La scrittrice e giornalista spagnola Cristina Fallarás negli ultimi anni si è dedicata a raccogliere e a pubblicare in forma anonima, sul proprio profilo Instagram, migliaia di testimonianze di donne che hanno subito violenza. Da questa marea di racconti è emerso un dato allarmante ovvero che nel 70-80% dei casi, le violenze sessuali subite dalle donne sono iniziate durante l’infanzia.
E’ un tema che è ancora “un tabù” e se “non lo analizziamo non possiamo fare passi avanti nel resto delle violenze messe in atto contro le donne”, ha detto l’attivista in un’intervista rilasciata a LaPresse in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Fallarás nel 2018 lanciò sui social il movimento #Cuentalo, noto come il #MeToo spagnolo, sull’onda dell’indignazione scatenata dalla sentenza sul caso di stupro di gruppo noto come ‘La Manada’. Nei primi 12 giorni di attività, il movimento ha registrato 3 milioni di interazioni in 60 Paesi diversi. I messaggi venivano pubblicati dalle donne tramite i loro account. Poiché molte non potevano denunciare con il loro nome e cognome, perché a rischio di ritorsioni, Fallarás ha deciso di cambiare metodo, raccogliendo personalmente i racconti e pubblicandoli in forma anonima sul suo canale Instagram.
Proprio alcuni di questi messaggi hanno portato alle dimissioni di Íñigo Errejón, allora deputato e portavoce di Sumar, e storico co-fondatore di Podemos, che ora andrà a processo per abusi sessuali. Fallarás ha raccontato che la percentuale di donne che ha denunciato di aver subito violenza sessuale negli anni dell’infanzia è altissima.
Se durante il movimento #Cuentalo, in cui i messaggi non erano anonimi, “circa il 20-25% di donne riferiva di aver subito violenza da piccola, un dato in linea con quelli in possesso dello Stato spagnolo”, questa percentuale “sale al 70-80%” nei migliaia di messaggi che la giornalista ha raccolto per pubblicarli in forma anonima. “Nessuna società sta prendendo sul serio il racconto della violenza sessuale nell’infanzia” che è il primo passo per “soggiogare la donna, e che finisce in una sottomissione economica, matrimoniale, sessuale ecc.”, ha denunciato la giornalista che ha raccontato di aver ceduto l’archivio di messaggi allo Stato “con l’impegno scritto che verrà studiato”.
All’attivista in questi anni è arrivata una media di 100 messaggi al giorno da parte di donne spagnole o provenienti principalmente da Argentina, Colombia, Messico e Perù. Nei giorni dello scoppio del caso Errejón le arrivava una media di un messaggio ogni due minuti. L’attività portata avanti da Fallarás ha avuto enorme risonanza in Spagna. Per l’attivista “il passo compiuto dalle donne nel rendere visibile e denunciare le violenze subite, con tutto ciò che ne consegue, ovvero meccanismi di identificazione e denuncia di altre donne, sta aiutando le donne stesse ma non altrettanto gli uomini” a prendere coscienza.
Secondo la scrittrice si sta “creando una sorta di divario nella percezione della violenza sessuale tra uomini e donne”. Fallarás spiega come la violenza contro le donne possa essere suddivisa in tante forme di violenza: sessuale, psicologica, violenza economica, lavorativa, medica, nell’istruzione, che “permeano il tessuto di quello che siamo come società”. “Quindi”, spiega, “per smontare la violenza contro le donne dovremmo smontare la costruzione di questa società, a cominciare dalla costruzione economica in cui le donne guadagnano di meno degli uomini e parte del loro lavoro non viene remunerato”.
Per continuare ad aiutare le donne che subiscono violenza, la giornalista e attivista ha deciso di lanciare una piattaforma chiamata ‘La Nuestra’ che dovrebbe essere avviata già nel 2026. “Funzionerà come un archivio ‘vivo’, dove le donne potranno pubblicare direttamente le proprie testimonianze, e dove potranno parlare tra di loro e mettersi in contatto”, ha spiegato. La piattaforma permetterà alle donne di lasciare commenti, comunicare tramite messaggi diretti e applicherà poi la tecnologia del ‘match’, mettendo in contatto persone che hanno subito casi simili di violenza. “Ciò darà l’opportunità di creare gruppi di appoggio, ma anche di sporgere una denuncia congiunta”, ha affermato Fallarás.
