Non si ferma la guerra in Iran. Notte di attacchi su Teheran. Come riporta ‘Al Jazeera’ almeno 40 civili sarebbero stati uccisi. Gli attacchi avrebbero colpito zone residenziali.
Il presidente Usa, Donald Trump, intanto minaccia il regime: “Se l’Iran facesse qualcosa che fermasse il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz, verrebbe colpito dagli Stati Uniti d’America venti volte più forte di quanto non sia stato colpito finora. Inoltre, elimineremo obiettivi facilmente distruggibili che renderebbero virtualmente impossibile per l’Iran ricostruirsi, come nazione, di nuovo – Morte, Fuoco e Furia regnerebbero su di loro – Ma spero, e prego, che ciò non accada! Questo è un regalo degli Stati Uniti d’America alla Cina e a tutte quelle nazioni che sfruttano intensamente lo Stretto di Hormuz. Spero che sia un gesto che sarà molto apprezzato”, scrive su Truth Trump.
La guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran “è un fallimento”. Lo ha dichiarato a Pbs News il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. “Il piano A è stato un fallimento e ora stanno provando altri piani, ma sono tutti falliti”, ha spiegato, aggiungendo che Stati Uniti e Israele non hanno in mente una strategia finale e stanno quindi lanciando attacchi indiscriminati contro le aree residenziali. “Non vedo alcun obiettivo ragionevole che stiano perseguendo. Non sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi all’inizio e ora, dopo 10 giorni, penso che siano senza meta”, ha detto.
Le forze di difesa israeliane hanno emesso avvisi di evacuazione per gli edifici nelle città costiere libanesi di Tiro e Sidone. “L’Idf colpirà le infrastrutture militari appartenenti all’organizzazione terroristica Hezbollah”, ha avvertito il portavoce Avichay Adraee. Ai civili presenti nella zona è stato ordinato di mantenere una distanza di almeno 300 metri dagli edifici.
“Il governo degli Stati Uniti ha a cuore la vostra sicurezza. Stiamo monitorando attentamente la situazione e continueremo a condividere informazioni aggiornate affinché possiate prendere decisioni consapevoli. Il governo degli Stati Uniti è pronto ad aiutare i cittadini americani a lasciare il Medioriente se scegliete di avvalervi delle opzioni disponibili”. E’ quanto recita una nota dell’ambasciata statunitense a Beirut. “Stiamo lavorando ad ulteriori opzioni per assistere gli americani in partenza dal Medioriente”, si legge. “Stiamo monitorando attentamente la situazione e ci impegniamo a fornire informazioni e assistenza tempestive ai cittadini statunitensi nell’area interessata. Esortiamo tutti gli americani a rimanere vigili, a seguire le istruzioni delle autorità locali e a consultare le ultime linee guida dell’ambasciata degli Stati Uniti. Il vostro benessere rimane la nostra principale preoccupazione”. “Il governo degli Stati Uniti è pronto ad aiutare i cittadini americani a lasciare il Medioriente se scegliete di avvalervi delle opzioni disponibili”, prosegue la nota. “Se si sceglie di non usufruire delle opzioni di partenza disponibili, gli americani dovrebbero essere pronti a rifugiarsi in un luogo sicuro all’interno della propria residenza o in un altro edificio sicuro. Tenere una scorta di cibo, acqua, medicinali e altri beni di prima necessità”, si legge in conclusione.
Le Forze di difesa israeliane affermano di aver completato un’ondata di attacchi aerei contro filiali dell’associazione Al-Qard al-Hasan, legata a Hezbollah e nota per essere utilizzata dal gruppo come rete finanziaria parallela. Secondo l’esercito, i raid condotti ieri hanno colpito diverse strutture e caveau dell’associazione. Nell’ultima settimana, ha dichiarato l’Idf, circa 30 strutture dell’istituzione finanziaria sono state colpite in tutto il Libano. L’esercito afferma che l’associazione viene utilizzata da Hezbollah per conservare denaro, gestire gli stipendi dei suoi operativi, trasferire fondi dall’Iran e acquistare armi.
Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance si è unito al lutto della famiglia del settimo militare americano morto in combattimento durante la guerra con l’Iran. La cerimonia solenne che rende omaggio ai militari statunitensi caduti in azione si è svolta presso l’aeroporto militare di Dover per il 26enne sergente dell’esercito Benjamin N. Pennington, di Glendale, Kentucky. L’uomo, secondo il Pentagono, è morto domenica dopo essere stato ferito durante un attacco del 1° marzo contro la Prince Sultan Air Base, in Arabia Saudita. Vance e il segretario alla Difesa Pete Hegseth hanno reso il saluto militare insieme ad alti ufficiali militari mentre il feretro, avvolto nella bandiera americana, veniva trasportato dall’aereo militare verso un veicolo in attesa.
Il corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha annunciato di aver colpito il quartier generale dell’esercito statunitense presso la base aerea di Harir a Erbil, nel Kurdistan iracheno. E’ quanto si legge in una nota dei Pasdaran, ripresa da Al Jazeera, secondo cui il sito è stato preso di mira con cinque missili.
Gli Emirati hanno subito un nuovo attacco aereo dall’Iran. Lo fa sapere il ministero della Difesa su X: “Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti stanno attualmente rispondendo alle minacce missilistiche e di droni in arrivo dall’Iran – si legge in un post -. Il Ministero della Difesa afferma che i suoni uditi sono il risultato dell’intercettazione di missili e droni da parte dei Sistemi di Difesa Aerea”.
Quattro miliziani di una fazione armata irachena fedele all’Iran, le Brigate Imam Ali, sono morti in un attacco al loro quartier generale nel nord dell’Iraq. Lo riferisce Sky Arabic. Il gruppo ha accusato gli Stati Uniti dell’attacco, avvenuto nel distretto di Dibis, nella provincia di Kirkuk.
Nelle ultime 24 ore 191 israeliani feriti sono state ricoverate negli ospedali a causa del conflitto con l’Iran. Lo riferisce il ministero della Salute israeliano, sottolineando che la cifra include sia civili sia soldati. Tra le persone curate negli ospedali, una è in condizioni critiche, tre sono in condizioni gravi, due sono in condizioni moderate e 172 sono in buone condizioni. Il ministero afferma che dall’inizio della guerra con l’Iran, 2.339 persone sono state portate in ospedale, di cui 95 sono attualmente ancora ricoverate.
Combatteremo “finché sarà necessario”. Così il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in un’intervista alla Pbs. In merito alla possibilità di nuovi negoziati con gli Usa Araghchi ha affermato: “Abbiamo negoziato con loro l’anno scorso, a giugno scorso, e ci hanno attaccato nel mezzo delle trattative. E di nuovo quest’anno hanno cercato di convincerci che questa volta è diverso. Ci hanno promesso che non avevano alcuna intenzione di attaccarci, quindi che volevano risolvere pacificamente la questione nucleare iraniana e trovare una soluzione negoziata. E alla fine abbiamo accettato. Ma, di nuovo, dopo tre round di negoziazione, e dopo che la squadra americana nella negoziazione ha detto che avevamo fatto grandi progressi, hanno comunque deciso di attaccarci. Quindi non credo che parlare con gli americani sia più nella nostra agenda”.
L’aeronautica militare israeliana ha colpito nella notte laboratori nucleari nell’area di Teheran. Lo riferisce l’emittente israeliana N12, sottolineando che alcuni di essi erano stati attaccati già durante l’operazione ‘Leone nascente’ dello scorso giugno e ora sono stati nuovamente colpiti.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio, nella conversazione avuta con il primo ministro iracheno Mohammed Shiaa al-Sudani, “ha condannato con forza gli attacchi terroristici condotti dall’Iran e da milizie terroristiche irachene allineate all’Iran in Iraq, inclusi quelli nella Regione del Kurdistan iracheno”. Lo comunica una nota il Dipartimento di Stato. “I due hanno ribadito l’importanza che il governo iracheno adotti tutte le misure possibili per garantire la sicurezza del personale diplomatico e delle strutture degli Stati Uniti”, si legge.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran ha dichiarato che “determinerà la fine della guerra” in Medio Oriente, rispondendo al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che aveva affermato che il conflitto sarebbe terminato “presto”.
Secondo l’IRGC, “le equazioni e lo stato futuro della regione sono ora nelle mani delle nostre forze armate; le forze americane non porranno fine alla guerra”. Inoltre i Pasdaran sottolineano che Teheran non permetterà l’esportazione di petrolio dalla regione se gli attacchi statunitensi e israeliani continueranno.

