Cresce la preoccupazione per la situazione a Gaza dopo che ieri, martedì, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, ha ordinato la ripresa dei bombardamenti sulla Striscia accusando Hamas di aver violato gli accordi di cessate il fuoco. Sarebbero 63 i morti da allora dovuti ai raid dello Stato ebraico. Il presidente americano Donald Trump si dice però sicuro che la tregua non sia a rischio. Ecco tutte le notizie di oggi 29 ottobre in diretta.
È di 104 morti il bilancio dei raid israeliani su Gaza e 46 delle vittime sono bambini. Lo ha riferito il ministero della Sanità di Gaza, aggiungendo che 253 persone sono rimaste ferite e la maggior parte di loro sono donne e bambini.
“Nel 2023 l’Osservatorio Antisemitismo della Fondazione CDEC registra 454 episodi di antisemitismo in Italia, con una netta frattura rispetto alla tendenza degli anni precedenti, che oscillava fra i 220 e i 240 episodi annui. La discontinuità si concentra nel quarto trimestre del 2023, immediatamente successivo al 7 ottobre, quando gli episodi segnalati quintuplicano nel giro di poche settimane. L’effetto-onda prosegue nel 2024, con 877 episodi, pari a un incremento del 93% anno su anno, il livello più alto mai registrato dal dopoguerra”. Sono i dati emersi dal dossier ‘Setteottobre’ che analizza l’antisemitismo in Italia dal 7 ottobre 2023 ad oggi.
“Il dato più rilevante – si spiega – è il cambiamento di scenario: la maggior parte degli episodi non avviene più solo sui social network, ma nel mondo fisico. La quota di atti ‘offline’ passa dal 36% del 2023 a circa il 45% nel 2024. Si tratta di una materializzazione dell’odio, che da retorica digitale si trasforma in azione visibile ù scritte antisemite sui muri, svastiche su negozi e scuole, minacce dirette, rifiuti di servizio in esercizi pubblici, pressioni su eventi culturali o accademici. L’antisemitismo, da discorso, diventa comportamento sociale”.
Secondo i sondaggi “3 italiani su 20 considerano giustificabili le aggressioni fisiche contro gli ebrei – un dato che non può lasciarci indifferenti”, spiega l’associazione che domani, giovedì 30 ottobre, alle 19 sarà in Piazza Santi Apostoli a Roma per manifestare “a testa alta con gli ebrei”.
L’ambasciatore di Israele presso le Nazioni Unite, Danny Danon, ha attaccato la relatrice speciale Onu sulle violazioni dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, definendola una “strega”, dopo che Albanese ha presentato all’Assemblea generale Onu un nuovo report su Gaza e Cisgiordania collegandosi in video dal Sudafrica, a causa delle sanzioni che gli Usa le hanno imposto. Danon ha definito il report di Albanese “vergognoso” e “unilaterale”. Albanese “ha preso la parola ‘genocidio’, nata dalle ceneri dell’Olocausto, e l’ha trasformata in un’arma, non per difendere le vittime della storia, ma per attaccarle”, ha dichiarato Danon durante la riunione. I rappresentanti di molti Paesi hanno condannato le sue dichiarazioni. Avvocata per i diritti umani, Albanese è una ‘relatrice speciale’, ovvero un’esperta esterna incaricata dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu di valutare la situazione dei diritti umani in un determinato luogo o ambito tematico. Israele contesta da tempo il Consiglio per i diritti umani e i suoi relatori, accusandoli di essere di parte.
A Gaza la “situazione è molto brutta”. Lo dice al Sir il parroco della parrocchia della Sacra Famiglia padre Gabriel Romanelli. Il sacerdote sottolinea poi che la popolazione “da una parte cerca di rialzarsi, di riprendersi, di tornare alle proprie case o di ritrovare spazi in cui sentirsi ancora viva, dove poter dire ‘c’è ancora speranza’. Dall’altra parte, però, gli aiuti umanitari non arrivano. È vero che nelle ultime settimane sono disponibili più prodotti, ma le persone non hanno contanti. È stata anche riaperta una banca a Gaza city, ma è senza liquidità. Tutto sembra fermo, immobile, come prima”.
“Ho avuto l’onore di partecipare all’udienza di questa mattina in commemorazione della Dichiarazione Nostra Aetate. Papa Leone XIV ha pronunciato un messaggio incoraggiante, ribadendo l’impegno per il dialogo ebraico-cattolico nello spirito della Dichiarazione e respingendo ogni forma di antisemitismo”. Così sui social l’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede Yaron Sideman.
