Sono iniziati i negoziati (indiretti) a Sharm El Sheikh tra Israele e Hamas. Al centro dei colloqui in Egitto c’è il piano di pace proposto da Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha assicurato che il gruppo palestinese “sta acconsentendo a cose molto importanti” e che il leader di Tel Aviv Benjamin Netanyahu “è molto positivo sull’accordo per Gaza“. Anche Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha definito la proposta americana come “un’opportunità che deve essere colta”.
“I nostri nemici assetati di sangue ci hanno colpito duramente, ma non ci hanno spezzato. Hanno presto scoperto l’immensa forza del popolo di Israele”. Lo afferma il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in occasione del secondo anniversario dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 contro il sud di Israele, come riporta il Times of Israel. Netanyahu promette di “continuare ad agire in ogni modo per riportare a casa tutti gli ostaggi, sia quelli vivi che quelli uccisi”. Netanyahu afferma inoltre che Israele ha “spezzato l’asse iraniano, insieme abbiamo cambiato il volto del Medio Oriente, insieme garantiremo l’eternità di Israele. Continueremo ad agire per raggiungere tutti gli obiettivi della guerra, il ritorno di tutti i nostri ostaggi, l’eliminazione del dominio di Hamas e la garanzia che Gaza non rappresenterà mai più una minaccia per Israele”.
Tensioni alla manifestazione degli antagonisti nell’anniversario del 7 ottobre a piazza Maggiore e piazza del Nettuno a Bologna, presidiata dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa con il dispiegamento di blindati. Quando i manifestanti hanno cercato di muoversi in corteo, superando i cordoni, la polizia ha risposto usando gli idranti per respingerli. Il corteo si è comunque mosso verso via Rizzoli e successivamente verso strada Maggiore.
“Ci sono progressi nei negoziati a Sharm El-Sheikh”. Lo riferisce l’ufficio del Primo Ministro Benjamin Netanyahu al Times of Israel, aggiungendo che c’è “ottimismo, ma molta cautela”. “Hamas può aggiungere ostacoli in qualsiasi momento e andarsene”, avverte il funzionario dell’ufficio del Primo Ministro. Il ministro degli Affari strategici Ron Dermer partirà domani per i colloqui, aggiunge il funzionario.
“Siamo venuti a Sharm el-Sheikh per condurre negoziati responsabili e seri al fine di fermare la guerra contro il nostro popolo a Gaza. Portiamo con noi gli obiettivi e le aspirazioni del nostro popolo alla stabilità, alla sovranità e all’autodeterminazione”. Lo ha detto il capo della delegazione negoziale di Hamas, Khalil al-Hayya, parlando a ‘Cairo News’. “Apprezziamo gli sforzi compiuti dai paesi islamici e arabi e dal presidente Trump per porre fine alla guerra una volta per tutte. Affermiamo la nostra disponibilità a porre fine alla guerra in modo responsabile, ma Israele continua a uccidere e annientare”, ha aggiunto, osservando che “l’occupazione israeliana non ha mantenuto le sue promesse nel corso della storia. Siamo venuti con l’obiettivo diretto di porre fine alla guerra, scambiare prigionieri e rilasciare i detenuti israeliani”.
Hamas “non si fida dell’occupazione, nemmeno per un secondo”. Lo ha affermato il capo della delegazione negoziale di Hamas, Khalil al-Hayya, secondo quanto riportato dal media statale egiziano Al-Qahera News. “Pertanto, vogliamo garanzie concrete”, ha aggiunto al-Hayya, accusando Israele di aver violato due cessate il fuoco nella guerra a Gaza. “Nel corso della storia, l’occupazione israeliana non ha mai mantenuto le sue promesse e lo abbiamo sperimentato due volte in questa guerra”.
