Il partito popolare per la libertà e la democrazia (Vvd) del premier uscente Mark Rutte si conferma prima forza politica in Olanda. Dopo tre giornate di voto nel mezzo della pandemia da coronavirus, stando agli exit poll di Ipsos per l’emittente Nos, il Vvd conquista 35 seggi nella Camera bassa del Parlamento (dove sono 150 in tutto), 2 in più rispetto alle precedenti elezioni. Segue il partito centrista D66, guidato dalla ministra per il Commercio estero Sigrid Kaag, con 27 seggi (uno scatto di +8), che si è posizionata come credibile alternativa al 54enne. In terza posizione, il Partito per la libertà (Pvv) del populista di destra Geerg Wilders, conta 17 seggi, in calo di 4.
In carica dal 2010, alla guida di tre diverse coalizioni, Rutte si candida quindi a premier più longevo della storia del Paese. Una vittoria annunciata.
Il voto in Olanda è iniziato lunedì e martedì, in particolare per i gruppi di persone ad alto rischio di contagio da coronavirus, mentre gli over 70 hanno avuto anche la possibilità del voto a distanza. Palestre scolastiche, chiese, musei, sale da concerto sono stati attrezzati come seggi nel tentativo di mantenere la distanza di sicurezza tra gli elettori, visti i tassi crescenti tassi di infezione.
Rutte, che ha votato in una scuola elementare dell’Aia, ha puntato la campagna elettorale sul tema del Covid-19: “La domanda principale sul tavolo durante queste elezioni è chi meglio può guidare questo Paese attraverso la crisi e poi ripartire?”. Dal canto suo lo sfidante populista Geert Wilders ha sottolineato che Rutte non è quell’uomo: “Non incolpo il governo per il virus, li biasimo per non essere abbastanza preparati” ma “soprattutto per dare via il nostro Paese, dare via i nostri valori, dare via la nostra cultura, dare via i nostri soldi”.
Nel Paese la popolarità di Rutte è aumentata notevolmente lo scorso anno durante la pandemia da Covid-19 che ha causato oltre 16mila vittime. Tuttavia il gradimento nei suoi confronti ha subito una battuta di arresto a seguito delle restrizioni adottate, tra cui il contestato coprifuoco, e lo scandalo degli assegni familiari (con 20mila famiglie accusate ingiustamente di frode e costrette a rimborsare ingenti somme di denaro), che aveva portato il suo esecutivo alle dimissioni.

