Iran, 72 morti dall’inizio delle proteste. Trump: “Paese guarda alla libertà, Usa pronti ad aiutare”

Iran, 72 morti dall’inizio delle proteste. Trump: “Paese guarda alla libertà, Usa pronti ad aiutare”
Manifestanti bloccano un incrocio di Teheran in Iran nel corso delle proteste contro la crisi economica (foto AP)

Il procuratore generale di Teheran evoca la pena di morte per i manifestanti

È sempre più tesa la situazione in Iran, dove proseguono le proteste iniziate lo scorso 28 dicembre contro la crisi economica che sta colpendo il Paese. Il bilancio delle vittime negli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine è salito a 72 morti, secondo l’organizzazione non governativa Human Rights Activists News Agency (Hrana), con sede negli Usa, le cui cifre si sono rivelate accurate anche in precedenti round di violenze durante proteste nel Paese. Le persone arrestate sono invece 2.311. Hrana aggiunge che sono state registrate manifestazioni in 512 località di 180 città, in 31 province. Il numero dei morti però potrebbe essere ancora maggiore: giovedì sera infatti un medico di Teheran citato dalla rivista Time aveva riferito di almeno 217 morti registrati in solo 6 ospedali di Teheran giovedì sera; la testata scrive che la discrepanza di cifre con quelle segnalate dagli attivisti potrebbe essere spiegata da standard di segnalazione diversi visto che per esempio Hrana conteggia solo vittime che sono state identificate.

Bbc: ospedali sovraffollati di feriti

Un medico e un paramedico di due ospedali in Iran hanno raccontato alla Bbc che le loro strutture sono sovraffollate di feriti. Il medico citato dall’emittente, che venerdì l’ha contattata tramite connessione internet satellitare Starlink, ha riferito che l’ospedale oftalmico Farabi di Teheran è entrato in modalità di crisi, mentre in un messaggio un paramedico di un altro ospedale nella città sud-occidentale di Shiraz riferisce che non ci sono abbastanza chirurghi per far fronte all’afflusso di pazienti. Nel messaggio video, il paramedico ha raccontato alla Bbc che molti dei feriti hanno ferite d’arma da fuoco alla testa e agli occhi.

Khamenei mette Guardie Rivoluzionarie in stato d’allerta più alto da giugno

Mentre da giovedì sera prosegue il blackout di internet nel Paese, la guida suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha posto il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran in uno stato di allerta più elevato rispetto a quello in cui si trovava durante la guerra con Israele l’anno scorso a giugno. Lo hanno dichiarato al Telegraph alcuni funzionari della Repubblica Islamica. “Il leader ha ordinato di mantenere il massimo livello di allerta, addirittura superiore a quello della guerra di giugno”, ha detto il funzionario, spiegando che Khamenei è in più stretto contatto con le Guardie rivoluzionarie rispetto all’esercito e alla polizia “perché crede che il rischio di defezioni sia pressoché inesistente, mentre altri hanno disertato in passato“.

Trump: “Iran guarda alla libertà, Usa pronti ad aiutare”

L’Iran sta guardando alla Libertà, forse come mai prima d’ora. Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare!“, ha scritto in serata su Truth il presidente americano Donald Trump in merito alle proteste.

Procuratore generale Teheran evoca pena di morte per i manifestanti

Il procuratore generale iraniano Mohammad Movahedi Azad, inoltre, in una dichiarazione riportata dalla televisione statale di Teheran, ha avvertito che chiunque partecipi alle proteste sarà considerato un “nemico di Dio”, un’accusa punibile con la pena di morte.

Domani scuole chiude a causa delle proteste

Le autorità iraniane hanno anche comunicato che domani, domenica, a causa delle proteste, le scuole chiuderanno e le lezioni si svolgeranno a distanza. Lo riporta l’agenzia di stampa statale Tasnim spiegando che il provvedimento riguarda “tutti i livelli di istruzione”. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Irib, l’Università di Teheran ha dichiarato che terrà le lezioni online dal 10 al 14 gennaio, ma gli esami si svolgeranno comunque in presenza.

Le manifestazioni in Iran

Le manifestazioni in Iran sono iniziate il 28 dicembre a causa del crollo della valuta locale, il rial, che viene scambiato a oltre 1,4 milioni per 1 dollaro, mentre l’economia del Paese è schiacciata dalle sanzioni internazionali imposte in parte a causa del suo programma nucleare. Le proteste si sono intensificate e sono diventate appelli che sfidano direttamente la teocrazia iraniana.

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