Prosegue la guerra in Medio Oriente. Il Kuwait ha dichiarato nella notte che la raffineria di petrolio di Mina Al-Ahmadi è stata nuovamente attaccata da droni iraniani, provocando incendi in diverse unità. Intanto le truppe della Idf hanno affermato che gli attacchi sono diretti contro “le infrastrutture del regime terroristico iraniano a Teheran”. Gli Stati Uniti stanno accelerando il dispiegamento di navi e migliaia di marines nell’area del Golfo, mentre da 6 Paesi, tra cui l’Italia, arriva la proposta di un piano di sicurezza per lo Stretto di Hormuz.
Le Forze di Difesa Israeliane hanno rinnovato l’appello ai civili libanesi affinché evacuino i sobborghi meridionali di Beirut. “L’Idf continua a operare e ad attaccare con forza crescente le infrastrutture militari appartenenti all’organizzazione terroristica Hezbollah in tutta l’area di Dahiyeh”, ha dichiarato il portavoce dell’esercito israeliano Avichay Adaree.
“Attualmente, l’Iran ha petrolio greggio fermo in mare e non dispone di surplus da offrire ad altri mercati internazionali. La dichiarazione del ministro del Tesoro degli Stati Uniti è fatta esclusivamente con l’obiettivo di dare speranza agli acquirenti”. Lo ha scritto su X Saman Ghodousi, portavoce del Ministero del Petrolio iraniano, replicando alle dichiarazioni di Scott Bessent secondo cui gli Stati Uniti potrebbero “revocare” in maniera temporanea “le sanzioni sul petrolio iraniano trasportato via mare” e potrebbero effettuare un’ulteriore liberazione di petrolio dalla Riserva Strategica nel tentativo di abbassare i prezzi del greggio.
“Lo Stretto di Hormuz dovrà essere presidiato e pattugliato, secondo necessità, dalle altre nazioni che ne fanno uso ù gli Stati Uniti non ne fanno uso! Qualora ci venisse richiesto, assisteremo tali Paesi nelle loro operazioni nello Stretto di Hormuz”. Lo scrive su Truth il presidente Donald Trump. “Tuttavia, ciò non dovrebbe rendersi necessario una volta debellata la minaccia iraniana. È importante sottolineare che, per loro, si tratterà di un’operazione militare agevole”, aggiunge il presidente.
“Siamo ormai molto vicini al raggiungimento dei nostri obiettivi, mentre valutiamo di ridimensionare i nostri ingenti sforzi militari in Medio Oriente nei confronti del regime terroristico dell’Iran”. Lo scrive Donald Trump in un post su Truth.
Nel suo post, il presidente Trump elenca gli “obiettivi” perseguiti dagli Stati Uniti in Iran: “(1) Degradare completamente le capacità missilistiche iraniane, le rampe di lancio e tutto ciò che vi è correlato. (2) Distruggere la base industriale della difesa iraniana. (3) Eliminare la loro Marina e la loro Aeronautica, inclusi i sistemi d’arma antiaerei. (4) Non permettere mai all’Iran di avvicinarsi, neanche lontanamente, a una capacità nucleare, e mantenere sempre gli Stati Uniti in una posizione tale da poter reagire in modo rapido e potente a una simile eventualità, qualora dovesse verificarsi. (5) Proteggere, ai massimi livelli, i nostri alleati mediorientali, tra cui Israele, l’Arabia Saudita, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, il Kuwait e altri ancora”.
L’Iraq ha ridotto la sua produzione petrolifera di circa il 70% rispetto ai livelli precedenti la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Lo ha riferito ad Al Jazeera da una fonte del ministero del petrolio iracheno. La chiusura, ha spiegato la fonte, comprende sei giacimenti petroliferi a Bassora, nel sud del Paese.
La polizia e le Forze di Difesa Israeliane affermano di aver inviato forze nei luoghi in cui sono stati segnalati impatti nel centro di Israele, dopo che l’Iran ha lanciato un missile balistico con una testata a grappolo. Non sono stati segnalati feriti. Le immagini, riferisce Times of Israel, mostrano che l’impatto di una piccola bomba ha provocato un cratere in un parco giochi nella città centrale di Kiryat Ono.
Il Regno Unito avrebbe dovuto “agire molto più in fretta” sulla concessione agli Stati Uniti dell’uso delle basi militari in Medio Oriente. Lo ha detto Donald Trump, parlando con i giornalisti alla Casa Bianca. Il presidente ha lamentato che la risposta di Londra è “giunta con notevole ritardo”. Per Trump, si è trattato di una “sorpresa, data l’eccellenza dei nostri rapporti; eppure, una cosa del genere non era mai accaduta prima”.
Donald Trump non esclude la possibilità di azioni militari per assumere il controllo dell’Isola di Kharg. “Potrei avere un piano, o forse no; ma come potrei mai dirlo a un giornalista? È certamente un luogo di cui si sta parlando”, ha detto il presidente parlando con i cronisti.
Lo Stretto di Hormuz “a un certo punto, si riaprirà da solo”. Lo ha detto Donald Trump, affermando che “sarebbe bello” se Cina e Giappone contribuissero a mettere in sicurezza lo Stretto. “Noi non lo utilizziamo. A un certo punto, si riaprirà da solo”, ha affermato il presidente parlando con i giornalisti, prima di lasciare la Casa Bianca.
“Non voglio fare un cessate il fuoco” con l’Iran. Lo ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti. “Possiamo intavolare un dialogo, ma non voglio fare un cessate il fuoco. Non si fa un cessate il fuoco quando si sta letteralmente annientando l’altra parte”, ha affermato il presidente prima di lasciare la Casa Bianca.
