Caso Ilaria Salis, la tedesca Maja T. condannata a 8 anni di carcere in Ungheria

Caso Ilaria Salis, la tedesca Maja T. condannata a 8 anni di carcere in Ungheria
Ilaria Salis festeggia all’Europarlamento dopo il voto a favore della sua immunità (foto da X/Ilaria Salis)

Portavoce Orban: condannata la complice dell’europarlamentare italiana

La cittadina tedesca Maja T., 25 anni, è stata condannata a 8 anni di carcere dal tribunale della città di Budapest per il suo presunto coinvolgimento, come membro della cosiddetta ‘Hammerbande’ (la banda del martello), in aggressioni a sospetti estremisti di destra a febbraio 2023. Lo ha deciso il tribunale di Budapest dopo un processo durato quasi un anno, come riporta Bild. In un procedimento analogo era coinvolta l’italiana Ilaria Salis.

L’accusa riguardava tentata lesione personale grave e partecipazione a un’associazione criminale. Maja T. si definisce non binaria. Secondo l’atto d’accusa, circa 20 presunti militanti di estrema sinistra, tra cui Maja T., tra il 9 e l’11 febbraio 2023 avrebbero attaccato persone in cinque punti di Budapest utilizzando telescopi, martelli in gomma e spray al peperoncino. Gli attacchi erano diretti a chi, secondo gli aggressori, aveva partecipato al cosiddetto ‘Giorno dell’Onore’, un raduno annuale commemorativo delle SS tollerato dalle autorità locali. Durante gli episodi sarebbero rimaste ferite nove persone, una delle quali con frattura cranica. Nello stesso contesto era stata arrestata l’italiana Ilaria Salis. La procura aveva chiesto 24 anni di carcere per Maja T., ma nel processo sono emerse poche prove dirette: nessuna testimonianza o traccia biologica ha collegato Maja T. agli attacchi.

L’accusa si è basata principalmente su riprese di telecamere di sicurezza vicino ai luoghi degli episodi. Maja T. era stata arrestata a Berlino nel dicembre 2023 e estradata in Ungheria nel giugno 2024, nonostante la Corte Costituzionale tedesca avesse giudicato successivamente l’estradizione illegittima, ritenendo che le condizioni carcerarie non fossero state adeguatamente valutate per la persona non binaria. Politici di Linke,Verdi e Spd hanno chiesto la restituzione della cittadina in Germania. La famiglia di Maja T. aveva denunciato condizioni carcerarie degradanti, tra cui isolamento quasi totale, videosorveglianza continua e infestazioni di insetti. L’imputata aveva anche intrapreso uno sciopero della fame in segno di protesta. Se la difesa presenterà ricorso, Maja T. rimarrà probabilmente in custodia cautelare in Ungheria. In caso di conferma della condanna, la pena potrebbe essere scontata in Germania secondo la legge tedesca e gli accordi internazionali, previo accordo tra gli Stati coinvolti. Il presunto leader della ‘Hammerbande’, Johann G., avrebbe pianificato gli attacchi a Budapest. Contro di lui e altri membri del gruppo sono in corso processi presso le Corti superiori di Dresda e Duesseldorf, che riguardano sia le violenze ungheresi sia altri episodi avvenuti in Germania.

Berlino: “Contatti ad alto livello con Budapest

“Il ministero degli Esteri ha preso atto della sentenza. Il governo federale non commenta i procedimenti giudiziari e rispetta la competenza della giustizia ungherese”, allo stesso tempo “il ministero degli Esteri resta impegnato sul caso ad alti livelli e continuerà ad affrontarlo nei contatti con la parte ungherese”. Lo apprende LaPresse dal ministero degli Esteri tedesco in merito alla condanna a otto anni di carcere inflitta a Budapest alla cittadina tedesca Maja T. per il suo presunto coinvolgimento nelle aggressioni avvenute a febbraio 2023 nella capitale ungherese contro sospetti estremisti di destra. “La rappresentanza diplomatica tedesca a Budapest ha fornito assistenza consolare a Maja T. sin dal suo arresto in Ungheria e continuerà a farlo anche dopo la sentenza ora pronunciata. Rimane inoltre attivo il contatto con i familiari di Maja T.”, riferisce ancora il ministero, sottolineando che “il ministero degli Esteri resta impegnato sul caso ad alti livelli e continuerà ad affrontarlo nei contatti con la parte ungherese”. Sia l’accusa sia la difesa possono ancora presentare ricorso, e la sentenza non è al momento definitiva. Un eventuale procedimento per il trasferimento in Germania ai fini dell’esecuzione della pena, così come richiesto dal padre di Maja T. in un appello rivolto al ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, presuppone in linea generale una condanna passata in giudicato.

Portavoce Orban: “Condannata la complice di Ilaria Salis

 “Ultim’ora: la complice di Ilaria Salis, la terrorista antifascista Maja T., è stata condannata in primo grado a 8 anni di carcere. La cittadina tedesca di 24 anni è stata condannata per la brutale aggressione politicamente motivata contro cittadini ungheresi a Budapest nel 2023″. Lo ha scritto in un messaggio su X, Zoltan Kovacs, segretario di Stato e portavoce del premier ungherese, Viktor Orban.

Il padre di Maja: “Processo politico farsa

 Il padre di Maja T., Wolfram Jarosch, ha duramente criticato la condanna a otto anni di carcere inflitta alla figlia dal tribunale di Budapest, definendola “la conclusione di un processo politico farsa“. Maja T., cittadina tedesca di 25 anni che si definisce non binaria, è stata riconosciuta colpevole di tentata lesione personale grave e appartenenza a un’associazione criminale per il suo presunto coinvolgimento nelle aggressioni avvenute a febbraio 2023 a Budapest contro presunti estremisti di destra. Prima della sentenza, Jarosch aveva rivolto un appello ai giudici chiedendo “giustizia”. “Dimostrateci che in Ungheria esistono ancora sentenze giuste. Dimostrateci che non si tratta di un processo politico di facciata”, aveva dichiarato rivolgendosi direttamente al giudice. Secondo il padre, le “lesioni riportate” dalle presunte vittime “non erano pericolose per la vita” e “Maja non ha esercitato alcuna violenza”. Dopo la lettura del verdetto, Jarosch ha affermato che “purtroppo i miei timori si sono confermati” e che il procedimento ha mostrato cosa significhi “autocrazia” in Ungheria. “Questo è il triste culmine dell’ingiustizia subita da mia figlia”, ha aggiunto. Il padre ha invitato il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul a intervenire affinché Maja T. possa essere riportata in Germania, dove potrebbe eventualmente scontare la pena. Secondo l’accusa, durante le aggressioni sarebbero rimaste ferite nove persone, quattro delle quali in modo grave. La procura ha contestato a Maja T. la partecipazione a due degli attacchi. Nel corso del processo, l’imputata non ha rilasciato dichiarazioni in merito alle accuse. Poco prima della lettura della sentenza, Maja T. ha però preso la parola affermando che “l’antifascismo è la necessaria autodifesa delle società democratiche” e che dietro le azioni contestate “non c’è alcun desiderio di ferire o uccidere”. Ha inoltre denunciato isolamento carcerario, misure coercitive umilianti e privazione del sonno, che avrebbero avuto lo scopo di logorarla. “Anche un essere umano ha bisogno della luce del sole”, ha dichiarato, aggiungendo di non essersi lasciata piegare da tali condizioni. 

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