Pace, giustizia, integrazione: i temi toccati dal pontefice a Bratislava

(LaPresse) – In Slovacchia il “cuore d’Europa” del pellegrinaggio di Papa Francesco pulsa forte. Dopo il faccia a faccia con il premier della destra ungherese Viktor Orban, oggi il Pontefice a Bratislava vede la presidente della Repubblica slovacca, Zuzana Caputova.

Ambientalista e vice-presidente del partito progressista del Paese, Caputova è un’europeista convinta, l’altra faccia del cristianesimo che non si arrocca ma si apre, nel gruppo di Visegrad. Nelle elezioni del 2019, qui, i promotori delle tesi sovraniste non sono neanche approdati al ballottaggio.

Il clima che si respira a Bratislava per Francesco è completamente diverso. Il Papa incontra la presidente due volte in due giorni: la prima ieri, accolto da Caputova direttamente in pista d’atterraggio, la seconda oggi, ricevuto nell’imponente palazzo presidenziale, con i picchetti d’onore.

 

Davanti alle autorità slovacche, accanto a Caputova, Bergoglio trova una spalla per parlare di promozione dell’integrazione in Europa, “sempre più necessaria”, scandisce. Un’urgenza che si fa più stringente ora che, dopo i “durissimi mesi di pandemia”, si prospetta una “sospirata ripartenza economica, favorita dai piani di ripresa dell’Unione Europea”.

Nei Pnrr non si può dimenticare, per il Papa, che puntare sulla sola ripresa economica non basta: “Non è sufficiente in un mondo dove tutti siamo connessi, dove tutti abitiamo una terra di mezzo”. Circondato da fronti impegnati nelle “lotte per la supremazia”, il Papa esorta la Slovacchia a continuare a essere un esempio, a riaffermare il suo “messaggio di integrazione e di pace”. L’Europa, invoca, “si distingua per una solidarietà che, valicandone i confini, possa riportarla al centro della storia”.

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Foto Vatican Media/LaPresse 13-09-2021

A questa terra ponte tra Oriente e Occidente, scenario di persecuzioni e repressioni, il Papa augura di non permettere mai più di finire preda delle “colonizzazioni ideologiche” e di un “pensiero unico” che preclude la libertà, neanche oggi. Chiede di trovare la forza per non ricondurre il progresso al guadagno e i diritti ai soli bisogni individualistici.

Con Caputova, avvocatessa protagonista della lotta al malaffare in Sloovacchia, il Papa parla anche di giustizia, diritto al lavoro (“senza, non c’è dignità”) e giovani (“illusi dal consumismo, in troppi in Europa si trascinano stanchi”). Soprattutto, Bergoglio insiste sulla necessità di adoperarsi per costruire un futuro in cui “le leggi si applichino equamente a tutti, sulla base di una giustizia che non sia mai in vendita. E’ da intraprendere una seria lotta alla corruzione e va anzitutto promossa e diffusa la legalità”, ha detto.

Dopo l’operazione al colon di luglio, Bergoglio appare in forma e sorridente, scherza con i giornalisti arrivando nella cattedrale di San Martino per incontrare il clero: “Come sto? Ancora vivo!”.

Anche per i religiosi l’invito è a non chiudersi, a uscire dall’autoreferenzialità e prendersi il “rischio della libertà”, da “cristiani responsabili e adulti, che pensano, interrogano la propria coscienza, si lasciano mettere in discussione”. Il “centro della Chiesa non è la Chiesa!” esclama, invitando vescovi, preti e suore a immergersi nella vita reale della gente, perché la “Chiesa non è una fortezza, un potentato, un castello situato in alto che guarda il mondo con distanza e sufficienza”. La Chiesa deve essere “umile come Gesù”.

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