“Io, il ministro Crosetto, il ministro Tajani, e credo l’amministratore delegato di Leonardo Roberto Cingolani, siamo stati denunciati alla Corte penale internazionale per concorso in genocidio. Ora io credo che non esista un altro caso al mondo e nella storia di una denuncia del genere”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della puntata di ‘Porta a Porta’ che andrà in onda questa sera su Rai1.
“Sulle navi della Flotilla c’erano, da quello che abbiamo ricostruito, circa 40 tonnellate d’aiuti. Ora, il governo italiano ha consegnato 2300 tonnellate d’aiuti. 40 tonnellate d’aiuti le nostre istituzioni le consegnano in una mattinata con due aerei. Quindi non serve rischiare, non serve mettersi in pericolo, non serve creare problemi alla propria nazione e non serve magari rischiare di dare un alibi a quelli che la pace dovessero non volerla”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della puntata di ‘Cinque Minuti’ che andrà in onda questa sera su Rai1.
“Io penso che la proposta di piano di pace apra più di uno spiraglio, è una proposta molto articolata, è un piano su cui c’è stata una convergenza totale. Chiaramente è un percorso molto fragile, bisogna lavorarci insieme con forza. L’Italia c’è perché a questo ci siamo dedicati mentre qualcuno sventolava bandiere”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della puntata di ‘Cinque Minuti’ che andrà in onda questa sera su Rai1.
I negoziati in corso sono “seri” e “c’è una possibilità di pace in Medio Oriente, anche oltre la situazione a Gaza”. Lo ha detto Donald Trump, ricevendo nello Studio Ovale il premier canadese Mark Carney. “Ogni Paese nel mondo sostiene il piano, c’è una reale possibilità di fare qualcosa“, ha aggiunto il presidente Usa.
Un alto funzionario egiziano coinvolto nei colloqui sul cessate il fuoco in corso a Sharm el-Sheikh, in Egitto, ha affermato che Hamas ha chiesto garanzie che Israele non tornerà in guerra dopo il rilascio dei restanti 48 ostaggi che furono sequestrati nell’attacco del 7 ottobre 2023, 20 dei quali Israele ritiene siano ancora vivi. Il funzionario ha parlato in condizione di mantenere l’anonimato.
Alti funzionari provenienti da Stati Uniti, Qatar e Turchia continuano ad arrivare a Sharm el-Sheikh per partecipare ai negoziati, ha aggiunto il funzionario egiziano. Secondo il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty, i membri della delegazione Usa si uniranno ai colloqui domani. Il piano di Trump prevede un ritiro delle truppe israeliane da Gaza dopo il disarmo di Hamas e l’istituzione di una forza di sicurezza internazionale. Il territorio sarebbe posto sotto il controllo internazionale, con Trump e l’ex primo ministro britannico Tony Blair a supervisionarlo. In una dichiarazione rilasciata oggi, Hamas ha ribadito le sue richieste di lunga data per un cessate il fuoco duraturo e il ritiro completo di Israele da Gaza, ma non ha fatto alcun riferimento al disarmo.
Il viaggio in Turchia è “per i 1700 anni di Nicea, è un viaggio che Papa Francesco voleva fare ed è un momento di autentica unità per la fede” mentre la tappa in Libano darà “la possibilità di annunciare di nuovo il messaggio di pace in Medioriente in un Paese che ha sofferto tanto”. Così Papa Leone XIV rispondendo ai giornalisti prima di lasciare Castel Gandolfo e fare rientro in Vaticano dopo l’annuncio ufficiale del suo primo viaggio apostolico ricordando che “anche Papa Francesco voleva andare” in Libano.
“Bisogna rifiutare l’odio nel mondo. Gli atti di antisemitismo sono preoccupanti, bisogna sempre annunciare pace e rispetto per la dignità delle persone. Abbiamo chiesto di pregare per la pace, promuoveremo sempre il dialogo”. Così Papa Leone XIV rispondendo ai giornalisti prima di lasciare Castel Gandolfo e fare rientro in Vaticano.