Commentando l’approvazione alla Camera dei deputati italiana del progetto di legge che introduce il concetto di “consenso libero ed attuale”, senza il quale l’atto sessuale si configura come violenza, la scrittrice e attivista ha rimarcato che “porre al centro il consenso è il maggior passo avanti in tema di violenza sessuale contro le donne”, ed è “molto importante perché stiamo vedendo come si moltiplicano i casi di violenza sessuale tramite sottomissione chimica o su donne in stato di ebbrezza, e il proliferare di video che vengono pubblicati online, in gruppi sui social o nelle chat senza il consenso delle donne”.
In Spagna il consenso è stato posto al centro con la legge del 2022 sulla garanzia completa della libertà sessuale, nota come legge del ‘Solo sì é sì’. In termini di lotta alla violenza contro le donne, il Paese iberico viene spesso visto come un punto di riferimento e un esempio da seguire. “Le leggi sono molto buone ma il problema è che non si stanno applicando”, ha rimarcato la giornalista, sostenendo che i problemi risiedono principalmente in due ambiti, “il potere giudiziario e i governi regionali guidati dalla destra che non mettono in atto le misure”. “In Spagna ad esempio, è stata approvata una normativa che prevede che in ogni provincia ci sia un centro di crisi per le donne, aperto 24 ore su 24” ma questi centri “non esistono” e “quelli che sono stati avviati non funzionano tutto il giorno”, la gestione di questi poi, “è stata data a terzi che non hanno né la capacità né la preparazione” per portare avanti il lavoro, ha fatto notare Fallarás, sostenendo poi che c’è un problema nella preparazione dei giudici e degli agenti di polizia e guardia civil. “Le giudici specializzate in violenza di genere, sono poche e oberate di lavoro” e “i casi che cadono al di fuori di questi tribunali non vengono giudicati bene”, “le denunce contro la violenza istituzionale ovvero quella che soffrono le donne in tribunale stanno crescendo”, ha avvertito.
Un altro punto è poi la violenza economica contro le donne, “una delle più perverse e oscure”, di cui si nutre “un capitalismo sempre più selvaggio”. La scrittrice lamenta che ad esempio non si sia fatto nulla per colmare il gap salariale tra uomini e donne. Parlando del diritto all’aborto, Fallarás ha affermato che in Spagna è ancora un “diritto a metà” in quanto, con i medici obiettori di coscienza nel pubblico, in molti territori “non si praticano interruzioni volontarie di gravidanza” e ciò costringe le donne a spostarsi e mettersi in viaggio.
La scrittrice si è detta favorevole all’iniziativa del governo di Pedro Sanchez di blindare il diritto all’aborto in Costituzione, ma ha affermato che, contrariamente a quanto prevede attualmente la riforma, che lo riconosce come un diritto sanitario, questo va riconosciuto come “diritto fondamentale”. Fallarás ritiene che “il diritto all’aborto sia a rischio” in Spagna, “se la destra con l’estrema destra arriveranno al potere” e a questo proposito ha citato le recenti dichiarazioni della governatrice di Madrid, del Partito popolare, Isabel Diaz Ayuso, che, opponendosi alla creazione di un registro per i medici obiettori di coscienza ha detto alle donne di “andare ad abortire da un’altra parte”.
A 50 anni dalla morte del dittatore Francisco Franco, l’attivista ha riconosciuto che la situazione della donna in Spagna è “cambiata radicalmente”. “Nel franchismo”, ha ricordato, “la donna non era nemmeno un essere pensante, non poteva viaggiare, aprire un conto in banca o studiare senza il permesso del marito”. Tuttavia, ha detto, “ci sono alcuni esponenti della parte più conservatrice della società che attualmente dispongono degli strumenti necessari all’interno del potere giudiziario e di alcune istituzioni per fare passi indietro molto rapidamente”, e “i diritti” ha avvertito, “sono difficili da ottenere e molto facili da revocare”, e “una volta revocati è arduo ottenerli di nuovo”.