Prima della sua partenza per Giordania, Libano e Bahrein, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha dichiarato che il Medioriente “si trova a un punto di svolta”. Dopo l’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas, ha detto il ministro, “vi è speranza per una pace duratura, sulla quale dobbiamo continuare a lavorare”. Wadephul ha definito il successo diplomatico ottenuto al Cairo “frutto di sforzi difficili e prolungati”, sottolineando che ora “tutti gli sforzi devono mirare a soddisfare le aspettative delle popolazioni della regione”. Il ministro si è detto “profondamente preoccupato” per le notizie di nuovi scontri, invitando Hamas a rispettare gli impegni presi nella prima fase dell’accordo, a deporre le armi e a restituire i resti delle vittime tra gli ostaggi. A Israele ha rivolto un appello alla moderazione militare per evitare ulteriore sofferenza. Il cosiddetto Piano in 20 punti, ha ricordato Wadephul, “indica la via per spezzare finalmente il ciclo di guerra e distruzione”. La Germania continuerà a partecipare attivamente alla sua attuazione, anche sostenendo il Centro di coordinamento civile-militare (Cmcc) guidato dagli Stati Uniti, al quale il ministero degli Esteri tedesco invierà funzionari in missione nella regione questa settimana. Durante il viaggio, Wadephul discuterà con i partner locali “come e dove la Germania potrà accompagnare e sostenere concretamente i prossimi passi”. In particolare, ha elogiato il ruolo della Giordania come “hub umanitario e mediatore costruttivo”, ricordando gli “enormi sforzi di Amman per assistere la popolazione di Gaza anche nei momenti più difficili”, e ha confermato che Berlino “continuerà a sostenere tali iniziative”. Sul Libano, il ministro ha affermato che la recente elezione di un presidente “ha posto fine alla paralisi politica di Beirut”, ma ha avvertito che “la ripresa economica richiede riforme profonde e cooperazione con il Fondo Monetario Internazionale per rilanciare il sistema finanziario”. Riguardo alla tregua tra Israele e Hezbollah, in vigore da oltre un anno, Wadephul ha ribadito che “per una pace duratura la milizia deve finalmente deporre le armi”.
Wadephul ha ricordato il contributo della Germania alla missione Onu Unifil, precisando che, poiché il mandato terminerà nel 2026, “la comunità internazionale deve usare il tempo rimasto per rafforzare la capacità del Libano di garantire la propria sicurezza”. Il ministro ha inoltre elogiato il Bahrein come “costruttore di ponti e attore costruttivo nella regione” e ha ringraziato Qatar, Arabia Saudita, Turchia e altri partner regionali per la loro mediazione nel conflitto di Gaza. “Soluzioni durature si possono ottenere solo con partner strategici locali”, ha detto Wadephul, annunciando la sua partecipazione al Manama Dialogue, importante conferenza sulla sicurezza regionale che si terrà in Bahrein.
“L’Unione europea sta monitorando attentamente gli eventi accaduti ieri a Gaza. Ribadiamo il nostro appello a tutte le parti affinché continuino a rispettare il cessate il fuoco. Esortiamo inoltre tutte le parti a impegnarsi pienamente nell’attuazione di tutte le fasi del piano per porre fine al conflitto a Gaza e ad astenersi da qualsiasi azione che possa compromettere l’accordo e la fattibilità del cessate il fuoco”. Lo dice il portavoce del Servizio dell’Azione esterna Ue Anouar El Anouni nel briefing quotidiano con la stampa. “Ribadiamo che non esiste una soluzione militare a questo conflitto e che è giunto il momento di porre fine a questo ciclo di violenza, morte e distruzione”, aggiunge.
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha firmato un’ordinanza che vieta le visite dei rappresentanti della Croce Rossa ai palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. L’annuncio è stato dato dal suo ufficio, che ha sottolineato come la decisione si sia basata “su un parere professionale dello Shin Bet, e dopo essere stato convinto che tali visite avrebbero messo in pericolo la sicurezza dello Stato“. Lo riporta Ynet. Il Ministro ha aggiunto: “I pareri presentati indicano senza ombra di dubbio che le visite danneggeranno gravemente la sicurezza dello Stato. La sicurezza dello Stato e dei nostri cittadini viene prima di tutto“.
“Questa tregua è tutto ciò che abbiamo e dobbiamo difenderla e implementarla ad ogni costo, sapendo che ci saranno giornate difficili e che un giorno si andrà avanti e un altro si andrà indietro”. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuto a SkyTg24, sulla situazione a Gaza. “Bisogna giorno dopo giorno costruire le condizioni per una pace duratura, per ripristinare condizioni di vita dignitose e ridare un futuro alla popolazione palestinese e per consentire a Israele di vivere anche lei senza la minaccia costante del terrorismo verso le sue città. Non è una cosa che si avrà in tempi rapidissimi – ha sottolineato Crosetto – noi spesso pensiamo che le crisi tra nazioni, le crisi come quella tra Israele e Palestina o come quella che c’è stata in Jugoslavia, possano curarsi con i tempi con cui si risolvono le crisi familiari o le crisi tra uomini. Non è così, ci vorranno tempi lunghissimi anche a Gaza, anche tra Israele e Palestina, quindi dobbiamo abituarci a questa prospettiva”.