“Preferisco non commentare, il cardinale ha espresso molto bene l’opinione della Santa Sede in questo senso”. Così Papa Leone XIV rispondendo ai giornalisti prima di lasciare Castel Gandolfo e fare rientro in Vaticano in merito alla dichiarazione dell’ambasciata d’Israele presso la Santa Sede dopo l’intervista al Segretario di Stato, card. Pietro Parolin.
“Il fatto che Hamas abbia accettato il piano di pace del presidente Trump è una grande sconfitta per il regime iraniano, che in ogni modo ha cercato e cercherà ancora di rovesciare il tavolo delle trattative per arrivare a una pace equa e duratura tra Palestina e Israele per la costituzione di due Stati. Per arrivare alla pace in Medioriente va schiacciata prima la testa del serpente a Teheran e va sottolineato che finché è viva ostacolerà e cercherà di evitare una pace pur minima”. Così a LaPresse Davood Karimi, presidente dell’Associazione rifugiati politici iraniani in Italia. “Il ritorno dello snapback (il meccanismo che consente di reintrodurre rapidamente le sanzioni Onu contro l’Iran, ndr) ha contribuito a tale percorso, perché Hamas ha capito che il suo principale sponsor non sarà più capace di sostenerlo finanziariamente. Per quanto riguarda il regime iraniano ben vengano le sanzioni internazionali, ma tocca al popolo iraniano di rovesciare il regime degli ayatollah. E lo farà prima o poi anche senza supporto internazionale. Basta che la comunità internazionale riconosca la legittimità della resistenza iraniana e non metta i bastoni lungo questo doloroso percorso durato 46 anni, senza i quali il regime di Teheran sarebbe caduto prima del 2000“, aggiunge Karimi, che definisce la possibilità ventilata dal presidente Usa Donald Trump che l’Iran faccia parte in futuro degli Accordi di Abramo “un miraggio. Con gli ayatollah al potere non ci sarà mai un ritorno nella comunità internazionale, figuriamoci negli Accordi di Abramo, che fin dall’inizio ha cercato di ostacolare con le minacce e azioni terroristiche“.
Tre droni lanciati dagli Houthi nello Yemen sono stati abbattuti dalle difese aeree israeliane sopra la città più al sud di Israele, Eilat. Lo afferma l’esercito. Non si segnalano danni o feriti.
Hamas ha accettato di consegnare le armi a un’autorità egiziano-palestinese durante i negoziati indiretti che il movimento sta conducendo con Israele nella città egiziana di Sharm el-Sheikh. Lo riporta Sky News Arabia, citando una fonte palestinese, secondo cui l’organizzazione ha anche accettato di consentire a tutti i suoi leader di lasciare Gaza e ha chiesto agli Usa garanzie che non sarebbero stati perseguitati.
Inoltre, afferma la fonte, Hamas “rifiuta la presenza dell’ex primo ministro britannico Tony Blair come governatore di Gaza”, ma “accetta che svolga un ruolo di supervisione a distanza”. L’organizzazione ha inoltre respinto “categoricamente” la consegna della Striscia di Gaza a un comitato di transizione internazionale, in conformità con il piano Trump. La fonte ha aggiunto che Hamas ha chiesto un cessate il fuoco nello spazio aereo israeliano sopra Gaza, per poter recuperare gli ostaggi entro una settimana.
Nei colloqui indiretti Israele-Hamas di lunedì a Sharm el-Sheikh, in Egitto, le parti si sono accordate sulla maggior parte dei termini relativi alla prima fase del piano di Donald Trump, compresi il rilascio degli ostaggi e l’istituzione di un cessate il fuoco. Lo riferisce un funzionario egiziano coperto dall’anonimato.
