La repressione delle proteste antigovernative in Iran ha causato la morte di almeno 4.029 persone. Lo hanno riferito gli attivisti di Human Rights Activists, affermando che più di 26mila persone sono state arrestate. Secondo l’Ong tra le vittime 3.786 erano manifestanti, 180 membri delle forze di sicurezza, 28 bambini e 35 persone che non stavano partecipando alle rivolte. Si teme che il numero reale dei morti possa essere molto più alto.
Nel Paese, inoltre, prosegue il blocco di Internet, iniziato lo scorso 8 gennaio. Il viceministro della Scienza e della Tecnologia Hossein Afshin ha affermato che l’accesso sarà ripristinato entro venerdì. “I servizi Internet torneranno alla normalità nel corso della giornata odierna, domani o, nel peggiore dei casi, entro la fine della settimana”, ha dichiarato. Il 18 gennaio scorso era stato ristabilito l’accesso a Google.
Onu: “In Iran esecuzioni usate come strumento di intimidazione”
Parallelamente continua la condanna da parte delle Nazioni Unite. “La portata e il ritmo delle esecuzioni” “suggeriscono un uso sistematico della pena capitale come strumento di intimidazione da parte dello Stato, con un impatto sproporzionato sulle minoranze etniche e sui migranti”. Lo ha affermato l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk, riferendo che in Iran nel 2025 sono state compiute almeno 1.500 esecuzioni di condanne a morte, di cui almeno il 47% per reati legati alla droga.
L’Alto commissariato Onu parla di tendenze allarmanti per le esecuzioni nel 2025, sottolineando che sollevano gravi preoccupazioni in materia di diritti umani. “Mentre la tendenza globale continua a muoversi verso l’abolizione universale della pena di morte, il mondo ha assistito a un forte aumento del numero di esecuzioni nel 2025, dovuto principalmente a un aumento significativo delle esecuzioni in un piccolo numero di Stati che mantengono la pena capitale”.

