Gli Stati Uniti hanno varato nuove sanzioni contro i funzionari iraniani ritenuti responsabili della repressione violenta delle proteste in corso da settimane in Iran. Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha annunciato provvedimenti contro “gli artefici della brutale repressione” e contro “le reti bancarie ombra che consentono all’élite iraniana di rubare e riciclare i profitti generati dalle risorse naturali del Paese”. Tra i funzionari sanzionati c’è Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. Anche l’Ue ha fatto sapere, tramite la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, di star lavorando a nuove sanzioni per le autorità responsabili delle violenze contro i manifestanti.
Non è stato confermato se le sanzioni possano essere “gli aiuti in arrivo” che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva annunciato tre giorni fa o se sia ancora sul tavolo l’ipotesi di un’operazione militare in Iran. Stando a quanto ha rivelato un funzionario statunitense al New York Times, sarebbe stato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a chiedere a Trump di rinviare l’attacco.
I consiglieri di Trump: “Attacco non garantisce la caduta del regime”
Anche i consiglieri del capo della Casa Bianca gli hanno suggerito che un’offensiva su larga scala difficilmente porterebbe alla caduta del regime e potrebbe innescare un conflitto più ampio. I consiglieri presidenziali – scrive il Wall Street Jornal citando alcuni funzionari dell’Amministrazione Usa – hanno suggerito che gli Stati Uniti avrebbero bisogno di una maggiore potenza militare in Medio Oriente sia per lanciare un attacco su larga scala sia per proteggere le forze americane nella regione e gli alleati come Israele in caso di rappresaglia iraniana.
Trump non avrebbe più intenzione di intervenire militarmente
Secondo l’inviato di Teheran in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, Trump avrebbe invece informato l’Iran di non avere più intenzione di intervenire militarmente.
La riapertura dello spazio aereo iraniano ai voli commerciali potrebbe essere la conferma della sua versione, anche se la Casa Bianca ha precisato che tutte le opzioni restano sul tavolo. Trump ha anche espresso soddisfazione per la notizia che il manifestante Erfan Soltani scamperà alla condanna a morte. La magistratura iraniana ha smentito infatti l’esecuzione del 26enne, ripresa dai “media dell’opposizione all’estero”. “Questa è una buona notizia. Speriamo che continui così!”, ha scritto Trump sul social Truth.
Nomi e volti delle vittime delle repressioni
Intanto però, iniziano a trapelare i nomi e i volti delle vittime delle violente repressioni delle proteste, nonostante il blocco di internet sia entrato nella seconda settimana. Iran International ha ricostruito l’uccisione di una coppia e del loro figlio 19enne: l’auto su cui si trovavano è stata raggiunta da colpi di arma da fuoco durante gli scontri del 9 gennaio. La Mezzaluna rossa iraniana ha denunciato l’uccisione di un membro del proprio staff, Amir Ali Latifi, mentre il Canada ha accusato le autorità iraniane per la morte di un suo cittadino.
Preoccupazione internazionale
I ministri degli Esteri del G7 di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America, e l’Alta Rappresentante dell’Unione Europea, si sono detti “profondamente preoccupati per gli sviluppi relativi alle proteste in corso in Iran”. “Ci opponiamo fermamente all’intensificazione della brutale repressione da parte delle autorità iraniane nei confronti del popolo iraniano, che ha coraggiosamente espresso le sue legittime aspirazioni a una vita migliore, alla dignità e alla libertà, dalla fine di dicembre 2025”, hanno scritto in una dichiarazione congiunta.
Trump su Pahlavi: “Non so se l’Iran accetterebbe la sua leadership”
Il principe ereditario iraniano in esilio Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià iraniano Mohammad Reza Pahlavi, è tornato nel frattempo a parlare, assicurando che “dopo la caduta della Repubblica islamica il programma nucleare militare dell’Iran avrà fine, il sostegno ai gruppi terroristici cesserà immediatamente”. Trump ha però frenato le sue ambizioni dicendo ai giornalisti: “Sembra molto simpatico, ma non so se il suo Paese accetterebbe o no la sua leadership”.
Il Pentagono sposta la portaerei Lincoln verso il Medio Oriente
Nel frattempo il Pentagono ha annunciato lo spostamento di un gruppo d’attacco navale dal Mar Cinese Meridionale verso il Medio Oriente. Secondo quanto riporta The Hill, la portaerei USS Abraham Lincoln e il suo gruppo d’attacco sono stati avvistati mentre si dirigevano verso ovest, allontanandosi dalla regione indo-pacifica, secondo le immagini fornite da Copernicus, una società di dati satellitari che monitora il traffico marittimo. Lo spostamento del gruppo d’attacco, che comprende aerei da combattimento, cacciatorpediniere lanciamissili e almeno un sottomarino d’attacco, dovrebbe richiedere circa una settimana