Il piano ha ricevuto un ampio sostegno internazionale e Trump ha dichiarato lunedì ai giornalisti che ritiene ci siano “ottime possibilità” di raggiungere un “accordo duraturo”. “Questo va oltre Gaza”, ha affermato, “Gaza è importante, ma qui si tratta davvero della pace in Medioriente”. Rimangono tuttavia molte incertezze, tra cui la richiesta di disarmo di Hamas e il futuro governo di Gaza.
Secondo giorno di colloqui indiretti fra Israele e Hamas a Sharm el-Sheikh, in Egitto, per discutere del piano di pace presentato dal presidente Usa Donald Trump. Questa seconda giornata coincide con il secondo anniversario dell’attacco a sorpresa di Hamas contro il sud Israele del 7 ottobre del 2023, che diede il via alla guerra.
Sul rientro a casa degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas “dobbiamo avere speranza”. Così a LaPresse Yuval Danzig, figlio dell’ostaggio Alex Danzig, deceduto mentre si trovava prigioniero nella Striscia di Gaza. “Credo che ciò potesse avvenire prima ma, a causa delle visioni politiche nel mondo e anche qui in Israele, non è accaduto – aggiunge -. Mi auguro che questa sia la volta buona, ma abbiamo già vissuto questa situazione in passato (con le due tregue precedenti, ndr) quindi occorre essere realisti”.
Danzig spiega poi che la sua paura più grande è relativa al fatto che non tutti riescano a tornare in patria. “Hamas – afferma – potrebbe dire che qualcuno non è stato trovato e questo all’interno dei colloqui in corso potrebbe essere accettato dai mediatori americani come un fatto realistico, vista la necessità di far terminare la guerra. Quindi qualcuno di loro potrebbe restare ancora a Gaza”. “Per questo – conclude – è importante far sentire la nostra voce”.
“Gli ultimi attacchi di Israele contro il Qatar dimostrano che la più grande minaccia alla stabilità della nostra regione proviene dall’attuale amministrazione di questo Paese”. Lo ha dichiarato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, durante il suo intervento al vertice dei capi di Stato dell’Organizzazione degli Stati Turchi a Gabala, in Azerbaigian. Lo riporta Anadolu.
“La recente intervista con il cardinale Parolin, anche se sicuramente ben intenzionata, rischia di minare gli sforzi per porre fine alla guerra a Gaza e contrastare il crescente antisemitismo. Si concentra sulla critica a Israele, trascurando il continuo rifiuto di Hamas di rilasciare ostaggi o di fermare la violenza. La cosa più preoccupante è l’uso problematico dell’equivalenza morale a cui non appartiene”.
“Ad esempio, l’applicazione del termine ‘massacro’ sia all’attacco genocida di Hamas del 7 ottobre che al legittimo diritto di Israele all’autodifesa. Non c’è equivalenza morale tra uno Stato democratico che protegge i suoi cittadini e un’organizzazione terroristica intenzionata a ucciderli. Ci auguriamo che le dichiarazioni future riflettano questa importante distinzione”. Lo si legge in un comunicato dell’Ambasciata Israeliana presso la Santa Sede in merito all’intervista rilasciata ieri a L’Osservatore Romano dal Segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Pietro Parolin.
Il 7 ottobre “è una giornata che preoccupa. Sono state annunciate iniziative. Poi confido sempre che possa prevalere il buonsenso e confido soprattutto nell’attività anche preventiva che riescono a fare le forze dell’ordine, perchè non va macchiata la ricorrenza di una grande tragedia”. Così il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a margine della cerimonia per il giuramento degli allievi dei Vigili del fuoco a Capanelle.
“Il 7 ottobre di due anni fa: è questo il giorno del terrore, le ore nelle quali Hamas ha scatenato un attacco terroristico barbaro contro Israele, ha massacrato civili innocenti, bambini, donne, uomini. Un giorno di sangue e di dolore che ha segnato la coscienza del mondo. E oggi c’è chi osa definire quel massacro una ‘giornata della resistenza palestinese’. Ecco questa è una vergogna. Èun insulto alle vittime, un’offesa alla verità, una provocazione indegna che oltraggia i valori della civiltà”. Lo dichiara il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo.
