di Giampiero Gramaglia

Roma, 25 set. (LaPresse) – Alla fine, è venuta fuori quasi una messa cantata: impegno comune contro il cambiamento climatico, accordo su pirati e spie informatiche, anche un dialogo schietto sulle dispute territoriali. Questa è la sintesi dell’incontro, oggi, alla Casa Bianca, tra i presidenti degli Stati Uniti Barack Obama e della Cina Xi Jinping, alla sua prima visita di Stato negli Usa: è stata l’ennesima ‘prova di G2’, cioè di un governo del Mondo ‘assunto’ da Washington e Pechino.

Angoli smussati tra Washingon e Pechino. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il suo omologo cinese Xi Jinping si sono confrontati oggi sui grandi temi dell’agenda politica internazionale. Per i due leader non era però la prima volta: si conoscevano, si sono incontrati più volte e Barack Obama ha già visitato la Cina.

In cima all’agenda dei colloqui, il clima, in vista del Vertice di Parigi tra fine novembre e inizio dicembre, e la sicurezza informatica: entrambi, sulla carta, terreni di frizione fra i due Paesi (Washington sta addirittura valutando sanzioni per i furti informatici subiti da aziende ed enti, attribuiti ad hackers cinesi). Come tela di fondo dei colloqui, il rallentamento della crescita economica cinese che crea, se possibile, più preoccupazioni nel resto del mondo che in Cina.

Alla vigilia dell’incontro, Xi ha disinnescato i contrasti sul clima, annunciando un programma di riduzione dei gas serra a partire dal 2017 e un sistema di compra-vendita dei diritti di emissione, simile a quello praticato dai Paesi occidentali. In tal modo, la Cina cerca di sottrarsi alle critiche di americani ed europei, che hanno già fatto i ‘compiti a casa’ in vista del Vertice di Parigi.

Parlando a Seattle, nella prima parte del suo viaggio negli Stati Uniti, Xi ha recisamente negato che il governo di Pechino sia coinvolto nei casi di cyber-spionaggio denunciati e ha anzi promesso di volere lavorare con gli americani contro i crimini informatici. Fonti cinesi hanno anche diffuso l’idea che i due Paesi possano costruire nel cyberspazio “un insieme dal comune destino”.

Secondo esperti dell’Ispi, l’Istituto di studi politici internazionali di Milano, Xi vede nel viaggio “un’occasione per rassicurare il mondo imprenditoriale americano sulla tenuta dell’economia cinese dopo la crisi finanziaria estiva e sulla volontà di Pechino di aprirsi ai mercati internazionali”. Invece, “il senso politico dell’incontro con Obama sta nel tentativo di costruire una solida relazione fra Cina e Usa”. Il consenso sulla lotta al cambiamento climatico può rivelarsi “un nuovo modello” per la gestione delle politiche internazionali. Dal dialogo tra Obama e Xi, osservano gli esperti, “dipendono molte delle principali questioni internazionali: il ruolo della Russia, la partecipazione cinese alla governance politica ed economica globale, le politiche energetiche e finanziarie”.

Per il presidente Obama, che mercoledì aveva ricevuto alla Casa Bianca Papa Francesco, continua la serie di impegni diplomatici al massimo livello. La prossima settimana, vedrà il presidente russo Vladimir Putin e parteciperà all’Assemblea generale delle Nazioni unite.

Anche Xi sarà all’Onu, dove il segretario generale Ban Ki-moon si appresta a dargli “un caldo benvenuto”. Le organizzazioni internazionali sono unanimi nell’auspicare e nel prevedere un maggiore ruolo della Cina nella cooperazione internazionale e nella lotta contro la povertà e sottolineano quello che considerano “il comune interesse al rafforzamento delle Nazioni unite”.

Ieri sera, Xi era stato accolto alla base aerea di Andrews dal vice presidente Joe Biden e aveva poi avuto una cena privata con il presidente Obama: nel menù, piatti americani con sapori cinesi. La visita di Stato è formalmente iniziata questa mattina: cerimonia di benvenuto alla Casa Bianca, colloqui nello Studio Ovale, conferenza stampa congiunta e pranzo anche con Biden e il segretario di Stato John Kerry.

A fare da contrappunto alla politica, gli affari. Ieri, s’è saputo, fra l’altro, che la Boeing ha ottenuto una commessa dalla Cina del valore di 38 miliardi di dollari, in coincidenza con la visita di Xi all’impianto dell’azienda aeronautica a Everett, nello Stato di Washington.

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