Battuta d’arresto in apertura del processo sull’omicidio di Giulio Regeni. Per i giudici della Terza Corte d’Assise di Roma gli atti devono tornare al gup, per una nuova ricerca degli imputati. La Corte non ha accolto le richieste del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, che aveva evidenziato: “Siamo in presenza di una volontaria sottrazione al processo che va avanti da 5 anni”. Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif sono accusati di sequestro di persona, mentre Abdelal Sharif risponde anche di lesioni e concorso nell’omicidio del ricercatore friulano ucciso nel 2016 a Il Cairo.

In aula erano presenti i genitori del ricercatore, Paola e Claudio, e la sorella Irene. “Prendiamo atto con amarezza di questa decisione, che purtroppo premia l’ostruzionismo, l’arroganza e la prepotenza egiziana”, ha detto l’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni. “È solo una battuta d’arresto, non ci siamo mai fatti fermare in 5 anni e mezzo e non ci arrendiamo certo ora – ha aggiunto -. Si torna indietro di qualche mese, ma si ricomincerà con tutte le formalità richieste. Pretendiamo dalla nostra giustizia che chi ha sequestrato, torturato e ucciso Giulio non resti impunito e sappiamo che presto o tardi la nostra pretesa avrà soddisfazione”. “Chiedo a tutti voi – ha poi detto rivolgendosi ai giornalisti – visto che è stata ribadita l’importanza di rendere noto che c’è questo processo, di dire i nomi dei quattro imputati e ribaditeli ogni volta che parlate di Giulio e di questo processo. Vi prego di fare nomi degli imputati, così che non possano dire che non sapevano”.

La decisione è stata presa con “sorpresa e amarezza”, si apprende da fonti della procura, secondo le quali “il tentativo di impedire che il processo si celebrasse non collaborando è andato a buon fine malgrado un lavoro intenso di oltre cinque anni che ha permesso l’identificazione dei presunti autori dei fatti”. Le fonti giudiziarie “si augurano che riprendano con rinnovata determinazione le azioni, a tutti i livelli, per ottenere l’elezione di domicilio degli imputati così che il gup cui la Corte d’Assise ha rimesso gli atti possa riavviare il processo al più presto”.

Giulio venne rapito la sera del 25 gennaio 2016 e il suo corpo martoriato fu trovato nove giorni dopo, lungo la strada che collega Alessandria a Il Cairo. Da allora si sono susseguite bugie, false piste e ricostruzioni che, da parte egiziana, hanno sempre cercato di screditarlo. La Procura di Roma è convinta che sia stato torturato e ucciso dopo esser stato segnalato come spia alla National Security dal sindacalista degli ambulanti, Mohammed Abdallah, con il quale era entrato in contatto per i suoi studi.

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