La Danimarca era pronta a combattere militarmente se, nel peggiore dei casi, la Groenlandia fosse stata attaccata dagli Stati Uniti. La grave situazione si è allentata dopo il discorso a Davos del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha affermato di non voler intervenire militarmente. Lo apprende l’emittente danese Dr, basandosi sull’ordine dato ai soldati danesi inviati in Groenlandia, nonché su informazioni provenienti da fonti politiche centrali. L’ordine ai soldati danesi è stato impartito la scorsa settimana dai vertici più alti. Mercoledì della scorsa settimana, aerei militari e civili hanno iniziato a trasportare sistematicamente soldati ed equipaggiamento dalla Danimarca alla Groenlandia. Allo stesso tempo, Dr ha appreso che esisteva una diffusa volontà politica di combattere nel caso in cui si fosse verificato un attacco americano.
“La Groenlandia è la nostra casa e vogliamo decidere noi stessi del suo futuro”. Lo dice ai media vaticani padre Tomaz Majcen, sacerdote sloveno dell’ordine dei frati minori conventuali che da circa due anni e mezzo a Nuuk è parroco della chiesa di Cristo Re, l’unica parrocchia latina presente in Groenlandia. Gli abitanti, racconta il parroco, “si sentono ferite piuttosto che arrabbiate” ascoltando il presidente Usa, Donald Trump, che parla della Groenlandia “in termini di interessi strategici o di proprietà”. “Sono toccati nel senso di dignità ù spiega ù i groenlandesi non vogliono essere visti come un ‘territorio’ o una ‘soluzione’ per i problemi altrui. Vogliono essere visti come un popolo con una storia, una lingua, una cultura e una fede”. La paura, secondo padre Tomaz, non è il sentimento prevalente “ma c’è una forte consapevolezza che voci potenti, lontane, parlano della Groenlandia senza conoscerla veramente. Questo crea un senso di vulnerabilità, ma anche di unità”.
La prima ministra della Danimarca, Mette Frederiksen, si recherà oggi da Bruxelles a Nuuk, in Groenlandia, per incontrare il premier Jens-Frederik Nielsen. Lo riferisce l’ufficio della premier.
L’Europa non deve cadere nella trappola commerciale di Trump: questo è il messaggio trasmesso in una nota dei Socialisti e Democratici, che sottolineano che unità, chiarezza strategica e rispetto istituzionale saranno necessari per sbloccare l’accordo commerciale UE-USA al Parlamento europeo. All’inizio di questa settimana, sulla scia della minaccia del Presidente Trump di prendere il controllo della Groenlandia e imporre dazi ai paesi dell’UE, la Presidente S&D Iratxe García ha guidato le richieste di sospensione dell’accordo commerciale UE-USA e di attivazione dello Strumento Anticoercizione. Ieri l’amministrazione statunitense ha ritirato la sua minaccia, ma permangono enormi incertezze sulla prossima mossa del Presidente Trump, scrivono i socialisti Ue. Per i Socialisti e Democratici, è tempo di una chiara strategia UE per rafforzare la sovranità europea nella nuova era Trump. L’Europa deve rispondere con una maggiore autonomia strategica, anche nei settori della difesa, dell’energia, della tecnologia e del commercio. Oggi, i Socialisti e Democratici lanciano il messaggio che qualsiasi decisione del Parlamento europeo di procedere con il commercio UE-USA dopo la crisi della Groenlandia deve ottenere un ampio consenso tra i gruppi politici. Iratxe García, presidente dei Socialisti e Democratici, ha dichiarato: “Nell’attuale contesto politico, caratterizzato da annunci in rapida evoluzione del Presidente Trump, dobbiamo agire con cautela per preservare la nostra sovranità e proteggere gli interessi dei nostri cittadini”. “Il Parlamento dovrebbe esercitare pienamente i suoi poteri e, proprio per questo motivo, astenersi dall’adottare misure affrettate senza un’adeguata riflessione. Il nostro approccio deve essere ponderato, responsabile e guidato esclusivamente dagli interessi dell’Unione, dei nostri cittadini e dell’integrità delle nostre istituzioni. Dopo l’annuncio di Davos del Segretario Generale della NATO Mark Rutte e del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, le parole non bastano. Abbiamo bisogno che il presunto “accordo quadro” sia messo per iscritto per valutare se i negoziati commerciali UE-USA possano essere ripresi”, aggiunge.”Siamo di fronte a un nuovo ordine geopolitico, che richiede unità, chiarezza strategica e rispetto istituzionale. In questo contesto, ricordiamo alla Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, che qualsiasi decisione di congelare o riattivare i negoziati sull’accordo commerciale UE-USA deve essere presa sulla base di un ampio consenso all’interno dei gruppi politici. La Presidente rappresenta la voce dell’intero Parlamento, non solo quella del PPE, né della Commissione europea, né del Consiglio. Qualsiasi mossa unilaterale su una questione così delicata minerebbe l’equilibrio delle nostre istituzioni e il mandato democratico di quest’Aula”, conclude.
Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha incontrato la prima ministra della Danimarca, Mette Frederiksen. “È stato un piacere incontrare questa mattina a Bruxelles la premier danese Mette Frederiksen. Stiamo lavorando insieme per garantire che l’intera Nato sia sicura e rafforzeremo la nostra cooperazione per migliorare la deterrenza e la difesa nell’Artico”, ha scritto Rutte in un post su X. “La Danimarca continua a dare un contributo significativo alla nostra sicurezza comune e sta aumentando gli investimenti per fare ancora di più!”, ha aggiunto.
“La coesione europea è stata decisiva e potrebbe rappresentare un modello per il futuro”. Lo ha detto il portavoce del governo tedesco, Steffen Meyer, in conferenza stampa. Meyer ha aggiunto: “Abbiamo chiarito che non ci lasciamo ricattare”, sottolineando il ruolo attivo della Germania nei preparativi dei colloqui tra il presidente Usa e il segretario generale della Nato al margine del World Economic Forum di Davos. Il portavoce si è detto soddisfatto per il risultato negoziale, dopo che Trump ha annullato i dazi previsti per il 1° febbraio contro Danimarca, Germania e altri Paesi europei. “Avremmo potuto anche immaginare altri scenari”, ha osservato Meyer. La Germania conferma inoltre un maggiore impegno politico e militare nell’Artico e nel Nord Atlantico nell’ambito della Nato: “Come attore di politica di sicurezza, ci impegniamo attivamente e sosteniamo tutte le iniziative che rafforzano la sicurezza nell’Artico e nel Nord Atlantico”, ha detto Meyer, ricordando la recente missione esplorativa in Groenlandia con una dozzina di soldati tedeschi. Dettagli su ulteriori contributi tedeschi saranno resi noti in seguito.
Quanto ai negoziati e alla bozza di accordo tra Danimarca, Groenlandia e Usa, il Segretario generale della Nato Mark Rutte non ha, né ha mai chiesto, alcun “mandato” a discutere questioni di sovranità territoriale, che possono essere discusse solo tra i due, o in questo caso, tre interessati. Lo precisano a LaPresse fonti diplomatiche della Nato, escludendo le indiscrezioni sulla presenza di malumori tra alleati per le trattative condotte da Rutte. Nelle scorse ore esponenti del governo groenlandese e danese avevano sottolineato che nessun altro poteva negoziare per loro.

