Lo chef del Noma, uno dei ristoranti più quotati al mondo, si è dimesso in seguito alle accuse di abusi. René Redzepi ha annunciato le sue dimissioni in un post su Instagram in cui ha scritto: “Dopo oltre due decenni trascorsi a costruire e dirigere questo ristorante, ho deciso di farmi da parte e lasciare che siano i nostri straordinari leader a guidare il ristorante verso il suo prossimo capitolo”.
Le accuse di ex dipendenti
Secondo quanto riportato dai media, ex dipendenti avevano accusato lo chef di aver creato un ambiente di lavoro tossico, con abusi verbali e fisici. Il raffinato locale con sede in Danimarca si stava preparando per aprire una sede a Los Angeles, ma gli sponsor aziendali si sono ritirati dopo le accuse di abusi e le proteste fuori dal locale.
Sempre su Instagram, Redzepi ha scritto: “Le scuse non bastano; mi assumo la responsabilità delle mie azioni. Per chiunque si chieda cosa significhi questo per il ristorante, lasciatemi dirlo chiaramente: il team del Noma oggi è il più forte e stimolante che sia mai stato”. “Siamo aperti da 23 anni e sono incredibilmente orgoglioso del nostro personale, della nostra creatività e della direzione che Noma sta prendendo”, ha aggiunto. Redzepi si è dimesso anche dal consiglio di amministrazione di MAD, un’organizzazione no-profit da lui fondata nel 2011, che sul suo sito web dichiara di concentrarsi sull’assistenza a chi è alle prime armi nel settore della ristorazione.
Il caso è scoppiato dopo un recente articolo del New York Times che ha raccolto le testimonianze di decine di ex dipendenti che hanno accusato lo chef di aver creato una cultura di abusi in cucina e un ambiente di lavoro tossico, che includeva minacce verbali e maltrattamenti fisici.

René Redzepi: “Sono profondamente dispiaciuto”
“A coloro che hanno sofferto sotto la mia guida, il mio cattivo temperamento o la mia rabbia, sono profondamente dispiaciuto e ho lavorato per cambiare“, si legge ancora nel post di Redzepi, “quando ho iniziato a cucinare, ho lavorato in cucine dove le urla, le umiliazioni e la paura erano semplicemente parte della cultura. Dopo aver aperto Noma e con la pressione che ha iniziato a crescere, mi sono trovato a essere diventato il tipo di chef che avevo promesso non sarei mai diventato”.

