Donald Trump concede ulteriore tempo all’Iran, spostando in avanti l’ultimatum. Il presidente Usa annuncia di aver esteso, “su richiesta del governo iraniano”, lo stop dei raid sugli impianti energetici di Teheran di dieci giorni, fino a lunedì 6 aprile. “I colloqui sono in corso e, nonostante le erronee dichiarazioni contrarie diffuse dai media delle fake news e da altri soggetti, stanno procedendo molto bene”, assicura.
Notizie discordanti sui negoziati
In precedenza il tycoon aveva ammesso che “non so se riusciremo a trovare un accordo“, sottolineando che Teheran “sta implorando di fare un accordo, non io”. Trump aveva prima minacciato gli ayatollah: “Farebbero meglio a fare sul serio al più presto, prima che sia troppo tardi”. Poi li aveva elogiati come “grandi negoziatori“, svelando il ‘misterioso regalo‘ fatto dall’Iran: 10 navi cariche di petrolio che hanno attraversato con successo lo Stretto di Hormuz. Una prova, secondo il capo della Casa Bianca, della serietà dei negoziatori, che avrebbero voluto dimostrare agli Stati Uniti di essere “reali, affidabili e presenti”. Secondo Trump, gli iraniani hanno poi inviato altre due navi “per scusarsi di alcune dichiarazioni che avevano rilasciato” e che se Teheran firmerà “l’accordo giusto, lo Stretto riaprirà”. Parole arrivate mentre il segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo ha accusato Teheran di aver imposto dei pedaggi alle navi per attraversare in sicurezza lo Stretto: secondo i media locali, il parlamento iraniano sta predisponendo un disegno di legge per formalizzare tali tariffe. L’iniziativa diplomatica, nonostante le difficoltà, sembra dunque avanzare. Il Pakistan, mediatore, conferma che “sono in corso colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran”, mentre i media di Teheran riportano che gli ayatollah hanno trasmesso a Washington la risposta al piano di pace americano in 15 punti e sono in attesa. Per il mediatore Steve Witkoff ci sono “forti segnali” che una soluzione pacifica sia “una possibilità”, perché dopo la consegna agli iraniani del piano Usa si sono avuti “forti e positivi scambi di messaggi”. Ottimista anche il segretario di Stato Marco Rubio: nei negoziati sono stati fatti “progressi concreti”, ha detto prima di partire per la riunione dei ministri degli esteri del G7 in Francia.
Riflettori puntati sull’isola di Kharg
Parallelamente ai colloqui, continuano le manovre e i rafforzamenti militari. Trump ha chiarito che il controllo americano del petrolio iraniano “è un’opzione”, evocando quanto avvenuto con il blitz in Venezuela. I riflettori restano puntati da giorni sull’isola di Kharg. Secondo la Cnn, l’Iran avrebbe piazzato mine e dispiegato ulteriori truppe e sistemi di difesa aerea sull’isola, in preparazione di una possibile operazione Usa. Trump starebbe valutando l’impiego di truppe per impadronirsi della piccola isola nel Golfo Persico, un hub economico che gestisce gran parte delle esportazioni di greggio, come leva per costringere l’Iran alla riapertura di Hormuz. Tuttavia, funzionari statunitensi ed esperti militari avvertono che un’operazione terrestre di questo tipo comporterebbe rischi significativi, tra cui un alto numero di vittime statunitensi. “Non sappiamo veramente se hanno posato delle mine”, ha commentato Trump, aggiungendo che gli Usa “hanno distrutto tutti i loro posamine”.
Proseguono i raid
Intanto proseguono i raid. Israele ha annunciato che il comandante della Marina del Corpo dei Pasdaran Alireza Tangsiri è stato ucciso in un attacco nella città portuale iraniana di Bandar Abbas. Oltre a lui, l’Idf ha riferito della morte del capo dell’intelligence della Marina delle Guardie Rivoluzionarie Behnam Rezaei. La morte di Tangsiri “rende la regione più sicura” e segnala che la Marina dei Pasdaran è “in un declino irreversibile”, ha dichiarato il capo del Comando centrale americano, l’ammiraglio Brad Cooper, aggiungendo che l’esercito Usa continuerà a colpire la Marina dei Pasdaran e che il Centcom ha colpito più di 10mila obiettivi dall’inizio delle operazioni contro gli ayatollah. Almeno 18 persone sono morte e altre 10 sono rimaste ferite in un attacco condotto da Stati Uniti e Israele nel quartiere Pardisan, a Qom, nel centro dell’Iran. Lo riferisce Al Jazeera citando il consigliere per la sicurezza del governatore di Qom. Gli attacchi sono stati lanciati durante la notte contro tre abitazioni residenziali.
Teheran: “Se operazioni di terra Usa, risponderemo allo stesso modo”
Nel caso in cui gli Stati Uniti avviassero un’operazione di terra, il governo iraniano intraprenderebbe azioni analoghe. Lo riporta l’agenzia di stampa Tasnim, affiliata ai Pasdaran, citando un funzionario della sicurezza iraniano. “L’avvio da parte degli Stati Uniti della fase delle operazioni di terra significherebbe che, in risposta, anche l’Iran avrebbe il diritto e la legittimità di intraprendere azioni analoghe con l’obiettivo di eliminare la fonte della minaccia”, ha spiegato il funzionario.
Witkoff: “Ci aspettiamo incontri con Teheran questa settimana”
“Pensiamo che ci saranno incontri” con l’Iran” questa settimana. Speriamo certamente che accada. Le navi stanno passando. Questo è un segnale molto, molto positivo”. Lo ha detto l’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff durante una conferenza a Miami. Lo riporta la Cnn. “Abbiamo una sospensione. Lo consideriamo un aspetto positivo”, ha aggiunto.
Araghchi: “Da Usa e Israele chiara intenzione di commettere genocidio”
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che, durante la guerra, in Iran più di 600 scuole sono state danneggiate o demolite e oltre 1.000 studenti e insegnanti sono stati “uccisi o feriti”. “Il modo in cui gli aggressori hanno preso di mira i loro obiettivi, unito alla loro retorica, non lascia dubbi sul loro chiaro intento di commettere un genocidio”, ha dichiarato in videoconferenza durante un dibattito urgente tenutosi al Consiglio dei diritti umani a Ginevra, incentrato sull’attacco del 28 febbraio contro una scuola elementare. Secondo i media statali iraniani, sono state uccise più di 165 persone, la maggior parte delle quali minorenni.

