Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato il piano statunitense per Gaza che autorizza una forza internazionale di stabilizzazione a garantire la sicurezza nel territorio devastato e prevede un possibile percorso futuro verso uno Stato palestinese indipendente. La Russia, che aveva presentato una risoluzione concorrente, si è astenuta insieme alla Cina nel voto conclusosi con 13 voti a favore e nessuno contrario. Gli Stati Uniti e altri paesi speravano che Mosca non avrebbe usato il suo diritto di veto nell’organo più potente delle Nazioni Unite per bloccare l’adozione della risoluzione. Il voto è stato un passo cruciale per il fragile cessate il fuoco e per gli sforzi volti a delineare il futuro di Gaza dopo due anni di guerra tra Israele e Hamas.
Il premier dello Stato ebraico Benjamin Netanyahu, intanto, continua a opporsi all’idea di fondare uno Stato palestinese a ovest del fiume Giordano. “Hamas sarà disarmata, nel modo più facile o nel modo più duro”, ha dichiarato il leader di Tel Aviv. Dello stesso avviso il capo dell’Idf Eyal Zamir, pronto a conquistare altre aree della Striscia: “Se necessario, dobbiamo essere pronti a una rapida transizione verso un’ampia offensiva per conquistare il territorio nella Striscia di Gaza, dall’altra parte della Linea Gialla”.
L’ambasciatore statunitense all’Onu Mike Waltz ha definito la risoluzione Usa adottata dal Consiglio di Sicurezza Onu “storica e costruttiva”, affermando che essa segna l’inizio di un nuovo corso in Medioriente, aggiungendo: “La risoluzione odierna rappresenta un altro passo significativo verso una Gaza stabile, in grado di prosperare, e un ambiente che permetterà a Israele di vivere in sicurezza”. Ha poi sottolineato che la risoluzione “è solo l’inizio”.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha incontrato il sindaco uscente di New York, Eric Adams, al Kirya di Tel Aviv. Netanyahu ha ringraziato Adams per il suo “grande sostegno” a Israele e per essere “un vero amico” del popolo ebraico. All’incontro ha preso parte anche il Console Generale di Israele a New York, Ofir Akunis.
“I rivoltosi ebrei in Giudea e Samaria (nome ebraico per la Cisgiordania, ndr) danneggiano lo Stato di Israele, disonorano l’ebraismo e causano danni al progetto di insediamento”. È quanto scrive in un post sul social X il ministro degli Estri israeliano Gideon Sa’ar. “Loro non sono noi. Loro non sono lo Stato di Israele”, aggiunge, “l’esercito, lo Shin Bet e la polizia israeliana devono agire con decisione e fermezza per fermare questa violenza, che è diretta anche contro i nostri soldati e agenti di polizia”.
“Non tollereremo i tentativi di un piccolo gruppo di anarchici violenti e criminali di prendere la legge nelle proprie mani e infangare la comunità dei coloni, né permetteremo loro di attaccare i soldati dell’Idf, minare l’ordine pubblico o distogliere le forze armate dal loro compito di proteggere i cittadini israeliani e contrastare il terrorismo palestinese”. È quanto scrive in un post sul social X il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, dopo la rivolta di alcuni coloni durante lo sgombero di un avamposto abusivo in Cisgiordania. “Il governo guidato dal primo ministro Netanyahu continuerà a sviluppare e far crescere gli insediamenti in tutta la Cisgiordania, insieme alla leadership degli insediamenti, garantendo il rispetto della legge, la sicurezza dei residenti e la stabilità della regione”, ha assicurato Katz, ma “non ci sarà tolleranza nei confronti di chiunque agisca con violenza. Le forze di sicurezza continueranno ad operare sul campo e noi continueremo a sostenerle pienamente”.
Un drone israeliano ha sganciato una bomba su una scuola che ospita sfollati nel quartiere di Daraj di Gaza City, nella parte settentrionale della Striscia di Gaza. L’agenzia di stampa palestinese Wafa riferisce che almeno 13 civili, tra cui bambini, sono rimasti feriti e sono stati trasferiti all’ospedale arabo al-Ahli. Uno di loro è stato descritto come in condizioni critiche.
