Iran, la Premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi in ospedale 2 volte dopo l’arresto

Iran, la Premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi in ospedale 2 volte dopo l’arresto

La 53enne il 12 dicembre è stata colpita violentemente con un manganello da agenti in borghese che l’hanno riportata in carcere. Ha raccontato tutto alla famiglia in una breve telefonata

La vincitrice del premio Nobel per la Pace iraniana Narges Mohammadi, in una telefonata con la sua famiglia, ha riferito che è stata portata due volte in ospedale dopo il suo violento arresto, in cui è stata ripetutamente colpita con un manganello. Lo ha fatto sapere la Narges Foundation, citando quanto riferito dalla famiglia della premio Nobel.

La telefonata di Mohammadi alla famiglia

“La vincitrice del Premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi ha fatto una breve telefonata alla sua famiglia nella tarda serata del 14 dicembre 2025, dopo quasi tre giorni senza notizie sulla sua sorte, e ha descritto i dettagli del suo arresto” e “in questa telefonata molto breve e concisa ha spiegato che il 12 dicembre 2025, davanti a una moschea vicino a Mashhad, dove si stava svolgendo la cerimonia commemorativa per Khosrow Alikordi, avvocato e attivista per i diritti umani iraniano, è stata aggredita da agenti in borghese con violenti e ripetuti colpi di manganello alla testa e al collo, per poi essere arrestata con violenza mentre veniva minacciata con le parole ‘Metteremo tua madre in lutto’, una diretta minaccia di morte”, scrive la Narges Foundation, aggiungendo che nella telefonata la premio Nobel ha raccontato che “l’intensità dei colpi era così forte, violenta e ripetuta che è stata portata due volte al pronto soccorso dell’ospedale“.

Mohammadi “ha sottolineato che non sa nemmeno quale autorità di sicurezza la stia attualmente detenendo e che non le è stata data alcuna spiegazione al riguardo. Le sue condizioni fisiche al momento della telefonata non erano buone e sembrava stare male“, riferisce ancora la fondazione in un post su X, aggiungendo che “ha chiesto al suo team legale di presentare immediatamente e senza indugio una denuncia formale contro l’organismo di sicurezza che la detiene e per il modo violento con cui è stata arrestata”.

Le accuse di collaborazionismo con Israele

“Secondo Narges Mohammadi, durante e dopo il suo arresto, è stata accusata di ‘collaborare con il governo israeliano’ e, attraverso l’uso di estrema violenza, hanno cercato di eliminarla, come avevano già minacciato di fare in precedenza. Ha detto che si trattava delle stesse forze cosiddette ‘auto-autorizzate’ che, alcuni mesi fa, avevano anche avvertito i suoi avvocati a Teheran che intendevano ‘eliminarla fisicamente’.

Le violenze durante l’arresto di Mohammadi

Testimoni oculari citati dalla famiglia hanno detto che circa 15 agenti in borghese hanno aggredito Mohammadi il 12 dicembre. Alcuni sono stati visti tirarle i capelli mentre altri la picchiavano con mazze e manganelli, prendendo di mira principalmente la testa e il collo. Sul posto è stato utilizzato anche gas lacrimogeno. La famiglia ha affermato che anche le attiviste Sepideh Gholian e Pouran Nazemi sono state picchiate durante l’incidente”, riferisce ancora la Narges Foundation, concludendo che “secondo la dichiarazione, diversi altri attivisti civili detenuti, tra cui Alieh Motalebzadeh, Pouran Nazemi e Hasti Amiri, hanno da allora effettuato brevi telefonate alle loro famiglie”.

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