento di militari spagnoli che non ha precedenti nella storia. Il ministro ha poi sostenuto di mantenere con Rubio un rapporto “cordiale”.
L’Iran va verso l’introduzione di un piano di pedaggi per le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz. Il provvedimento, approvato dalla Commissione per la Sicurezza Nazionale, delinea una serie di nuove normative che regolano la via navigabile di importanza strategica, comprese disposizioni finanziarie che obbligheranno le navi a pagare pedaggi di transito nella valuta nazionale iraniana, il rial. Secondo l’agenzia di stampa Fars, il membro della commissione Mojtaba Zarei ha affermato che il disegno di legge include anche restrizioni che impediscono alle navi con legami con gli Stati Uniti e Israele di attraversare lo stretto. Ulteriori disposizioni vieterebbero l’accesso ai paesi che hanno aderito alle sanzioni unilaterali contro l’Iran. La legge dovrà essere approvata dall’intero parlamento prima di essere esaminata dal Consiglio dei Guardiani e firmata dal presidente per entrare in vigore. L’escalation regionale continua a imperversare da quando Israele e gli Stati Uniti hanno lanciato un’offensiva congiunta contro l’Iran il 28 febbraio, causando la morte di oltre 1.340 persone, tra cui l’allora Guida Suprema ayatollah Ali Khamenei. L’Iran ha reagito con attacchi di droni e missili contro Israele, Giordania, Iraq e i paesi del Golfo che ospitano installazioni militari statunitensi, causando vittime e danni alle infrastrutture, oltre a perturbare i mercati globali e il settore dell’aviazione.
“Le esportazioni attraverso lo stretto di Hormuz si sono pressoché interrotte e stanno emergendo danni rilevanti alle infrastrutture di produzione e raffinazione. Anche in caso di una rapida cessazione delle ostilità, il ritorno a condizioni ordinate nel mercato dell’energia richiederebbe tempi non brevi”. Così il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, nella sua relazione all’assemblea ordinaria dei partecipanti.
Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) conferma che il comandante, l’ammiraglio Brad Cooper, ha visitato Israele questa settimana e ha incontrato il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (Idf), il tenente generale Eyal Zamir. Lo riporta il Times of Israel. Durante la visita di domenica e lunedì, i due leader “hanno discusso dei progressi compiuti nelle operazioni in corso per eliminare la capacità dell’Iran di proiettare la propria influenza in modo significativo al di fuori dei propri confini”, ha dichiarato il portavoce del Centcom, il capitano Tim Hawkins. “Hanno inoltre ribadito la solidità della partnership di difesa tra Stati Uniti e Israele e sottolineato l’importanza di un coordinamento continuo”, ha aggiunto.
Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha condannato “con forza” la morte di tre caschi blu indonesiani della missione Unifil in Libano e ha chiesto che si indaghi e si accertino le responsabilità. “Stiamo parlando di forze di pace sotto la bandiera delle Nazioni Unite, che devono essere al riparo da qualsiasi tipo di attacco. Si tratta della morte di soldati indonesiani che erano sotto il comando spagnolo”, ha detto il ministro in un’intervista a Radio Euskadi, esprimendo solidarietà alle autorità indonesiane.
“Il diritto internazionale umanitario e le forze di pace delle Nazioni Unite devono essere rispettati. Sono assolutamente inviolabili e, naturalmente, chiediamo un’indagine, che le circostanze vengano chiarite e che tutti i responsabili siano chiamati a risponderne”, ha affermato Albares, spiegando di non disporre di informazioni che indichino chi sia il responsabile della sparatoria in questo attacco.
Il capo della diplomazia spagnola ha poi “condannato fermamente” le violenze in corso nel sud del Libano.
Forti esplosioni si sono sentite in mattinata a Dubai, mentre quattro persone sono rimaste ferite dalla caduta di detriti di un drone intercettato dai sistemi di difesa in una zona residenziale. Le sirene antiaeree sono risuonate in Bahrein, mentre il ministero della Difesa dell’Arabia Saudita ha dichiarato di aver intercettato tre missili balistici lanciati verso Riyadh e che i detriti di un drone intercettato a sud-est della capitale hanno causato danni lievi a sei abitazioni.
Cinque esplosioni sono state udite a Dubai nell’ultima ora. Un incendio è scoppiato nel porto di Dubai, dove la compagnia petrolifera statale kuwaitiana ha dichiarato che una petroliera è stata colpita. Nessuno è rimasto ferito.
Bahrein, Arabia Saudita e Qatar hanno tutti segnalato attacchi di intercettazione durante la notte. Nell’ultima ora, Dubai è stata colpita da forti temporali, con tuoni. Poi sono arrivate le inconfondibili esplosioni dovute alle intercettazioni. L’Autorità nazionale per la gestione delle emergenze e delle crisi, insieme al ministero della Difesa, ha confermato che le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti sono state minacciate da missili e droni provenienti dall’Iran. A sud del centro di Dubai si trova una base aerea, così come il porto di Jebel Ali e diverse strutture lungo la costa verso Abu Dhabi, tutte recentemente potenziali o dirette vittime di attacchi iraniani. Lo riporta Al Jazeera.
La portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha dichiarato che, a seguito del coordinamento con le parti interessate, tre navi cinesi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nei giorni scorsi, ed “esprimiamo la nostra gratitudine per l’assistenza fornita dalle parti interessate”. Lo riporta il Global Times. Lo Stretto di Hormuz e le sue acque adiacenti sono importanti vie di transito per il trasporto merci e il commercio internazionale, ha affermato Mao, aggiungendo che la Cina chiede un cessate il fuoco immediato e la fine dei conflitti per ripristinare la pace e la stabilità nella regione del Golfo.
Nei giorni scorsi l’Italia ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base di Sigonella. L’episodio è riportato dal Corriere e confermato a LaPresse da fonti informate che hanno specificato che si trattava di aerei bombardieri, quindi fuori dagli accordi tra i due Paesi. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano è stato informato dallo Stato maggiore dell’Aeronautica che il piano di volo degli aerei Usa prevedeva di atterrare a Sigonella per poi partire verso il Medioriente. Nessuno però ha chiesto alcuna autorizzazione né ha consultato i vertici militari italiani. Portolano ha quindi chiamato il ministro della Difesa Guido Crosetto per informarlo. Da qui la decisione di negarne l’utilizzo agli Usa.
“Il popolo musulmano dell’Iraq si è schierato coraggiosamente al fianco dell’Iran in questa guerra ingiusta; una posizione non imposta dalla geografia, ma forgiata dall’unità di storia, identità e valori religiosi. Stringo calorosamente la mano ai figli del popolo iracheno, ai funzionari e ai combattenti della Mesopotamia. Apprezziamo la vostra fermezza e siamo orgogliosi del nostro patto comune”. Lo scrive su X il presidente iraniano Masoud Pezeshkian.
Sei persone sono rimaste leggermente ferite a seguito dell’attacco missilistico iraniano contro il centro di Israele, secondo quanto riferito dai soccorritori. Il Magen David Adom, il servizio nazionale di emergenza medica, afferma che le sei persone sono state ferite dalle esplosioni causate dall’impatto delle submunizioni della testata di quella che sembra essere una bomba a grappolo. Lo riporta Times of Israel.
Il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche iraniane (Irgc) ha dichiarato di avere “pieno controllo” dello Stretto di Hormuz e ha avvertito che qualsiasi movimento da parte dei suoi nemici sarà preso di mira. Lo riporta Iran International. Le forze navali dei pasdaran hanno colpito una nave portacontainer, ritenuta avere legami con Israele, denominata Express Halfong, nel Golfo Persico, nell’ambito di una serie di operazioni.
In un comunicato, l’Irgc ha affermato che la nave è stata colpita da missili balistici nelle acque del Golfo Persico durante attacchi avvenuti nelle prime ore del mattino. Non vi è stata alcuna conferma indipendente dell’attacco né della proprietà della nave. L’Irgc ha dichiarato di aver condotto quattro operazioni, tra cui attacchi con droni contro quello un raduno di forze statunitensi al largo delle coste degli Emirati Arabi Uniti, secondo quanto riferito. Inoltre, ha affermato di aver preso di mira sistemi di difesa aerea legati agli Stati Uniti vicino a Manama e sistemi radar presso una base statunitense in Kuwait.
Secondo i dati di tracciamento navale, due navi portacontainer cinesi della compagnia Cosco Shipping hanno attraversato con successo lo Stretto di Hormuz e sono uscite dal Golfo. La CSCL Indian Ocean ha attraversato lo stretto intorno alle 09.14 Gmt di lunedì (le 11.14 in Italia), seguita dalla CSCL Arctic Ocean 27 minuti dopo, secondo i dati di MarineTraffic.
Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno rilevato un nuovo attacco missilistico balistico proveniente dall’Iran, diretto verso il centro di Israele. Si prevede che le sirene d’allarme risuoneranno nei prossimi minuti. Lo riporta il Times of Israel.
Gli Stati Uniti hanno colpito un grande deposito di munizioni nella città iraniana di Isfahan utilizzando bombe bunker-buster da 2.000 libbre. Lo ha riferito il Wall Street Journal, citando un funzionario Usa. Il presidente Donald Trump ha pubblicato un video non sottotitolato sul social Truth che mostra una catena di esplosioni che illumina il cielo notturno: il funzionario spiega che il video avrebbe immortalato l’attacco.
Oggi si sono svolti i funerali del contrammiraglio Alireza Tangsiri, comandante della marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Tangsiri è stato ucciso la scorsa settimana da un raid aereo israeliano e Teheran ha confermato la sua morte solo lunedì. Alcune immagini mostrano la bara su un camion che percorreva le strade di Bandar Abbas, un’importante città portuale sullo Stretto di Hormuz, bersaglio di ripetuti raid aerei statunitensi durante la guerra.