Il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu ha dichiarato, dopo le rivolte in Cisgiordania di alcuni coloni, che si è trattato di “un tentativo di farsi giustizia da soli da parte di un pugno di estremisti che non rappresenta i coloni in Giudea e Samaria”. “Considero seriamente le violente rivolte”, ha aggiunto, “intendo occuparmi personalmente della questione e convocare al più presto i ministri competenti per fornire una risposta a questo grave fenomeno. Sto rafforzando le Forze di Difesa Israeliane e le forze di sicurezza, affinché continuino ad agire con determinazione e senza paura”. Lo riporta Ynet. In precedenza è anche stato riferito dai media palestinesi di coloni hanno dato fuoco a tre veicoli e tre edifici nel villaggio di Jaba, nella zona di Betlemme, in Cisgiordania. Non è chiaro se questo gesto sia collegato allo sgombero avvenuta questa mattina dell’avamposto illegale di Tzur Misgavi in un’altra parte della Cisgiordania.
Questa mattina diversi agenti della polizia di frontiera sono rimasti feriti, tra cui uno colpito alla testa da una pietra, durante gli scontri con i coloni durante lo sgombero di un avamposto illegale in Cisgiordania. Gli scontri hanno avuto luogo mentre le forze di sicurezza israeliane e il personale dell’amministrazione civile avviavano un’operazione di sgombero e demolizione dell’avamposto di Tzur Misgavi, a sud-est di Efrat. L’esercito (Idf) e la polizia affermano che durante l’operazione sono scoppiate “violente rivolte” che hanno coinvolto centinaia di persone, tra cui decine di persone che hanno cercato di barricarsi sul posto, “attaccando le forze di sicurezza con il lancio di pietre, barre di ferro e vari oggetti, nonché incendiando pneumatici e veicoli”. Sei coloni sono stati arrestati. Lo riporta il Times of Israel.
Funzionari israeliani hanno affermato che Hamas non sta consegnando il corpo di un ostaggio, ma “reperti” che Israele ha chiesto di esaminare. Secondo un funzionario citato da Times of Israel, Hamas sta consegnando un oggetto trovato ieri nel quartiere Zeitoun di Gaza City. Tel Aviv ha chiesto che venga consegnato dalla Croce Rossa affinché possa essere esaminato all’interno di Israele. La precisazione arriva dopo che Al Jazeera ha riferito che Hamas ha appena consegnato il corpo di un altro ostaggio alla Croce Rossa. Attualmente, a Gaza si trovano tre corpi.
Hamas e altri gruppi armati hanno criticato la bozza di risoluzione presentata dagli Stati Uniti e che sarà votata oggi al Consiglio di sicurezza dell’Onu, avvertendo che aprirebbe la strada al controllo straniero sul processo decisionale palestinese. Inoltre, secondo loro, affiderebbe la governance e la ricostruzione di Gaza a un organismo sovranazionale, privando i palestinesi dell’autogoverno. Hamas ha poi definito i piani per una forza internazionale come un’imposizione di una tutela straniera. Le fazioni palestinesi hanno insistito sul fatto che gli aiuti umanitari dovessero essere gestiti da istituzioni palestinesi sotto la supervisione delle Nazioni Unite. Hanno inoltre respinto l’idea di disarmare Gaza o limitare il diritto di resistenza, e hanno chiesto meccanismi internazionali per chiamare Israele a rispondere delle violazioni dei diritti umani e delle politiche di controllo delle frontiere. Lo riporta Al Jazeera.
