Dopo il Consiglio europeo resta marcata la spaccatura tra i Paesi all'interno dell'Unione

Mario Draghi manda un chiaro messaggio alla ‘politica dello struzzo’ di molti paesi Ue sul tema migranti. “Mettere a tacere un problema non lo fa sparire”, dice il premier parlando di immagini “inaccettabili” in riferimento alle foto dei bambini morti su una spiaggia in Libia. La dottrina Draghi è quella di tenere un atteggiamento “equilibrato, efficace e soprattutto umano”, ma la spaccatura all’interno dell’Unione resta marcata.

Fra i Paesi che hanno “coscienza” del problema ci sono sicuramente “Germania e Francia”. E proprio con il presidente transalpino Emmanuel Macron il premier ha avuto un bilaterale prima del Consiglio europeo dove i due hanno condiviso la necessità di uno “stretto e costante coordinamento”. Draghi sottolinea come l’accordo basato sulla volontarietà ha dimostrato di essere “inefficace” pertanto ne serve uno che lo sia maggiormente, anche se non è pensabile al momento poter introdurre l’obbligatorietà. La risposta deve essere “solidale e non indifferente”. Con l’Europa si pensa a nuovi corridoi umanitari ma c’è la consapevolezza che l’Italia, fino al prossimo Consiglio Europeo, dovrà fare “da sola”. La volontà di venirsi incontro da parte di alcuni Paesi “almeno a parole” c’è, sottolinea comunque il presidente del Consiglio. Per questo un primo obiettivo può essere quello di individuare “un sottoinsieme di Paesi che si aiutino tra loro”.

La proposta che arriva da Ylva Johansson, commissaria Ue per gli Affari Interni è quella di un meccanismo di solidarietà “speciale”. L’idea è quello di stabilire ogni anno insieme agli stati membri “quali saranno i numeri da gestire dal punto di vista della ridistribuzione nel corso dell’anno successivo”. Questo permetterebbe di evitare la ricerca di ‘volenterosi’ ogni volta che ci sono sbarchi. La necessità resta quella di trovare un “compromesso sostenibile” davanti a un problema che riguarda l’intera Unione Europea. Per raggiungere l’obiettivo – dice ancora Johansson – la condizione basilare resta la solidarietà fra stati membri che è ancora “carente”. Inoltre serve rivedere “il sistema di asilo e quello dei rimpatri”. A tal proposito l’attenzione resta sugli irregolari. “Dobbiamo combattere contro i trafficanti, lavorando con i paesi terzi per impedire queste partenze”, argomenta la commissaria mettendo in luce come “la maggior parte di quelli che arrivano irregolarmente oggi non sono rifugiati quindi non potranno ottenere la protezione internazionale e per loro sarà necessario il rimpatrio”.

Al momento però l’Europa è ferma alle dichiarazioni di intenti. “Oggi l’Europa rimanda ancora una volta la discussione sul Mediterraneo. Ci chiediamo cos’altro dobbiamo mostrare perché non si possa fingere di non sapere”, lo sfogo con LaPresse di Veronica Alfonsi, portavoce della ong Open Arms. Un vero appello alle istituzioni europee affinché tornino ad occuparsi “di diritti umani e della salvaguardia della vita”.

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