Iran, ambasciatore Teheran a Roma: “Ritorsioni su Paesi Ue? Dipende da loro livello di coinvolgimento”

Iran, ambasciatore Teheran a Roma: “Ritorsioni su Paesi Ue? Dipende da loro livello di coinvolgimento”
Mohammad Reza Sabouri (Foto Cecilia Fabiano /LaPresse)

Intervista al diplomatico iraniano: “Guerra mai stata nostra scelta, ritorno a diplomazia difficile ma non impossibile”

“Il fatto che forze o interessi europei possano essere presi di mira” da Teheran “dipende dal livello di sostegno e di coinvolgimento diretto di quei Paesi a fianco degli Stati Uniti e del regime sionista in eventuali azioni militari contro l’Iran“. Lo ha affermato a LaPresse l’ambasciatore iraniano a Roma, Mohammad Reza Sabouri. “Le autorità militari e di difesa iraniane stanno monitorando attentamente i movimenti e le attività militari nella regione e risponderanno con decisione, sulla base del diritto alla legittima difesa, a qualsiasi atto aggressivo”, ha aggiunto.

“La guerra non è mai stata una nostra scelta”

La guerra non è mai stata una scelta dell’Iran. L’Iran ha sempre sostenuto soluzioni politiche e diplomatiche per risolvere le preoccupazioni legate a crisi non necessarie. Tuttavia, purtroppo, il regime sionista e gli Stati Uniti, in meno di un anno, hanno tradito due volte la diplomazia e bombardato il tavolo dei negoziati”.

“Paesi del Golfo erano stati avvertiti”

“Prima dell’inizio della guerra, l’Iran aveva avvertito tutti i Paesi della regione che, in caso di collaborazione con gli aggressori, avrebbe considerato un proprio diritto legittimo rispondere. Attualmente vi sono molte prove che i Paesi vicini e della regione abbiano messo a disposizione degli aggressori tutte le proprie strutture e il proprio territorio. Recentemente tre caccia statunitensi sono precipitati in Kuwait. Se non hanno consentito l’uso del proprio territorio, cosa ci facevano quegli aerei in Kuwait? A ogni buon conto, le risposte proporzionate dell’Iran non sono rivolte contro i Paesi amici e fratelli del Golfo Persico, poiché l’Iran ha preso di mira esclusivamente le basi statunitensi in quei Paesi, che dal nostro punto di vista sono considerate parte del territorio americano”, ha aggiunto l’ambasciatore.

“Legami economici, escalation danneggia tutti”

“L’Iran e i Paesi arabi della Regione hanno ampi legami economici, energetici e di sicurezza, e qualsiasi escalation potrebbe danneggiare tutti. Per questo la preoccupazione per un’espansione del conflitto è del tutto comprensibile, ma la responsabilità ricade sugli aggressori che hanno attaccato e continuano ad attaccare un Paese. Se si fermeranno, naturalmente anche l’Iran porrà fine ai propri attacchi”, ha aggiunto.

“Ritorno a diplomazia difficile ma non impossibile”

“Anche nelle crisi più gravi la diplomazia non scompare del tutto. Sebbene regni un clima di totale sfiducia, canali non ufficiali, la mediazione di Paesi terzi e i meccanismi internazionali possono creare le condizioni per una riduzione delle tensioni e un graduale ritorno al dialogo. Pertanto, la diplomazia diventa più difficile, ma non impossibile. Va però sottolineato un punto: la crisi nucleare iraniana, che è una crisi non necessaria, non ha certamente una soluzione militare”, ha aggiunto l’ambasciatore, “il regime israeliano e gli Stati Uniti hanno sperimentato la via della guerra durante il conflitto di 12 giorni e alla fine hanno richiesto un cessate il fuoco. Percorrere nuovamente la stessa strada non porterà certamente a un risultato diverso e non si dovrebbero nutrire aspettative di diverso genere”.

“Popolo saldo e unito, pronti contro complotti”

“Il popolo iraniano, con una cultura e una civiltà di 7.000 anni, è sempre rimasto saldo e unito e conosce bene le regole della sopravvivenza. In caso di aggressione esterna, anche in presenza di divergenze e malcontento interni, rinsalda la propria coesione. La società iraniana nel periodo successivo alla Guerra dei 12 giorni ne ha dato prova: la parola ‘Iran’ è diventata una parola chiave di unità nazionale”, ha aggiunto, “la struttura politica dell’Iran dispone di istituzioni e meccanismi ben definiti per il trasferimento del potere e la continuità della governance. La coesione delle istituzioni, il forte sostegno popolare, la gestione del Paese e le azioni delle forze militari e di sicurezza indicano la piena preparazione dell’Iran a contrastare qualsiasi possibile complotto. Pertanto, tali scenari rappresentano i desideri di alcuni sostenitori della guerra, che li utilizzano per giustificarla, ma che non corrispondono alla realtà sul terreno”.

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