“Se accelerano il riconoscimento di uno stato terrorista palestinese devono essere impartiti ordini per uccisioni mirate di alti funzionari dell’Autorità Nazionale Palestinese – che sono terroristi a tutti gli effetti – così come un ordine per l’arresto di Abu Mazen”. È quanto afferma il ministro di estrema destra per la Sicurezza nazionale di Israele Itamar Ben Gvir. “C’è una cella di isolamento pronta per lui nel carcere di Ketziot”, ha aggiunto, intervenendo all’apertura del suo incontro con la fazione Otzma Yehudit, “non deve mai essere istituito uno stato ‘palestinese’ del ‘popolo inventato’ che si definisce ‘palestinese’, perché l’aspirazione di coloro che cercano di istituire un tale stato è quella di costruirlo sulle rovine dello Stato di Israele”. Lo riporta il Times of Israel. Le parole di Gvir arrivano a poche ore dal voto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di una risoluzione proposta dagli Stati Uniti che prevede la creazione di un “percorso credibile” verso la creazione di uno Stato palestinese.
Il leader dell’opposizione israeliana, Yair Lapid, ha definito la decisione di avviare un’indagine sui fallimenti governativi che hanno portato all’attacco del 7 ottobre 2023 tramite una commissione approvata dal governo, come “offensiva nei confronti delle vittime del 7 ottobre e delle centinaia di soldati morti in guerra”. “Il governo sta facendo tutto il possibile per sfuggire alla verità ed eludere le proprie responsabilità”, ha detto Lapid. Il governo sta “istituendo una commissione che indagherà su se stessa”, ha commentato il Movimento per un governo di qualità in Israele, critico nei confronti di Netanyahu, “questa non è una commissione d’inchiesta, è una commissione di insabbiamento”.
Al Jazeera ha riferito che le Brigate al-Qassam, il braccio armato di Hamas, hanno consegnato a una squadra della Croce Rossa a Gaza City il corpo di un ostaggio israeliano, ucciso durante i bombardamenti della Striscia di Gaza.
I dati israeliani mostrano che almeno 98 palestinesi sono morti in custodia dall’ottobre 2023, e il bilancio reale è probabilmente molto più alto perché centinaia di persone detenute a Gaza risultano scomparse. Lo ha affermato il gruppo per i diritti umani con sede in Israele ‘Medici per i diritti umani – Israele (PHRI)’. Lo riporta il Guardian. La ong ha monitorato i decessi dovuti a cause quali violenza fisica, negligenza medica e malnutrizione, utilizzando richieste di accesso alle informazioni, perizie forensi e interviste con avvocati, attivisti, parenti e testimoni.
Le autorità israeliane hanno fornito dati completi solo per i primi otto mesi di guerra. In questo periodo, i dati ufficiali mostrano un tasso di vittime senza precedenti tra i detenuti palestinesi, in media un morto ogni quattro giorni. L’esercito ha però aggiornato per l’ultima volta i dati sui decessi in detenzione nel maggio 2024, mentre l’Israel Prison Service (IPS) nel settembre 2024.
I ricercatori del PHRI hanno identificato altri 35 decessi in detenzione dopo queste date e li hanno confermati con le autorità israeliane. “Anche se stiamo fornendo prove di un numero di morti maggiore di quanto precedentemente riportato, questo non è un quadro completo”, ha affermato Naji Abbas, direttore del dipartimento prigionieri e detenuti presso il PHRI, “siamo certi che ci siano ancora persone morte in detenzione di cui non siamo a conoscenza”.
Un gruppo di circa 100 membri di Hamas si è barricato in un tunnel a Rafah e ha fatto sapere di non essere disposto ad arrendersi. Lo riporta l’emittente israeliana Kan citando una fonte palestinese nella Striscia di Gaza. Secondo la fonte, i miliziani hanno fatto sapere che non accetteranno alcuna iniziativa che li costringa a lasciare la rete di tunnel se non attraverso un percorso scelto da loro stessi.
Il gruppo di terroristi che si è rifugiato nel tunnel è composto da agenti operativi con esperienza di combattimento e da terroristi reclutati solo di recente nell’ala militare di Hamas, riferisce Kan, aggiungendo che il loro comandante nel tunnel è un membro di Hamas con il grado di comandante di battaglione o comandante di battaglione, ed è la figura di più alto rango presente in quel tunnel.
