Attendono il ricongiungimento: situazione in stallo dopo la salita al potere dei talebani

Nonostante le tante promesse fatte dai talebani al loro ingresso a Kabul la situazione per le donne afghane sta precipitando. E’ di qualche giorno fa l’ultima ordinanza che vieta loro viaggi superiori agli ottanta chilometri fuori dal luogo di residenza. Tante donne, oggi, sono tornate prigioniere in casa loro come la moglie di Hussain, Aamis (un nome di fantasia). Hussain è afghano, viene da Kabul. Fa il muratore ed è legalmente residente nel nostro Paese dal 2017. Due anni fa ha avviato le pratiche per fare richiesta di ricongiungimento famigliare. In base alla normativa italiana in tema di immigrazione, contenuta nel Testo unico sull’immigrazione (articolo 29 comma 8), lo “Stato italiano ha tempo 90 giorni per il rilascio”, una volta ovviamente verificata la legittimità della richiesta. I 90 giorni per Hussain sono passati, anzi ne sono passati più di settecento ma il nulla osta ancora non arriva. Nel frattempo la situazione a Kabul è precipitata. Con l’arrivo dei Talebani, le truppe alleate se ne sono andate, le ambasciate e i consolati sono stati chiuse lasciando centinaia di persone come Hussain in un limbo senza fine. La moglie, con figlia piccola ora sono praticamente “prigioniere” a Kabul perché nonostante i documenti in regola non riesce ad ottenere il rilascio del visto per venire in Italia. In questo momento, come lei stessa racconta, non può uscire di casa da sola, ha smesso di insegnare, è preoccupata per la figlia perché sta male ma non ha un uomo che possa accompagnarla all’ospedale. Da sola non ci può andare.

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