Ucraina, Podolyak: “Russia va costretta alla pace, anche l’Italia a rischio con questa guerra”

Ucraina, Podolyak: “Russia va costretta alla pace, anche l’Italia a rischio con questa guerra”
Mykhailo Podolyak (AP Photo/Efrem Lukatsky)

Dalla necessità di aumentare la pressione su Mosca alla possibilità di indire nuove elezioni, “ma solo con una tregua stabile“, passando per i rischi del conflitto anche per l’Italia e l’Europa e le linee rosse sulle cessioni territoriali, Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un’intervista a LaPresse delinea scenari e condizioni per la fine della guerra. Il tutto mentre l’Unione europea discute il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, cercando un’intesa tra i 27. Un accordo auspicato dall’Alta rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, che ribadisce: le sanzioni funzionano e la Russia non è invincibile.

“Aumentare la pressione economica su Mosca”

“Senza dubbio la guerra può finire in qualsiasi momento, se la parte chiamata Federazione russa, cioè l’aggressore, sarà finalmente pronta a terminarla – sottolinea Podolyak -. È matematicamente chiaro cosa bisogna fare in questa guerra: aumentare il volume delle sanzioni e della pressione economica sulla Russia per ridurne la capacità di finanziare il blocco militare, esercitare forte pressione diplomatica affinché non si creino illusioni di grandi vantaggi per loro e proseguire con un sostegno consolidato all’Ucraina da parte dei Paesi europei e degli Stati Uniti, così che la Russia sia certa che l’Ucraina non resterà sola”. Il nodo non è il calendario, ma la volontà politica: “La questione non è una data precisa, ma l’applicazione obbligatoria di strumenti di coercizione verso la Russia”. Ritardi nelle forniture militari e sanzioni non risolutive “non creano in Russia la sensazione stabile che più la guerra continuerà, più gravi saranno le crisi interne”.

“Questa guerra riguarda le regole future”

Podolyak avverte che “questa guerra riguarda le regole future: se i diritti saranno protetti o se prevarrà la legge del più forte. Anche se l’Italia è lontana geograficamente, ciò non significa che non possa subire rischi”. Il consigliere presidenziale rivendica sul piano diplomatico l’approccio di Kiev: “L’Ucraina partecipa costruttivamente ai negoziati, ma non si possono discutere pubblicamente dettagli, perché le trattative sono in fase attiva”. I dossier sul tavolo sono tre: “le garanzie di sicurezza postbelliche e i progetti di investimento per la ricostruzione economica”, su cui c’è consenso di massima, e la questione più delicata, cioè “la formula per la fine della guerra nei colloqui tra Russia, Ucraina e Stati Uniti”. La linea rossa di Kiev “è chiara: nessun territorio sarà ceduto volontariamente alla Russia e nessuna città con cittadini ucraini sarà consegnata. La formula proposta è: fermarsi sulle linee attuali, fissare una linea di separazione e discutere missioni di monitoraggio per evitare avanzate e bombardamenti. Altri scenari realistici non esistono”.

“Gli Usa vogliono la fine della guerra ma Mosca orientata al conflitto”

Podolyak segnala come da un lato ci siano “una piattaforma negoziale realistica moderata dagli Stati Uniti” e l’attivismo di Donald Trump, che “indicano che gli Stati Uniti sono molto interessati alla fine della guerra”; dall’altro Mosca resta orientata al conflitto, perché “rappresenta opportunità e vantaggi competitivi” e perché per Vladimir Putin “l’idea della guerra è fondamentale nella sua visione del mondo: è un’idea ossessiva”. Kiev ha anche dato la disponibilità ad andare al voto, ma solo con una tregua reale: “Attualmente è impossibile tenere elezioni o referendum, perché la guerra coinvolge tutto il territorio ucraino e ogni notte avvengono attacchi missilistici e con droni contro grandi città. Non esistono condizioni di sicurezza. Solo un cessate il fuoco stabile permetterebbe elezioni”. Di fronte al pressing crescente di Trump per un accordo, l’Europa “comprende bene i rischi rappresentati dalla Russia”, seppur con qualche voce dissonante, come quella del premier ungherese Viktor Orban. Ma è necessario un continente più autonomo e responsabile della propria sicurezza, con un possibile ruolo centrale delle forze armate ucraine come pilastro di una nuova architettura difensiva europea. Intanto il 24 febbraio a Kiev sono attesi la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente de l Consiglio europeo Antonio Costa, mentre il presidente francese Emmanuel Macron copresiederà insieme al premier britannico Keir Starmer una riunione in videoconferenza della Coalizione dei Volenterosi.

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