Londra (Regno Unito), 6 mag. (LaPresse) – Alle elezioni nel Regno Unito di giovedì 7 maggio resterà decisamente al di sotto dei risultati record intascati alle ultime elezioni europee, il partito eurofobico e anti-immigrazione Ukip. A guidarlo è Nigel Farage, che in passato ha trasformato il partito di nicchia in un protagonista della politica britannica ed europea. Ma in vista dell’annunciata dura disfatta delle elezioni, che potrebbe relegare il movimento a un ruolo marginale soprattutto, complice il sistema elettorale in vigore, Farage ha annunciato: “Se non vincerò, mi dimetterò”.
FARAGE: EX CONSERVATORE ANTI-UE. Farage è il leader del partito partito per l’Indipendenza del Regno Unito, euroscettico e nato nel 1993 da un gruppo scissionista del partito conservatore. E’ anche europarlamentare a Bruxelles, dove nel 2009 è diventato copresidente con David Borrelli, del Movimento 5 stelle, del gruppo Europa della Libertà e della Democrazia diretta.
LA FAMIGLIA. Nato nel 1964 nel Kent, Farage ha due figli da Grainne Hayes, la donna che dopo un incidente d’auto da ragazzo lo curò come infermiera, e altre due figlie dalla seconda moglie di origine tedesca sposata nel 1999, Kirsten Mehr.
L’INGRESSO IN POLITICA NEL 1993 E L’ASCESA DEL PARTITO. Nato nel ricco sudest inglese da un broker della City, finita la scuola al Dulwich College, Farage lasciò la scuola. Non frequentò l’università ma lavorò a Londra, in una società di brokeraggio di merci. Vi rimase per vent’anni, prima di decidere di dedicarsi alla politica a tempo pieno. Dai tempi della scuola sostenne il partito conservatore, ma se ne distaccò quando l’allora premier John Major, successore di Margaret Thatcher, firmò con altri leader europei il Trattato di Maastricht. Un professore della London School of Economics, Alan Sked già membro del think-tank conservatore Bruges Group, diede quindi vita alla Lega anti-federalista, da cui nel 1993 nacque lo Uk Independence Party (Ukip). Farage ne divenne un membro fondatore.
Nel 1999 diventò deputato europeo, uno dei tre eletti del partito. Nelle europee del 2004 un altro grande successo dell’Ukip, che scavalcò i liberaldemocratici al terzo posto. Diversa la situazione alle politiche, dove i risultati restarono molto più bassi. Nel 2006 Farage fu eletto leader del movimento euroscettico. In quell’occasione ebbe la meglio su un altro “disertore” dei conservatori, Richard Suchorzewski. Si dimise però nel 2009, per concentrarsi sulla corsa per il Parlamento di Londra. Non riuscì a farcela, quindi l’anno successivo tornò al suo ruolo di capo del partito. Intanto, il suo movimento saliva di nuovo al secondo posto, dopo i conservatori, come nel 2004. Sotto la guida di Farage, l’Ukip è arrivato secondo nelle elezioni locali di maggio 2013, con il 23% dei voti, e primo alle europee del maggio 2014 con il 27% dei voti.
Per ottenere quest’ultimo risultato, Farage aveva sfruttato posizioni contrarie agli stranieri, particolarmente popolari a causa della crisi economica. Prima delle elezioni annunciò “un terremoto elettorale”, pronostico che si realizzò tanto che il Times scelse di nominarlo Britannico dell’anno. A livello individuale, secondo un recente sondaggio Ipsos Mori, il 35% degli elettori giudica positivamente il suo lavoro come leader. Farage ha promesso che se nelle elezioni del 7 maggior fallirà a ottenere il seggio nella ciscoscrizione South Thanet, nel Kent, si dimetterà da leader del partito. I sondaggi lo danno al 30%, testa a testa con il candidato conservatore e il laburista locali.
MISSIONE: USCIRE DALL’UE E STOP ALL’IMMIGRAZIONE. La missione principale di Farage, sin dall’inizio della fondazione dell’Ukip, è precisa: far uscire il Regno Unito dall’Unione europea. Propone che il possibile referendum sull’uscita (la cosiddetta Brexit) sia anticipato al 2015. Farage ha posizioni contrarie anche alla moneta unica (sebbene nel suo Paese non sia in circolazione) e alle istituzioni economiche europee come la Bce, che secondo lui violerebbero la sovranità dei singoli Paesi. Sull’immigrazione, ha posizioni rigide e radicali: ha promesso di “riprendere il controllo” dei confini del Paese, ipotizzando un sistema di permessi a punti e di lavoro a tempo che riducano il numero di “ingressi” annuali. Così, afferma di voler tutelare l’occupazione e il welfare, che gli immigrati sfrutterebbero in modo facilitato. Si autodefinisce “vera voce di opposizione” e parla di “abbattere l’Establishment”. Vuole ridurre il welfare, cancellare velocemente il deficit di bilancio, tagliare i sussidi.
IDOLI POLITICI: ENOCH POWELL E PUTIN. Uno dei suoi eroi politici è Enoch Powell, politico britannico noto per le sue posizioni anti-immigrazione: nel 1968 preannunciò per il Regno Unito un futuro pieno di problemi “razziali” e rivolte urbane, mentre negli anni Ottanta dopo tumulti si augurò che le persone di colore fossero rimpatriate. In un’intervista, lo scorso anno, Farage definì il presidente russo Vladimir Putin come il politico che più ammirava.
SPESSO AL CENTRO DI POLEMICHE. Farage è un personaggio controverso, che ha spesso fatto parlare di sè per le posizioni razziste ed estreme. Lo scorso anno sostenne che i britannici abbiano il diritto di essere “preoccupati” se persone di origine romena si trasferiscono come loro vicini di casa. Disse anche di non sentirsi a suo agio nel sentire lingue straniere sui trasporti pubblici di Londra e che i musulmani vorrebbero formare “una quinta colonna e ucciderci”. Ha anche affermato che le donne che lavorano e hanno figli “valgono molto meno” dei loro colleghi uomini, nonché che le neomamme dovrebbero “sedersi in un angolo” per allattare. A livello europeo, è stato al centro di polemiche nel 2011 per aver apostrofato in malo modo il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy: gli attribuì “il carisma di uno straccio bagnato e l’aspetto di un impiegato di banca di bassa categoria”.