Il Pentagono ha effettuato preparativi dettagliati per il dispiegamento di forze di terra statunitensi in Iran. Lo riporta Cbs News, citando diverse fonti informate sulle discussioni in corso. Gli alti comandanti militari, hanno riferito le fonti, hanno presentato una serie di richieste specifiche per questa opzione, mentre il presidente Trump sta valutando l’opportunità di posizionare forze di terra nella regione. Vri media Usa hanno riferito in giornata che gli Stati Uniti stanno inviando un ulteriore contingente di Marines in Medio Oriente. Dopo che una prima unità anfibia navale con a bordo circa 2.200 Marines su è già mossa dal Pacifico, un’altra unità con a bordo tra i 2.200 e i 2.500 Marines si sta muovendo da una base in California.
Le Forze di Difesa Israeliane hanno identificato un nuovo attacco missilistico balistico proveniente dall’Iran. Le sirene d’allarme suonano nel centro di Israele.
“La stragrande maggioranza dei cittadini britannici non vuole essere coinvolta nella guerra che Israele e gli Stati Uniti hanno deciso di scatenare contro l’Iran. Ignorando il proprio popolo, Starmer sta mettendo a rischio la vita dei cittadini britannici consentendo che le basi del Regno Unito vengano utilizzate per un’aggressione contro l’Iran. L’Iran eserciterà il proprio diritto all’autodifesa”. È quanto scrive in un post sul social X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
“Ho letto che Trump ha dato dei codardi agli alleati della Nato, non ho capito per quale motivo però perché non mi sembra ci sia stato nessun atto di codardia da parte di nessuno. Anzi, penso che l’atteggiamento tenuto da molti alleati della Nato aiuti gli americani, per uscire da una situazione complessa come quella di Hormuz, perché la decisione presa ieri da alcuni Paesi alleati degli Stati Uniti di utilizzare un’alleanza internazionale molto più ampia di quella europea o della Nato proprio per intervenire su Hormuz aiuta Trump in questo momento”. Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, a ’10 minuti’ su Retequattro. “Se si mandano le navi da guerra mentre c’è una guerra a Hormuz, chi riuscirebbero a scortare quelle navi da guerra? Nessuno. Diventano obiettivi”.
Il Regno Unito ha autorizzato l’utilizzo delle proprie basi da parte degli Stati Uniti per lanciare attacchi contro obiettivi iraniani nello Stretto di Hormuz. Lo riporta la Bbc. In precedenza, Downing Street aveva autorizzato le forze americane a utilizzare basi britanniche per operazioni volte a impedire a Teheran di lanciare missili che mettessero a rischio interessi o vite britanniche. Tuttavia, durante una riunione odierna, i ministri hanno concordato che l’utilizzo da parte degli Stati Uniti delle basi britanniche potrebbe ora essere esteso fino a includere la protezione delle navi nello Stretto di Hormuz. Il Regno Unito, sottolinea la Bbc, non sarà comunque direttamente coinvolto negli attacchi e Downing Street afferma che “i principi alla base dell’approccio del Regno Unito al conflitto restano gli stessi”. Un portavoce di Downing Street ha dichiarato che i ministri hanno concordato oggi che le basi militari potranno essere utilizzate per “operazioni difensive statunitensi” volte a colpire “le capacità impiegate per attaccare le navi nello Stretto di Hormuz”. “I ministri hanno sottolineato la necessità di una de-escalation urgente e di una rapida risoluzione della guerra”, ha aggiunto.
Kirill Dmitriev, rappresentante speciale del presidente russo per gli investimenti e la cooperazione economica con i paesi stranieri e capo del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), ha respinto come falsa una notizia di Politico secondo cui avrebbe comunicato agli Stati Uniti l’offerta della Russia di interrompere la condivisione di informazioni di intelligence con l’Iran in cambio della cancellazione degli aiuti all’Ucraina. “Falso”, ha scritto Dmitriev in un post sul social X, citando l’articolo di Politico.
La ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, ha affermato che il Regno Unito è coinvolto solo in azioni difensive, dopo che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che l’uso da parte degli Stati Uniti di basi britanniche per attaccare l’Iran equivale a “partecipazione all’aggressione”. Cooper ha detto ad Araghchi che “le operazioni difensive del Regno Unito nella regione sono state una risposta all’aggressione iraniana contro i partner del Golfo”. In una telefonata, ha poi messo in guardia l’Iran dal prendere di mira direttamente basi, territori o interessi britannici, e ha chiarito che il Regno Unito desidera una rapida risoluzione.
In due ondate di raid aerei condotti tra la notte e questa mattina a Teheran e nell’Iran centrale, l’aviazione israeliana ha bombardato decine di siti militari iraniani. Lo riferiscono le Forze di difesa israeliane. A Teheran, l’Idf afferma di aver colpito diverse fabbriche di armi, oltre a siti utilizzati per sviluppare componenti per missili balistici. A est di Teheran, l’aeronautica israeliana ha colpito installazioni in cui erano immagazzinati missili balistici, mentre soldati iraniani erano impegnati in operazioni sul posto, secondo quanto affermato dai militari. L’Idf dichiara di aver constatato negli ultimi giorni che l’Iran sta lanciando missili balistici contro Israele dal centro del Paese, dopo che l’esercito “ha indebolito la maggior parte delle capacità del regime di lanciare missili dall’Iran occidentale”.
