L'ordine prevede anche la sospensione del rilascio di visti all'ambasciata in modo indefinito

Il governo degli Stati Uniti ha ordinato il ritiro del suo staff non essenziale dall'ambasciata a Cuba a seguito dell'attacco acustico sofferto da almeno 21 statunitensi sull'isola, la cui origine è ignota. Lo riportano le emittenti Cnn e Cbs, che citano come fonte funzionari Usa coperti dall'anonimato. L'ordine, che sarà annunciato oggi dal dipartimento di Stato Usa, prevede anche la sospensione del rilascio di visti all'ambasciata a Cuba in modo indefinito. Il governo Usa, inoltre, allerterà i suoi cittadini del pericolo di essere vittime di "attacchi" se si recheranno a Cuba. L'Avana considera affretatta la reazione degli Usa perché condizionerà rapporti tra i Paesi. 

Ieri il governo Usa aveva confermato che il segretario di Stato Rex Tillerson stava "rivedendo tutte le sue opzioni", compresa appunto quella del ritiro di parte del personale diplomatico presente a Cuba, a seguito dell'attacco acustico. Si tratta di incidenti ancora inspiegati, in cui 21 diplomatici e familiari di diplomatici statunitensi a Cuba hanno riportato problemi di salute, tra cui lesioni all'udito e nausea. Anche parte del personale canadese ha riscontrato lo stesso tipo di problemi. Il governo di Cuba ha negato ogni coinvolgimento e sta conducendo un'indagine, ma dice che finora non è stato in grado di risalire alle cause.

 Martedì Tillerson aveva avuto una riunione a Washington con il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, per discutere della questione. A seguito dell'incontro il dipartimento di Stato aveva annunciato in un comunicato che la conversazione fra i due era stata "ferma e franca" e che "aveva riflettuto la profonda preoccupazione degli Stati Uniti per la sicurezza del suo personale diplomatico". In quel faccia a faccia, Tillerson aveva sottolineato "la gravità della situazione e insistito con le autorità cubane sui loro obblighi di protezione del personale dell'ambasciata e dei loro familiari". Rodriguez, dal canto suo, aveva indicato che "sarebbe stato deplorevole politicizzare una questione di questa natura e prendere decisioni affrettate senza sostegno di prove e risultati investigativi conclusivi". Trump ha imposto restrizioni rispetto all'apertura verso Cuba che era stata promossa dal suo predecessore Barack Obama, sostenendo l'embargo e chiarendo che non intende negoziare con il governo di Raul Castro se non ci saranno progressi nella democrazia sull'isola.
 

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