Il leader islamista era in Iran per il giuramento del presidente Pezeshkian
Un colpo sferrato al cuore di Hamas sul territorio dell’alleato più potente, l’Iran, trascina il Medioriente sull’orlo della guerra totale. Obiettivo Ismail Haniyeh, capo politico dell’organizzazione palestinese. Prima di essere ucciso in un raid contro l’edificio di Teheran in cui si trovava, Haniyeh aveva assistito al giuramento del nuovo presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. Nello stesso palazzo colpito si trovava anche un altro nemico giurato di Israele, il segretario della Jihad islamica palestinese Ziad Nakhaleh, riuscito miracolosamente a sfuggire all’attacco. I funerali di Haniyeh si svolgeranno domani a Teheran, poi il corpo verrà trasportato in Qatar per la sepoltura. Tel Aviv non ha rivendicato il bombardamento e l’eliminazione di Haniyeh ma Hamas e Iran non hanno dubbi sulle responsabilità israeliane e promettono vendetta.

La Repubblica islamica “farà rimpiangere agli occupanti terroristi la loro azione vigliacca”, ha ringhiato Pezeshkian, mentre Khamenei ha minacciato una “dura punizione per Israele”. Le Brigate Qassam, ala militare di Hamas, hanno parlato dell’uccisione di Haniyeh come di un “evento cruciale e pericoloso” che avrà “ripercussioni importanti per l’intera regione”, mentre gli houti, la sigla ribelle yemenita sostenuta da Teheran, hanno accusato Israele di aver commesso “un atroce crimine terroristico”. L’uccisione di Hanieyh sul territorio iraniano avviene in un contesto complesso, a pochi giorni dalla strage del Golan che Israele ha attribuito a Hezbollah e a meno di 24 ore dall’attacco su Beirut, questo sì rivendicato dallo Stato ebraico, nel quale è morto un alto comandante dei miliziani libanesi, Fouad Shukr, il cui corpo sarebbe stato ritrovato. Qatar ed Egitto, mediatori negli sforzi per una tregua a Gaza, ora temono contraccolpi decisivi nel processo negoziali. “Lo sconsiderato comportamento israeliano di colpire continuamente i civili a Gaza porteranno la regione a scivolare nel caos e a minare le possibilità di pace”, ha avvertito il ministero degli Esteri di Doha. Stessa posizione del Cairo, secondo cui l’eliminazione di Haniyeh finirà col minare i colloqui per un cessate il fuoco. Di “atto codardo e sviluppo pericoloso” ha, invece, parlato il presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas. Per il segretario di Stato americano, Antony Blinken, è ora più che mai importante il “raggiungimento di un cessate il fuoco”.
Quanto alla morte di Hanyieh, si tratta di un “qualcosa di cui non eravamo a conoscenza o in cui non siamo stati coinvolti”. Una versione a cui Teheran non crede, ritenendo “gli Stati Uniti responsabili dell’assassinio” di Haniyeh. Israele, intanto, si prepara a subire una possibile risposta iraniana. Benjamin Netanyahu ha parlato di “colpi pesanti” inferti negli ultimi giorni “all’asse del male dell’Iran” formato da “Hamas, Houthi ed Hezbollah”, aggiungendo che Tel Aviv “esigerà un prezzo pesante per qualsiasi aggressione contro di noi su qualsiasi fronte”. Il ministro della Difesa, Yoav Gallant, da parte sua ha sottolineato che lo Stato ebraico non vuole “una guerra” ma si sta preparando “per tutte le possibilità”. Il rischio di una destabilizzazione in Medioriente è stato evidenziato dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che ha “condannato con forza” l’uccisione di Haniyeh. Azioni come queste, ha insistito, sono “dirette contro i tentativi di ripristinare la pace nella regione”. Gli ha fatto eco il portavoce del ministero cinese degli Esteri Lin Jian, esprimendo preoccupazione “per il potenziale aumento dell’instabilità regionale dovuto a questo incidente”. Il ministro Antonio Tajani ha lanciato un appello “affinché si faccia tutto il possibile per evitare una escalation”.
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