“Non c’è nulla da celebrare nella violenza. Non c’è resistenza nella crudeltà, non c’è giustizia nell’assassinio, non c’è libertà nell’odio. Chi giustifica o minimizza quella violenza si rende complice di un messaggio pericoloso, che alimenta un antisemitismo crescente e inaccettabile. Il 7 ottobre deve essere ricordato solo per ciò che è stato: una ferita nella storia dell’umanità. E chi crede davvero nella libertà, nella democrazia, nella pace, ha il dovere di dirlo ad alta voce. L’orrore non si celebra. Si condanna. Sempre”, aggiunge Zangrillo.
L’inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff, e il genero del presidente Usa, Jared Kushner, sono arrivati in Egitto e dovrebbero partecipare oggi alla ripresa dei colloqui sul futuro di Gaza. Lo riferiscono i media egiziani, citati da Ynet.
Almeno otto palestinesi sono morti nei raid israeliani a Gaza dall’alba. Lo hanno riferito fonti ospedaliere ad Al Jazeera.
L’agenzia di stampa statale giordana ha riferito che 131 attivisti della Global Sumud Flotilla sono stati espulsi da Israele in Giordania attraverso il ponte di Allenby. Il ministero degli Esteri giordano, citato da Al Jazeera, ha affermato che gli attivisti arrivati nel Paese provengono da Bahrein, Tunisia, Algeria, Oman, Kuwait, Libia, Pakistan, Turchia, Argentina, Australia, Brasile, Colombia, Repubblica Ceca, Giappone, Messico, Nuova Zelanda, Serbia, Sudafrica, Svizzera, Regno Unito, Stati Uniti e Uruguay.
L’agenzia di stampa statale Petra ha affermato che il ministero, in collaborazione con le autorità giordane competenti, ha facilitato l’attraversamento del confine da parte degli attivisti e ha fornito loro l’assistenza necessaria.
“Salvare vite e restituire dignità, offrendo ai civili un momento di tregua per cominciare a guarire dalle ferite degli ultimi due anni, deve essere una priorità. Il Cicr resta pronto a facilitare qualsiasi operazione di rilascio o trasferimento concordata dalle parti, come fa dall’ottobre 2023. Siamo pronti a farlo di nuovo per riunire le famiglie o permettere una sepoltura dignitosa dei resti umani”. Lo ha dichiarato a LaPresse Sarah Davies, portavoce del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr), in occasione dell’anniversario del 7 ottobre 2023.
“Il Cicr – ha aggiunto – è inoltre pronto a intensificare le proprie attività umanitarie nella Striscia di Gaza non appena le condizioni concordate tra le parti lo permetteranno”.
“Negli ultimi due anni, i civili di questo conflitto hanno vissuto tra dolore, perdita e paura. A Gaza la popolazione ha dovuto affrontare morte, ferimenti, sfollamenti ripetuti e una negazione della dignità su scala devastante. L’impatto cumulativo di 24 mesi di ostilità intense ha reso la situazione umanitaria insostenibile”. Lo ha dichiarato a LaPresse Sarah Davies, portavoce del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr), in occasione dell’anniversario del 7 ottobre 2023.
“Le persone sono esauste dal continuo sforzo di sopravvivere in mezzo ai combattimenti, con accesso limitato ai servizi essenziali e un costante senso di paura. Le famiglie degli ostaggi vivono un incubo: bambini, coniugi, fratelli, sorelle e genitori attendono ogni giorno la liberazione dei propri cari o almeno notizie sul loro destino. In Israele molte persone piangono ancora i propri cari uccisi e le comunità cercano di ricostruire le proprie vite dopo gli attacchi del 7 ottobre”, ha proseguito, “è necessaria un’azione politica: i precedenti cessate il fuoco dimostrano che possono salvare vite. Il Cicr rinnova con urgenza il proprio appello a una cessazione delle ostilità per porre fine alle sofferenze atroci della popolazione civile”.
