L’esercitazione danese in Groenlandia ‘Arctic Endurance’ “non rappresenta una minaccia per nessuno”. Lo hanno tenuto a precisare gli otto Paesi Nato che vi prendono parte, ovvero Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Regno Unito, dopo le accuse lanciate sabato da Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti li aveva criticati per essersi recati con le proprie truppe sull’isola artica “per scopi sconosciuti, mettendo in gioco un livello di rischio insostenibile”. Per questo, ha annunciato nei loro confronti dazi al 10% a partire dal primo febbraio.
“Le minacce tariffarie minano le relazioni transatlantiche e rischiano di innescare una pericolosa spirale discendente”, è stata la risposta congiunta degli otto governi, “continueremo a rispondere in modo unito e coordinato. Siamo impegnati a difendere la nostra sovranità”.
Lo strumento anticoercitivo
L’Ue si prepara a rispondere a Washington e, per capire i prossimi passi, ha tenuto una riunione urgente degli ambasciatori del 27 Paesi membri. Sul tavolo c’è la possibilità, invocata dal presidente francese Emmanuel Macron, di attivare lo strumento anticoercitivo dell’Unione europea. Noto con l’acronimo Aci, questo strumento è stato approvato nel 2023 per scoraggiare i tentativi da parte di potenze esterne di imporre cambiamenti politici all’Ue o agli Stati membri. All’epoca era stato pensato contro le minacce cinesi, ma finora non è stato mai utilizzato. Prevede l’imposizione di restrizioni a importazioni o esportazioni, ma anche sui diritti di proprietà intellettuale e sugli investimenti diretti esteri, oltre a limitare l’accesso al mercato Ue.
Confronto a Davos
Intanto, continua a muoversi la diplomazia. Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha fatto sapere di aver sentito Trump e di aver discusso con lui della questione Groenlandia, assicurando che il confronto proseguirà al Forum economico di Davos, in programma questa settimana. Nel frattempo, il ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen si è recato a Oslo, lunedì sarà a Londra e giovedì a Stoccolma per discutere una strategia comune.
Dagli Usa toni tutt’altro che distensivi
Da Washington, infatti, i toni sono tutt’altro che distensivi. Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ha accusato gli europei di “proiettare debolezza” e si è detto convinto che questi “capiranno che la soluzione migliore per gli Stati Uniti è avere il controllo della Groenlandia“. Trump infatti “guarda oltre il prossimo anno a cosa potrebbe accadere in una battaglia nell’Artico”, ha spiegato Bessent, “e l’America deve avere il controllo” lì, dove sogna di installare il ‘Golden Dome’, un ambizioso scudo di difesa missilistica.
In Groenlandia 200 soldati
A difesa sull’isola, per ora, ci sono circa 200 soldati: 100 a Nuuk e 100 a Kangerlussuaq, dove sono arrivate e si stanno addestrando anche forze speciali francesi. La Danimarca ha inviato due jet da combattimento a pattugliare la costa orientale, supportate da un aereo da ancoraggio francese. Sono rientrate in patria invece le forze armate dispiegate dalla Germania. Sebbene inizialmente si fosse parlato di un ritiro improvviso, forse dovuto alle minacce di Trump, Berlino ha poi precisato che fin dall’inizio la spedizione sarebbe dovuta durare dal 15 al 17 gennaio, con un’eventuale proroga fino al 18 gennaio per un giro di ricognizione. Giro che ha dovuto essere annullato a causa delle condizioni meteorologiche avverse.

