Nel mondo ogni 10 minuti una donna viene uccisa dal partner, ex partner o da un parente stretto. Gli ultimi dati dell’Onu sui femminicidi, pubblicati in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, dimostrano come questo fenomeno rappresenti un’emergenza globale, che trascende i confini nazionali, le culture e gli status socioeconomici e come per donne e ragazze la casa sia ancora il luogo più insicuro.
Onu: ogni giorno 137 donne uccise da partner o parenti
Nel 2024, 50.000 donne e ragazze nel mondo sono state uccise dai propri partner o familiari, ovvero 137 al giorno, una ogni 10 minuti. E’ quanto emerge dai dati diffusi da UN Women e dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Il rapporto conferma che il femminicidio continua a mietere decine di migliaia di vittime tra donne senza alcun segno di progressi reali.
L’anno scorso, 83.000 donne e ragazze sono state uccise intenzionalmente. Di queste, il 60%, ovvero 50.000, sono state uccise dai propri partner o da membri della famiglia. Ciò significa che quasi ogni 10 minuti una donna o una ragazza viene uccisa dal proprio partner o da un membro della famiglia, con una media di 137 omicidi al giorno. Al contrario, solo l’11% degli omicidi di uomini è stato perpetrato dai propri partner o da membri della famiglia. Anche nel 2023 la media rilevata era stata di una donna uccisa ogni 10 minuti. Complessivamente due anni fa il numero di ragazze e donne uccise da partner o familiari era stato di 51.100. L’Onu avverte che sebbene le cifre del 2024 siano leggermente inferiori alla stima del 2023, questo cambiamento non è indicativo di una diminuzione effettiva, ma è dovuto in gran parte alle differenze nella disponibilità dei dati a livello nazionale.
L’origine della parola femminicidio
A introdurre la parola ‘femicide‘ nel dibattito pubblico è stata la scrittrice e attivista sudafricana Diana Russell, che negli anni ’70, insieme a Jill Radford, ha rimarcato come questo tipo di omicidi sia radicato nella misoginia e nella subordinazione sistemica delle donne. Le autrici lo hanno collegato a modelli più ampi di violenza, discriminazione e pratiche culturali che sostengono il sistema patriarcale, trasformandolo in una questione politica e sociale, piuttosto che in un semplice crimine individuale. Il concetto è stato ripreso poi dall’antropologa messicana Marcela Lagarde, che con il termine ‘feminicidio’ ha messo in evidenza il ruolo dello Stato e della società nel permettere o tollerare l’uccisione delle donne. Attualmente si registra ancora una carenza di dati a livello globale, che non permette di avere un monitoraggio dettagliato, nonostante le lotte portate avanti da movimenti e associazioni femministe per rendere visibile l’emergenza. Spesso poi i dati riferiti dalle istituzioni non coincidono con quelli pubblicati dalle attiviste: è il caso dell’Italia, ma anche della Spagna o della Francia. Questo perché non c’è una definizione unanimemente condivisa di femminicidio. I governi generalmente pubblicano i dati della forma più comune di femminicidio, ovvero quello commesso dal partner o ex partner della donna. Gruppi di attiviste conteggiano anche altri casi, ad esempio l’uccisione di donne costrette a prostituirsi o per mano di parenti stretti. Ciò che però viene evidenziato con chiarezza dai dati a disposizione è che l’emergenza è presente in tutti i Paesi, con omicidi di donne e ragazze commessi per motivi legati al genere.
L’Italia a confronto coi Paesi europei
In Italia si sta per introdurre il reato specifico di femminicidio, descritto come l’uccisione di una donna per “odio o discriminazione o prevaricazione o atto di possesso o dominio in quanto donna o in relazione al suo rifiuto di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali”. Il ministero dell’Interno a oggi non riporta nel conteggio dei dati sugli omicidi una voce specifica per i femminicidi, ma fornisce trimestralmente il numero di omicidi volontari commessi da partner o ex partner verso vittime di sesso femminile. L’ultimo aggiornamento risale a ottobre. Secondo questo conteggio, tra gennaio e settembre 2025 sono 44 le donne uccise da un partner o ex partner. Un numero lievemente in calo rispetto allo stesso periodo del 2024 (48 donne). Lo scorso anno le vittime erano state complessivamente 62, nel 2023 64 e nel 2022 61. Questo conteggio è differente rispetto a quello fornito dall’Osservatorio nazionale del movimento Non Una di Meno, che da inizio anno ha registrato 76 femminicidi, a cui si aggiungono 3 suicidi indotti di donne.