“Siamo vicini alla fine della guerra”. Lo ha dichiarato, in occasione del secondo anniversario dell’attacco del 7 ottobre, il primo ministro Benjamin Netanyahu in un’intervista al podcast dell’opinionista statunitense Ben Shapiro, citata dai media israeliani. “Ciò che è iniziato a Gaza finirà a Gaza, con il rilascio dei nostri ostaggi e la fine del governo di Hamas”, ha spiegato. Netanyahu ha aperto l’intervista ricordando il 7 ottobre come “l’evento più orribile che il popolo ebraico abbia conosciuto dall’Olocausto”, affermando che “tutti pensavano che Israele fosse finito, ma due anni dopo abbiamo distrutto l’asse iraniano e le sue diramazioni”.
“Hamas non è ancora stata distrutta, ma ci arriveremo”, ha proseguito, aggiungendo che anche Hezbollah, la Siria e gli Houthi hanno subito pesanti colpi. “Da quel giorno Israele è emerso come lo stato più forte della regione, ma restano ancora delle missioni per completare la vittoria”.
“Vogliamo rivedere i nostri ostaggi a casa, e ci siamo vicini, anche se non ci siamo ancora riusciti. Allo stesso tempo, possiamo guardare indietro e riconoscere un fatto sorprendente: dalla disperazione più profonda ci siamo rialzati e siamo tornati a essere la potenza dominante in Medioriente, forse più forti che mai. E questo è qualcosa per cui possiamo davvero essere grati”, ha concluso Netanyahu.
“Il 7 ottobre del 2023 rimane e rimarrà nelle coscienze come una pagina turpe della storia: un vile attacco terroristico che avvenne contro inermi cittadini israeliani, recando grave danno alla causa della pace e della reciproca sicurezza in Palestina. Una ferita che ha colpito ogni popolo”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
“L’uccisione e le violenze contro centinaia di ragazze e ragazzi che ascoltavano musica in un rave, quelle, nelle loro abitazioni, contro persone inermi di ogni età, dall’infanzia alla vecchiaia, richiamano al dovere di una condanna perenne, rifiutando un accomodante e cinico modo di pensare che rimuova l’infamia di quella giornata”, aggiunge il Capo dello Stato.
“A due anni dal 7 ottobre 2023 desidero rinnovare la vicinanza al popolo di Israele e ai familiari delle vittime e delle persone rapite, che vanno immediatamente liberate, nell’auspicio che i tentativi di porre fine a questa inaudita ondata di violenza abbiano al più presto esito positivo”, conclude.
“In vista dei Giochi di Milano-Cortina abbiamo presentato alle Nazioni Unite un progetto di risoluzione per chiedere una tregua olimpica per tutti i conflitti nel mondo, dall’Ucraina al Medioriente”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani aprendo la XII edizione della Conferenza Italia-America Latina e Caraibi.
Un bambino è morto e molti palestinesi sono rimasti feriti in un attacco israeliano a Khan Younis. Lo riporta Al Jazeera, citando funzionari dell’ospedale al-Amal.
“La violenza di Hamas ha scatenato una crisi senza precedenti in Medio Oriente. La reazione militare di Israele è andata oltre ogni principio di proporzionalità, e sta mietendo troppe vittime innocenti tra la popolazione civile di Gaza”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in occasione del secondo anniversario dal 7 ottobre 2023.
“Sono trascorsi due anni dall’ignominia del massacro compiuto dai terroristi di Hamas contro migliaia di civili inermi e innocenti israeliani, donne e bambini compresi. Crimini indicibili che fanno del 7 ottobre una delle pagine più buie della storia. Oggi rinnoviamo la vicinanza ai familiari delle vittime e torniamo a chiedere la liberazione degli ostaggi, che ancora oggi attendono di tornare a casa dopo due anni di prigionia, vessazioni, sofferenze”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in occasione del secondo anniversario dal 7 ottobre 2023.