La Germania ha evacuato il proprio contingente dalla missione Nato in Iraq a causa delle tensioni legate al conflitto in Medioriente. I militari tedeschi dispiegati a Baghdad nell’ambito della Nato Mission Iraq (NMI) sono rientrati in sicurezza nel Paese, dove sono atterrati il 19 marzo nella base di Wunstorf, ha reso noto il ministero della Difesa tedesco. La decisione di ridurre temporaneamente la missione è stata presa dalla Nato, che nei giorni scorsi ha disposto il ritiro del personale internazionale dalla capitale irachena. L’operazione è stata coordinata tra gli alleati e condotta senza incidenti, con il trasferimento dei militari verso Paesi limitrofi. La Bundeswehr ha contribuito in modo significativo all’evacuazione, impiegando aerei da trasporto A400M. I militari tedeschi hanno fatto scalo in Giordania prima del rientro in Germania. Il ministro della Difesa Boris Pistorius ha espresso soddisfazione per il buon esito dell’operazione: “Sono sollevato che i nostri soldati siano tornati sani e salvi. Il trasferimento è stato effettuato con successo anche in condizioni difficili, grazie alla stretta cooperazione con i partner Nato, in particolare con gli Stati Uniti”. La missione Nato in Iraq proseguirà temporaneamente dall’esterno del Paese. L’obiettivo resta il supporto e l’addestramento delle forze di sicurezza irachene per prevenire una rinascita dello Stato Islamico. Parallelamente, circa 200 militari tedeschi restano impegnati nel nord dell’Iraq e in Giordania nell’ambito delle operazioni internazionali contro il jihadismo.
L’agenzia di stampa statale libanese National News Agency ha riferito che una forza israeliana sta tentando di penetrare nella zona di confine libanese di Labbouneh, vicino alla città costiera di Naqoura. L’agenzia ha affermato che le forze israeliane in avanzata si stanno scontrando con i combattenti di Hezbollah.
Mosca ha proposto agli Stati Uniti un accordo in base al quale il Cremlino avrebbe smesso di condividere informazioni di intelligence con l’Iran, come le coordinate precise delle basi militari statunitensi in Medio Oriente, se Washington avesse cessato di fornire all’Ucraina informazioni di intelligence sulla Russia. Lo riporta Politico che cita due persone a conoscenza dei negoziati tra Stati Uniti e Russia. Le fonti hanno affermato che una simile proposta è stata avanzata dall’inviato russo Kirill Dmitriev agli inviati dell’amministrazione Trump Steve Witkoff e Jared Kushner durante il loro incontro della scorsa settimana a Miami. Gli Stati Uniti hanno respinto la proposta, hanno aggiunto le fonti.
“Al momento, grazie alla particolare unità che si è creata tra voi, nostri compatrioti – nonostante tutte le differenze di origine religiosa, intellettuale, culturale e politica – il nemico è stato sconfitto”. Lo ha affermato la Guida Suprema dell’Iran Mojtaba Khamenei in una dichiarazione scritta letta alla tv nazionale.
In una dichiarazione scritta letta alla tv nazionale, la Guida Suprema dell’Iran Mojtaba Khamenei ha affermato che i recenti attacchi contro la Turchia e l’Oman “non sono stati in alcun modo perpetrati dalle forze armate iraniane” o da gruppi alleati. Ha affermato che si trattava di incidenti “sotto falsa bandiera” orchestrati dal “nemico dell’Iran per seminare discordia tra i paesi vicini, e che potrebbero verificarsi anche in altri paesi”. Lo riporta Al Jazeera.
Il comandante supremo della Nato, il generale Alexus Grynkewich, ha confermato il ritiro della sua missione di consulenza sulla sicurezza dall’Iraq e il trasferimento in Europa di diverse centinaia di militari impegnati nell’operazione. Le ultime truppe hanno lasciato il Paese oggi. Grynkewich ha ringraziato il governo iracheno e gli alleati che hanno contribuito al loro trasferimento in sicurezza, nonché i soldati coinvolti, definendoli “veri professionisti”. La missione non combattente era stata avviata nel 2018 per fornire consulenza al capo della sicurezza nazionale irachena, ai ministeri della difesa e dell’interno e alla polizia su come sviluppare e costruire istituzioni e forze efficaci. Ha operato principalmente nei dintorni di Baghdad. La missione sarà ora gestita dal quartier generale della Nato a Napoli, in Italia.
Un attacco ha colpito la zona vicino alla Città Vecchia di Gerusalemme, nei pressi del complesso collinare che ospita luoghi di culto venerati da ebrei e musulmani. L’esercito israeliano ha affermato che sono stati frammenti di missili iraniani a colpire un cancello su un sentiero che conduce al Muro del Pianto e al complesso della Cupola della Roccia, a meno di 500 metri di distanza. Il muro e il complesso sulla collina sono il luogo in cui gli ebrei credono sorgessero un tempo gli antichi templi biblici e i musulmani credono che Maometto sia asceso al cielo. Anche delle schegge sono cadute nelle vicinanze lunedì. Agenti di polizia israeliani hanno scalato le mura della Città Vecchia di Gerusalemme per ispezionare un parco giochi pubblico alla ricerca di frammenti di missile. Il parco giochi si trovava proprio sotto il punto in cui i detriti di un missile iraniano intercettato erano precipitati sul fianco meridionale della città fortificata. I detriti sono caduti nel quartiere ebraico, a meno di 500 metri dal Muro Occidentale, il luogo più sacro per la preghiera ebraica, e dalla moschea di Al-Aqsa, il terzo luogo più sacro dell’Islam. L’impatto è avvenuto appena sopra la Porta del Letame, uno dei sette ingressi funzionanti della Città Vecchia. L’esplosione ha colpito mentre gli abitanti si apprestavano a entrare nello Shabbat, interrompendo i preparativi con un forte boato. Dopo l’esplosione, i soldati hanno allontanato la folla di bambini ultraortodossi che si sporgevano per vedere i danni. In cima a un passaggio di pietra calcarea, un uomo armeno raccoglieva silenziosamente i frammenti di vetro che si erano infranti contro la sua finestra.
La Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, ha elogiato la fermezza degli iraniani di fronte alla guerra, affermando che gli attacchi statunitensi e israeliani si basavano sull’illusione che uccidendo i massimi leader si potesse rovesciare il governo. La dichiarazione scritta di Khamenei in occasione del Nowruz, il Capodanno persiano, è stata letta alla televisione iraniana. Khamenei ha elogiato gli iraniani per aver “costruito un fronte difensivo a livello nazionale e roccaforti in città, quartieri e moschee, infliggendo un colpo così devastante che il nemico è caduto in contraddizioni e dichiarazioni irrazionali”. La guerra è stata scatenata sulla base dell’”illusione che se i vertici del regime e alcune figure militari influenti fossero caduti in martirio, ciò avrebbe instillato paura e disperazione nel nostro amato popolo… e attraverso questo mezzo, si sarebbe realizzato il sogno di dominare l’Iran e successivamente smembrarlo”, afferma la dichiarazione di Khamenei. Al contrario, ha affermato, si è formata una “strana unità” tra gli iraniani, “nonostante tutte le differenze di origine religiosa, intellettuale, culturale e politica”, mentre “nel nemico si è aperta una frattura”.
Nel conflitto tra Stati Uniti e Iran “non c’è partita”. Lo ha detto Donald Trump durante un evento alla Casa Bianca. Gli iraniani “avevano molti ottimi mezzi, russi, cinesi, avevano un sacco di soldi, ma sono stati inutili contro i nostri mezzi”, ha detto il presidente Usa.
“Ho ricostruito le forze armate, non pensavo le avrei usate così tanto”. Donald Trump, nel corso di un evento alla Casa Bianca, ha ripetuto una delle sue battute più frequenti degli ultimi giorni. “Non possiamo lasciare che questi pazzi ottengano un’arma nucleare, perché la userebbero”. Ha detto ancora il presidente.
Funzionari ucraini stanno aiutando cinque paesi del Medio Oriente e della regione del Golfo a contrastare gli attacchi sul loro territorio da parte di droni iraniani. “I nostri team stanno già collaborando con cinque paesi per contrastare i droni ‘Shahed’ (iraniani): abbiamo fornito valutazioni di esperti e stiamo contribuendo a costruire un sistema di difesa”, ha scritto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un post sul social X. L’Ucraina sta inoltre valutando se possa svolgere un ruolo nel ripristinare la sicurezza nello Stretto di Hormuz nel contesto della guerra con l’Iran, ha aggiunto. Specialisti militari ucraini stanno operando negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, Qatar, Kuwait e Giordania.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha tenuto oggi una riunione con gli Ambasciatori dell’area del Medioriente per un nuovo punto sulla situazione della Crisi nel Golfo, sotto gli aspetti politici e di assistenza ai connazionali. La riunione ha consentito di fare il punto anche sullo Stretto di Hormuz e sulle ripercussioni sui transiti energetici. Continuano i lanci di missili e droni in vari Paesi della regione anche su impianti di gas e petrolio con conseguenze sugli approvvigionamenti energetici. In Qatar, è stato colpito l’impianto più importante che esporta gas, anche verso l’Italia, la cui ricostruzione prenderà alcuni anni. L’Ambasciata a Doha ha rafforzato il coordinamento con le imprese italiane presenti in loco per assisterle e per monitorare la dislocazione dei dipendenti italiani.
Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) affermano di poter ora confermare che l’attacco di lunedì sera in cui è rimasto ucciso il comandante dei Basij Gholamreza Soleimani e il suo vice, ha ucciso anche Esmail Ahmadi, capo dell’intelligence dei Basij. Gli alti funzionari della milizia paramilitare sono stati presi di mira mentre si trovavano in un accampamento di tende allestito di recente dai Basij. Secondo l’Idf, i Basij avevano creato l’accampamento dopo che l’esercito aveva colpito molti dei quartier generali della forza paramilitare. Lo riporta il Times of Israel.
Il generale Abolfazl Shekarchi, portavoce militare iraniano ha avvertito che “parchi, aree ricreative e destinazioni turistiche” in tutto il mondo non saranno al sicuro per i nemici di Teheran. “D’ora in poi, in base alle informazioni che abbiamo su di voi, nemmeno parchi, aree ricreative e destinazioni turistiche in qualsiasi parte del mondo saranno più sicuri per voi”, ha dichiarato Shekarchi in un comunicato pubblicato online dalla televisione di stato iraniana. Parole che riaccendono una preoccupazione condivisa dagli analisti con il proseguire della guerra ovvero che l’Iran possa tornare a utilizzare attacchi terroristici al di fuori del Medioriente come tattica di pressione nel conflitto.
La guerra in Iran è “la più grande minaccia alla sicurezza energetica globale della storia” e ci vorrà del tempo “per ripristinare l’approvvigionamento di petrolio e gas”.
Lo ha affermato il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia, Fatih Birol, in un’intervista al Financial Times. Birol ha affermato che i politici e i mercati stanno sottovalutando la portata della crisi, poiché circa un quinto delle forniture globali di petrolio e gas è di fatto bloccato nella regione. “Ci vorranno sei mesi perché alcuni siti tornino operativi, per altri molto di più”, ha aggiunto.
Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato l’approvazione di un piano integrale di risposta alla crisi in Medioriente, che “mobiliterà 5 miliardi di euro” e che include 80 misure per far fronte al “terremoto economico su scala globale” provocato dalla guerra “illegale in Iran”, di cui si sentono già “le prime scosse”. “Le guerre costano vite umane e rifugiati, e ciò sarebbe sufficiente per dire di no” ai conflitti, ma hanno anche un costo economico, ha affermato il leader socialista. La guerra in Iran, che è “illegale”, ha ripetuto più volte Sanchez, “ci costerà a ora 5 miliardi di euro che avremmo potuto destinare a borse studio, alla sanità” e che invece dovremo impiegare per “proteggere il tessuto produttivo” spagnolo e le persone più vulnerabili. Il premier ha affermato che la Spagna è ora “più preparata” per affrontare questa nuova crisi. “Ne usciremo più forti, come avvenuto nelle crisi precedenti”, ha detto Sanchez.
Gli Stati Uniti avrebbero chiesto all’Ucraina “supporto di esperti per il loro personale militare” nell’ambito della guerra contro l’Iran “in due aree della regione”. Lo ha affermato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, in un post su X dopo un incontro con il Segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, Rustem Umerov. “Stiamo anche esaminando le richieste dei partner europei le cui forze sono di stanza nella regione”, ha aggiunto.
La Svizzera ha sospeso le autorizzazioni per l’esportazione di armi verso gli Stati Uniti. In un comunicato il governo elvetico ha spiegato che “l’esportazione di materiale bellico verso i paesi coinvolti nel conflitto armato internazionale con l’Iran non può essere autorizzata per tutta la durata del conflitto”. Al momento quindi “non è possibile autorizzare l’esportazione di materiale bellico verso gli Stati Uniti.
L’Ucraina ha schierato unità di intercettazione per proteggere le infrastrutture critiche e civili in cinque paesi del Golfo. Lo ha reso noto con un post su X Rustem Umerov, Segretario del Consiglio di sicurezza di Kiev. “Si sta anche lavorando per ampliare le aree di copertura”, ha aggiunto spiegando che l’Ucraina “difende la vita e la sovranità al fianco di coloro che ci sostengono nel preservare la nostra indipendenza”.
La polizia di Abu Dhabi ha annunciato l’arresto di 109 persone di varie nazionalità che avevano filmato luoghi e incidenti e diffuso “informazioni errate” attraverso le piattaforme dei social media “durante gli eventi in corso” dovuti alla guerra fra Usa, Israele e Iran. Le forze dell’ordine emiratine in un comunicato hanno detto che alcune delle persone avevano condiviso “informazioni fuorvianti”.
Con un post su X il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dovuto precisare di “non aver denigrato Gesù Cristo” nel suo discorso televisivo di ieri sera. La polemica è nata dopo che Netanyahu, citando lo storico Will Durant, aveva detto che “la storia dimostra che, purtroppo, Gesù Cristo non ha alcun vantaggio su Gengis Khan. Perché se si è abbastanza forti, spietati e potenti, il male trionferà sul bene. L’aggressività prevarrà sulla moderazione”. “Non volevo offendere nessuno”, ha dichiarato Netanyahu.
Il governo tedesco non esclude alcuna opzione riguardo a una possibile partecipazione della Germania alle misure di sicurezza nello Stretto di Hormuz. “Naturalmente, questo è l’aspetto che prenderemo in considerazione a tempo debito, e non posso né voglio fare speculazioni al riguardo da questo momento in poi”, ha dichiarato una portavoce del ministero della Difesa tedesco in conferenza stampa. Le forze armate tedesche “possiedono diverse capacità che possono essere sfruttate nei vari rami per determinare come fornire supporto o intervenire”, ha spiegato la portavoce.
“Questo vale in generale e non solo per un potenziale dispiegamento in Medioriente”, ha detto ancora la portavoce, aggiungendo che sono in corso discussioni e che si valuterà come poter fornire il miglior supporto possibile con le specifiche capacità, “qualora se ne presentasse la necessità”. Il portavoce del governo tedesco ha poi ricordato quanto affermato dal cancelliere tedesco, Friedrich Merz, in merito ad una possibile partecipazione tedesca per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, che potrebbe essere presa in considerazione, “solo a condizione che prima cessino le ostilità”.
Le forze di difesa israeliane affermano di aver lanciato una serie di attacchi aerei contro siti iraniani nella città di Nur sulle rive del Mar Caspio.
L’amministrazione Trump starebbe valutando la possibilità di occupare o bloccare l’isola iraniana di Kharg per fare pressione sull’Iran affinché riapra lo Stretto di Hormuz. Lo scrive Axios citando quattro fonti a conoscenza della questione. Un’operazione del genere – viene però spiegato – potrebbe esporre le truppe statunitensi in modo più diretto al fuoco nemico. Pertanto verrebbe lanciata solo dopo che l’esercito statunitense avrà ulteriormente indebolito la capacità militare iraniana intorno allo Stretto di Hormuz. Un’operazione che – secondo le fonti – avrebbe biosgno di “un mese” per essere messa in pratica mentre tre diverse unità dei Marines sono in viaggio verso la regione.
Tre persone sarebbero rimaste uccise e una ferita in un attacco dell’Idf nella parte orientale di Gaza City. Lo riportano i media palestinesi.
Per assistere alla fine della guerra fra Iran, Israele e Stati Uniti “ci vorrà ancora qualche settimana”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a Restart. “Ho detto subito che non sarebbe stata una cosa immediata”, ha aggiunto facendo riferimento a una conversazione avuta con il Segretario di Stato americano Marco Rubio dove gli parlò di “sette settimane”.