Sempre Kan riporta che gli Stati Uniti stanno esercitando pressioni su Israele affinché trovi una soluzione alla questione dei terroristi barricati. Il genero del presidente Usa Donald Trump, Jared Kushner, ha trasmesso un messaggio a Israele affinché rilasci tutti i terroristi nella parte di Gaza controllata da Hamas. L’inviato del presidente Trump, Steve Witkoff, dovrebbe incontrare l’alto funzionario di Hamas Khalil al-Hayya. Israele ritiene che le parti discuteranno, tra le altre cose, anche della crisi dei terroristi barricati e cercheranno di raggiungere una soluzione.
“La revoca delle restrizioni entrerà in vigore il 24 novembre 2025. Il presupposto è, come abbiamo sempre detto, che riesamineremo questa pratica alla luce degli sviluppi sul campo. Abbiamo un cessate il fuoco a Gaza dal 10 ottobre, e la situazione si è sostanzialmente stabilizzata. E naturalmente, questa è la base di questa decisione. E ci aspettiamo che tutti rispettino gli accordi raggiunti”. Lo ha detto in conferenza stampa il vice portavoce del governo tedesco, Sebastian Hille, in merito alla revoca da parte di Berlino dell’export parziale di armi a Israele. “Questo include il mantenimento del cessate il fuoco. Include anche la fornitura di aiuti umanitari su larga scala e la garanzia che il processo prosegua in modo ordinato, come concordato”, ha detto ancora il portavoce.
“Accolgo con favore la decisione del cancelliere Merz di revocare la decisione relativa all”embargo’ parziale. Invito gli altri governi ad adottare decisioni simili, seguendo l’esempio della Germania”. Lo ha scritto in un messaggio su X il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar.
È atteso per oggi al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il voto su una risoluzione proposta dagli Usa per un mandato Onu che istituisca una forza di stabilizzazione internazionale a Gaza, nonostante l’opposizione di Russia, Cina e alcuni Paesi arabi.
Hamas e le fazioni palestinesi hanno messo in guardia domenica contro la proposta degli Stati Uniti, definendola un tentativo di imporre a Gaza un mandato internazionale che è di parte nei confronti di Israele e priva i palestinesi del diritto di gestire i propri affari. In una dichiarazione, i gruppi hanno affermato che la forza di stabilizzazione non deve coinvolgere Israele e deve essere sotto la diretta supervisione delle Nazioni Unite.
Il testo Usa lascia aperta la porta a un eventuale Stato palestinese. Gli Stati Uniti sono sotto pressione internazionale da parte dei Paesi che dovrebbero contribuire con truppe alla forza di stabilizzazione e hanno rivisto la risoluzione con un linguaggio più forte sull’autodeterminazione palestinese: ora si afferma che il piano di Donald Trump potrebbe creare un “percorso credibile” verso la creazione di uno Stato palestinese.
Una proposta rivale della Russia usa un linguaggio ancora più forte a favore della creazione di uno Stato palestinese. La creazione di uno Stato palestinese accanto a Israele è vista a livello internazionale come l’unico modo realistico per risolvere il conflitto a lungo termine, ma il premier israeliano Benjamin Netanyahu domenica ha promesso di opporsi a qualsiasi tentativo di creare uno Stato palestinese, sostenendo che questo premierebbe Hamas.
Il governo tedesco ha dichiarato che sta revocando le restrizioni sulle esportazioni di equipaggiamento militare verso Israele, imposte oltre tre mesi fa. Il cancelliere Friedrich Merz ha dichiarato all’inizio di agosto che Berlino non avrebbe autorizzato l’esportazione di equipaggiamento militare verso Israele che potesse essere utilizzato a Gaza “fino a nuovo avviso”.
Questa è stata una risposta alla decisione del governo israeliano di prendere il controllo di Gaza City. Il portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius, ha dichiarato alla Dpa che le restrizioni saranno revocate a partire dal 24 novembre.