“Il Piano di pace presentato dal presidente Trump – che ha incontrato il convinto sostegno non soltanto delle Nazione europee, ma anche dei Paesi arabi e islamici – offre una opportunità che non deve andare sprecata, per giungere a una cessazione permanente delle ostilità, riportare a casa gli ostaggi ancora nelle mani di Hamas e avviare un processo verso un quadro di pace e di sicurezza in tutto il Medioriente”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in occasione del secondo anniversario dal 7 ottobre 2023.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump accoglierà alla Casa Bianca oggi, nel secondo anniversario dell’attacco di Hamas del 7 ottobre, l’ostaggio liberato Edan Alexander. Lo riferiscono i media. Il soldato americano-israeliano fu rapito a Gaza durante l’invasione del sud di Israele guidata da Hamas. Alexander fu liberato a maggio.
In Israele si terranno oggi cerimonie per ricordare il secondo anniversario dell’attacco sferrato da Hamas il 7 ottobre, che quest’anno coincide con la festa ebraica di Sukkot. La giornata è iniziata con una cerimonia al Kibbutz Kfar Aza, i cui membri stanno ancora aspettando il ritorno di Ziv e Gali Berman, presi in ostaggio e trattenuti a Gaza.
Alle 11, decine di famiglie in lutto, i cui cari sono stati uccisi al festival Nova, terranno una cerimonia nel luogo del rave. Il kibbutz Nir Oz, la comunità più colpita quel giorno, terrà una cerimonia alle 18. Alle 21:30 è in programma la cerimonia commemorativa delle famiglie in lutto al Parco Hayarkon di Tel Aviv, che verrà trasmessa in televisione.
La pace a Gaza “è ancora legata a un filo, ma che se si realizzasse sarebbe davvero una svolta storica”. Lo scrive il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in un intervento pubblicato sul Foglio, in occasione del secondo anniversario del 7 ottobre 2023.
Tajani parla di “ferocia” scatenata dall’attacco al Nova Festival, il 7 ottobre del 2023, “una strage di ebrei innocenti ad opera non di un singolo o di un piccolo gruppo di terroristi, ma di centinaia o forse migliaia di persone, inquadrate in modo militare, ma animate da una ferocia che non appartiene ai professionisti del combattimento”.
“Una ferocia che si è rivolta, con macabra ironia, proprio verso coloro, fra i cittadini di Israele, che erano animati da sentimenti più pacifici verso gli abitanti di Gaza. Gli abitanti dei Kibbutz di confine erano dei pacifisti impegnati in progetti di collaborazione umanitaria e di convivenza cordiale con i loro vicini gazawi. Il Nova festival, con i ragazzi aggrediti e massacrati mentre ballavano, era un raduno pacifista”.
Tajani riconosce il diritto di Israele a reagire, ma evidenzia che “il problema è che la reazione di Israele ha provocato altri lutti, altre tragedie, un altro massacro di innocenti uccisi, in un numero difficile da definire, ma certamente molto alto, troppo alto. A Israele va dato atto di essere anche in questo ben diversa da Hamas, di non aver cercato intenzionalmente il massacro di civili”.
“Ma Israele ha decisamente passato il segno. Ha deciso di fare quello che noi e tanti altri avevamo chiesto di non fare. Ha deciso di combattere una guerra giusta con modalità sbagliate e di far pagare un alto, altissimo prezzo alla popolazione di Gaza”, scrive.
La pace nella Striscia “non significherebbe soltanto la fine dei combattimenti, la liberazione degli ostaggi e la possibilità di soccorrere più efficacemente i civili di Gaza: aprirebbe la strada a un ribaltamento del futuro nell’intero Medioriente. Creerebbe le condizioni per dare vita in prospettiva ad uno Stato palestinese libero da Hamas e finalmente privo di pulsioni aggressive verso Israele, che l’Italia sarebbe quindi pronta a riconoscere”.
