Nadav Kipnis, il figlio della coppia di italo-israeliani che risulta dispersa in Israele, racconta l’ultima telefonata di sabato mattina con i genitori. “L’ultima volta che li abbiamo sentiti è stato alle 9 di mattina di sabato. Sappiamo di sicuro che erano nella safe room (nel kibbutz di Be’eri, ndr), ma l’ultima cosa che abbiamo sentito da loro è che i terroristi stavano cercando di entrare e di forzare la porta. Nell’ultima telefonata hanno detto che stavano sparando sulla porta e stavano cercando di entrare e questa è l’ultima cosa che sappiamo”, ha raccontato il figlio di Eviatar Moshe Kipnis e Lilach Lea Havron parlando al programma Quarta Repubblica su Retequattro. “Abbiamo iniziato a parlare con l’ambasciata italiana perché siamo cittadini italiani, i miei genitori erano con l’assistente perché mio padre è malato. E gli altri miei zii erano con la figlia e la famiglia, 11 persone in totale, di cui non abbiamo più notizie. Sappiamo da mio zio che il suo telefono è stato preso di sicuro. E pure quello dei miei genitori perché il telefono non era più nel kibbutz e questo ci fa sospettare il rapimento. I vicini dei miei genitori che ora sono al sicuro hanno visto la casa dei miei genitori in fiamme”, ha aggiunto Kipnis.
“Supponiamo rapimento”
Al momento dell’attacco di Hamas i genitori “erano a Be’eri, erano a casa, non sono sicuro al 100% che siano stati rapiti, ma quello che sappiamo ci porta a supporlo“, ha precisato il giovane, che ha specificato di avere la cittadinanza italiana. “Anche i miei genitori sono italiani e hanno la cittadinanza, mia nonna era italiana e si è trasferita in Israele”.
“Spero che l’Italia possa aiutarci”
Poi un appello alle autorità anche italiane. “La priorità assoluta per me è che ritornino a casa” e “spero” che in Italia “possiate aiutarci in qualche modo“, ha detto Kipnis intervistato da RaiNews24. “Io e altri familiari di altre famiglie stiamo facendo il possibile per collegarci con le autorità di Israele, anche di altri Paesi, per fare in modo che queste persone possano tornare a casa. Se c’è un modo per influenzare chi prende le decisioni, magari poteste aiutarci, in modo che questa gente possa tornare a casa il prima possibile”, ha proseguito, esprimendo anche la speranza che al padre vengano forniti i farmaci di cui ha bisogno. “Mio padre, come si vede dalle fotografie, è disabile e ha una malattia che rende molto debole il suo sistema immunitario e anche i suoi muscoli. Speriamo che possa avere i farmaci di cui ha bisogno, ma la priorità è portarli subito a casa”, ha detto il giovane, “noi facciamo il possibile per fare in modo che tutti possano sentire questa storia, per fare in modo che gli ostaggi israeliani che sono stati rapiti da questi terroristi possano tornare il prima possibile”.
“Mia nonna paterna” era italiana, “io da bambino sono andato in Italia, i miei genitori amano l’Italia, amano viaggiare in Italia, mio padre, le sue sorelle. Penso che solo lo scorso anno siano stati in Italia a cercare una casa. Io personalmente non parlo italiano ma alcuni di loro lo fanno. I rapporti con l’Italia fanno parte della nostra vita“, ha spiegato ancora Nadav Kipnis, “penso che la cosa più importante adesso per me è la sicurezza, indipendentemente dalla loro nazionalità. Io spero che questo sia importante per voi perché sono italiani e quindi possiate aiutarci in qualche modo”.
“Non abbiamo una conferma ufficiale però abbiamo informazioni che ci portano a credere che siano stati rapiti”, ha concluso, “prima di tutto abbiamo tracciato i loro cellulari che non sono in casa, quindi significa che qualcuno è entrato dentro casa loro; poi abbiamo un video dei terroristi che nel loro vicinato portavano via delle persone, rapivano delle persone dal kibbutz, quindi possiamo ipotizzare che anche loro siano stati rapiti; e un’altra cosa è che i nomi delle persone che sono state uccise nei modi più terribili adesso cominciano a emergere e non abbiamo avuto nessuna conferma che loro siano fra i morti e quindi possiamo solo ipotizzare che siano stati rapiti”.

