Iran: a rischio materie prime critiche, ecco perché è allarme polimeri, benzene ed elio

Iran: a rischio materie prime critiche, ecco perché è allarme polimeri, benzene ed elio
Stretto di Hormuz (AP Photo/Altaf Qadri)

L’impatto della crisi di Hormuz scatenata dalle tensioni geopolitiche in Medioriente con il conflitto in Iran si estende ben oltre i mercati petroliferi, coinvolgendo anche chimica e input industriali. Ed è già allarme per le materie prime critiche. A fare un’analisi con LaPresse di cosa potrebbe diventare a rischio e con quali implicazioni economiche è Gianclaudio Torlizzi, Fondatore di T-Commodity e Consigliere del Ministro della Difesa.

Nel settore dei polimeri alcuni produttori hanno dichiarato ‘force majeure’ con effetto immediato sulle consegne ai clienti europei. L’interruzione dell’offerta sta già provocando significativi aumenti dei prezzi nel mercato delle plastiche. – spiega l’analista – I prezzi del Pet (polietilene tereftalato) per esempio potrebbero crescere fino a 120 euro per tonnellata rispetto ai livelli di febbraio”.

Anche lo zolfo è passato da una situazione di surplus a una carenza strutturale, “poiché Iran e Iraq stanno trattenendo sempre più forniture per uso domestico nei fertilizzanti e nell’industria. Questo – dice Torlizzi- ha spinto i prezzi nordamericani ai massimi degli ultimi quindici anni”. Il benzene, “pur restando tecnicamente in surplus, è soggetto a forte volatilità a causa della sua stretta correlazione con i prezzi del petrolio e della crescente tendenza dei consumatori a valle ad accumulare scorte. Le proprietà fisiche e chimiche del benzene possono essere applicate a molti processi di produzione diversi”, illustra l’esperto. Il composto è utilizzato su scala globale per la produzione di coloranti, fibre e plastica.

Prezzo dell’Elio potrebbe aumentare del 10-20%

L’elio – sottolinea Torlizzi – presenta la situazione più “critica”. Infatti, “circa un terzo dell’offerta globale è offline a seguito degli attacchi alle infrastrutture Lng del Qatar e del blocco dello Stretto di Hormuz. Se la carenza dovesse persistere, rischierebbe di colpire la produzione di semiconduttori, l’imaging medico, l’aerospazio e altre industrie avanzate. L’elio poi ha un mercato che funziona in modo molto diverso rispetto alla maggior parte delle materie prime. Gran parte dell’offerta è venduta tramite contratti di lungo termine piuttosto che attraverso un mercato spot trasparente. Di conseguenza, i segnali di prezzo tendono a emergere lentamente anche quando l’offerta si restringe. Questa opacità rende più difficile la formazione dei prezzi, ma i primi segnali di tensione stanno già emergendo”. Le indicazioni preliminari “mostrano aumenti dei prezzi spot di circa il 50%. In caso di interruzione prolungata, i prezzi potrebbero salire rapidamente e arrivare a ritestare i picchi delle precedenti crisi di offerta, superiori a 2.000 dollari per mille piedi cubi”.

Un’interruzione di 30 giorni potrebbe far aumentare i prezzi dell’elio consegnato del 10-20%, mentre un blocco di 60-90 giorni potrebbe spingerli verso rialzi del 25-50%, soprattutto per gli acquirenti privi di contratti di fornitura di lungo termine.- avverte Torlizzi- Alle tensioni di mercato si aggiungono anche limiti fisici. L’elio viene normalmente trasportato in forma liquida e tende a evaporare gradualmente durante il trasporto. È una materia prima, ma ha anche una sorta di “data di scadenza”. “Una volta liquefatto — che è il modo in cui viene spedito a livello globale — esistono circa 45 giorni per consegnarlo all’utilizzatore finale. Se l’offerta dovesse restringersi ulteriormente, i fornitori tenderebbero a dare priorità ai settori critici nell’allocazione dei volumi durante gli eventi di forza maggiore – spiega il fondatore di T-Commodity -. Settori come risonanza magnetica medica e industria spaziale probabilmente riceverebbero il 100% del fabbisogno, mentre i produttori di semiconduttori potrebbero ottenere circa il 95% delle forniture. Gli utilizzi a priorità più bassa — come saldatura, attrezzature per immersioni e palloncini per feste — subirebbero invece i tagli più profondi”. 

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