La pace “consentirebbe di dare concretezza, attraverso un Medio Oriente pacificato, al corridoio Imec, ovvero la ‘via del cotone’ che collegherebbe in modo sicuro ed efficace l’India (e attraverso l’India l’Estremo Oriente) al Mediterraneo, con effetti straordinari sul piano dei commerci” e “se tutto questo accadesse, bisognerebbe dare atto al Presidente Trump di avere realizzato un capolavoro diplomatico”.
Le forze di difesa israeliane affermano di aver individuato un missile lanciato da Gaza verso il territorio israeliano. Al momento, riferisce l’Idf, non si segnalano feriti.
“Nulla da fare. Anche questa tornata di negoziati tra Israele e Hamas è destinata al fallimento. Le posizioni di partenza restano troppo lontane per poter trovare un compromesso”. Lo dice in una intervista al Corriere della Sera lo storico Benny Morris, tra i massimi esperti della storia del conflitto arabo-israeliano.
“Il piano Trump disegna alcune soluzioni ideali in un mondo che dovrebbe essere altrettanto ideale. Offre i fondamentali della speranza: prospetta la nascita di uno Stato palestinese; impone il disarmo di Hamas; parla del ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza e di una buona amministrazione di tecnici che alla fine sarà controllata da un’Autorità Palestinese riformata – afferma – Ci sono almeno due problemi principali. Hamas non accetterà mai di cedere le armi. Se si arrende, non potrà più combattere contro Israele e neppure difendersi dai suoi nemici sia interni sia esterni al mondo palestinese”.
“A ciò si aggiunge il fatto che Netanyahu e il suo governo restano contrari allo Stato palestinese, ecco perché marginalizzano l’autorità di Abu Mazen e dei suoi in Cisgiordania. L’attuale amministrazione israeliana resta decisa ad annettere tutti i territori occupati nel 1967. Trump mette in dubbio i loro disegni e dunque verrà rifiutato”, sottolinea, evidenziando che, dal suo punto di vista i colloqui di Sharm el Sheikh “resteranno lettera morta”.
I primi colloqui tra i mediatori e Hamas si sono conclusi a Sharm el-Sheikh. Lo riporta Al Jazeera, riferendo che “l’incontro dei mediatori con la delegazione di Hamas è stato positivo” e ha “definito la tabella di marcia e i meccanismi per l’attuale ciclo di colloqui”. La delegazione di Hamas, che comprendeva due membri sopravvissuti al tentato assassinio a Doha, Khalil al-Hayya e Zaher Jabarin, ha assicurato ai mediatori che “il continuo bombardamento di Gaza rappresenta un ostacolo al rilascio dei prigionieri”.
“Ponete fine alle ostilità a Gaza, in Israele e nella regione. Smettete di far pagare ai civili con le loro vite e il loro futuro. Dopo due anni di traumi, dobbiamo scegliere la speranza. Adesso. La recente proposta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump rappresenta un’opportunità che deve essere colta per porre fine a questo tragico conflitto”. Lo scrive il segretario generale dell’Onu, António Guterres, in un messaggio in occasione del secondo anniversario dell’attacco del 7 ottobre 2023.
“Un cessate il fuoco permanente e un processo politico credibile sono essenziali per prevenire ulteriori spargimenti di sangue e aprire la strada alla pace. Il diritto internazionale deve essere rispettato. Le Nazioni Unite rimangono fermamente impegnate a sostenere la pace. In questo solenne anniversario, onoriamo la memoria di tutte le vittime lavorando per l’unica via da seguire: una pace giusta e duratura, in cui israeliani, palestinesi e tutti i popoli della regione vivano fianco a fianco in sicurezza, dignità e rispetto reciproco”, ha aggiunto.

