L’inizio del caldo estivo aggiunge un “nuovo livello di sofferenza a una lotta quotidiana già disperata per sopravvivere nella Striscia di Gaza, devastata dalla guerra“. Lo riportano alcuni testimoni palestinesi dalla Striscia di Gaza, intervistati dall’Associated Press. Con temperature medie di 30 gradi Celsius, l’umidità è insopportabile e rovente. “Non c’è elettricità, non c’è niente,” racconta con il volto imperlato di sudore una donna con sette figli.
A Gaza manca anche l’acqua: è dunque sempre più difficile idratarsi. La carenza d’acqua, le reti fognarie distrutte e gli spazi abitativi sempre più ridotti rischiano di favorire la diffusione di malattie nelle comunità, come da tempo avvertono le organizzazioni umanitarie. Questa estate torrida coincide con una grave mancanza di acqua potabile per la maggior parte della popolazione di Gaza, costretta a vivere in tendopoli.
Molti palestinesi nell’enclave assediata devono percorrere lunghe distanze per raccogliere acqua e razionare ogni goccia per l’uso quotidiano, riducendo la possibilità di lavarsi o rinfrescarsi. Secondo un recente rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), solo il 40% degli impianti per la produzione di acqua potabile è attualmente funzionante nella Striscia di Gaza. Tutti sono a rischio imminente di collasso a causa della carenza di carburante provocata dal blocco imposto da Israele. Fino al 93% delle famiglie affronta gravi carenze idriche, secondo il rapporto di giugno. Le carenze di carburante hanno inoltre fermato diversi pozzi e costretto gli impianti di desalinizzazione a lavorare a capacità ridotta, riducendo ulteriormente la disponibilità complessiva di acqua. Secondo un recente allarme di UNICEF, se le forniture di carburante non saranno consentite, i bambini inizieranno a morire di sete.