Il Ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, e il Ministro delle Forze Armate e dei Veterani della Repubblica Francese, Catherine Vautrin, hanno tenuto ieri pomeriggio un approfondito colloquio telefonico dedicato alla grave crisi in Libano. Lo rendono noto in un comunicato stampa congiunto.
I due ministri hanno espresso forte e profonda preoccupazione per il deterioramento del quadro di sicurezza nell’area, con particolare riferimento ai recenti attacchi che hanno colpito il personale di Unifil, causando la morte di tre peacekeeper e il ferimento di altri. Hanno sottolineato con forza l’inaccettabilità di tali episodi e i crescenti rischi a cui è esposto il personale impegnato nella missione.
Nel corso del confronto è emersa una piena convergenza sulla rilevanza strategica di Unifil. È stato sottolineato come la stabilità del Libano costituisca un pilastro imprescindibile per l’equilibrio dell’intera area del Mediterraneo, confermando che Italia e Francia continueranno a operare in stretto coordinamento per garantire la sicurezza del personale internazionale, la tutela della pace e il sostegno alle autorità libanesi.
Secondo funzionari a conoscenza delle valutazioni dell’intelligence statunitense e occidentale, la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha frammentato il governo iraniano, complicandone la capacità di prendere decisioni e coordinare attacchi di rappresaglia su larga scala. Lo riporta il New York Times. Diverse decine di leader iraniani e dei loro vice sono stati uccisi dall’inizio della guerra, quattro settimane fa. I sopravvissuti, spiega la testata, hanno difficoltà a comunicare e non possono incontrarsi di persona, per timore che le loro chiamate vengano intercettate dagli Stati Uniti o da Israele e che diventino bersaglio di un raid aereo. Sebbene le agenzie di sicurezza e militari iraniane continuino a funzionare, la capacità del governo di pianificare nuove strategie o politiche è stata indebolita.
L’amministrazione Trump ha affermato che in Iran si è insediato un nuovo governo e lo ha sollecitato a raggiungere rapidamente un accordo. Tuttavia, più si deteriora il potere decisionale del governo iraniano, più difficile sarà per esso negoziare con gli inviati americani o fare concessioni significative. Con una nuova leadership al potere, i negoziatori iraniani potrebbero avere scarse informazioni su ciò che il loro governo è disposto a concedere, o persino a chi rivolgersi con precisione. Inoltre, funzionari americani affermano che gli elementi più intransigenti all’interno del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche hanno acquisito maggiore influenza in Iran, esercitando un potere superiore a quello della leadership religiosa nominalmente al comando.
Il quartier generale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, Khatam al-Anbiya, ha annunciato che “la potente offensiva delle forze armate continuerà fino a quando i nemici americano-sionisti non saranno messi in ginocchio”. Secondo l’agenzia di stampa Tasnim, un portavoce ha dichiarato: “La potente offensiva delle forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran, per grazia divina e sotto il comando del comandante supremo delle forze armate, ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei, continuerà fino a quando i nemici americano-sionisti non saranno messi in ginocchio”. Lo riporta l’agenzia Tasnim.
In Iran, altri due membri del gruppo iraniano in esilio Mujaheddin del Popolo (Mek) sono stati uccisi per impiccagione, secondo quanto riportato dai media statali. I due uomini sono stati identificati come Babak Alipour e Pouya Ghobadi e sono stati accusati di essere coinvolti in molteplici attacchi, tra cui uno contro un edificio governativo. Amnesty International ha affermato che il Tribunale rivoluzionario di Teheran ha condannato i due uomini per ribellione armata contro lo Stato “a seguito di un processo gravemente iniquo nell’ottobre 2024”, dopo che erano stati sottoposti a tortura. Altri due membri del Mek erano stati uccisi lunedì per lo stesso caso.
Almeno 10 esplosioni sono state sentite in tutta Gerusalemme e nella regione di Shfela dopo che l’Iran ha lanciato un nuovo attacco missilistico contro Israele, segnando una forte escalation delle ostilità. Le sirene si sono sentite in diverse aree.
Sono state segnalate esplosioni a Teheran, Isfahan e Zanjan nell’ambito degli attacchi da parte di USA e Israele. Lo riferiscono i media locali.
Israele conferma l’uccisione di 4 suoi soldati nel Libano meridionale. L’esercito israeliano afferma che le vittime includono due soldati che avevano 21 anni, un soldato che aveva 22 anni e un quarto soldato i cui dettagli non sono stati rilasciati perché “il suo nome non è ancora stato autorizzato per la pubblicazione”. Almeno 10 soldati israeliani sono stati uccisi nel sud del Libano dal 2 marzo.