Per confrontare la situazione dell’Italia con quella di altri Paesi europei occorre fare riferimento ai singoli dati nazionali. A livello di Unione europea non esiste infatti un conteggio unificato dei femminicidi, poiché la raccolta dei dati e la metodologia del conteggio variano tra i diversi Paesi. In Spagna viene aggiornato periodicamente il conteggio delle donne vittime di violenza di genere da parte di partner ed ex partner con dati che partono dal 2003. Da inizio anno i femminicidi nel Paese iberico sono stati 38, in calo rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti, in cui hanno sempre superato 40, con un picco di 66 nel 2007. Complessivamente nel 2024 i femminicidi sono stati 49, nel 2023 58 e nel 2022 50. L’osservatorio Feminicidio.net dà un numero più alto, ovvero 79 da inizio anno, includendo anche le uccisioni di donne legate alla prostituzione e al traffico di droga.
In Francia, dove il caso di violenza ai danni di Gisèle Pelicot ha profondamente scosso l’opinione pubblica, i numeri del 2025 sono peggiori rispetto a quelli di Italia e Spagna. Bisogna però tenere conto che la popolazione è più numerosa. Secondo il collettivo femminista Féminicides par compagnons ou ex, citato come fonte affidabile dai media francesi, da inizio anno nel Paese d’oltralpe sono stati commessi 83 femminicidi. Il ministero dell’Interno francese ha recentemente presentato un bilancio complessivo relativo al 2024. Lo scorso anno 107 donne sono state uccise dal coniuge o ex coniuge. Una cifra superiore dell’11% a quella dell’anno precedente. Associazioni femministe hanno lanciato l’allarme sulla riduzione dei fondi per combattere la violenza contro le donne nella manovra per il 2026. In Germania secondo il gruppo Femizide stoppen da inizio anno fino a maggio i femminicidi sono stati 37. Recentemente l’Ufficio federale della polizia criminale ha pubblicato un rapporto secondo cui nel 2023 è stata uccisa una ragazza ogni giorno. Nel rapporto non vengono fatte distinzioni tra femminicidi o omicidi di donne, tuttavia emerge che 247 casi sono stati di violenza domestica e 155 donne sono state uccise dai loro partner o ex partner.
La situazione nell’Unione Europea
Nell’Unione europea non esiste un conteggio unificato per i femminicidi e la raccolta dei dati varia da Paese a Paese. Recentemente è stata pubblicata un’indagine complessiva sulla violenza di genere nell’Ue, con dati raccolti tra settembre 2020 e marzo 2024 che ha coinvolto 114.023 donne di età compresa tra i 18 e i 74 anni. Dallo studio è emerso che una donna su tre in Ue dall’età di 15 anni ha subito violenza di genere. Circa il 17% delle donne ha subito violenza da un partner. I Paesi dell’Ue in cui si sono registrati i tassi più elevati di violenza di genere sono stati Finlandia, Svezia e Ungheria. In Finlandia il 57% delle donne intervistate ha dichiarato di aver subito violenza di genere e il 37% violenza sessuale. In Svezia il 52% violenza di genere e il 41% violenza sessuale. In Ungheria il 49% violenza di genere e il 17% violenza sessuale. Lo studio spiega però che i confronti tra i Paesi vanno effettuati con cautela, poiché la percezione e il riconoscimento dei diversi tipi di violenza varia da uno Stato all’altro.
I femminicidi nel mondo: record in Africa
Il rapporto Onu sul femminicidio evidenzia che le donne e le ragazze sono soggette a questa forma estrema di violenza in ogni regione del mondo. Si stima che il tasso più alto di femminicidio da parte di un partner intimo/membro della famiglia sia stato registrato in Africa (3 ogni 100.000 donne e ragazze), seguita dalle Americhe (1,5), dall’Oceania (1,4), dall’Asia (0,7) e dall’Europa (0,5). Sebbene i femminicidi siano commessi anche al di fuori dell’ambito domestico, i dati disponibili rimangono limitati. Per contribuire a colmare queste lacune, UN Women e Unodc stanno lavorando a stretto contatto con i Paesi all’attuazione del quadro statistico 2022 per migliorare l’identificazione, la registrazione e la classificazione degli omicidi di donne e ragazze legati al genere. “Migliorare la disponibilità dei dati sarà fondamentale per valutare con precisione la portata e le conseguenze di questi femminicidi, per sostenere risposte efficaci e cercare giustizia”, hanno spiegato le Nazioni Unite.
Sempre secondo i dati forniti dall’Onu, nel 2023 sono state circa 51.100 le donne e ragazze uccise dai propri partner o da membri della famiglia nel corso del 2023, ovvero 140 al giorno. Nel 2022 il dato era di 48.800 vittime, anche se, spiegano le Nazioni Unite, non necessariamente si tratta di un aumento effettivo, a causa dell’incompletezza nella raccolta dei dati.