L’Iran ha giustiziato un giovane campione di lotta di 19 anni insieme ad altri due manifestanti mediante impiccagione pubblica a Qom. Lo scrive la Bbc. Saleh Mohammadi, giovane promessa della lotta, è stato giustiziato insieme a Saeed Davodi e Mehdi Ghasemi, dopo essere stato accusato di coinvolgimento nell’uccisione di due poliziotti durante le proteste di gennaio 2026. I media statali hanno confermato che le esecuzioni sono state effettuate pubblicamente.
L’ambasciatore israeliano a Mosca, Oded Joseph, è stato convocato al ministero degli Esteri russo in relazione all’attacco contro una troupe di Russia Today in Libano dove due giornalisti sono rimasti feriti. Al termine dell’incontro – riporta la Tass – l’ambasciatore non ha rilasciato dichiarazioni.
L’Idf su X ha confermato la morte di Ali Mohammad Naini, portavoce delle Guardie rivoluzionarie. “Nel suo ruolo di principale propagandista della Irgc negli ultimi due anni, ha diffuso la propaganda terroristica del regime ai suoi proxy in tutto il Medioriente, con l’obiettivo di influenzare e favorire attacchi terroristici contro Israele”, ha scritto l’esercito israeliano.
“Il Medioriente è attualmente in fermento. Israele sionista, come sapete, ha massacrato centinaia, persino migliaia di persone. Non ho dubbi che ne pagheranno il prezzo”. Lo ha affermato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan parlando in occasione di un discorso effettuato al termine della preghiera del venerdì a Rize, città sul Mar Nero di cui la sua famiglia è originaria. “Possa Dio essere il nostro aiuto e il nostro sostegno”, ha aggiunto. Lo riporta Anadolu.
“Il Medioriente è in subbuglio, perdiamo continuamente martiri e veterani. Che Dio ci protegga e ci preservi al più presto dalla calamità dei sionisti. Che Egli distrugga completamente Israele nel nome del Suo glorioso nome ‘Al-Kahhar’ (Il Sottomettitore)”. Lo ha affermato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan parlando in occasione di un discorso effettuato al termine della preghiera del venerdì a Rize, città sul Mar Nero di cui la sua famiglia è originaria. Lo riporta Anadolu.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in una telefonata con l’omologa britannica Yvette Cooper, ha avvertito il Regno Unito che consentire agli Stati Uniti di utilizzare basi militari britanniche verrebbe considerato come partecipazione ad un atto di aggressione. “Gli Stati Uniti e il regime israeliano hanno attaccato il nostro Paese, contravvenendo a tutti i principi e le regole internazionali”, ha dichiarato Araghchi, secondo quanto pubblicato sul suo canale Telegram. Il titolare della diplomazia di Teheran ha criticato l’”approccio negativo e di parte del Regno Unito e di alcuni paesi europei nei confronti di questa palese aggressione, che viola il diritto internazionale”. Araghchi, sottolineando il diritto dell’Iran all’autodifesa ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, ha affermato che Teheran “ha rispettato la sovranità dei paesi vicini e non avevamo intenzione di attaccarli, ma sfortunatamente, le basi americane si trovano in questi paesi e veniamo attaccati da queste basi”. “Queste azioni sono senza dubbio da considerarsi come partecipazione ad un atto di aggressione e saranno registrate nella storia delle relazioni tra i due Paesi”, ha concluso.
Lo Sri Lanka ha negato il permesso agli Stati Uniti di far atterrare due dei loro aerei da guerra all’aeroporto internazionale di Mattala, nel sud-est dell’isola, all’inizio di marzo. Lo ha dichiarato in un intervento in Parlamento il presidente Anura Kumara Dissanayake. Lo riporta l’agenzia di stampa indiana Pti. Dissanayake ha affermato che due aerei da guerra statunitensi provenienti da Gibuti hanno chiesto il permesso di atterrare in Sri Lanka il 4 e l’8 marzo. Entrambe le richieste sono state respinte, ha aggiunto. “Vogliamo mantenere la nostra neutralità nonostante le numerose pressioni. Non cederemo. La guerra in Medioriente pone delle sfide, ma faremo tutto il possibile per rimanere neutrali”, ha affermato.
“La guerra è tutta folle”, ma il “il fatto di aver coinvolto impianti di produzione energetica da tutte e due le parti è stato un errore drammatico”, che ha causato “danni all’economia del mondo per i prossimi 5 anni anche nei Paesi che sono fuori dalla guerra”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervenendo a Omnibus su La7. Crosetto ha rilanciato la proposta di una “tregua” per aprire lo stretto di Hormuz e aprire una “via” alle navi delle “marine di tutto il mondo sotto le Nazioni Unite, che magari in questo modo riprenderanno un po’ di vita”, con l’obiettivo di “abbassare i prezzi della benzina e del petrolio”. “L’alternativa – ha concluso Crosetto – è che il petrolio arrivi a 200 dollari al barile” e che in ogni nazione si cominci a fare “razionamenti”, come durante le crisi petrolifere del passato.
Il ministero della Salute israeliano riferisce che nelle ultime 24 ore 150 persone ferite sono state ricoverate in ospedale a seguito del conflitto con l’Iran, portando il numero totale dei ricoveri dovuti ai combattimenti a oltre 4.000.
Tra i pazienti ricoverati in ospedale nelle ultime 24 ore, due versano in gravi condizioni, due in condizioni moderate e 136 in buone condizioni. Dieci persone sono state curate per ansia. Lo riporta il Times of Israel. Il ministero afferma che dall’inizio della guerra con l’Iran, il 28 febbraio, 4.099 persone sono state ricoverate in ospedale, di cui 80 sono attualmente ricoverate.
