Luis Moreno Ocampo: "Il primo ministro israeliano non gode dell'immunità"
“Il caso della Cpi contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu e contro l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant è chiaro e incontrovertibile”, ed è basato “sul blocco delle consegne di cibo e acqua” alla popolazione di Gaza, un evento che “tutto il mondo sa che si è verificato e di cui il presidente Usa Joe Biden è stato un testimone diretto, avendo pregato per un anno il leader israeliano di far passare” gli aiuti umanitari. Lo ha detto in un’intervista a LaPresse l’ex e primo procuratore capo della Corte penale internazionale Luis Moreno Ocampo, rispetto al mandato d’arresto emesso dalla Cpi contro il premier israeliano e contro l’ex ministro, per crimini contro l’umanità e crimini di guerra, a seguito della richiesta avanzata dall’attuale procuratore capo, Karim Ahmad Khan.
“Netanyahu non gode di immunità”
L’ex procuratore ha spiegato che, contrariamente a quanto affermato da alcuni Stati come la Francia, “Netanyahu non gode dell’immunità” nei Paesi che riconoscono la giurisdizione della Corte penale internazionale, e che pertanto “non ci sono dubbi” sul fatto che “i mandati d’arresto debbano essere applicati”. Secondo Moreno Ocampo, quello dell’immunità è un “argomento retorico” sollevato dai Paesi europei, che viene usato come strumento nei negoziati con il premier israeliano. Il procuratore non scarta l’ipotesi che “ci sia stato un accordo politico dietro le quinte in cui il premier israeliano Benjamin Netanyahu abbia accettato, contro la volontà di una parte del suo governo, un cessate il fuoco in Libano e in cambio gli Usa abbiano fatto sì che i Paesi europei sollevassero il tema dell’immunità” del leader.
I precedenti
L’ordine d’arresto, per Moreno Ocampo, che durante il suo mandato, dal 2003 al 2012, chiese ai giudici di emettere mandati di cattura, tra gli altri, per i dittatori di Libia e Sudan, Muammar Gheddafi e Omar Al Bashir, può essere utilizzato dai Paesi occidentali “per avere più influenza” sul premier israeliano, “come fece l’amministrazione di Barack Obama in Darfur, utilizzando il mandato contro Al Bashir per ottenere un accordo sull’indipendenza del Sud Sudan”. L’accordo di Obama tuttavia “non rispettò le vittime del Darfur” e oggi il Sudan è di nuovo avvolto in una spirale di violenze, ha ammonito l’ex procuratore capo sottolineando che “il negoziato diplomatico” per portare a una soluzione effettiva di un conflitto deve necessariamente “includere il diritto delle vittime alla riparazione”, altrimenti la “vendetta” sarà inevitabile.
Mandato Cpi “non equipara Israele e Hamas”
Moreno Ocampo sostiene che non sia vero quanto affermano il presidente Usa Joe Biden e lo stesso governo italiano, ovvero che i mandati della Cpi “equiparino Israele ad Hamas”. “La Corte considera Hamas autore di altri crimini, incluso lo stupro degli ostaggi, al contrario, a Netanyahu lo si accusa di una cosa diversa, che è il blocco dell’ingresso di cibo e acqua, per questo non c’è equivalenza, sono due cose diverse”, ha rimarcato l’ex procuratore, che ha poi contestato la logica degli Usa di voler applicare la legge solo quando riguarda i loro nemici come Vladimir Putin e di non rispettarla quando riguarda i loro “amici” come Netanyahu.
“Mondo senza legge è mondo senza futuro”
“Un mondo senza legge è un mondo senza futuro”, ha detto l’ex procuratore, “diventa come il videogioco Fortnite, dove vince chi uccide tutti”. Secondo Moreno Ocampo gli Stati europei, invece di proteggere Netanyahu con argomenti come l’impunità dovrebbero “fare in modo che Israele aprisse un caso nazionale” contro il premier, solo così infatti la Cpi ritirerebbe il mandato d’arresto. Per il premier israeliano questa opzione è l’unica via d’uscita, tuttavia non è detto che la percorrerà in quanto lo obbligherebbe ad accettare di essere indagato dalla giustizia israeliana “di cui non si fida” e con cui ha avuto problemi già prima della recrudescenza della guerra a Gaza. Secondo Moreno Ocampo la posizione di Netanyahu si è ulteriormente complicata con l’imminente arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca che è un “uomo d’affari, che pensa in termini di transazioni” e che potrebbe “abbandonare” il premier israeliano “in qualsiasi momento”.
“Terrorismo si sconfigge con la giustizia, non con le bombe”
Rispetto agli attacchi sollevati dal governo israeliano contro il procuratore capo della Cpi, Karim Ahmad Khan, riguardo a presunte molestie sessuali, Moreno Ocampo ha ricordato che Khan ha chiesto i mandati di arresto ma che la decisione di emetterli è stata presa da “tre giudici indipendenti” della Corte. Moreno Ocampo, che fu sostituto procuratore nello storico processo alla Giunta militare argentina nel 1985, che portò alla condanna all’ergastolo del generale e dittatore Jorge Rafael Videla e dell’ammiraglio Emilio Eduardo Massera, per l’assassinio, la sparizione e la tortura sistematica di migliaia di persone, ha rimarcato che il terrorismo internazionale, come è il caso di Hamas, si sconfigge “con la giustizia, non con le bombe” che generano solo “vendetta”.
In questo l’Italia “è un esempio”, avendo fermato le Brigate rosse con “i giudici e non con il bombardamento di interi quartieri”, ha rimarcato il procuratore che ha analizzato il tema nel suo ultimo libro ‘Guerra o justicia, hacia el fin de la impunidad’. “In Argentina avevamo i guerriglieri che volevano eliminare un certo gruppo di persone, e i militari che volevano eliminare un altro gruppo di persone” e “quello che noi facemmo con il processo fu dire: in una comunità non uccidiamo le persone, le processiamo”, ha spiegato, “al generale Videla lo processammo, riconoscendogli diritti, non lo torturammo, lo condannammo con prove”. Secondo il procuratore “occorre sviluppare un modello di giustizia per far fronte al terrorismo internazionale come Hamas, l’Isis o quello di gruppi di estrema destra”. “Al giorno d’oggi ancora non stiamo indagando sui finanziamenti di Hamas” eppure, ha spiegato Moreno Ocampo, proprio “indagare sulle finanze di Hamas può porvi fine, non il buttare bombe”, come crede Netanyahu, che ha l’effetto contrario di generare vendetta e l’insorgere di nuovi terroristi.
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