Secondo la Difesa civile palestinese di Gaza, nelle ultime 12 ore gli attacchi israeliani nella Striscia di Gaza hanno ucciso almeno 100 palestinesi, tra cui 35 bambini. Lo riporta Al Jazeera.
Il bilancio dei morti a Gaza causato dagli attacchi israeliani durante la notte è salito a 81, secondo quanto riferito dai funzionari dell’ospedale. In precedenza, erano state segnalate almeno 60 persone uccise, tra cui molti bambini. Il direttore dell’ospedale Shifa, Mohammed Abu Selmia, ha affermato che l’ospedale ha ricevuto altri 21 corpi delle vittime degli attacchi, tra cui sette donne e sei bambini. Ha aggiunto che si aspetta un aumento del bilancio dei morti, poiché molti dei 45 feriti ricoverati nell’ospedale di Gaza City versano in condizioni critiche. Tra loro ci sono anche 20 bambini.
L’esercito israeliano (Idf) ha affermato di aver preso di mira oltre 30 comandanti di Hamas e di altri gruppi terroristici nella Striscia di Gaza durante gli attacchi di questa notte e di questa mattina. Lo riporta il Times of Israel.
Dopo un’ondata di attacchi aerei israeliani nella Striscia di Gaza durante la notte e questa mattina, il cessate il fuoco riprenderà alle 10 ora locale (le 9 in Italia). Lo affermano fonti militari al Times of Israel.
L’esercito israeliano (Idf) ha annunciato che il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza è nuovamente in vigore, in seguito a “una serie di attacchi significativi” che hanno preso di mira decine di obiettivi e agenti di Hamas. “In conformità con le direttive del livello politico e in seguito a una serie di attacchi in cui sono stati colpiti decine di obiettivi terroristici e terroristi, le IDF hanno iniziato a far rispettare nuovamente il cessate il fuoco dopo che Hamas lo ha violato“, ha affermato l’esercito in una dichiarazione. Lo riporta il Times of Israel. “Le IDF continueranno a rispettare l’accordo di cessate il fuoco e risponderanno con fermezza a qualsiasi violazione dello stesso”, ha aggiunto l’esercito.
Fonti mediche hanno riferito ad Al Jazeera Arabic che l’esercito israeliano ha ucciso almeno 63 persone, tra cui 24 bambini, durante gli attacchi in corso nella Striscia di Gaza. Tre persone sono state uccise in un attacco israeliano alle tende in cui si erano rifugiati i palestinesi sfollati ad al-Mawasi. Una madre e sua figlia sono state uccise in un attacco aereo israeliano su una casa nel quartiere Tal al-Hawa di Gaza City, nella Striscia settentrionale. Cinque persone sono state uccise in un attacco a un’abitazione nel campo profughi di Bureij, nella zona centrale di Gaza. Tre persone sono state uccise in un attacco a una scuola dove si erano rifugiati degli sfollati a Beit Lahiya.
Un riservista dell’esercito israeliano (Idf) è stato ucciso ieri pomeriggio in un attacco condotto da “terroristi palestinesi” contro le truppe di stanza nella zona di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. Lo ha annunciato l’esercito, come riporta il Times of Israel. La vittima è il sergente maggiore Yonah Efraim Feldbaum, 37 anni, addetto alla manutenzione di macchinari pesanti, originario dell’insediamento di Neria in Cisgiordania. Secondo un’indagine iniziale dell’Idf, militanti di Hamas hanno usato lanciarazzi e sparato con i cecchini contro le forze che operavano nel quartiere Jenina di Rafah. L’area si trova sul lato orientale della Linea Gialla, sotto il controllo israeliano secondo l’accordo di cessate il fuoco. Hamas ha negato ogni coinvolgimento nella morte di Feldbaum.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha difeso gli attacchi di Israele a Gaza, affermando che erano giustificati poiché, a suo avviso, “hanno ucciso un soldato israeliano“, senza fare il nome di Hamas. “Quando succede una cosa del genere, è giusto reagire”, ha detto a bordo dell’Air Force One in viaggio verso la Corea del Sud. “Niente metterà a repentaglio” il cessate il fuoco, ha aggiunto, ripetendo le minacce che Hamas sarebbe stato “eliminato”. “Hamas è una parte molto piccola della pace complessiva in Medio Oriente”, ha sottolineato ancora, “lancia missili da decenni, giusto?”.