Il complesso della moschea di Al-Aqsa è stato chiuso per la preghiera dell’Eid al-Fitr, la festività in cui i musulmani celebrano la fine del mese sacro del Ramadan. E’ la prima volta che accade dalla guerra dei Sei Giorni del 1967, quando Israele conquistò Gerusalemme Est e la Città Vecchia. La moschea sorge su una collina, un complesso sacro sia per i musulmani che per gli ebrei, che credono fosse il sito di templi biblici. L’accesso al luogo è stato un punto critico e ha storicamente alimentato tensioni tra israeliani e palestinesi. Israele ha mantenuto chiusi i luoghi sacri della Città Vecchia ai fedeli di tutte le fedi durante la guerra con l’Iran, adducendo motivi di sicurezza, sebbene le restrizioni abbiano avuto l’impatto maggiore sui musulmani, decine di migliaia dei quali si recano normalmente ad Al Aqsa per la preghiera del venerdì.
Esmail Ahmadi nuovo capo dell’Intelligence dei Basij, appena succeduto a Gholamreza Soleimani, è stato ucciso in un raid. L’agenzia Tasnim ha confermato la morte descrivendolo come “uno dei pilastri più importanti dell’organizzazione Basij” dove ricopriva ruoli chiave in materia di sicurezza.
Quella in atto fra Iran, Israele e Stati Uniti “è una guerra che non abbiamo voluto e alla quale siamo estranei e non intendiamo partecipare”. Lo ha affermato a Mattino Cinque il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “Ieri – ha aggiunto – all’interno dell’Ue abbiamo dato un contributo per mandare un messaggio forte affinché si arrivi a una moratoria degli attacchi ai centri dove si estrae petrolio e gas”. Si tratta, secondo il titolare della Farnesina di un messaggio che “punta a ristabilire una situazione di maggior tranquillità”. Tajani ha ribadito che l’Italia “è impegnata per la de-escalation”. “Non è facile ma c’è un’Europa che comincia a voler essere protagonista”. Tajani infine ha fatto riferimento al documento firmato ieri da sei Stati, compresa l’Italia, in cui “si comincia a pensare a una garanzia per il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz finita la guerra”. “Quindi un impegno anche politico dell’Italia che diventa trainante anche a livello europeo”, ha concluso.
Secondo quanto riportato dai media statali iraniani, Ali Mohammad Naini, portavoce del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane, è stato ucciso in attacchi aerei lanciati da Stati Uniti e Israele. L’agenzia di stampa Tasnim riferisce che Naini, che ha ricoperto il ruolo di portavoce delle Guardie Rivoluzionarie dal 2024, “è stato martirizzato”. Poco prima della notizia relativa al suo decesso Naini aveva rilasciato dichiarazioni in cui respingeva l’affermazione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu secondo cui la produzione missilistica iraniana era stata resa inutilizzabile.
Un riservista israeliano addetto al sistema di difesa aerea Iron Dome è stato arrestato con l’accusa di spionaggio per conto dell’Iran e di aver svolto altre attività legate alla sicurezza per conto della Repubblica islamica. Lo hanno riferito la polizia israeliana e lo Shin Bet citati dai media locali. Il sospettato – viene spiegato – è il 26enne Raz Cohen residente a Gerusalemme. Cohen sarebbe stato in contatto con agenti iraniani per mesi e avrebbe svolto diverse missioni per loro, tra cui la trasmissione di informazioni sensibili in cambio di denaro.
La nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, nel suo ultimo messaggio pubblico ha chiesto che ai nemici dell’Iran venga tolta la “sicurezza”. Khamenei ha rilasciato queste dichiarazioni in un comunicato stampa indirizzato al presidente Masoud Pezeshkian, dopo l’uccisione del ministro dell’Intelligence Esmail Khatib da parte di Israele. Khamenei non è stato più visto da quando è stato nominato Guida Suprema, succedendo a suo padre, l’ayatollah Ali Khamenei, 86 anni, ucciso in un raid aereo israeliano il primo giorno di guerra, il 28 febbraio. Secondo funzionari americani e israeliani Mojtaba Khamenei sarebbe rimasto ferito durante la guerra.
La nazionale femminile di calcio dell’Iran è rientrata a Teheran, dove è stata accolta da una cerimonia ufficiale e da numerosi sostenitori. Il ritorno avviene dopo che alcune giocatrici avevano chiesto asilo in Australia: due di loro hanno deciso di restare e si allenano con un club locale, mentre altre sono tornate sui propri passi.Durante l’accoglienza, le atlete sono state celebrate con fiori e bandiere. “Non mi aspettavo che così tante persone venissero ad accoglierci, e sono felice di essere figlia dell’Iran”, ha affermato la centrocampista Fatemeh Shaban.
La squadra era finita sotto i riflettori durante la Coppa d’Asia femminile, quando alcune giocatrici erano rimaste in silenzio durante l’inno nazionale, gesto interpretato come protesta o segno di lutto. Il vicepresidente iraniano, Mohammad Reza Aref, la scorsa settimana ha respinto le ipotesi secondo cui le calciatrice sarebbero state in pericolo se fossero tornate a casa, affermando che il Paese “accoglie i suoi figli a braccia aperte e il governo garantisce la loro sicurezza”.
Le autorità del Golfo hanno ordinato che le preghiere dell’Eid al-Fitr, le celebrazioni per la fine del Ramadan, si svolgano quest’anno solo all’interno delle moschee, sospendendo i grandi raduni all’aperto a causa della guerra in corso fra Iran, Israele e Stati Uniti. Lo scrive Al Jazeera spiegando che Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti hanno intimato ai fedeli di non riunirsi nei tradizionali luoghi di preghiera all’aperto. Le autorità hanno affermato che la decisione è stata presa a scopo precauzionale, poiché i governi di tutta la regione stanno rivalutando le manifestazioni pubbliche a causa del conflitto in corso e degli attacchi da parte dell’Iran.
