Ue, Draghi: “Ordine globale è defunto”

Ue, Draghi: “Ordine globale è defunto”
Mario Draghi, Milano, 1 dicembre 2025 (Photo Gian Mattia D’Alberto/LaPresse)

L’ex premier e presidente della Bce: “Unione europea rischia di diventare subordinata, divisa e deindustrializzata”

L’ex premier e presidente della Bce Mario Draghi lancia l’allarme. Per l’economista l’ordine globale è defunto e l’Unione europea sta rischiando di diventare subordinata, divisa e deindustrializzata.

“L’ordine globale ormai defunto non è fallito perché costruito su un’illusione. Ha portato vantaggi reali e ampiamente condivisi: agli Stati Uniti, in quanto potenza egemone, attraverso un’influenza indiscussa in tutti i settori e il privilegio di emettere la valuta di riserva mondiale; all’Europa attraverso una profonda integrazione commerciale e una stabilità senza precedenti; e ai Paesi in via di sviluppo attraverso la partecipazione all’economia globale, sollevando miliardi di persone dalla povertà”, ha detto l’ex presidente del Consiglio nel discorso pronunciato a Lovanio (Belgio) dove ha ricevuto la laurea honoris causa dall’università Ku Leuven.

“Il fallimento del sistema risiede in ciò che non è riuscito a correggere“, ha aggiunto Draghi, secondo cui “una volta che la Cina ha aderito al Wto, i confini del commercio e della sicurezza hanno cominciato a divergere. Abbiamo sempre commerciato al di là dell’alleanza, ma mai prima d’ora con un paese di tali dimensioni e con l’ambizione di diventare esso stesso un polo separato”.

Draghi: “Ue rischia di diventare subordinata, divisa e deindustrializzata”

“Un mondo con meno scambi commerciali e regole più deboli sarebbe doloroso, ma l’Europa si adatterebbe. La minaccia è ciò che lo sostituisce. Ci troviamo di fronte a degli Stati Uniti che, almeno nella loro condizione attuale, sottolineano i costi che hanno sostenuto ignorando i benefici che hanno ottenuto. Stanno imponendo dazi all’Europa, minacciando i nostri interessi territoriali e chiarendo, per la prima volta, di considerare la frammentazione politica europea funzionale ai propri interessi. Ci troviamo di fronte a una Cina che controlla nodi critici nelle catene di approvvigionamento globali ed è disposta a sfruttare questa leva: inondando i mercati, trattenendo input critici, costringendo gli altri a sostenere il costo dei propri squilibri”, ha aggiunto.

Questo, ha sottolineato Draghi, “è un futuro in cui l’Europa rischia di diventare subordinata, divisa e deindustrializzata, tutto in una volta. E un’Europa che non è in grado di difendere i propri interessi non potrà preservare a lungo i propri valori”. 

Draghi: “Non dobbiamo sacrificare i nostri valori per ottenere potere”

“Tra tutti coloro che ora si trovano intrappolati tra Stati Uniti e Cina, solo gli europei hanno la possibilità di diventare una vera potenza. Dobbiamo quindi decidere: vogliamo rimanere semplicemente un grande mercato, soggetto alle priorità degli altri? Oppure vogliamo compiere i passi necessari per diventare una potenza?”, ha affermato l’ex numero uno della Banca centrale europea.

“Ma chiariamo una cosa, raggruppare piccoli Paesi non produce automaticamente un blocco potente. Questa è la logica della confederazione, la logica con cui l’Europa opera ancora nella difesa, nella politica estera, nelle questioni fiscali. Questo modello non produce potere. Il potere richiede che l’Europa passi dalla confederazione alla federazione”, ha sottolineato l’ex premier, secondo il quale “dobbiamo compiere i passi che sono attualmente possibili, con i partner che sono attualmente disposti a farlo, nei settori in cui è possibile compiere progressi” e per cui “l’azione comune e la fiducia reciproca che essa crea devono alla fine diventare il fondamento di istituzioni dotate di un reale potere decisionale, di istituzioni in grado di agire con determinazione in tutte le circostanze”.

“Questo approccio rompe l’impasse in cui ci troviamo oggi, senza subordinare nessuno. Gli Stati membri aderiscono volontariamente. La porta rimane aperta agli altri, ma non a coloro che minerebbero lo scopo comune. Non dobbiamo sacrificare i nostri valori per ottenere potere”.

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