Dazi, l’accordo Ue-Usa fa discutere. Discrepanze con la Casa Bianca

Dazi, l’accordo Ue-Usa fa discutere. Discrepanze con la Casa Bianca
Donald Trump e Ursula von der Leyen si stringono la mano dopo l’accordo sui dazi (foto AP/Jacquelyn Martin)

Continua a far discutere l’intesa Ue-Usa sui dazi, mentre restano da chiarire contorni e dettagli. Quello raggiunto in Scozia da Donald Trump e Ursula von der Leyen, spiega la Commissione europea, è “un accordo politico che ripristina stabilità e prevedibilità per cittadini e imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico”. Per questo motivo, non è “giuridicamente vincolante”, ma fissa dei parametri e apre la strada a ulteriori negoziati che ne permetteranno la piena attuazione.

Si attende la dichiarazione congiunta

Presto – probabilmente entro il 1° agosto, giorno in cui il 15% entrerà in vigore – arriverà una dichiarazione congiunta, documento, anche in questo caso, non vincolante ma che vale come tabella di marcia. Insomma, una piattaforma sulla quale il commercio transatlantico può crescere e svilupparsi. Per il vincolo legale, l’accordo deve assumere una forma che, lato Ue, spiegano alcuni funzionari, può avvenire attraverso strumenti autonomi, come regolamenti o atti esecutivi, oppure tramite un accordo internazionale bilaterale, che richiederebbe però molto più tempo. Lato Usa, invece, è probabile che assuma i contorni degli ordini esecutivi.

Bruxelles rivendica il risultato

In ogni caso, Bruxelles torna a sottolineare l’importanza del risultato ottenuto: “Qualche settimana fa parlavamo di un dazio generalizzato del 30%” e “la richiesta è stata avanzata da Donald Trump anche all’incontro con von der Leyen. Alla fine abbiamo raggiunto un tetto generalizzato e onnicomprensivo del 15%. Non è il risultato perfetto per l’Ue, né lo è per gli Stati Uniti ma offre una piattaforma per andare avanti, per lasciarci alle spalle questa saga”, rimarca il portavoce per il Commercio, Olof Gill.

I nodi su farmaci, digitale e acciaio

In attesa della dichiarazione congiunta, diversi nodi restano da risolvere, vista anche la discrepanza emersa tra i documenti pubblicati da Casa Bianca e Commissione europea, tra cui quello sui farmaci, il digitale e l’acciaio. Mentre dall’altra sponda dell’Atlantico il messaggio è che in questo settore i dazi rimarranno invariati, l’Esecutivo Ue conferma l’istituzione di un sistema di quote basate sui volumi commerciali storici. Questo è uno dei temi sui quali “le discussioni sono in corso, ma l’impegno a farlo è la cosa importante”, riferisce Gill.

La preoccupazione dell’Ue per il settore siderurgico

Intanto, sale la preoccupazione per uno dei settori chiave per l’economia europea, con 11 Stati membri, tra cui l’Italia, che in un non paper chiedono misure di protezione commerciale il prima possibile contro gli effetti dannosi delle sovracapacità siderurgiche. Sui farmaci “la cosa importante da tenere a mente è che la dichiarazione congiunta è in arrivo” ma “abbiamo capito dalle discussioni con i nostri partner americani, che il tetto tariffario generalizzato del 15% entrerà in vigore solo al momento in cui saranno resi noti i risultati dell’indagine sulla Sezione 232, che prevediamo anch’essi molto presto”, sottolinea Gill. Stesso discorso vale per i semiconduttori. La Ue ci tiene poi a sgomberare il campo sul digitale sul quale la regolamentazione è autonoma: “La dichiarazione della Casa Bianca – chiarisce – afferma che abbiamo confermato che non adotteremo né manterremo tariffe di utilizzo della rete e che manterremo zero dazi doganali sulle trasmissioni elettroniche è corretta, ma ciò non interferisce con le nostre regole o il nostro spazio normativo, e questo vale anche per gli standard alimentari e sui prodotti fitosanitari”.

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