Israele ha colpito alcune città del Libano meridionale, causando numerosi feriti. Lo riporta l’agenzia di stampa statale libanese Nna parlando di attacchi all’alba sulle città di Bafliyeh e Hanine nei distretti di Tiro e Bint Jbeil. Il ministero della Salute di Beirut ha dichiarato che gli attacchi israeliani hanno causato la morte di 1.001 persone in Libano dal 2 marzo, tra cui 79 donne, 118 bambini e 40 operatori sanitari. Più di 2.584 persone sono rimaste ferite.
La guerra contro l’Iran è costata fino a oggi agli Stati Uniti 25.4 miliardi di dollari. E’ quanto si legge sul sito ‘Iran War Cost Tracker’ che monitora in tempo reale l’andamento del costo del conflitto per Washington. Il calcolo – viene spiegato – si effettua sui dati forniti dal Pentagono al Congresso ovvero 11.3 miliardi di dollari nei primi 6 giorni più un miliardo di dollari al giorno in seguito. La guerra, in sintesi, costa agli Stati Uniti 11.5 dollari al secondo
L’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito obiettivi in Siria in risposta agli attacchi contro i drusi. L’esercito ha affermato di aver colpito infrastrutture appartenenti alla Siria in risposta agli attacchi contro la popolazione drusa a Sweida, nel sud della Siria. L’agenzia di stampa statale siriana Sana non ha immediatamente confermato l’attacco, che rappresenta il primo raid israeliano contro la Siria nel contesto della guerra con gli Stati Uniti contro l’Iran. Israele ha una significativa popolazione drusa. In passato, Israele è intervenuto in difesa dei drusi in Siria, lanciando decine di raid aerei contro convogli di combattenti governativi e persino colpendo il quartier generale del ministero della Difesa siriano nel centro di Damasco.
L’Arabia Saudita prevede un’impennata del prezzo del petrolio fino a 180 dollari se lo shock energetico dovuto alla guerra in Iran dovesse persistere oltre aprile. Lo scrive il Wall Street Journal. Prezzi così elevati – viene spiegato – potrebbero spingere i consumatori ad adottare abitudini che riducano drasticamente il consumo di petrolio, potenzialmente a lungo termine, o innescare una recessione che danneggerebbe ulteriormente la domanda. Inoltre, rischierebbero di far apparire l’Arabia Saudita come “beneficiaria” di una guerra che non ha iniziato.
Nelle ultime 24 ore, l’Aeronautica israeliana ha colpito oltre 130 obiettivi nell’Iran occidentale e centrale. Lo rende noto l’Idf in un post su Telegram. Gli obiettivi . Viene spiegato – includevano lanciatori di missili balistici, droni e sistemi di difesa aerea appartenenti.
Il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, generale Ali Mohammad Naeini, ha insistito sul fatto che Teheran stia ancora costruendo missili, cercando di smentire l’affermazione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu secondo cui non ne sarebbe più in grado. Facendo riferimento al fatto che le scuole iraniane considerano 20 il punteggio massimo, il generale ha affermato: “Il punteggio della nostra industria missilistica è 20 e non c’è motivo di preoccuparsi a questo proposito, perché produciamo missili anche in condizioni di guerra, il che è straordinario, e non ci sono particolari problemi di stoccaggio”. Quanto alla durata della guerra. “Le persone si aspettano che la guerra continui finché il nemico non sarà completamente annientato”, ha detto il generale riferendosi all’opinione pubblica iraniana. “Questa guerra deve finire quando l’ombra della guerra si sarà dissolta dal Paese”.
“Ve l’avevo detto. L’Europa deve riconoscere i propri errori strategici in campo energetico e geopolitico, espiare le proprie colpe, cambiare la propria leadership nell’UE e il proprio approccio russofobo. Come previsto, un devastante tsunami energetico si abbatterà presto sull’Europa. Come spiegato più volte, l’Europa ha bisogno della Russia per sopravvivere”. Lo ha scritto su X Kirill Dmitriev, Ceo del fondo russo per gli investimenti diretti e negoziatore del Cremlino postando un articolo del Financial Times dove si invita l’Europa a “prepararsi” a uno shock energetico.
L’esercito statunitense sta accelerando il dispiegamento di navi e migliaia di marines nell’area del Golfo nell’ambito della guerra contro l’Iran. Lo afferma ‘Newsmax’ citando funzionari americani. In totale – viene spiegato – si prevede l’invio di tre imbarcazioni e circa 4mila militari. Fra loro ci sarebbe anche il gruppo anfibio ‘Boxer’. Secondo le fonti marinai e marines avrebbero abbreviato il periodo di congedo dopo aver completato la certificazione e l’addestramento per accelerare il loro dispiegamento.
In seguito al recente lancio di missili balistici iraniani contro il nord di Israele, l’esercito israeliano ha annunciato una nuova ondata di attacchi aerei su Teheran. Lo riferiscono i media israeliani.
Le Idf affermano che gli attacchi sono diretti contro “le infrastrutture del regime terroristico iraniano a Teheran”.
Il Kuwait ha dichiarato nella notte che la raffineria di petrolio di Mina Al-Ahmadi è stata nuovamente attaccata da droni iraniani, provocando incendi in diverse unità. La raffineria era già stata colpita giovedì, con conseguenti incendi. Il Kuwait ha affermato che i vigili del fuoco stavano cercando di domare le fiamme e che non si sono registrati feriti nell’immediato. L’attacco iraniano è avvenuto mentre il Kuwait celebrava l’Eid al-Fitr, la festa che segna la fine del mese sacro di digiuno musulmano del Ramadan.

