La risposta di Mountain View tramite il proprio responsabile legale: "Proposta ampiamente spropositata"

Google alla difesa di Chrome, dopo la richiesta del Dipartimento di Giustizia statunitense di scorporare e cedere il browser, una delle proposte messe sul tavolo per bilanciare la posizione del colosso del web nel settore delle ricerche online. Con la vendita di Chrome, il browser non sarebbe gestito direttamente da Google e quindi la società avrebbe meno potere.

La risposta di Google: “Proposta spropositata”

“La proposta ampiamente spropositata del Dipartimento della Giustizia va molto oltre la decisione della Corte. Ciò danneggerebbe una serie di prodotti Google, anche oltre alla navigazione che le persone amano e trovano utili nella loro vita quotidiana”, va all’attacco Kent Walker, responsabile legale di Google, che si è scagliato contro il Dipartimento di Giustizia accusandolo di aver perseguito “un programma interventista radicale che danneggerebbe gli americani e la tecnologia globale americana”.

In un post sul blog, Walker ha avvertito che “una proposta troppo ampia” minaccerebbe la privacy personale, minando allo stesso tempo la leadership iniziale di Google nel campo dell’intelligenza artificiale, “forse l’innovazione più importante del nostro tempo”. In un documento di 23 pagine depositato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, sono stati proposto provvedimenti di ampia portata nei confronti di Google, tra cui anche l’imposizione di restrizioni per impedire ad Android di favorire il proprio motore di ricerca. Sebbene le autorità di regolamentazione non abbiano chiesto a Google di vendere anche Android, hanno comunque chiesto al giudice federale di chiarire se l’azienda debba essere obbligata a cedere il suo sistema operativo per smartphone, in caso siano rilevate prove di cattiva condotta. L’ampia portata delle sanzioni raccomandate sottolinea la severità con cui i regolatori che operano sotto l’amministrazione del presidente Joe Biden ritengono che Google debba essere colpita in seguito alla sentenza di agosto del giudice distrettuale statunitense Amit Mehta, che ha bollato l’azienda come monopolista. Ma i responsabili del Dipartimento di Giustizia che erediteranno il caso dopo l’insediamento del Presidente Donald Trump l’anno prossimo potrebbero però non essere così categorici.

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